Il pezzullo di db (XI) – Fratellastri di Svevia


(Friedrich Hölderlin, Appunto del 1795)

FRATELLASTRI DI SVEVIA

Tubinga, tarda estate 1793

Sei stato gentile, caro Karl, ad avermi ancora una volta scritto. Che tu partecipassi alla mia gioia per questa rinnovata conoscenza, lo presumevo. Anche perché mai dimenticherò quanto ci siamo voluti bene da piccoli, e da fanciulli. Vedi! caro Karl, lo pensavo anche quando ti dolevi della mancanza di un amico. Lo conosco bene, quel risveglio del cuore giovanile, anch’io li ho vissuti, i giorni dorati in cui si aderisce a tutto con calore fraterno, e quando proprio quella partecipazione a tutto non ci basta, quando non si desidera che un’unica cosa, un amico in cui la nostra anima si ritrovi e gioisca. Te lo devo confessare, presto avrò superato quel bel periodo. Non mi affeziono più con tanto calore alle singole persone. Il mio amore è per il genere umano, certamente non quello corrotto, servile, pigro, come solo troppo spesso, anche nell’esperienza più limitata, lo troviamo. Amo però il grande e bel talento anche nelle persone corrotte. Io amo le generazioni dei secoli a venire. Poiché in questo consiste la mia più felice speranza e la fede che mi mantiene forte e attivo: i nostri nipoti saranno migliori di noi, la libertà una volta dovrà arrivare, e la virtù prospererà meglio nella sacra e calorosa luce della libertà che nella gelida zona del dispotismo. Viviamo in un’epoca in cui tutto mira all’avvento di giorni migliori. Questi germi di illuminismo, questi taciti desideri e aspirazioni di pochi singoli all’educazione del genere umano si diffonderanno, e rafforzandosi daranno magnifici frutti. Vedi, caro Karl, a questo aspira ora il mio cuore. È questo il sacro scopo dei miei desideri e della mia attività, cioè di risvegliare nella nostra epoca i germi che matureranno in un’età futura. E così accade, credo, che mi accosti alle singole persone con meno calore del dovuto. Vorrei operare in un ambito generale che, se non fa passare proprio in secondo piano il particolare, non ce lo fa vivere, una volta che quanto è generale diviene l’oggetto dei nostri desideri e aspirazioni, con tutta l’anima. Ma ciò nonostante posso essere l’amico di un amico. Forse non un così tenero amico come una volta, ma un amico fedele e attivo. Oh! e se trovassi un’anima, che, come me, ambisse a tale meta, quella sarebbe per me sacra e cara, cara più di ogni cosa. Ed ora, fratello del cuore, quella meta, educazione, miglioramento del genere umano, tale meta, che nella nostra vita terrena raggiungiamo forse solo in modo imperfetto, che sarà raggiunta tanto più facilmente dalla migliore posterità, quanto più l’abbiamo preparata nella nostra sfera d’azione – tale meta, Karl, vive, lo so, forse non ancora con molta chiarezza, anche nella tua anima. Se desideri la mia amicizia, sia allora tale meta il legame che da ora in avanti unirà più forte, inseparabilmente ed intimamente i nostri cuori. Oh! ci sono tanti fratelli, ma fratelli che sono amici del genere, ne esistono pochi. Ti saluto. Mille saluti di cuore alla cara mamma.

Tuo Friz

holderlin

Nürtingen, 4 dicembre 1801

Mio caro Karl!
Vengo a prendere commiato. Ma non lamentiamoci! in casi come questi preferisco mantenere sempre uno spirito soddisfatto, che, in onore a Dio, tace la tristezza e guarda al bene.
Tanto posso ammettere, che mai nella mia vita sono stato radicato alla patria come adesso, mai nella vita ho così tanto apprezzato la frequentazione dei miei, e così tanto desiderato preservarla!
Ma lo sento, è meglio per me starmene all’estero, e tu, mio caro, tu pure lo senti, che da un lato, come dall’altro, sia per rimanere che per viaggiare, abbiamo bisogno della protezione di Dio se vogliamo sopravvivere. È la laboriosità che ti conserva nel tuo modo di essere. Altrimenti diverrebbe tutto troppo angusto. Io in primo luogo sento la necessità, scegliendo bene, di perseverare nelle mie cose. Altrimenti andrei avanti troppo distrattamente.
Lascia che il vecchio amore fraterno fra noi non tramonti. È una santa fortuna se nonostante la diversità dei percorsi di vita, le persone rimangano unite attraverso un legame come il nostro. È questo il significato più alto che ovunque incita e salva. E soprattutto le anime degli uomini non necessitano che l’una somigli all’altra, se tra di loro deve esserci amore. Ma senza questa sincerità del cuore non possono essere felici. O mio Karl! perdonami che fra noi sia così puro.
E così ti saluto! starai bene con i nostri, dato che sei così bravo nelle tue cose. Di tanto in tanto pensami.

Tuo H. (1)

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(1) L’ottimo Alberto Ricci, oltre a fornirmi in traduzione la prima e l’ultima lettera del carteggio, m’informa che Friz partì a metà dicembre a piedi per Bordeaux, dove il 28 gennaio s’insediò presso il console Meyer come precettore. Già a maggio però abbandonerà Bordeaux e tornerà sempre a piedi, via Parigi, visibilmente stravolto e trasandato come un barbone. Karl nello stesso 1802 divenne cancelliere presso il distretto di Nürtingen, nel 1803 curatore presso il distretto di Zwiefalten, nel 1811 amministratore camerale presso il distretto di Schwäbisch Gmünd, nel 1815 segretario comunale in Tettnang, nel 1816 consigliere finanziario di corte presso il dipartimento degli interni di Stoccarda, nel 1817 consigliere reale del demanio di corte del Württemberg, primo membro del consiglio d’amministrazione della “Società per il miglioramento del vino nel Württemberg”, nel 1831 croce di cavaliere del “Kronorden” con titolo nobiliare, pioniere e promotore della viticoltura di qualità nel Württemberg, nel 1842 va in pensione, ma esercita la funzione di controllore della distribuzione delle viti della casa reale del Württemberg. Inoltre pubblica nel 1827 “Notizen über den Rheinländischen Weinbau,“ nel 1829 “Die Wein-Rebe mit ihren Arten und Abarten”, nel 1834 “Über den Weinbau am Bodensee, an dem oberen Neckar und der schwäbischen Alp”, nel 1839 “Die Wein-Rebe und ihre Früchte, oder Beschreibung der für den Weinbau wichtigeren Wein-Reben-Arten nach einem naturgemäßen Classification-System”. Prosit!

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3 pensieri riguardo “Il pezzullo di db (XI) – Fratellastri di Svevia”

  1. Che felicità leggere due lettere per me sconosciute di Holderlin.
    Forse non leggo commenti, perché Holderlin non li esige MAI.
    E’ oltre il dicibile, sostanza di noi tutti.
    Marco

  2. Grazie, Marco.
    Si potrebbe chiedere al buon db se è prevista a breve un’edizione del carteggio per le cure di Alberto Ricci. Immagino di sì…

    fm

  3. Dimenticavo. Da non perdere assolutamente, tra qualche giorno, il prossimo “pezzullo”: contiene una chicca formidabile che solo db poteva scoprire e concederci.

    fm

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