Il canto nel cerchio dell’acqua – Natàlia Castaldi

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(Luigi Masin, L’anima dell’acqua, 2000)

“La poesia è immediatezza espressiva; talvolta criptica, essa dice e non dice, omettendo deliberatamente al solo scopo d’essere equilibrio perfetto di sé oltre il verbo dello scrivente, per risolversi – ogni volta in modo individualmente nuovo – in chi ne fruisce.”

Natàlia CastaldiFrammenti (2009, inedito)

Salsedine

Non temo il pianto
in un velo di ruvida salsedine
tra ciglia e cime annodate
d’un marinaio senza stelle.

Nelle vele rigonfie
d’una infruttuosa giornata di pesca
coltivo le parole
degli spasmi e delle spire
d’un polipo sbattuto
fresco di mare e nervatura caparbia
in un morso di vita.

 

Al calar della sera

Sull’orlo delle ciglia in oblìo
riproducimi il verso delle stelle
quando si vanno a scagliare
tra le ipotesi passate
di un presente privo di memorie.
Raccogli le mie penne
e gettale al fiume
ché non c’è seme di conoscenza
che non germini nel dolore.

Avanza l’autunno nel calpestìo delle foglie sul selciato
ed é un passo appena abbozzato
al calar della sera.

 

Inchiostro

Intreccia i miei respiri alle parentesi quadre dei tuoi pensieri
smussa le virgole ed accarezzami gli accenti
striscia sul corpo del mio testo
                              dàgli peso
penetra ogni parola
                   ogni verbo
bagnami la lingua della tua saliva
        – nel leggermi piano
             senza fretta

scivola sul ventre di ogni pausa di silenzio
e stropicciami ad ogni lettura
                              nelle ore di noia
mentre vieni nelle mie caverne
                              e sui miei capelli
                                         ed alle mie labbra
                                                 offri ancòra nuovo inchiostro.

 

Dis-ordine

Non recupero le forze
nelle fosse dei tuoi silenzi

             ma nei tuoi respiri sérpico
  
                   tra le sillabe che abbandoni
                           in disordine per la stanza.

Annusando odori di noi e di ieri
                                        raccatto polveri e pensieri:

ed é come rammendare un calzino bucato dal tempo e dall’usura

                                    da un’unghia troppo lunga
                                          che s’incunea nei lembi della carne.

                        É un rattoppo per suturare sdruciture
                             questo disordine che si sfugge
                             per consumarsi inchiostro su un taccuino.

 

Scirocco

Qui non arriva neve a piovere sul mare
l’acqua affoga le radici,
il sale insaporisce la salivazione.

In un sorso mezzo vuoto
sciolgo i sensi alla ragione:

non scorre più il sangue,
anch’esso s’aggruma al sole.

Nuda nei miei passi
solo scirocco tra i capelli.

 

Ecce homodedicata all’amico Giovanni Cossu

Ecce Homo
ma non lo vedi

tra brandelli d’oscura finzione
                     nemmeno l’ombra riflessa
                     della complessa imperfezione.

                     – Ecce Homo
                        nel languido intermezzo,

                     notturno navigante tra le sponde
                     dello stupore assorto
in parole sparse
          sferiche concentriche particelle,
                         vene dei versi, atomi delle cellule
                                       aperte, chiuse, labiali, gutturali:

microcosmi di quel costato
                         [senza logos]
                          ricomposto nel notturno deambulare
                                              di ombre cinesi in potenza d’arte.

 

Rebus

I giorni passati ed i giorni a venire
s’infrangono nello specchio di spazio e tempo
accecati nella morsa d’una pelle d’arancio
disidratata dell’acre spirito.
Nell’aere d’aromi prigioniera e disfatta
resta ieri come oggi,
domani forse,
simulacro ed icona
d’un essere senza tempo.

 

Occhi negli occhiosservando Munch

Legami ancora il vento tra le dita
ed i capelli alle tue labbra,
parlami piano delle ore senza sole
e del moto del mare quando ha freddo.

Raccontami le storie dei silenzi
e racchiudi il canto nel cerchio dell’acqua:
dalle tue pupille ancòra lascia ch’io beva
e fammi addormentare in una menzogna.

 

Cristallo

Mi scivolo tra le labbra
apnea d’un istante

Riverbero cristallo
non so nascondermi all’incomprensibile

M’incrìno nei fianchi
                  al vociare delle incertezze
                                                     – e sento.

 

Morfina

Dimmi del sapore delle parole nel vento
e della sabbia bagnata dopo un pianto.
Sai ascoltare il cerchio nell’acqua
senza romperne il silenzio?

