Una seria minaccia – di Elio GRASSO


(Davide Racca, Trappole di luce, 2007)

Scrive Marco Ercolani (cfr. Vertigine e misura, Milano, La Vita Felice, 2008):

[…] La poesia di Grasso (…) non parla più per enigmi, anche se i suoi versi possono apparire misteriosi. Appare trasparente, immediata. Ma, mentre viene letta, poiché non obbedisce a facili eufonie, a rassicuranti corrispondenze musicali, assume un’aria raggelata e perturbante, si situa in un luogo astratto, senza figure. Questa astrazione, questa lingua senza immagini, è la maschera di un’intensa temperatura emotiva che, solo attraverso i suoi riflessi e le sue rifrazioni, può dispiegarsi e distendersi, musicalmente, come un corale per voce sola. (pag. 127)

[…] Ogni gesto poetico è sempre l’utopia di un’impresa chimerica: cambiare faccia al mondo con le proprie parole, rinnovare lo spazio interiore della lingua rendendolo simile a uno strumento cavo, a una grotta in cui far risuonare le parole. E le parole sono così meno oggetti linguistici che talismani propiziatori, tracce di una memoria, e chi di una visione. (pag. 128)

Credo che queste parole risonanti, scritte durante la lettura-immersione in una precedente raccolta di Elio Grasso, tra le sue più belle (cfr. L’acqua del tempo, 2001), dicano molto dell’insieme della poetica di questo autore e aprano uno spiraglio possibile per inoltrarsi nella “luce murata”, ma non per questo meno “pro-fetica“, di questi splendidi inediti assoluti. Ringrazio Elio per la sua presenza qui e per averci gentilmente concesso i suoi testi. (fm)

 

         Una seria minaccia (sett. – nov. 2008, inedito)

1.

L’amore sta dentro gli antenati
lei ha uno scafo possente non è
schiava dei marmi ma un pugno
risposto alla bocca destra del
gran politico del grande idiota

le sue pietre fendono la sabbia
cadono nelle tasche del poco
allegro la sua testa il suo fegato
rivolti al palazzo alla semina
è quel privilegio dei sommersi

dei caduti nel baratro più nero
che rosso sanguigno o carnale
come l’amore ritrovato il suo
sistemare negozi la pace incivile
della radice che sale alle fronde

quasi un lavoro schiantante
deluso rintronato nel ventre
del grande politico dell’idiota
ridente ma è vigore quel suo
amore persino levato dal letto.

 

2.

L’amore sta dentro gli antenati
sarà che l’uomo è chiaro poetico
pronto ai giuramenti il degrado
lo sfiora quanto irragionevole
sia restare vivo restare tiepido

pur premuto alle spalle al pari
di un migliore atto quasi politico
quasi importante ma raccolto
nel rauco suo animale domestico
nel rauco corpo automobilista

indifferente alle rese albe rese
vive però taciute quanto l’idiota
comprende il veleno il drenaggio
nella sua stanza quel suo corredo
sono denti avvelenati amorosi

pacifici insistenti come questa
poesia già troppo importante per
lasciarla arrochire nel suo palazzo
nella piazza drenata come il gran
corpo nudo della carne amorosa.

 

3.

L’amore sta dentro gli antenati
oggi non è uomo di figli questo
gran corpo trasportato alle rampe
sopra le briciole dei ragazzi dei
minuscoli piedi feriti imbarazzati

all’uomo mancano figli oggi non
potrebbe spargere memoria
oppure rimbombi dai crani alle
setole ventrali che sfondano ora
i nidi delle mogli questi parassiti

concreti delinquenti però idioti
come parlano del rischio della
garantita catastrofe a morsi danno
querelanti danno minerali astuti
concavi inganni di slancio densa

memoria del denaro dell’astuto
complesso sazio e perfetto quasi
un miracolo degli anni spavaldi
dei drammi convulsi delle uova
stipate in gola ereditate eterne.

 

4.

L’amore sta dentro gli antenati
da qualche parte il secco cervello
ara le giovani carni quel grande
amore gotico linciato fra solite
piogge soliti denti affilati nel

grande chiasso degli zoccoli
delle facce severe ma distinte
ma che strappano brandelli
discorsi contriti calcoli sbagliati
di facile scommesse tra fratelli

il secco cervello altrettanto idiota
perenne il suo potere deruba
i ventri i santi muscoli dei glutei
i dorsi stesi nel dolore concreto
di una inchiodata ma diligente

rivolta se fosse una sigaretta
dentro la nebbia dentro la nera
caverna delle strade un’anima
sola misurerebbe la stupefacente
cordigliera di queste giovani armi.

