Quando tutto è detto – di Ajahn Bikkhu Abhinando

abhin1 Insieme

Nell’emisfero del silenzio
cadono le foglie
tutto l’anno:
ogni parola un gesto.

Sediamo pigiati
tra il fuoco e la notte.

Dove il silenzio ci tocca,
fiorisce la spalla
più a sud dell’inverno:

un dolore felice.

abhin Qui appare il nodo del mio cuore,
non nato, errante
sui margini della tua
illeggibile mano.

L’antenna, spezzata,
come di cervo volante
le sue tracce disegnano
il tuo volto d’ombra.

Scivoli via
con la sonata di Schubert
come una canzone ebbra
nel braccio dell’Anima.

Poiché scegli la distanza, io
ti sto vicino.

 

Dalla Prefazione di Livia Chandra Candiani

Ajahn Abhinando è monaco buddhista della tradizione theravada della foresta tailandese, un bhikkhu. Bhikkhu è il monaco mendicante che in questa tradizione dedica tutta la sua vita alla pratica del proprio risveglio e al servizio del risveglio degli altri. Ma letteralmente, la parola significa ‘una persona molto molto semplice’. (…) Il titolo di questa raccolta di poesie è ‘Quando tutto è detto’. Che succede quando tutto è detto? Forse si parla. Forse si sussurra nella notte. Forse succede la poesia. Si scrive. Forse si smette di scrivere. Ci si butta. Nella scrittura o nella vita fa lo stesso. (…) Tutta la poesia di Ajahn Abhinando ha a che fare col testimoniare. La sua scrittura, la sua investigazione, è una sorta di chirurgia emozionale, il suo è un testimone emozionato, ma con la precisione di un chirurgo che avanza nella carne dell’anima e incide, osserva, esplora, diagnostica, attende. ‘La vita si sposta come una lente d’ingrandimento / sopra la ferita’ scrive in Piegato nel vento. O in Fuoco fatuo: ‘Il muscolo cerebrale simula un crampo / con una linea vuota in espansione’. Ed è proprio questo linguaggio di anatomia delle emozioni che ci fa intendere quanto il testimone sia emozionato e come per testimoniare, di sé e del mondo, non possa che volgere i suoi strumenti verso se stesso, verso l’anima, dove i confini tra io, tu, corpo, paesaggio, concreto e astratto, sfumano, in un’impersonalità che ha molto a che fare con lo sguardo amorevole di chi non separa e accoglie, senza discussioni e senza definizioni a priori, tutto. (…) Dunque, quello che viene investigato, in un viaggio interno ed esterno, che è quasi un pellegrinaggio da tanta è la delicatezza e il rispetto con cui il chirurgo usa il bisturi, ma che ha anche tutta la determinazione e il sangue freddo che consentono di raggiungere la ferita e metterla allo scoperto, perché possa infine guarire da sola, quello che viene investigato è l’anima. E quel che accade nel percorso è che viene a coincidere con il mondo. Quello che colpisce di questa poesia, come di tutta la vera poesia, è che non sa prima. Si sente, si avverte, che il poeta è sorpreso di quello che nel percorso va scoprendo a se stesso, di quello che da solo si ri-vela, perché, come mi ha insegnato tanto tempo fa un amico, non si svela mai, si ri-vela sempre. Ecco allora, nella poesia Incontro, la descrizione fatta tutta dall’interno di un incontro dove l’altro, noi stessi?, alla fine non ci riconosce, ma dove il testimone annota minuziosamente ogni millimetro di sensazione e dove questo ossessivo e precisissimo annotare fa sorgere una visione pressoché surreale, se non la si legge dall’interno di un corpo emozionato. Sembra quasi la storia del pittore Zen che per anni e anni non mostra il dipinto a cui sta lavorando con tutto se stesso e quando alla fine lo scopre, si dirige tranquillamente verso il quadro, tranquillamente ci entra e tranquillamente in esso scompare”.

