Siamo tutti in pericolo – di Giuseppe Catozzella

pasolini21

Un uomo giace sdraiato a terra accanto allo spigolo del marciapiede. Ha la testa coperta da un telo bianco chiazzato al centro di rosso rappreso. Sparato in faccia, come i codardi camorristi usano fare, colpendo da due passi chi neppure può difendersi. È una grande fotografia, quella che sta sul ledwall semovibile e luminoso, nello studio TV3 di corso Sempione stracolmo di ragazzi. Roberto Saviano sta un po’ scostato sulla destra e indica quell’istantanea, mentre Fabio Fazio gli passa addosso un fugace sguardo di terrore. Poi indica i bambini, i tanti bambini che nell’immagine assistono al lavoro della polizia mortuaria e grida, quasi sorprendendo anche se stesso: “Che tipo di Paese è quello che permette tutto questo?”.
Che tipo di Paese è, il nostro?

Seduto sullo strapuntino poco imbottito sotto i caldissimi riflettori dello studio televisivo mi vengono in mente chissà perché i discorsi che faceva Pier Paolo Pasolini prima di essere ritrovato ammazzato sulla spiaggia dell’idroscalo di Ostia.

(Continua a leggere qui…)

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8 pensieri su “Siamo tutti in pericolo – di Giuseppe Catozzella”

  1. Fin quando continuerà a spuntare un Roberto Saviano da qualche parte, continuerà a fiorire la speranza che non vincano.

    Dovremmo tutti diventare Roberto Saviano. Avere il coraggio di esserlo, o di continuare a esserlo.

    Ciao, Nadia.

    fm

  2. Ho visto Saviano da Fazio, è vero, cose così sono anche per me una grande speranza, e una grande lezione per tanti sedicenti giornalisti e “intellettuali”: spero che si siano vergognati di se stessi.

  3. Provengo da un piccolo paese della Puglia dove ci si conosce tutti, conosco bene queste realtà. Qui sono all’ordine del giorno i piccoli e i grandi favori, qui nulla neppure una concessione per un piccolo esercizio commerciale è un diritto, anzi ,dillo a quello o rivolgiti a quell’altro per poi dover ricambiare al momento giusto con uno, due, tre voti….ed è in quel momento che la tua dignità d’uomo è schiacciata, uccisa. No non mi sto allontanando dal discorso anzi , ci sarà sempre quello eletto coi voti del poveretto che vive di espedienti che fino al giorno prima magari aveva un lavoro e ora è disoccupato e che spera nel riscatto, di essere ricambiato per ” il favore” con una una casa , un lavoro, una concessione, tutti diritti , ma che non sono più tali, sostenendo così automaticamente un mondo di corruzione, delinquenza, denaro sporco. Il potere chiama potere che sia leggittimo o mafioso poco importa bisogna esserci anche se ci si sporca le mani di sangue. I bambini di cui si preoccupa Saviano sono i figli di quei poveretti costretti ad una vita che dura un giorno perchè del domani non hanno certezza, perchè non hanno uno Stato che li protegga, tutt’altro: il povero si ricatta e si compra più facilmente e se deve ringraziare il camorrista del pezzo di pane per sfamare i propri figli poco importa con quale farina e se impastato col sangue anzichè con acqua che grazie a questo governo non è più un bene comune!!! Ecco perchè è difficile parlare di legalità in certi posti e il nostro governo attuale non è altro che lo specchio di quel mondo che Saviano tanto caparbiamente e coraggiosamente denuncia. La soluzione a questo male è formare uomini liberi, uomini in grado e nella posizione di poter decidere senza ricatti morali e false promesse. Uomini onesti, uomini buoni, uomini e basta.

  4. Grazie Giorgio. E grazie, Antonella, per la tua testimonianza, che dice molto dell’humus di degrado umano e ambientale (indotto e provocato ad arte) su cui prolifera la prassi politico-mafiosa.

    fm

  5. Con l’articolo di Giuseppe tutti noi lettori di Gomorra abbiamo raggiunto Saviano nella stanza e lo abbiamo abbracciato incrociando gli occhi buoni buoni di un coetaneo che ci ha raccontato la verità e verso il quale sentiamo crescere la riconoscenza e il debito. Più che: “Siamo tutti in pericolo” forse sarebbe ancor più appropriato citare il PPP di: “…Saltare sempre sulle braci – come martiri arrostiti e ridicoli -” poiché per rendere merito ai nostri Pasolini e ai nostri Saviano non si dia a intendere al ripensamento, quanto al sacrificio, all’alternativa testimoniata a corpo nudo da questi autori .
    A Saviano e a quelli della sua stirpe, va tutta la mia stima e non meno il mio affetto perché in loro il tridente della vocazione (di uomini giusti, letterati e portavoce) s’è fatto ferro contro il potere di quelle organizzazioni mozze sullo spirito e sul cervello che vantano mani unicamente per tappare le bocche, e hanno gambe per scappare sul sangue che hanno fatto versare.
    E noi dobbiamo fare muro, fronte e lotta con mani strette e spalle vicine, usando la forza del nemico
    Per essere liberi dentro e liberi fuori

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