Un vuoto inesauribile – di Roberto COGO

Claudio Parmiggiani

              Roberto Cogo – Un vuoto inesauribile
           (da: Alfabeto naturale, 2007-2008, inedito)

*

stipati come il krill nella prigione di bolle…

la fosca megattera spalanca l’immenso cavo orale
per inghiottire e poi cantare

 

*

belli gli acquazzoni di settembre
riempiono la strada di suoni e fruscii del tutto speciali

calano con foga strascicando cartacce e pensieri
sull’onda del vento

picchiettano sul vetro i nostri umori di traverso
viaggiano in obliquo appesi a una maniglia di cielo

 

*

decidersi è immolare l’attimo
renderlo tenero fratello alla fuga delle nuvole

saperne dire nello sconforto indescrivibile del monte
che evapora alla vista
e sguscia via

è poesia del vuoto inesauribile
mentre si desta e leva nel bel mezzo del bosco

 

*

l’idea remota di un tutto fatto di opposti
che converga in un attimo di pienezza e svelamento

l’idea assurda di un’arte immediata
semplice e complessa insieme limpida e oscura

l’idea fatale di una ricerca inesausta
un progetto infinito una domanda sempre aperta —

sarà ancora in altri tempi e luoghi
nei ruvidi innesti tra gli anfratti della sassifraga gialla

 

*

il mondo era perfetto prima di ogni nostro intervento
la quercia e il nibbio conviventi

la pecchia alata era partecipe e viva
presente al nostro destino…

ma la fiamma che divora poi per gradi s’ingolfa
estinguendosi con lentezza

 

*

l’acqua verde-cristallo risale dopo le piogge
spazza via ogni difetto ogni residuo d’alga
sembra frizioni la testa ai massi
li fa lucidi armeggiando tra le pieghe
poi ficca una lingua fresca nei vari interstizi
zampillando ancora nella valle stretta

a pochi metri di distanza una strada assolata

saranno altri tentativi nelle ore meridiane
qui seduti sulla vecchia coperta
foderata dal muschio del muretto a secco
in attesa di un ritorno al segreto del posto
come in un piccolo porto
sepolto nel silenzio —

senza mai smettere di pensarci vivi e diversi

 

*

la stessa acqua lo stesso rauco richiamo
nel ventre stretto della valle —
l’odore ferroso minerale come un’esca
ad ogni nostro passaggio

più a valle indietro nel tempo della tintura
sversata nel canale — tra filati e tessuti
la stessa acqua come sangue che ribolle
nelle vene antiche della città della lana

 

*

la luce è del sole e regola la vista agli insetti
in un risveglio di fine settembre
le piante assorbenti in accumulo d’energia
tra i richiami e i gorgheggi di uccelli iperattivi

qui dove nessuno si ferma
nel luogo a malapena intravisto
le foglie dall’orlo mangiucchiato appese a un lembo d’estate

nel luogo di cui nessuno si cura
dov’è solo possibile perdersi
il sole dissolve dubbi e sventure
svapora i rimorsi a chi ha smesso nel tempo di volere…

si scoprono fiori proibiti
foglie dal nome sconosciuto e strani insetti bellicosi
trafitti da un’acre fragranza

e una nulla pretesa

 

*

i lecci del castello s’aprono al mondo
sul filo della memoria come un verde respiro

l’ossigeno rientra nell’alveo sensibile
pronuncia una parola ora fattasi sapiente —

la corteccia tutta si fessura con pacata eleganza
accoglie gli sguardi negli incavi

nei suoi vuoti d’aria sembra fissare il tempo
su un’immagine di luce

 

*

il panico fulminante. la paura di non farcela, di non essere all’altezza.]
la sensazione di un ignoto orribile, di un buio vuoto senza risposte.
come un senso di soffocamento. trascinati nel vortice, verso un basso]
oscuro e senza fine…

alla panchina del castello presso la casa dell’infanzia. là dove il panico]
dell’abbandono si trasformò in un attacco istantaneo di diarrea. davanti]
al cancelletto di ferro, paralizzato dal terrore liquido che scorre caldo]
lungo le gambe…

a stento intravista la fine senza fine che costringe a dire le orribili cose]
vere…

 

***

 


(Torrente Leogra)

Tre testi da Alfabeto naturale nella versione inglese di John F. Deane.

