I giorni del sole fermo – Liliana Zinetti

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Il sogno è stato credere ai sensi
che volevamo infiniti. Non amore, ma una fune
stretta nella carne, dopo quel cercarsi
dei corpi tra le foglie e il cielo, il limite
dove ti lascio e con il sangue
di un patto crudele
scrivo sui muri
la stagione che c’era il mare.
E’ finire
di chiodi, respiro intrappolato nel vetro,
la matita spezzata dopo l’apnea e la pena
questo amore che non ha ali, ma branchie
e un amo conficcato nella gola.

 

Liliana Zinetti, Due. I giorni del sole fermo, E-book Clepsydra Edizioni, 2009.

 

I

Erano i giorni della pioggia, poesie che leggevi per
tenere le foglie sui rami, per non sentirti inascoltata
quando il mare scendeva le scale e ti arrestava al
primo gradino, per un pianto che non veniva agli
occhi. La sera i coltelli parlavano nell’astuccio del
cassetto e nei libri le fiabe restavano mute, come
qualcosa che non era mai stato detto. Nei cortili
che erano stati con i fiori roteavano gli occhi degli
alberi, era tutto il peso caduto sugli anni, sull’ago
impazzito della bilancia come un vento impossibile.
Se piangi ora è per errore, mai per quanto è passato
scavandoti, per la mano immobile sulla maniglia.

 

II

Specchio, hai veduto i segni, i lineamenti del
dolore. Ora sono in te, ora una trama fittissima di
crepe muove lenta verso la radice.

 

III

Penso a un cielo sparso, leggero. Venivi con l’erba,
sottile, con i calzoncini rossi e le viole. Niente è
durevole, niente sa rimanere. Scivolavi al fondo dei
colori senza nemmeno un bene piccolo nel pugno.
Venivano nubi come macchine da guerra, feroci.
Quando il dolore chiedeva l’assurda rima con
amore le linee andavano con il paesaggio e i nomi
tra le pareti senza gioia di una casa. Casa che si
faceva riva, sponda innervata nella brina delle
foglie. A volte gli occhi erano un inverno
sbalordito, il freddo. Le notti della neve, tutto il
silenzio del bianco che chiudeva le porte.

 

IV

Poi erano gli sguardi e le parole taciute che
entravano nel disfarsi delle sere, era un fuoco
d’orizzonti nel rogo di settembre, uno stare troppo
vicino alle cose; che perdevi il sorriso, il peso, la
voce, che andavi via con una tristezza tanto buia
senza voltarti, in uno schianto di nuvole,
nell’improvviso del freddo.

 

V

Si affollavano solitudini, l’incompiuto cercava in
ogni dove il nome, nel sottrarsi dei gesti, nel
ripiegarsi delle cose, tra campi di girasoli inondati
dall’ombra e stelle incendiate nelle sere. Tra i
soffitti alti e le finestre opache di Ville Turro
disabitavamo i giorni, i nomi non ti contenevano.
Accadeva ed era la muta indifferenza della vita, la
solitudine di chi sta con la notte e nessuno.
Rimaneva una casa dismessa dalla luce, il niente
disperato della vita quando tace.

 

VI

Una panchina tra i tigli, un’età saggia e nessun
metafisico azzurro. Magari la pioggia, le nuvole che
passano, l’acqua sul viso. Il pane buono dei giorni.
Come qualcuno che ha visto tanto e sogna un
quartetto d’archi nel tramonto, una viola nella neve.
Stare come una pietra quieta.

 

*

 

E’ per definire che ti guardo?
Ho bruciato un alfabeto calmo
per indagare la tristezza, colto
la frenesia delle sillabe e il disordine
di una casa brancolante
(per tutta una vita la fronte
al muro di una porta )
ma sono rimasta senza nomi,
con solo mani ferme nel ricordo
e tutto il buio raccolto del mio ventre
e l’urto inarrestabile del sangue
siepe altissima di pettirossi
clamore trattenuto
nella cautela di parole foglie,
senza attesa.
“Verrò con la neve e i girasoli”
sorridi nell’andartene incompiuta
in un giorno qualunque
di una persa vita.

