Vittorio Arrigoni – GAZA/Restiamo Umani

“ho deciso di rimanere all’inferno, qui a Gaza”

Vittorio Arrigoni

L’unica testimonianza quotidiana diretta del bagno di sangue consumato a Gaza dal 27 dicembre 2008 al 18 gennaio 2009, quella di Vittorio Arrigoni, diventa un libro. Edito dalla manifestolibri, è da ieri nelle edicole in allegato al quotidiano Il Manifesto e nei prossimi giorni sarà disponibile anche nelle librerie. Tutti i proventi saranno devoluti alla causa dei bambini palestinesi sopravvissuti alla strage e alle associazioni che se ne occupano, in particolare il Palestinian Center for Democracy and Conflict Resolution.

COMPRARE QUESTO LIBRO, E FAVORIRNE IN OGNI MODO E IN OGNI LUOGO LA CIRCOLAZIONE E LA DIFFUSIONE, E’ UN DOVERE ETICO, PRIMA ANCORA CHE POLITICO, DI QUANTI SI BATTONO PER LA CAUSA DELLA PACE E DELLA SOLIDARIETA’ E RIFIUTANO INCONDIZIONATAMENTE LA LOGICA DELLE VERITA’ DI REGIME, QUALE NE SIA LA PROVENIENZA.

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4 pensieri su “Vittorio Arrigoni – GAZA/Restiamo Umani”

  1. Hamas ha protestato ieri contro la “congiura internazionale” che vorrebbe bloccare il contrabbando delle armi a Gaza, rivendicando il “diritto alla resistenza” dei popoli oppressi: nessuno si sogni di negar loro la possibilità di sparacchiare su Israele e di rapire soldati e ammazzare civili israeliani. Io non so se nella legge internazionale esista davvero un diritto del genere, ho trovato solo fonti diciamo non troppo obiettive. Ma vorrei cercare di immaginare con voi cosa potrebbe voler dire questo “diritto di resistenza, erroneamente scambiato per terrorismo”, che farebbe sì che “qualunque persona possa prendere le armi per resistere all’oppressione e diventare con ciò un combattente legittimo,” come ho letto in rete. Per esempio, una piccola minoranza degli abitanti di una provincia di uno stato democratico, che pratica una religione diversa o parla una lingua diversa dalla maggioranza, potrebbe decidere di essere oppressa, e “prendere le armi”, cioè mettere bombe, sparare a poliziotti e avversari politici, sequestrare i propri nemici ecc. Vi dice qualcosa questo? Per esempio a proposito di Irlanda del Nord, Paesi baschi e Alto Adige: Eta, Ira ecc.? Capisco. Oppure alcuni abitanti di una valle non gradiscono una linea ferroviaria e occupano i terreni per impedire la costruzione? Già, si chiamano No Tav. In Spagna hanno perfino ammazzato un imprenditore edile impegnato nei lavori. Ma se i poliziotti arrestano qualcuno dei “resistenti”, la loro è “repressione”, naturalmente “fascista”, non “resistenza”, sia chiaro!
    Scusate, ma se io non gradisco l’arbitraggio di una partita, posso invadere il campo e picchiare i poliziotti, magari ammazzarne uno, così, per esprimere la mia “rabbia”? Per resistenza, voglio dire, non per tifo… Già successo anche questo? Lo studente di scuola media può “resistere” al professore che gli dà cattivi voti, magari picchiandolo? (La sospensione e il 5 in condotta in questo caso, sono certamente “repressione” e “congiura”, beninteso!) E il prepotente del secondo piano di casa mia, quello che mi dà fastidio ascoltando musica fino a tardi, non potrei “resisterlo” anch’io con un vaso di fiori in testa quando passa sotto la mia finestra? Purché non se la prenda, neh… Ah che bel mondo se tutti esercitassero il diritto di resistenza contro tutti… e nessuno potesse reagire. Per amore della natura, perché non chiamiamo “legge della giungla” questa meravigliosa utopia postmoderna? Gaza è un po’ sabbiosa, ma non ne è un esempio perfetto? I resistenti resistono moltissimo, sparano, rapiscono, fanno saltare bombe, e tutto il mondo approva, o almeno comprende… Ma attenzione, se gli israeliani si arrabbiano e rispondono ai missili, quella non è resistenza, è repressione e genocidio!

  2. Il tuo intervento è assolutamente pretestuoso, ed è mirato unicamente a fare un po’ di propaganda spicciola, e della peggior specie, ad usum delphini, mettendo nel mazzo la rava e la fava, secondo uno schema caro alla (dis)informazione di regime che domina in questo paese, concretamente funzionale agli interessi del padrone del vapore. E, infatti, le (pseudo)argomentazioni (per non usare un altro termine più adeguato, visto che non ti crea nessun problema mettere sullo stesso piano, secondo una logica aberrante, un cinque in condotta e il massacro di centinaia di bambini e civili inermi) che porti a sostegno (ma di cosa? di cosa stai parlando o vuoi parlare?), le abbiamo lette per settimane e settimane sui giornali “di famiglia” e sulla stampaglia affine.

    Sinceramente non ho nessuna voglia di risponderti; e su cosa dovrei, poi? Sul parallelo da bagaglino “partita di calcio-No TAV”? Piuttosto, voglio farti una domanda: ma tu qui, in questo blog, hai letto qualcosa che, anche in minima misura, richiami o inneggi ad Hamas e alla sua politica? Hai letto, per caso, qualcosa del genere sul blog di Vittorio Arrigoni? Hai letto mai qualcosa di diverso dalla condanna della violenza, comunque si manifesti? Qualcosa che fosse altro dai valori della pace e del riconoscimento dei diritti di tutti, soprattutto di chi diritti, e voce, non ne ha ?

    Vedi, il post suggerisce, unicamente, la lettura di un libro che racconta, in prima persona, l’esperienza di un pacifista italiano a Gaza (se ti interessa, è ancora lì, e solo la mobilitazione internazionale ha impedito finora che lui e pochi altri volontari presenti in loco fossero fatti bersaglio di esecuzioni mirate) durante le settimane di massacri a cui il govero israeliano ha condannato la popolazione civile palestinese, tra dicembre e gennaio. E, guarda caso, Hamas è ancora lì, reso ancora più forte da quel bagno di sangue…

    Ma è tempo perso: come si fa a dialogare con uno per il quale la condizione di chi vive in un comdominio con inquilini un po’ rumorosi è la stessa di chi vive da mesi, senza speranza né per sé né per i figli, in un lager a cielo aperto con un altro milione e mezzo di persone?

    fm

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