Siamo tutti in pericolo – di Giuseppe Catozzella

pasolini21

Un uomo giace sdraiato a terra accanto allo spigolo del marciapiede. Ha la testa coperta da un telo bianco chiazzato al centro di rosso rappreso. Sparato in faccia, come i codardi camorristi usano fare, colpendo da due passi chi neppure può difendersi. È una grande fotografia, quella che sta sul ledwall semovibile e luminoso, nello studio TV3 di corso Sempione stracolmo di ragazzi. Roberto Saviano sta un po’ scostato sulla destra e indica quell’istantanea, mentre Fabio Fazio gli passa addosso un fugace sguardo di terrore. Poi indica i bambini, i tanti bambini che nell’immagine assistono al lavoro della polizia mortuaria e grida, quasi sorprendendo anche se stesso: “Che tipo di Paese è quello che permette tutto questo?”.
Che tipo di Paese è, il nostro?

Seduto sullo strapuntino poco imbottito sotto i caldissimi riflettori dello studio televisivo mi vengono in mente chissà perché i discorsi che faceva Pier Paolo Pasolini prima di essere ritrovato ammazzato sulla spiaggia dell’idroscalo di Ostia.

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“Non porteranno via il lavoro ai nostri figli…”


“Almeno questi non arriveranno qui e non porteranno via il lavoro ai nostri figli…” (*)

Più di trecento morti, e non una parola di cordoglio, di umana pietà, nemmeno per finta, dalla classe regnante di Vaticalia, dai suoi servi mediatici e dal ventre oscuro e incancrenito del sentire comune. La coscienza e la memoria di questo paese hanno ormai lo stesso colore dello zerbino verniciato di fresco che il ducio indossa ogni mattina al posto dei capelli…

(*) Profondo nord, ieri pomeriggio, davanti a una scuola elementare, in attesa dell’uscita dei bambini…

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