Raccontami della magia delle parole
che non saziano le mie domande
e dimmi, se sai,
qual è lo scopo delle stelle
ed il colore della nebbia
nel gorgheggiare di un fiume in piena.

Adagio lento,
sussurrato
come una fiaba che scema nel sonno
ed un arpeggio ad aprire l’incanto
dell’abbandono al sogno.

 

Insonnia di stelle

[…]
e vedo alberi gemmati di stelle
quando le vertebre dolgono
e gli occhi si sfibrano:
lascio che la mano destra
segua le visioni del sogno
lontano dalla luce del giorno
dove si piega il sole
sulle ginocchia
e prega

perdo consistenza
nella pesantezza del corpo
mi allontano e lo guardo
e non ci sono

una luna e poi un’altra
tra le foglie e le fronde
e quella voglia di essere arte
per plasmare nuove forme
dalle storture e dai miei affanni
e dalle ore, morte, ore insieme a me.

 

Epistola – sul silenzio

S’io conoscessi la strada
non sarei in cerca di risposte.
Il silenzio, sai bene, non esiste che nella morte,
ogni pensiero musica il suo suono nella mente.

                       Parole.
Tintinnano, si rincorrono, si sfuggono…

Io, tu, scribacchini al servizio del pensiero,
affannosamente cerchiamo di fissarne il suono
per vincere il silenzio, oltre il suo arrivo,
nello sberleffo di un altrui respiro
che ne cancelli nella lettura,
nel suo suono,
la sua esistenza e la nostra effimera natura.

 

Segretoosservando la “Venere allo specchio” di Velasquez

Se avrò sorte di specchiarmi nel tuo azzurro
per scoprire di me la luce nascosta
nel limpido lago del tuo sguardo gentile,
allora avrò conosciuto di me

il tuo nascosto segreto.

 

***

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22 pensieri su “Il canto nel cerchio dell’acqua – Natàlia Castaldi”

  1. Se avrò sorte di specchiarmi nel tuo azzurro
    per scoprire di me la luce nascosta
    nel limpido lago del tuo sguardo gentile,
    allora avrò conosciuto di me

    il tuo nascosto segreto.

    il greto del fiume dell’altro,scoprire che scorre anche in noi, con la sua stessa acqua, la foce già immersa dentro la sorgente e non percepire distanza tra l’uno e il due, tre te e me, sentire che il nostro corpo, tutto il corpo anche quello dei sogni e dei pensieri si allarga e si tende fino all’uomo che ancora non è apparso all’orizzonte e anche in quelli persi nel passato c’è l’orma, l’in-pronta a rifarci un corpo di grande, inestinguibile meraviglia. Grazie Natàlia, prendo l’ultima a riconoscimento. ferni

  2. l’uspicio si avvera

    ho desiderato questo “libro”

    reb stein fa da levatrice
    natàlia è la gestante

    vengo guidato, con mano gentile
    ad assistere a questa nascita

    : felice

  3. Poeta d’alta capacità di legger-si dentro e fuori. Crea eco d’intarsio fulmineo restante [tra parentesi quadre di occhi che la leggono-giungendo all’anima delle risposte d’arte che sa regalare].

    Poeta in fiore… promessa al profumo dei (nostri) tempi.

    Glò

  4. approfitto intanto per salutare Francesco, che non sento da un pò…di Natalia direi che riesce bene a tenere a freno l’irruenza e l’energia che le è propria, in testi come “Morfina” e il nucleo centrale di “Dis-ordine” (i migliori, per me) che sono sì lirici ma anche molto moderni, innervati di corpo e psiche, dalla versificazione libera. ma anche con curiosi rimandi o echi come questo; “Avanza l’autunno nel calpestìo delle foglie sul selciato
    ed é un passo appena abbozzato / al calar della sera”. Bene, avanti così…
    saluti

  5. Versi che s’inseguono, s’intrecciano l’uno all’altro in una partitura di immagini forti e stagliate, venati di malinconia e consapevoli fino in fondo. Poesia dell’anima, nei suoi tumulti ed inquietudini, che trova nella natura e nella scrittura i maggiori referenti:
    Io, tu, scribacchini al servizio del pensiero,
    affannosamente cerchiamo di fissarne il suono
    per vincere il silenzio, oltre il suo arrivo,
    nello sberleffo di un altrui respiro
    che ne cancelli nella lettura,
    nel suo suono,
    la sua esistenza e la nostra effimera natura.

  6. Piena di grazia la poesia di Natàlia:

    “Adagio lento,
    sussurrato”

    E davvero un piacere leggerle.
    Complimenti per questa ricerca così sentita di
    ” Parole”
    -che-
    ” Tintinnano, si rincorrono, si sfuggono…”

    I miei saluti a Francesco.

