Il passo del respiro – Giannino Di Lieto nella lettura di Marco Furia

a_5
(Giannino Di Lieto, Velluti rossi all’opera)

              Marco Furia – Il passo del respiro (2008)

     Dei tre titoli indicati da Luigi Fontanella, in un suo acuto scritto, quali i più significativi del poeta Giannino di Lieto (1930-2006), scelgo qui di recensire la raccolta “Nascita della serra”, pubblicata nell’anno 1975 per i tipi delle Edizioni Geiger, curate dal compianto Adriano Spatola.
Anche se il nome dell’editore può far pensare a esperienze di avanguardia anche estrema, in questo caso, accanto ad evidenti aspetti non certo usuali dal punto di vista linguistico, si è in presenza di spiccate propensioni a comunicare, quasi a narrare, tali da rendere quelle stesse forme in tutto solidali con esigenze espressive, senza dubbio urgenti, con sapienza filtrate da un vigile gesto artistico.
Impellenza, gesto e forma coesistono fino a fondersi in un corpo poetico agile e compatto, elegante non per ricercatezza, bensì per attitudine a rendere sulla pagina qualcosa che è anche letteratura (e della migliore), ma non soltanto.
Occorre praticare il dire e, se lo si fa nella maniera giusta, non si riesce a porre termine ad un illimitato discorso: per questa ragione, “Nascita della serra” si chiude più per necessità editoriali che per esaurimento della materia.
Molto, sembra suggerire l’autore, è ancora da fare.
Uso il verbo fare perché pare evidente come il Nostro intenda il linguaggio: vero e proprio materiale da costruzione utile a innalzare edifici dalle forme originalissime, spiazzanti, calate in un enigma i cui molteplici tratti vengono considerati fecondi stimoli a progredire.
Pronunce quali “la canna curva uscendo dalla forma recita un insetto” e “né tacere né non tacere” risultano emblematiche di un atteggiamento teso a rendere partecipi, a includere i lettori nella cerchia di quanti non rifiutano linguaggi differenti dall’ordinario, anzi considerano siffatti idiomi concrete vie percorribili, proficue, aperte nei confronti di un mondo considerato totalità, privo d’ingannevoli steccati.
Non si tratta di misurare, di rendere una materia disponibile riducendola a mero schema di sé medesima, ma di respingere ogni desiderio di possesso per riferire non di recinzioni, bensì di modi d’essere.
Per questo motivo, di Lieto inventa un suo linguaggio, quello ritenuto più adatto, in maniera da riuscire a prendere in considerazione àmbiti esclusi dall’usuale tecnicismo idiomatico.
Da un non comune vigore deriva una scrittura precisa, attenta ai particolari, per nulla disordinata o in preda a indomabili passioni, non immemore di una pur superata tradizione.
Contro un dire ridotto a umiliante meccanismo ripetitivo, prevedibile perfino in certi aspetti cosiddetti creativi, viene proposta una lingua nuova, ricca di fascino, vivida, in grado d’indurre a riflettere secondo canoni non vieti, tali da promuovere un discorso diverso, vera e propria proposta di non fittizia esistenza.
Impulso di chiara natura etica, non nel senso d’imporre regole o divieti, bensì in quello di rendere palese come si possa illuminare un gesto, un comportamento, ossia un valore individuale e, assieme, collettivo.
Nasce, così, un testo scrupoloso, attento, saldo, capace di sorprendere come di accompagnare, suggerendo itinerari inediti, invitando a scegliere, a decidere.
Con tocchi fermi, tenaci, accostati e fusi nel contempo, aggregando materiale anche disparato con l’estrema fiducia di chi sa di poterlo comunque trattare, senza cedere a visioni dall’esterno, anzi costringendo quasi i lettori ad addentrarsi nella lingua-vita, creando intense atmosfere mai vaghe o incerte, Giannino guarda al classico vivendo appieno il contemporaneo, con esiti atti a mostrare come la poesia non sia imperitura in quanto immutabile, ma conservi una continuità nell’atteggiamento, nel pregio dell’impulso di coloro che la praticano.
“Un passo confrontato sul respiro”, davvero.

a
(Giannino Di Lieto, Il tempo di H)

“La mia scrittura si svolge per linee logiche, drammatiche o figurative seguendo lo schema e gli spazi della pittura vascolare. Quando è “verso” è già una forma conclusa. Ogni verso è il rincalzo del verso successivo. Autonomo, super alterum eminens nel flettersi del discorso. Ricorda il mare agitato che si può scorgere da una casa sugli scogli. Un’onda si risolve nell’altra che la sopravanzava da una sbavatura di schiuma e così via di seguito fino a sorprendersi schianto. Ma già in un punto del vasto orizzonte si è generata un’onda-verso, sfiorisce o si compenetra in un verso navigando invisibile nel non detto. Se non dichiarata ellisse l’enjambement è un verso estenuato nel verso a seguire e vi muta il Senso, spesso il Significato“. (Giannino Di Lieto)

Da: Giannino di Lieto, Nascita della serra, E. Geiger, Torino, 1975.

Nascita della serra

tavole del centro non stile non gesto una conchiglia di cintura
chiuso l’apparenza perlustrare un insetto ogni ticchettio ogni passo
porta la maschera semi dell’appropriarsi un fiore raggi anche del fulmine
per acqua sollevato sonno causa di movimento ventaglio con remi
si adempie sopracciglia lunghe bende nella rosa l’altro traccia piena
ciottoli a luogo rotondo non coscienza volto simile alle vene dopo fuoco
per girasoli come cosa comune nomi sbocci alla sua stagione specchio
un gradino dell’erba né diverso le maniche fuori cadono soffio
catena delle foglie pioppi altissimi pupille quell’ansia barlume ala dei bracci.]

Alternative di un mondo semplice

rigidità più movimento in prestito un gradino di rivoluzione
sarà l’albero pentagono di api si abbagliano vacillano
un caso dei fiori giallo anche il libro ricalca una curva
nomi di adesso preferendole van gogh la funicella in ridda
lumi ebraici fra l’alta volta riflessi scatti d’orologio
pacificate al passaggio cartoline col panorama torri e
campanili da un seme di cielo pensieri di un pensiero troppo lento
quella mano al bianco di guardare negli occhi attori e le foglie
tutte le scale dopo comuni ballatoi nella sua culla il fondo del buio
chiama la successione ragazzi invisibili di un medesimo sangue
sulle punte giorni gabbia sia dal basso guardie rosse cospirando

________________________

Le immagini delle due opere di Giannino Di Lieto sono tratte dal volume Le cose che sono, Minori (SA), Masuccio & Ugieri Editori, 2000.

________________________

***

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.