 

Da: Ajahn Abhinando, Quando tutto è detto, traduzione e prefazione di Livia Candiani, Milano, La Biblioteca di Vivarium, 2007.

Noi siamo liberi. E ci rifiutarono
dove ci credevamo ben accolti.

R. M. Rilke, Sonetti a Orfeo 2, XXIII

Solo quando tutto è detto
restiamo in silenzio.
Perché quel che lasciamo non detto
sfarina come calce
nei nostri tratti,
indurendo i nostri volti
dall’interno.

*

UN’EMOZIONE AVANZA
esitante
con la dignità di un daino.

Il gesto –
danzante vascello
sulle onde del tuo sorriso.

Tra due oscurità
si apre
il fiore,

tra due eternità
regala
il suo profumo.

Il cuore amorevole è nero,
senza forma e profondo
come la notte.

MIT DER WÜRDE EINES REHES schreitet
verhalten
das Gefühl.

Die Geste –
auf den Wellen deines Lächelns
tanzendes Schiff.

Zwischen zwei Dunkelheiten
öffnet sich
die Blüte,

zwischen zwei Ewigkeiten
verschenkt sie
ihren Duft.

Das liebende Herz ist schwarz,
formlos und tief
wie die Nacht.

*

QUEL CHE BRUCIA si spegne:
una sensazione che agita le ali
nel mio sacrario,
lo stomaco metafisico.

Quando il seducente richiamo sbiadisce
la mia mano si apre:
ricevo il dolore.

Qui,
dove sento la tua mancanza,
c’è una dolcezza in ascolto
come miele che bolle

da dentro sciogliendo
il mio canto,
il mio gesto,
il mio pretesto per essere.

*

DOVE SEI SOLO,
dove più nessuno ti aspetta,
la mia fronte tocca la tua fronte;
e come un orizzonte amoroso
le mie braccia in crescita
avvolgono il tuo corpo
che va svanendo.
La mia quiete resta aperta
come la domanda che tutto consuma.
Solo il tuo silenzio risponde.

WO DU ALLEINE BIST,
wo dich niemand mehr erwartet,
lehnt meine Stirn an deiner Stirn;
und meine wachsenden Arme
umschlieβen deinen schwindenden Körper
wie ein liebender Horizont.
Meine Stille bleibt geöffnet
wie die alles verzehrende Frage.
Nur dein Schweigen gibt Antwort.

*

INSIEME

Nell’emisfero del silenzio
cadono le foglie
tutto l’anno:
ogni parola un gesto.

Sediamo pigiati
tra il fuoco e la notte.

Dove il silenzio ci tocca,
fiorisce la spalla
più a sud dell’inverno:

un dolore felice.

*

CANZONE PER UN POETA NELLE TENEBRE

Quando piovono colombe
la città scende come una campana sorda
sui suoi figli

e invade i campi
una cocente bruma.

Chi vive sotto un tetto di rose?
Chi porta al collo il cuore?
Chi decifra la scrittura contorta
delle lucertole sulla sabbia?
Chi per primo chiama il nome di lei?

È uno che barcolla alla periferia delle città,
due corvi svernano sotto le sue braccia.
È uno che balbetta la sillaba sacra,
che fa guerra al pettegolezzo
e abbassa la lampada
nel mare incolore.

E ogni giorno gli ospiti lasciano la sua casa.
E lui resta per un po’
in corridoio, solo.

La porta scatta nella serratura.
La serratura nella porta.
Qualcuno la colpa porta?

L’aria ghiacciata
trasporta le tue sopracciglia come uno scuro
uccello smarrito,
il mare i tuoi occhi come carboni ardenti.
E il tuo sorriso, lo scosceso pendio
(come si trasporta a braccia un morto)…

No,
non vinci.
Perdi.
Salti dalla finestra
col mio nome sulle labbra.

E la vita mi decifra
nell’intestino aperto
del tuo cadavere.