    Francesca

  7. Felice di leggere Natàlia anche qui… Se è vero che la “dimora” esprime il mondo interiore di chi la vive, la presenza poetica di Natàlia esprime adeguatamente e delicatamente questo “tempo sospeso”… “sospeso” proprio perchè la sua poesia è “ponte” d’intuizioni e non solo, di emozioni, ma non solo: riesce a tradursi in “esperienza” poetica contagiosa ed entusiasmante e questo è un dono che distingue e si distingue.
    Un saluto a Marotta ed un bacio all’amica.

  8. Barocca, pungente e penetrante
    ti conosco, ti ho osservata, ti ho ascoltata….
    mentre ti leggevo riuscivo a sentire l’eco della tua voce….
    le tue parole in un turbinio di chiarezza ossessiva e dolcezza, pura…
    eri tu…
    congratulazioni e davvero felice per te!
    G

  9. piacevolmente frastornata dalle vostre belle parole, in taluni casi guidate più dall’affetto … vi ringrazio infinitamente tutti per l’abbraccio di queste ore qui da Reb Stein.

    la selezione fatta da Francesco mi ha molto colpita perchè non immaginavo avrebbe scelto insieme ad alcune mie più recenti (salsedine e dis-ordine) – che sento mie perché vissute secondo l’attuale gusto e sensibilità -, poesie scritte da me davvero tanto tempo fa che a rilleggerle non mi sembrano neanche appartenermi se non come i ricordi sfocati di vecchie foto d’infanzia.

    La mia risorsa più grande e, forse, non poi così ben sfruttata è la fantasia, ricordo che da bambina mi assentavo totalmente da tutto quello che mi circondava e non mi piaceva creandomi fantastiche sopra-realtà immaginarie, poi crescendo questa capacità di fuga era venuta meno per poi tornare negli ultimi anni a “vivermi” superando grazie ad essa ogni frustrazione-delusione-depressione.

    emozionata per la presenza qui di Giovanni, sollevo dal ruolo di “levatrice” il già fin troppo disponibile Francesco :-)
    … ne deve ancora passare molta di acqua sotto i ponti mio caro Giò!

    Ed, Fernanda (donna/poeta/traduttrice/pensiero che stimo), Gloria (poeta ed amica infinita), Giacomo (la prima persona che ha creduto in me, non lo dimentico), Abele (amico guida pezioso), Carmine (sensibile amico poeta, non credo tu abbia nulla di meno ma molto di più da offrire!!!!), Rosadstrada (spero di conoscerti meglio), Antonella (con te le parole non bastano per descrivere l’affetto ed il legame di rispetto e stima …), ed infine Giunida che non ho capito chi sia e mi “inquieta”…. Francesco … (“ho finito il popocorn! :-)”) :

    GRAZIE!

  10. Caro Francesco, questa casa è la casa della poesia e sicuramente da domani ospiterà altre belle cose, … come avrai capito sono una persona istintiva e spontanea (forse troppo) e sto per fare una cosa che spero non ti faccia seccare, mi sono portata dietro delle poesie che mi sono care e le lascio qui tra i commenti. è il mio modo per ringraziare la poesia e chi la fa e la ama.

    Tappeti

    Ho comprato una stoffa preziosa,
    ne farò del disegno modulare
    un quadro
    da appendere sopra il nostro letto.

    Si tratta di un disegno in cui,
    noi due
    nascendo dov’è una tartaruga
    ( il corpo e il carapace )
    diventiamo due infiorescenze
    di canna selvatica,
    tra canne selvatiche fiorite.

    Di fronte,
    abbassando la testa uno verso l’altra
    ci facciamo i complimenti.

    Ci rendiamo omaggio.

    Giovanni Cossu [1999]*

    *coincidenza vuole che la pubblicai tempo fa sul mio blog accompagnata ad un quadro di Luigi Masin.