 

1

dimmi, che luogo è mai questo? inferno e paradiso…

sotto il sole invernale che allunga le ombre
alla corona dei tigli

sul prato di striature gentili
le colline intorno che si toccano con un dito —

un vecchio lavatoio con l’antica roggia a fianco

……….

geroglifici sul tronco antico dei faggi…

come il ritmo del respiro coincidente al pensiero
assolutamente lontano
come il ricordo

è un richiamo che si libra su fasci di luce obliqua
come in attesa
di una stanca inesorabile primavera

uno due o più mozziconi
sul terreno sudicio davanti alla panchina…

tutto questo fu prima del mio arrivo — poi
chissà quanti segni ancora

 

1

tell me, what’s this place then? hell and paradise…

under a winter sun lengthening the shadows
of the crown of the lime-trees

on that delicately-striped meadow
the surrounding hills may be touched with a finger —

an old washing-place beside an ancient canal

……….

scrawls on the old trunks of the beeches…

like the rhythm of breathing coinciding with thought
absolutely distant
like memory

it’s a recall in freeflight over beams of oblique light
as if waiting
for an inexorably weary spring

one two or more cigarette-butts
on the soiled earth before the bench…

all of this was before my arrival — then
who knows how many further signs

 

*

 

2

gradazioni di luce al tramonto —
da un grigio sporco in risalita verso l’azzurro
al celestino giottesco

ancora salendo verso il blu tendente al viola
per poi schiarire ancora ad incontrare il cielo
sotto la sua volta

ridiscendendo ad occidente
un punto di viola riaffiora a schiarire contro
il frastagliare dei monti

e poi bagliori bianco-grigiastri a scendere e tuffarsi
al di là
nell’alta sfera di un mondo assente

……….

la luna è monca in basso a sinistra — sgraziata
zoppica verso l’alto

la pianura sterminata si chiazza di luci
fari e lampioni civilmente allineati

cozzano insieme nel vento
che da dietro scende e scende e scende…

……….

menzogna dilatata
in un sogno prolungatosi di sghembo —

la poesia

ma è ancora bello crederci
illudersi che il gelo ci possa risparmiare

 

2

shades of light at sundown —
from a dirty grey climbing towards azure
to Giotto’s celestial blue

still ascending towards blue touching on violet
so to lighten again as far as meeting the sky
under its vault

descending once more towards the west
a point of violet emerging to lighten against
the indentations of the hills

and then the grey-white flashes dropping to plunge
beyond
into the high sphere of an absent world

……….

the moon, down on the left, is maimed — it limps
clumsily towards the zenith

the boundless plain is dotted with lights
headlights and street-lamps politely in a line

they crash into each other in the wind
that comes down, down, down from behind…

……….

falsehood expanding
into a dream obliquely prolonging itself —

poetry

and yet it’s lovely to believe
in the illusion the frost will spare us

 

*

 

3
               al Leogra 1

uno stato di chiarezza spirituale
dove tutto appare possibile e trasparente —
liquido o scintilla
fluido difforme in sciolta vegetazione…

come organi aperti da dentro sull’origine dei mondi

non l’idea della creazione
ma un costante incessante schiudersi della materia
sotto forme incalcolabili di energia

per trasparenza
per chiarezza
per barlume e soffio del genio naturale

l’ineccepibile radice aggrappata al seno terreno
alla fertile sostanza
al prillare eterno del cosmo

non è misticismo
ma salutare immersione in un progetto illimitato
fatto d’aria e luce e calore

non è distacco
ma umido contatto avvolgente con la terra e il suolo
con la sponda e il greto del solito torrente

è il vecchio walt che insegue il canto degli uccelli
parlando di un processo senza fine —

di accoppiamento e trasformazione

 

3
               by the Leogra 1

a state of spiritual clarity
where everything seems possible and transparent —
liquid or sparkle
formless fluid amongst loose vegetation…

like organs exposed from within over the origins of worlds

not the idea of creation
but a constantly incessant opening-up of matter
under incalculable forms of energy

for transparency
for clarity
for a gleam and whiff of the natural genius

the faultless root grasping at the breast of earth
at the fertile substance
at the eternal spinning of the cosmos

it is not mysticism
but a salutary immersion in a project without limit
made of air and light and heat

it is not separation
but a wet wrapping contact with earth and soil
with the bank and bed of the usual river

it’s the same old walt pursuing the song of birds
speaking of a process without end —

of coupling and transforming

 

____________________________________

NOTA BIOBIBLIOGRAFICA

Roberto Cogo è nato a Schio (Vicenza) nel 1963. Si è laureato in lingue e letterature anglo-americane all’Università Cà Foscari di Venezia con una tesi sulla letteratura di viaggio (Jack Kerouac e W. Least Heat-Moon).