CHANSON FÜR EINEN DICHTER IM SCHATTEN

Immer wenn es Tauben regnet
stülpt die Stadt als stumme Glocke sich
über ihre Kinder

und in die Felder zieht ein beiβender Dunst.

Wer siedelt unter einem Dach aus Rosen?
Wer trägt im Nacken sein Herz?
Wer entziffert die zappelnde Schrift
der Echsen im Sand?
Wer nennt ihren Namen zuerst?

Es ist einer der taumelt im Umkreis der Städte,
zwei Raben überwinternd in seinem Arm.
Es ist einer der lallt die heilige Silbe,
der macht Krieg dem Geschwätz
und läβt seine Lampe
hinab in den farblosen Schmerz.

Und die Gäste verlassen tagtäglich sein Haus.
Und er steht eine Weile
allein noch im Flur.

Die Tür fällt ins Schloβ,
das Schloβ in die Tür.
Wer kann was dafür?

Ja, die eisige Luft
trägt deine Brauen wie einen dunklen
verlorenen Vogel,
wie brennende Kohlen deine Augen das Meer.
Und dein Lächeln, die abfallende Rampe
(wie man Tote trägt auf den Händen)…

Nein,
du gewinnst nicht.
Du verlierst.
Du springst aus dem Fenster
und nennst meinen Namen zuletzt.

Und das Leben buchstabiert mich
aus dem offenen Darm deines Leichnams.

*

QUI APPARE IL NODO DEL MIO CUORE,
non nato, errante
sui margini della tua
illeggibile mano.

L’antenna, spezzata,
come di cervo volante
le sue tracce disegnano
il tuo volto d’ombra.

Scivoli via
con la sonata di Schubert
come una canzone ebbra
nel braccio dell’Anima.

Poiché scegli la distanza, io
ti sto vicino.

*

IL RIPOSO DEL GITANTE

Dormi come un calzino nel fosso,
il piccolo veicolo nella tua tasca
russa e ronza.

Silenzioso come la tregua
il sentiero si arrotola
sul tuo braccio.

*

ALLA FINESTRA APERTA

come ogni notte

la luna di domani si nasconde
dietro le nuvole
di ieri

poi
una fresca brezza
solleva l’ombra del pensiero

le emozioni si affollano
in attesa di una direzione
pronte a partire
o ad arrendersi

mentre
il crescente silenzio
ti mangia

vivo

*

NOTE PER UNA POESIA /
DA YVES BONNEFOY

I. VOCI FELICI

Che strana canzone chiede
di essere ammessa
nel mio silenzio.

Voci felici si spengono
senza udibile melodia.

Pause sensibili
senza distinguibile intenzione
mantengono il terrore in equilibrio.

Senza denti visibili
morde la coscienza.

E ognuno segue
un amore diverso
senza ragione evidente.

II. IL FIUME

I nostri sogni nutrono
le radici della gravità.

Il fiume che hai scelto
– affonda l’ambizione
nelle sue timide onde.

Fai di te qualcosa
di più facile da dimenticare.

III. IL TRAGHETTATORE

Fango e rovine, grigio è il giorno,
siamo in cammino.
Le pozzanghere riflettono l’arcobaleno
di promesse infrante,
raggiungono il fiume.
Con tutto il peso ora
piégati sulla pertica,
ci spingiamo via
dall’unica sponda.
Sotto le acque
l’abbaiare dei cani annegati si trasfigura.
Nella spalla si scioglie l’urlo congelato.

*

A CASA

Il mare non ha canti,
il vento non si ricorda di te,
la luna non capisce
niente.

Anche la tua paura e la tua avversione
vanno assolutamente
bene.

Che tu pianga o non pianga
non fa differenza.

Lascia perdere –
siamo già
a casa.

ZUHAUS

Das Meer hat keine Lieder,
der Wind erinnert dich nicht,
der Mond kann
überhaupt nichts verstehen.

Auch deine Angst und
dein Widerwille
sind völlig in Ordnung.

Ob du weinst oder nicht
spielt keine Rolle.