 

5.

L’amore sta dentro gli antenati
qualcosa che sa di tempesta
ma una quiete remota viaggia
nei grassi profumi delle rampe
di lancio qualcuno è scontento

il fuoco manca su questi pontili
mancano gli uomini sorpresi
della loro sepoltura nelle capsule
gli orologi frugano sul fondo
delle gambe scoperte ma sono

le donne più scure a raccogliere
il lenzuolo intriso il nudo corpo
dell’idiota appeso chi oserebbe
passare il valico soffiare i fumi
delle rampe ma resti nei serbatoi

sono l’amore che sconfina quel
privilegio delle sane uguaglianze
a voltarsi a chinarsi a strappare
al ventre dita annodate al vanto
dell’ultimo rampollo mortale.

 

6.

L’amore sta dentro gli antenati
però abbatte al crepuscolo l’acqua
scarica diversi pesi sulle spalle
le donne si tagliano le dita quiete
afferrano le gambe degli uomini

al sole calante tutto quel luccichio
va diritto nel mezzo delle pietre
rimaste a guardia dei gran palazzi
chi oserebbe chiudere il pugno
più incerto rimontando i dorsi

delle più belle ma offese distese
risorgenti dal ventre alla morsa
alimentare di certe bocche dentro
la testa abbagliante del gran idiota
la sua schiuma distesa in piazza

ma quante sono le appassionate
che affondando la notte gli amori
in questo baratro ventoso solenne
caldo africano già tanto ricco da
strappare la fine alla fine consumata.

 

7.

L’amore sta dentro gli antenati
questo sentire più forte il rombo
dell’ultima pietra mischiata al
fango diga rotta le vene del nulla
uscite nel mondo ora affondate

dentro la brulicante nuvola rossa
invasiva invadente lo stesso fuoco
scritto alla rovescia dal biblico
contorno quel pianto durato anni
finito in torridi minuti un lampo

davanti alle madri ogni mattino
la padrona dirà al cielo non suo
la foga antica della schiusa del
rapace incenerito sullo sfondo
più antico che si conosca queste

parole una massa totale inferiore
grande concime celeste e mai più
parte del tutto ma raffiche totali
ora dolcemente quel compiersi
fangoso rumoroso avido fuoco.

________________________

 

Nota biobibliografica

Elio Grasso (Genova, 1951), poeta, critico e traduttore (W. Shakespeare, T.S. Eliot, Wallace Stevens, C. Corman, tra gli altri ), ha pubblicato le seguenti raccolte: Avvicinamenti (Salerno, Ripostes, 1983), L’angelo delle distanza (Modena, Edizioni del Laboratorio, 1990), Nel soffio della terra (Genova, Guardamagna, 1993), La prima cenere / Conservatori del mare. Poesia e prosa (Modena, Edizioni del Laboratorio, 1994), La soglia a te nota (Bologna, Book Editore, 1997), L’acqua del tempo (Caramanica, 2001), Tre capitoli di fedeltà (Udine, Campanotto, 2004).
Tra le plaquettes: Acque territoriali (North, 1977), Trauma delle forme (Nuovo ruolo, 1981), Teoria del volo (Campanotto, 1982), Sulla stella (Ripostes, 1985), L’alleanza della neve (Laghi di Plitvice, 1996), Un mattino da esodo (Dialogo Libri, 2001).
Della sua opera di traduttore e curatore ricordiamo: Four Quartets di T.S. Eliot (Bari, Palomar, 2000), Un solido nulla, passi scelti dallo Zibaldone di G. Leopardi (Genova, Pirella, 1992).

***

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12 pensieri riguardo “Una seria minaccia – di Elio GRASSO”

  1. Grandioso e spiazzante l’ambito da dove scrive Elio.
    Che ha sempre scritto alte poesia, perché molto lui chiede alla poesia,
    che qui ce le concede con ripresa in anafore, chiuse in un quadro poemetto, solo per circoscriverne la bellezza le raggelanti visioni in altrettanta insperata non chalance. Ecco l’ossimoro naturale.
    “..lo stesso fuoco scritto alla rovescia” , dove “le parole sono una massa.. un grande concime celeste”. Grande Elio!
    maria Pia Quintavalla

  2. ..un gelo di impietas verso quello che ‘ho visto’. Alta poesia ..umilmente dò il mio più grande apprezzamento.