Ha pubblicato: Möbius e altre poesie, Editoria Universitaria, Venezia, 1994; In estremo stupore, Edizioni del Leone, Venezia, 2002 (finalista al Premio di Poesia Lorenzo Montano 2003); Nel movimento, Edizioni del Leone, Venezia, 2004; Di acque / di terre, Edizioni Joker, Novi Ligure, 2006 (finalista al Premio Montano 2008); e le raccolte: Confondi il vento, in «La Clessidra», Edizioni Joker, Novi Ligure, n. 1, 2007; Mai identico riproporsi, in «Italian Poetry Review», Società Editrice Fiorentina, Firenze, vol. II, 2007; Ancora nel luogo neutro e Il cielo dentro la montagna, nell’antologia, Dall’Adige all’Isonzo – Poeti a Nord-Est, Fara Editore, 2008.

Ha tradotto W. Shakespeare (i sonetti del film di Derek Jarman Angelic Conversation); John. F. Deane, Il profilo della volpe sul vetro, Edizione del Leone, 2002 (Premio Internazionale Marineo 2002); Il maestro della festa, in «clanDestino» n. 4, 2002; Gli strumenti dell’arte, Atelier, 2007; Charles Olson (Projective Verse, in « Testuale » n. 34-35, 2003; The Kingfishers, in « Atelier » n. 34, giugno 2004); Les Murray (Dieci poesie, in « Smerilliana » n. 3, gennaio-giugno 2004; Poesie del vuoto falciato, in « Poesia » n. 181, marzo 2004 e nel n. 200, dicembre 2005; Versi australiani, in « Quaderno (del poeta)» n. 13/14, settembre 2005); Gary Snyder.

Alcuni suoi testi (poesia, critica e traduzioni) sono reperibili su note riviste italiane e straniere, tra cui: «Poesia», «Anterem», «Osiris», «Le Voci della Luna», «Il Segnale», «clanDestino», «Qui-appunti dal presente», «Scorpione letterario», «Set», «L’Area di Broca», «La Clessidra», «Italian Poetry Review», e in diverse antologie.

____________________________________

 

***

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6 pensieri riguardo “Un vuoto inesauribile – di Roberto COGO”

  1. anche il mio grazie a Roberto, e a fm, come sempre.
    Di Roberto, che ho da poco conosciuto di persona, sto per leggere i primi lavori, e da quelli inizierò per conoscerlo come autore.
    solo dopo affronterò anche questi testi, ma ci tengo a lasciare comunque un saluto adesso perchè non vorrei che il silenzio venisse scambiato per indifferenza.

    Francesco t.

  2. Caro Francesco, i commenti fanno sempre piacere, ci mancherebbe, ma non credo che, in generale, aggiungano o tolgano qualcosa al valore intrinseco dei testi. Questo valore la scrittura di Roberto ce l’ha, e sono in tanti a riconoscerlo. Da osservatore “dietro le quinte”, posso assicurarvi, dati alla mano, che tutti i post di poesia (per rimanere nello specifico) sono letti da un gran numero di visitatori, e che la lettura continua nei mesi, segno evidente dell’apprezzamento delle proposte.

    Pensa che tre post, che non hanno mai ricevuto un solo commento, hanno totalizzato in un anno venticinquemila lettori complessivi. Per me, sono questi i dati che contano, perché credo che in Italia mai un libro di poesia venderà sette-ottomila copie.

    Resta il fatto, ad ogni modo, che ho molto apprezzato il tuo intervento e la tua sollecitudine verso l’altro, perfettamente in linea con la persona che sei, che conosco e stimo profondamente.

    Ti abbraccio.

    fm

  3. un grazie a entrambi per l’attenzione al mio lavoro! grazie anche per la splendida foto francesco. (piccola correzione: il leogra non è propriamente un fiume, ma un torrente, purtroppo sfruttatissimo e pertanto con lunghi periodi di secca…) un caro saluto e un abbraccio da
    roberto

  4. Ho corretto, Roberto. L’immagine mostra il punto esatto in cui Astico e Leogra si scambiano le acque. Molto bella davvero, in linea col valore dei testi…

    Un abbraccio a te.

    fm

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