    ***

    Ragù

    Agli angoli delle cose
    Pensavi mentre giravi il sugo
    Un po’ alla volta se ne andava la memoria
    Come un geco all’alba nella tana

    Ti ricorderò come oggi in vita
    E domani vento e fiori di gerani rossi
    Impazza la solitudine verso quelle foto
    Come quel profumo che fa male ogni domenica mattina

    Sono parole in anticipo sulla morte
    Che mi vengono da un luogo angusto come il cuore
    Da un dolore prematuro da un odore

    Con cura asciughi le macchie silenziose
    Sul bordo del lavello immacolato
    Con cura riponi le stoviglie e
    Aggiungi un po’ d’amore
    Sai che non mi basterà questa porzione

    I pugni stretti nella notte
    Di una tachicardia da fumo
    Di un cane abbandonato nel giardino
    Di come quando ero un ragazzino
    Di quando le mosche mangiavano il cortile
    E il pallone correva in diagonale verso il sole

    Ad ogni pasto profumato
    Ad ogni età che se ne è andata
    Verso casa ritorno con lo sguardo
    E un’ultima girata a fuoco lento
    Mi dice di sperare che è lontano
    Il tempo delle more e degli addii

    Carmine Vitale

    ***

    La gatta

    sei venuta a cercare carezze
    e non mi resta che trattare
    e darti il fegato
    un polmone
    non è fame
    sfizio o cosa
    neanche guerra o tregua
    ma il rosso di una rosa

    se tu dormissi
    non troverei la via
    né la carrucola
    che porta il secchio
    se tu potessi
    sgomitolarmi
    chissà come
    risaliresti al nesso

    e adesso che la mano
    d’impeto corre
    ci prende ci sfiora
    davvero tutto
    graffio aperto
    di più tenero
    stordimento

    Abele Longo

    ***

    da “Sinossi dei licheni”

    Non sei venuta, oggi,
    non verrai, gli occhi non mi dicono
    niente.
    Non ci sono più parole nell’inchiostro.
    Nel parlatorio vecchio
    cessano i bisbigli e l’aria
    raffredda sui selciati,
    scurendosi la sera.
    Niente importuna i licheni
    nella loro nicchia.
    I topi non li rodono che io sappia
    altri appetiti limitandosi
    al poco.
    La corda che intrecciai
    ancora tiene.
    Credo che me ne andrò stanotte.

    Giacomo Cerrai

    ***

    Pianto dissolto

    Esistere solo
    per essere ciò che si vuole,
    bamboleggiando con le frasi,
    distogliendosi dai doveri,
    mostrando solo maschere
    fasulle o vere,
    ma non a me stessa…
    mi trovo in un luogo
    che non conosco
    quando il mio cuore
    tocca la coscienza.

    Gloria D’Alessandro

    ***

    grazie dell’ospitalità, adesso vado definitivamente.
    buonanotte, natàlia

  11. Preziosa questa proposta di Natàlia Castaldi e Francesco Marotta. Salsedine, “coltivo le parole / degli spasmi e delle spire / d’un polipo sbattuto / fresco di mare e nervatura caparbia / in un morso di vita”, Scirocco, “non scorre più il sangue, / anch’esso s’aggruma al sole. / Nuda nei miei passi / solo scirocco tra i capelli”, Epistola – sul silenzio, “Parole. / Tintinnano, si rincorrono, si sfuggono… / affannosamente cerchiamo di fissarne il suono / per vincere il silenzio”, i miei testi preferiti. Un cordiale saluto a tutti, Marco Scalabrino.

  12. Dis-ordine

    Non recupero le forze
    nelle fosse dei tuoi silenzi

    ma nei tuoi respiri sérpico

    tra le sillabe che abbandoni
    in disordine per la stanza.

    Annusando odori di noi e di ieri
    raccatto polveri e pensieri:

    ed é come rammendare un calzino bucato dal tempo e dall’usura

    da un’unghia troppo lunga
    che s’incunea nei lembi della carne.

    É un rattoppo per suturare sdruciture
    questo disordine che si sfugge
    per consumarsi inchiostro su un taccuino.

    *
    Come non sentirti vicinisssima, in questa,addirittura ac-canto.Dis-ordine è una parola che inizia a vivere non sotto l’albero, ma dentro, mentre mangiamo la mela, metà per ciascuno e il giardino si allarga oltre i piccoli confini di ciò che è il passato,chiusi dai re-cinti e in-segna che la creazione è viva se solo la si pratica ogni is-tante,tante e tante volte quanti sono gli sguardi che lanci-amo e alla cui “esca” avanza ancora altro.
    Bacio Natàlia e ancora grazie della tua grazia: un ben di dio veramente! fernanda

  13. Grazie a tutti, amici vecchi e nuovi, per i commenti e gli interventi in questo thread. E grazie a Natàlia e alla sua generosa passione, che dimostra, prima di ogni altra cosa, che la poesia, proprio come la vita, è “l’arte dell’incontro”.

    Un caro saluto a tutti.

    fm

  14. Forse per un mio problema personale mi piace isolare Natalia nel verso corto “Qui non arriva neve a piovere sul mare”, nella delicatezza e non nelle ferite.
    un abbraccio a Nat e un saluto a te Francesco

    alessandro assiri

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