Il pezzullo di db (X) – Ricordando M.

[MICHELE RANCHETTI]

michele-ranchetti

 

“Permane
solo un’offerta quale
allora si poneva
già prima del carattere
sacrificale del vivere. Ora
è assunto dal tempo e in esso viene
riconoscendosi nel fine ogni cosa
e nell’ordine.”

 

Ricordando M.

La mia con M. è un’amicizia nata negli anni Settanta e che risale ai miei vent’anni. Non fui suo allievo, ma ho avuto con lui un colloquio quasi ininterrotto per più di trent’anni. Ora ne ho quasi sessanta. Lui era di una generazione prima. Ma mentre da giovane avevo la sensazione di avere a che fare con un quasi coetaneo coltissimo, con gli anni si accentuava la strana sensazione che io e i miei coetanei fossimo invecchiati, mentre lui rimaneva sempre lo stesso: curioso, ribelle, provocatorio, anarchico, vitale. Non era nemmeno cambiato di aspetto. Lui quando glielo dicevo ci scherzava su: “sembravo vecchio anche da giovane”. Gli incontri li ricordo quasi tutti, data la cadenza di uno o due l’anno, al dipartimento di storia in via San Gallo e da ultimo nella sua casa di via del Giramonte. Ogni volta si ricordava quasi miracolosamente delle mie ricerche. Soprattutto gli ultimi incontri sono stati per me memorabili: era sempre lì in mezzo alle sue pile di libri accatastati. Dopo un breve passaggio tortuoso, lo si intravedeva davanti al suo scrittoio in fondo a una stanza immensa e scura, in un angolo rischiarato da una lucina che, se non fosse stato per il calorifero davanti a lui, lo faceva somigliare a un santo medievale; o a un Geppetto nel ventre della balena. La sensazione di gioventù inossidabile la dava quel suo modo diretto di porsi: mai un’ombra di disincanto, distacco, mai la velata supponenza o il pessimismo cosmico di tanti intellettuali. Era invece una fucina di idee, progetti, proposte, nate da un’indomabile curiosità nei campi più disparati. Non ho mai provato con una persona che ammiravo la stessa sensazione di un colloquio che fioriva come d’incanto e senza fatica: sembrava dare le ali ai pensieri. Le conversazioni iniziavano sempre con la stessa domanda: come stai? Ma non era la solita domanda convenzionale di cui nessuno ascolta la risposta: lui voleva davvero sapere come stavo, fisicamente e psichicamente. La seconda domanda era: cosa stai facendo ora? E anche qui la sua curiosità attenta e partecipe sembrava dare spessore e profondità a quello che raccontavo, renderlo più interessante anche a me stesso, perché svelava nessi, apriva porte, suggeriva problemi e soluzioni. Solo ora partiva la rassegna dei suoi progetti, mi rivolgeva alcune domande su cose che per lo più non sapevo e quando ne sapevo una mi gonfiavo di orgoglio. Poi cominciava a razzolare tra le carte della sua biblioteca di Babele e trovava sempre qualcosa da mostrarmi, con cui incuriosirmi. Oppure mi spediva in ricognizione: prendi quello su quello scaffale o su quella pila. Wittgenstein, Rilke, amici e collaboratori di Freud, poesia, filosofia e soprattutto storia, storie, collaborazioni, contatti illuminanti, vicende biografiche, vite vissute che assumevano un valore esemplare. E dopo qualche breve indicazione, i libroni cominciavano a parlare, pulsare, animarsi, riempirsi di vita. Li illuminava dal di dentro.
Ora che si è rotto il filo del colloquio con l’interlocutore più vivo, fresco e vitale che ho mai avuto, mi resta comunque la sensazione di qualcosa che ci ha lasciato dentro e che devo e posso ritrovare sulle tracce della sua curiosità inesauribile: libri recenti o decrepiti ripescati dalle sue cataste possono tornare a illuminarsi di luce propria e a gettare luce nella stanza semibuia.

***

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12 pensieri su “Il pezzullo di db (X) – Ricordando M.”

  1. talora mi soffermo a considerare quanta autentica “radicalità” ci sia in tanta poesia di ispirazione religiosa (oltre a Ranchetti, penso all’ultimo Raboni, a Rebora, a Turoldo, a Luzi, a Betocchi…) ed a quanto essa totalmente in opposizione rispetto alla resa clericale al mondo, alla clericale esaltazione dell’unita di troni ed altari…

    ciao Francesci, e.

  2. Allo stato attuale del mercatino degli affetti mi consola anche un ricordo d’altri…così solo per pensare che certi incontri possano esistere.

    grazie
    lisa

  3. “Alcuni ricordi” di Michele Ranchetti, a cura di Fabio Milana, alle pp. 77 – 83 del mensile diretto da Goffredo Fofi, “Lo Straniero”, n. 105 – marzo 2009, euro 10,00. Segnalo anche la recensione a un libro importante (appena letto e già riletto) uscito da Marietti: “Verrà un giorno. Conversazioni romane, di Ingeborg Bachmann, a cura di Judith Kasper, tr. it. di Francesco Maione, pp. 112, euro 18,00 (ben spese!).

  4. Grazie, Giorgio. L’avevo letto, ma fai benissimo a segnalarlo. Per quanto riguarda la Bachmann, anticipo che, tra un paio di giorni, ci sarà un contributo anche qui.

    fm

  5. Benissimo, Francesco. Aspetto con ansia.
    Io ho appena iniziato a copiare i miei ritagli su Ingeborg Bachmann, con un saggio di Ferruccio Masini.
    Nel 1973 ricordo di aver letto sul “Messaggero” di Bachmann: ero a Sant’Angelo spazzata dal vento, quasi autunnale. La prima volta che sentivo quel nome e subito appresi che era vissuta sull’isola vent’anni prima. Per giorni la stampaglia si occupò dell’incidente, etc. Da allora non ho più smesso di leggere le sue opere, di studiarla e ammirarla.

  6. Giorgio, ho visto e letto tutto il materiale che hai postato e mi è venuta l’idea di raccoglierlo in un articolo da rilanciare qui. Appena posso lo farò.
    Poi, incredibilmente, il pezzo di cui ti parlavo, già pronto da tempo, è proprio una traduzione dell’ultima poesia della Bachmann: incroci di letture e di pensieri o di destini?

    Alla prima occasione pubblicherò anche quello che per me è uno degli scritti critici più belli e importanti sulla sua opera poetica. Una sorpresa.

    fm

  7. Sarò brevissima perché penso verrò tagliata. Dunque Borso begatore accademico, uno che ha scritto questo ricordo e che ha fatto appena uscire il carteggio Cantimori-Timpanaro su “Belfagor”… ma soprattutto, per quel che mi riguarda: una elementare questione etica, fatta passare per bega accademica (un po’ come l’Azzeccagarbugli spinse via il povero Renzo, pur pollomunito).

  8. La ringrazio per i ragguagli sul contenuto dell’ultimo numero di “Belfagor”, Dottoressa Sbrilli, provvederemo a procurarcelo.

    Mi permetta soltanto di notare, se posso, che fare, come lei fa, ipotesi e illazioni sulle intenzioni e i comportamenti di persone che non conosce (“penso verrò tagliata”), stride in modo affatto palese col suo richiamo alle “questioni etiche”: quelle, se esistono, dovrebbero valere sempre, soprattutto per chi le impugna.

    La saluto e le auguro buon lavoro e tante nuove scoperte.

    fm

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