La Tana degli Alberibelli – di Marino Magliani

alberibelligrande“La città di Santaleula vista dal mare sembra un galleggiante che appare e scompare e che qualche pescecane sta per divorare. Siamo in Liguria, nelle Terre di Ponente. È qui che un Bureau antifrode europeo ha mandato un suo agente, Jan Martin Van der Linden, a investigare sui fondi dirottati per costruire un porto turistico, che si annuncia il più grande del Mediterraneo. Un raffinato sistema di scatole cinesi che copre manovre finanziarie illecite. Un boccone che fa gola a molti.
Dopo la morte dell’agente con cui Jan Martin comunicava in segreto, l’ordine è: attendere e continuare il lavoro che gli serve da copertura, la ricerca di un oggetto abbandonato da due disertori nella battaglia di Marengo.
Ma Jan Martin non obbedisce e scoprirà invece che l’area carsica in cui sta compiendo le sue ricerche nasconde ben altri segreti. Nella Tana degli Alberibelli, un partigiano cattolico di nome Iliev, prima di essere ucciso, ha lasciato strani segni che nessuno finora è riuscito a decifrare. Ma cosa c’entra tutto questo con il porto turistico e il suo collega morto? E chi è la donna misteriosa di cui parlano i vecchi in paese? Intanto qualcuno lo segue a bordo di una Volvo bianca, mentre fotografie compromettenti spariscono e una piccola testa di legno viene lasciata davanti alla sua porta…”

[E’ con vero piacere che vi presento, di seguito, le pagine iniziali dell’ultimo romanzo di Marino Magliani, La Tana degli Alberibelli, che esce proprio oggi per i tipi della Casa Editrice Longanesi nella “Biblioteca di Narratori“. All’autore e all’editore il mio ringraziamento per la gentile e graditissima concessione.]

LA TANA DEGLI ALBERIBELLI

           Al largo della costa ligure, 19 febbraio 2008

La città spariva dalla vista, inghiottita dai flutti, e riemergeva dopo qualche istante.
La sovrastava il vecchio borgo, resti gialli di mura di cinta e una ragnatela di palazzi moderni, qualche palma sbattuta, un convento pieno di logge.
L’uomo chiuso nella mantellina remava verso levante, controvento, guardando davanti a sé, la cima del molo.
L’appuntamento era lassù, sull’ultima panchina. Ma non si era fidato. Per questo era sul gozzo.
Appena le onde gli rotolarono al fianco, lasciò i remi, s’abbassò il cappuccio e prese il binocolo nello zainetto.
Per guardare meglio si era alzato. Si asciugò la faccia e puntò l’imboccatura del molo. I soliti pensionati passeggiavano a ridosso. Oltre, il muraglione spartivento era deserto. Anche dalle parti del faro e tra gli scogli, era tutto tranquillo. Con il binocolo seguì orizzontalmente l’intera struttura fino alla panchina in cima. Là notò una figura. Era certamente lui. Sentì il sudore colare caldo lungo la schiena, le braccia e il volto si rilassarono, si risedette sul banco del gozzo e attese. Dopo un po’ guardò l’ora, cercò il cellulare e chiamò di nuovo.
«Sto arrivando. Scendo ora la scalinata di Santaleula… Mi bastano pochi minuti, ripeto: indosso un giubbotto nero e un cappellino rosso della Ferrari.»
«Sono già qui», fu la risposta.
«In cima?»
«Vedi solo me.»
«Bene.»
Spense e riprese il binocolo. La figura s’era alzata dalla panchina e s’era rivolta alla costa. Dalla città si levavano rumori di traffico, sirene. Sul molo e sul mare, non giungeva quasi nulla.