Laβ gut sein –
wir sind schon zuhaus.

__________________________________

Nota alla traduzione

Ho tradotto le poesie di Ajahn Abhinando non dall’originale tedesco […], ma da una versione inglese che l’autore stesso ha creato per molte sue poesie per renderne possibile la lettura agli amici, inglesi e non, che abitano e visitano il monastero in cui vive e che si trova appunto in Gran Bretagna. Un doppio salto mortale dunque, ma con la rete di tanti incontri con l’autore, di discussioni, tentativi di comprendre senza chiedere spiegazioni, ma solo soglie, attraverso cui penetrare almeno un po’ nel mondo dei suoi versi. E una pratica condivisa. Di percorso religioso, poetico, esistenziale. Di solitudine. Come una finestra sul mondo a cui il mondo si affaccia.
(Livia Candiani)

__________________________________

***

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17 pensieri su “Quando tutto è detto – di Ajahn Bikkhu Abhinando”

  1. Grazie a te, Aditus. Mi piacerebbe leggere i testi originali; ma, vista l’estrema “consonanza” tra autore e traduttore, sento che nessuno, tranne Livia, avrebbe potuto renderli in italiano.

    fm

  2. Ho trascritto l’originale tedesco di alcune di queste poesie.

    MIT DER WÜRDE EINES REHES schreitet
    verhalten
    das Gefühl.

    Die Geste –
    auf den Wellen deines Lächelns
    tanzendes Schiff.

    Zwischen zwei Dunkelheiten
    öffnet sich
    die Blüte,

    zwischen zwei Ewigkeiten
    verschenkt sie
    ihren Duft.

    Das liebende Herz ist schwarz,
    formlos und tief
    wie die Nacht.

    *

    UN’EMOZIONE AVANZA / esitante / con la dignità di un daino. // Il gesto – / danzante vascello / sulle onde del tuo sorriso. // Tra due oscurità / si apre / il fiore, // tra due eternità / regala / il suo profumo. // Il cuore amorevole è nero, / senza forma e profondo / come la notte.

    ***

    WO DU ALLEINE BIST,
    wo dich niemand mehr erwartet,
    lehnt meine Stirn an deiner Stirn;
    und meine wachsenden Arme
    umschlieβen deinen schwindenden Körper
    wie ein liebender Horizont.
    Meine Stille bleibt geöffnet
    wie die alles verzehrende Frage.
    Nur dein Schweigen gibt Antwort.

    *

    DOVE SEI SOLO, / dove più nessuno ti aspetta, / la mia fronte tocca la tua fronte; / e come un orizzonte amoroso / le mie braccia in crescita / avvolgono il tuo corpo / che va svanendo. / La mia quiete resta aperta / come la domanda che tutto consuma. / Solo il tuo silenzio risponde.

    ***

    CHANSON FÜR EINEN DICHTER IM SCHATTEN

    Immer wenn es Tauben regnet
    stülpt die Stadt als stumme Glocke sich
    über ihre Kinder

    und in die Felder zieht ein beiβender Dunst.

    Wer siedelt unter einem Dach aus Rosen?
    Wer trägt im Nacken sein Herz?
    Wer entziffert die zappelnde Schrift
    der Echsen im Sand?
    Wer nennt ihren Namen zuerst?

    Es ist einer der taumelt im Umkreis der Städte,
    zwei Raben überwinternd in seinem Arm.
    Es ist einer der lallt die heilige Silbe,
    der macht Krieg dem Geschwätz
    und läβt seine Lampe
    hinab in den farblosen Schmerz.

    Und die Gäste verlassen tagtäglich sein Haus.
    Und er steht eine Weile
    allein noch im Flur.

    Die Tür fällt ins Schloβ,
    das Schloβ in die Tür.
    Wer kann was dafür?

    Ja, die eisige Luft
    trägt deine Brauen wie einen dunklen
    verlorenen Vogel,
    wie brennende Kohlen deine Augen das Meer.
    Und dein Lächeln, die abfallende Rampe
    (wie man Tote trägt auf den Händen)…

    Nein,
    du gewinnst nicht.
    Du verlierst.
    Du springst aus dem Fenster
    und nennst meinen Namen zuletzt.