    Saluti a Elio Grasso e grazie a Francesco Marotta per la presentazione di questi testi ..forti, quasi una denuncia ‘L’amore sta dentro gli antenati’ ..quel verso ricorrente io lo vedo turbato dai susseguenti, forse matrice, negata via via che si scorre nella lettura.

    – Non ho la pretesa di aver ben interpretato, quello che ho scritto è quello che io ho recepito.

    Cari saluti
    Rina

  3. per amanti del genere invettiva, caustica, che demolisce a suon di giambi feroci, già la scelta metrica di queste sette stanze di Elio Grasso (autore che ho la fortuna qui di leggere per la prima volta) fa presagire una certa fatica ad acclimatarsi

    inoltre dalla prima alla settima si ha quasi la sensazione di un progressivo stemperarsi di quei bagliori lessicali, dal “politico idiota” alla “pace incivile” e così via, che invece in un’invettiva vera e propria sarebbero i nuclei generativi del discorso (o del “discorsetto”, come ultimamente mi piace meta-enunciarlo)

    però l’impressione finale non è quella della perdita, bensì quella di un guadagno

    se si registra una perdita sul piano della puntuta direzione dello strale (già: alla fine quale è la “seria minaccia”, se non è descritta in modo da essere assolutamente riconoscibile, non ambigua, non sovrapponibile alle personali sensibilità di lettura di ogni lettore?), è inversamente proporzionale la vastità dell’impatto, vastità simultanea su un arco d’orizzonte esteso, proprio per il non disambiguarsi della forma sensibile della minaccia, ma anche tesa su di uno sviluppo temporale, che abbraccia passato e presente in un affaccio sul futuro per nulla esente da “responsabilità” e conseguenze accumulatesi nel tempo e nelle parole

    e allora la fatica del lettore, come nel mio caso, caso di amante viscerale dell’invettiva civile, è in realtà una forma di difesa, di reazione alla vastità di tale impatto, come di chi chiude gli occhi di fronte a certe sequenze di un film drammatico e così sopravvive al tremendo urto delle immagini, ma pure perde la possibilità di contemplare il segno estetico nel suo insieme, di affacciarsi alla profondità dei significati – che forse, alla fine, non sono nemmeno così “disfattisti”, ma proprio per la natura dello “sfumato” dei segni lasciano spazio anche ad azioni personali di resistenza allo sfacelo

    Mario Bertasa

  4. Un sincero grazie agli intervenuti, che come sempre mi insegnano quanto la poesia faccia scattare le molle più impreviste.
    Anni fa non avrei mai pensato che i miei versi venissero assimilati al genere “invettiva”, più o meno civile.
    Su questa idea, e su un’idea più “comprensiva” della poesia in genere, invito tutti caldamente a rileggervi Adriano Spatola. Che in quanto a invettive e “sperimentazione” non è stato secondo a nessuno.
    A lui sono dedicati questi versi (parte di una raccolta in preparazione).
    Grazie a Francesco per la generosa ospitalità.

    [Le poesie di Adriano oggi sono reperibili in una bella edizione bilingue curata da Paul Vangelisti, per la Green Integer di Los Angeles. Costa poco ed è facilmente reperibile in internet].

    – Elio Grasso

  5. Mi permetto, da “antico critico” di Elio, di notare come diversi suoi lettori nuovi siano stati colpiti dalla tensione svettante e potente delle sue strutture poetiche recenti, che Elio ha rtirovato nella sua maturità con rinnovato vigore.
    Ciao a tutti. Marco Ercolani

  6. Caro Marco, sono contento di vedere che il mio richiamo alla precedente produzione di Elio incontra il tuo favore. Io continuo a ritenere questi testi (splendidi) assolutamente paradigmatici del suo dettato poetico più alto ed espressivo.

    fm

  7. Mi ha colpito l’espressione Pace Incivile che, molto ingenuamente pensavo di aver coniato per descrivere gli assurdi tempi in cui viviamo. Messa in questo contesto poetico è però tutta un’altra cosa.
    Edoardo Capulli (di LEXCIVILIS)

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