Santaleula. La città col porto turistico che sarebbe diventato il più grande del Mediterraneo. Gli occhi ci avrebbero fatto l’abitudine, come si impara a collegare a una bocca un sigaro, una barba a una faccia. Controllò di nuovo l’imboccatura del molo. I rimbalzi rendevano instabili anche le mani.
‘‘Ora deve arrivare…’’
Perse il punto d’imboccatura e, quando lo ritrovò, vide che era apparso qualcuno. Andatura da giovane. Era risalito per la scaletta e avanzava sul muraglione spartivento, vestito di scuro. Di che colore fosse il cappello, né se l’aveva in testa, non poteva dirlo, ma era lui. Non poteva che essere lui. Non era un giorno da passeggiate sul molo.
L’aveva convinto solo un paio di giorni prima, l’aveva conosciuto a Sanremo, al casinò. Duecento euro al momento più le spese e duemila a lavoro fatto. La consegna di foto di corna. Gli aveva fornito gli indumenti per farsi riconoscere.
Il giovanotto aveva accettato, s’era provato il cappellino fin da subito, senza fare domande. Assieme ai duecento aveva preso la busta delle foto e l’aveva tastata.
Prima di sera sarebbe tornato al casinò.
Adesso, camminava ben visibile, sul muraglione, cappellino in testa e giubbotto nero.
L’uomo sulla barca non aveva più dubbi. Mancava ancora una cosa, la più importante, fra poco avrebbe verificato anche quella.
E, se non era una trappola, avrebbe remato ancora un po’ e accostato. Poi si sarebbe fatto vivo con una seconda telefonata…
Il binocolo slittò in cima. La persona dalle parti della panchina attendeva. Forse a questo punto aveva riconosciuto il cappellino rosso.
‘‘Sì, a questo punto ha visto che stai arrivando…’’
Guardò verso l’imboccatura del molo… Tutto tranquillo.
Si rilassò, si chinò a riempire d’acqua salata l’incavo della mano e si bagnò la faccia fin dentro le narici. Poi prese a remare, avvicinandosi ancora un po’ agli scogli. Ora ne distingueva a occhio nudo il colore e le scalette, i lampioni… Il colore di un cappello no.
Binocolo. Imboccatura… Un movimento. Una macchina s’era fermata alla sbarra. Erano scesi in tre.
Potevano essere operai del porto.
Si accorse che succedeva dell’altro anche dalle parti del faro, un paio di persone, sbucate fuori come dal nulla dagli scogli, andavano incontro al passeggiatore solitario. I tre all’inizio avevano allungato il passo, le distanze si accorciavano. Il passeggiatore venne fermato all’altezza di una scaletta, e fatto scendere tra gli scogli…
L’uomo sul gozzo non ci guardava da tempo, aveva invertito la rotta, tirato i remi in barca e acceso il motore. Non puntò subito la costa, il piano a cui aveva pensato in caso di fuga, prevedeva di oltrepassare l’ansa della Foce e guadagnare la spiaggia di ciottoli sotto l’Aurelia. Là aveva lasciato la moto.
Con una mano, senza abbandonare il timone, prese il telefono e chiamò.
« Mi aspettavano. » Non aggiunse altro.
Un rumore alle sue spalle. Aumentava e copriva tutto.
Mollò il timone, tolse la pistola dallo zainetto pieno di fogli, l’appesantì con un pezzo di tubo di ferro che era sugli assi e lo gettò in mare. Lo zainetto sparì nei flutti.
Aggiustò la rotta verso la costa, puntando definitivamente la Foce e le palme delle Ratteghe.
A mezz’aria, l’elicottero virò e seguì a rotta dei gabbiani che penetravano la vallata.

***

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7 pensieri riguardo “La Tana degli Alberibelli – di Marino Magliani”

  1. @ db, Dario Borso, immagino. Prove tecniche era un libro che girava
    durante l’altro secolo tra Porto Maurizio e Oneglia. La riscrittura di Prove tecniche e Molo express é uscita nel 2007 per Sironi e ha per titolo Il collezionista di tempo. Grazie.

  2. Complimenti, Marino, inizio di grande suggestione, spero di poter leggere presto questo libro. E grazie a Francesco per questo assaggio.

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