Il dolore in una stanza

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“La mansarda in cui vive è nel cuore della vecchia Roma, a due passi da Piazza Navona. È molto piccola, solo un lungo corridoio e una stanza, con il letto e il tavolo da lavoro. Dalla finestra c’è la visione molto suggestiva che ci si aspetta: una fuga di tetti e tegole. Il silenzio è compatto, assoluto. L’ultima luce del pieno pomeriggio invernale scorpora lentamente la sagoma ai pochi oggetti che stanno intorno: le pareti foderate di libri sono una massa incerta, sfumata, irreale. Resta solo la sua voce; e qualche volta, la sua risata. La voce è gutturale e affrettata, come di chi ha dovuto ricavare l’italiano da un’esperienza plurilingue e cosmopolita.”

E’ l’inizio di uno splendido articolo/intervista di Renato Minore che ha per protagonista Amelia Rosselli. Pubblicato su “Il Messaggero” del 2 febbraio 1984, viene riproposto integralmente da Giorgio Di Costanzo sul suo blog. Da leggere assolutamente.

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4 pensieri riguardo “Il dolore in una stanza”

  1. “L’io non è più il centro espressivo, va messo in ombra o da parte”. Credo che queste parole di Amelia, che derivano direttamente dal Baudelaire di “Mon coeur mis a nu”, andrebbero marchiate a fuoco nel narcisismo di molti versificatori. “Né l’io né il tu”.
    Marco

  2. “Il lavoro creativo di valore è quello che ha qualcosa di nuovo,d’inatteso”- dice ad un certo punto la grande Amelia. Parole perfette mutuate da Maendelstham per il quale “l’aria della poesia è l’inatteso”. E lei, che ha portato nella lingua italiana un timbro diverso, una sorta di inconscia elaborazione delle lingue straniere-in particolare l’inglese- che conosceva e praticato. Allargando i confini della lingua italiana. E non solo. Bellissima questa intervista di Renato Minore che si rilegge molto volentieri, a distanza di anni, e grazie a Francesco di avercela riproposta ora e qui. Queste riproposte sono una linfa vitale a chi scrive, legge e non vuole (e non deve) dimenticare.
    lucetta

  3. Non conoscevo l’intervista che è molto bella.
    E’ difficile dire qualcosa di autentico su Amelia Rosselli, troppo grande.
    Vedo che quando trasmetto agli amici i link su di lei, tutti leggono e un pò in tutti c’è questa sorta di stupore.

  4. Vi invito a leggere gli altri testi e documenti che Giorgio Di Costanzo ha postato in questi giorni nel suo blog sulla Rosselli.

    fm

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