 

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Nota critica

Il sogno è stato credere ai sensi/che volevamo infiniti.” – comincia così questa proposta poetica di Liliana Zinetti: un inizio che annuncia il desiderio di infinità, quanto la visione di un mondo che pare impossibile, un sogno appunto; sembra vi sia un’antitesi già sul nascere. Ne susseguono una serie di immagini che sanno di casa, di amore, di conflitto interiore e di tormento amoroso: l’amore è sempre racchiuso tra “i giorni della pioggia”, nelle “le notti della neve… che chiudeva le porte”, in uno “schianto di nuvole”, dentro una “casa dismessa dalla luce”. Ritorna sempre la neve sui “tulipani”, “sulle tazze di latte”, quasi a lasciare immutato qualcosa che dovrebbe vivere o avere intorno vita. Fa tutto parte di un quadro invernale, ma le cose, le dita, i volti non sono parte dell’inverno ma è come se l’inverno fosse in loro. L’amore quindi è visto come negazione di qualcosa di puramente vivo e lucente, o forse è semplicemente grazie all’amore che il resto tutto intorno pare freddo al confronto? La poetessa di certo pare lasci poca speranza all’amore di mostrarsi diversamente: “Misuravi le distanze/rabbrividendo piano/tra l’inverno e l’urlo.” Pure la casa sembra urlare di fronte a queste “solitudini che si affollavano” tra i “soffitti alti” ed “i tamburi alle pareti”. Fa parte tutto di un quadro sofferente dove i personaggi osservano immutabili la loro distanza, la loro stessa solitudine. Anche un gesto così famigliare e d’unione come lo spezzare del pane, sembra dovuto alla “quieta disperazione”. E’ tutto tormentato, come fosse parte di qualcosa che non vuole reggersi in piedi, se non per cadere di nuovo.
(Anila Resuli)

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Clepsydra Edizioni è un progetto di editoria in rete il cui unico fine è quello di contribuire alla divulgazione, tramite E-book, di testi e opere di qualità. Nasce dalla passione e dall’interesse per la poesia e la scrittura che da sempre caratterizzano l’attività in rete di Anila Resuli (collaboratrice, tra l’altro, dei blog di Stefano Guglielmin e di Roberto Ceccarini), supportata in questa sua nuova iniziativa dal contributo di Federico Federici e di Anna Maria Ferramosca. L’inizio è quanto mai promettente, visto che i primi titoli pubblicati (tutti scaricabili gratuitamente) riguardano autori di sicuro valore: Giacomo Cerrai, Iole Toini, Liliana Zinetti, Francesca Pellegrino, Pier Maria Galli, Angelo Tozzi, Alessio Vailati, Filadelfo Giuliani.
Ad Anila Resuli i migliori auguri di buon lavoro da parte di Rebstein, con l’auspicio che la “qualità” sia sempre l’unico criterio di orientamento nelle scelte.
(fm)

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8 pensieri su “I giorni del sole fermo – Liliana Zinetti”

  1. Grazie a Francesco, sempre disposto all’accoglienza.
    Gli e-book di Clepsydra Edizioni meritano di essere letti con attenzione (ovviamente non includo il mio, altri saranno a giudicare) e Anila, come Francesco, ha una grande passione per la poesia e una cura minuziosa nell’editare.

    Un augurio di serena Pasqua a Francesco e a tutti i lettori e agli ospiti della dimora del tempo sospeso
    Liliana

  2. Grazie Francesco per aver proposto qualcosa del nostro progetto e averne parlato così bene.
    Grazie mille per gli auguri per questa iniziativa e speriamo davvero molti autori apprezzino il nostro lavoro e si facciano avanti senza timore.
    La poesia oggi ha bisogno di stimoli ed io spero tanto che questo progetto sia per gli autori, anche quelli nuovi e poco conosciuti, uno stimolo per continuare nella poesia…

    Grazie anche a Liliana per le belle parole e ricambio ad entrambi coi miei migliori auguri di buona Pasqua!

    Anila

  3. “Fa parte tutto di un quadro sofferente dove i personaggi osservano immutabili la loro distanza, la loro stessa solitudine”. é una bella scrittura, sicura ed al tempo stesso fragile come deve essere la poesia, quella di Liliana. Un caro saluto e complimenti a lei, ed un incoraggiamento all’iniziativa di Clepsydra, che denota di saper scegliere bene i propri autori.
    … e un abbraccio, come sempre, a fm.

    francesco t.

  4. Queste poesie hanno una forte valenza narrativa: passano la barriera del ricordo e lo introiettano in chi legge, realizzando così una traccia indelebile.
    Convincenti!
    Un augurio di buona Pasqua a Liliana e Francesco.
    Gianfranco

  5. Di questa nuova raccolta di lil mi ha particolarmente colpita la coesione che lega in una intensità singolare versi tema ritmo, modellando tutto attorno a un nucleo di leggerezza e forza che apre la voce dell’autrice – già ben definita – a un passo nuovo, ‘convincente’ come ha detto bene Fabbri.

    E Auguri a tutti!

  6. molti complimenti per la bella poesia e per l’iniziativa di qualità!
    e a tutti i miei più cari saluti e auguri post-pasquali, a iniziare da Francesco
    lucetta

  7. Molto belle queste poesie che si allargano e contraggono e che nel verso narrato radunano ciò che è oltre e dentro lo sguardo.

    grazie
    lisa

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