    Und das Leben buchstabiert mich
    aus dem offenen Darm deines Leichnams.

    *

    CANZONE PER UN POETA NELLE TENEBRE

    Quando piovono colombe / la città scende come una campana sorda / sui suoi figli // e invade i campi / una cocente bruma. // Chi vive sotto un tetto di rose? / Chi porta al collo il cuore? / Chi decifra la scrittura contorta / delle lucertole sulla sabbia? / Chi per primo chiama il nome di lei? // È uno che barcolla alla periferia delle città, / due corvi svernano sotto le sue braccia. / È uno che balbetta la sillaba sacra, / che fa guerra al pettegolezzo / e abbassa la lampada / nel mare incolore. // E ogni giorno gli ospiti lasciano la sua casa. / E lui resta per un po’ / in corridoio, solo. // La porta scatta nella serratura. / La serratura nella porta. / Qualcuno la colpa porta? // L’aria ghiacciata / trasporta le tue sopracciglia come uno scuro / uccello smarrito, / il mare i tuoi occhi come carboni ardenti. / E il tuo sorriso, lo scosceso pendio / (come si trasporta a braccia un morto)… // No, / non vinci. / Perdi. / Salti dalla finestra / col mio nome sulle labbra. // E la vita mi decifra / nell’intestino aperto / del tuo cadavere.

    ***

    ZUHAUS

    Das Meer hat keine Lieder,
    der Wind erinnert dich nicht,
    der Mond kann
    überhaupt nichts verstehen.

    Auch deine Angst und
    dein Widerwille
    sind völlig in Ordnung.

    Ob du weinst oder nicht
    spielt keine Rolle.

    Laβ gut sein –
    wir sind schon zuhaus.

    *

    A CASA

    Il mare non ha canti, / il vento non si ricorda di te, / la luna non capisce
    niente. // Anche la tua paura e la tua avversione / vanno assolutamente
    bene. // Che tu pianga o non pianga / non fa differenza. // Lascia perdere – / siamo già / a casa.

  3. Un post molto interessante, di cui vi ringrazio Francesco e Livia.
    “A casa” mi colpisce tantissimo, per la verità profonda.

    E “Fai di te qualcosa
    di più facile da dimenticare.”, questi versi toccano un punto dolente in tutti noi.

    Un saluto

  4. Anch’io sono molto grata per questa poesia che riconduce a casa…nell’armonia, nella pacificazione di una visione che concilia gli opposti: “un dolore felice”… con immagini così vive che sembrano affiorare da una mente che si fa specchio della natura, dell’essere… e che scioglie il suo canto nella dinamica/quiete di parole che compongono similitudini sorprendenti: “Dormi come un calzino nel fosso”.
    E’ un profondo silenzio interiore che riesce a veder piovere colombe e che ode lo scatto della serratura; quello stesso silenzio a cui l’autore ci invita per colmare le distanze.

    Rosaria Di Donato

  5. mmmmm qualcosa che farebbe al caso mio
    quando è un monaco buddista a scrivere
    il tempo svanisce, resti solo tu e le pagine che scorrono
    una linfa per me
    adoro la loro musica, adoro il loro pensiero, adoro quello che scrivono
    e trasmettono
    bellissimo post in questa parole io mi perdo
    buona giornata

  6. Non so se sono gli anni,o il momento ma mi ritrovo ad apprezzare sempre con più piacere versi che paiono attraversati da un’inquietudine quieta, dove il fuoco è legno che si consuma in un camino e non elemento che distrugge.
    molto belli.

    grazie

    lisa

  7. Bellissime poesie del silenzio…
    Ignoravo l’esistenza di questo libro e del suo autore e ringrazio Francesco per avercelo fatto conoscere.Un dono molto prezioso.
    lucetta

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