Ad occhi vergini – di Francesco De Girolamo

Gao Xingjian, 1

Francesco De GirolamoAd occhi vergini (Luci di un timido orgoglio), 2009. (*)

         Nascondiglio

Avranno avuto forse quindici anni,
quelle due, rifugiate contro il muro:
l’Una, sulla spalla dell’Altra, d’improvviso,
ha nascosto la faccia al mio sopraggiungere,
per non svelare ad altri la vergogna.

Nel vicolo deserto, sotto il gelido sole,
chi mai violava quella solitudine?
Che stretta al cuore vederle da lontano
interrompere un bacio al rumore dei miei passi;

e nello sguardo attonito dell’Altra,
che ansioso, imperscrutabile candore.
E quale tenerezza inespugnabile
in quella loro fiera segretezza!

Tutto il bello ed il brutto della vita
era lì disegnato, in quella strada
sudicia e senza uscita,
tra ciuffi d’erba e miseri rifiuti: oh, benedetto
nascondiglio di un’estasi impaurita!

 

         Stanza chiara

Gridalo pure forte, ora, il tuo nome
per questo giorno strappato al destino
nel coraggio del vento, con il cuore
in braci, come in petto ad un bambino.

Le mani che si serrano in abbracci
non più fugaci, labile vittoria:
slegando il nodo stretto dei suoi lacci,
un sogno può sconfiggere la storia?

Un sussulto si increspa del tuo seme;
entrerà nel segreto dissepolto
che il germoglio del nulla in sé contiene
o darà vita a un frutto mai raccolto?

Per te, in me, che sfuggendoti ti aspetto
e scorgo nei tuoi occhi la promessa
che fingo di ignorare, nel sospetto
che, già domani, non sarà la stessa.

 

         Al vento dorato

Se tu che per la prima volta
mi disvelasti l’animo mio
e ciò che in me, il mio sangue
negato, rivendicava al furtivo sogno,

tu che apristi le porte del mio oltre,
così che fosse tutto devastato
di nuova luce, come la crisalide
che squarcia il guscio inerte
spalancando le ali al vento dorato,

se tu che eri per me inizio e fine,
acqua e fuoco, folgore ed ombra,
non hai più la tua voce,
e la tua aura inclini verso visi
in forme vili e fieramente ostili
al tuo passato, impudico splendore,

chi riconoscerà il mio passo, da lontano,
sotto la croce rosa di un sorriso,
timoroso di gloria, incancellabile,
tendendo alto l’arco del suo sguardo
verso un mio nuovo, sperduto ritorno?

 

         Scrigno marino

Dunque riposi. Dove? Ne hai avuto abbastanza
di tutto. Non hai chiesto scusa
a nessuno. Nessuno hai perdonato. Senza veleno
hai addentato la nera mela dell’albero ignoto.

Ed i tuoi occhi? Quella luce inafferrabile,
timorosa di essere? Svanita in un attimo?
O scivolata leggera verso un altro accecante
baluginare senza confini?

Ed il tuo corpo, la tua invisibile, tormentosa
magia? Mite e stanco, riposto
in uno scrigno marino, la cui musica afferra
il solo cuore della memoria?

Da una quadriga di angeli
vidi issarlo, in silenzio,
sopra la folla cupa, sorda, smarrita,
che rientrava in schiera sparsa
ai bianchi sepolcri dei suoi inespugnabili
sogni di pietra.

 

         Carillon
Sogni di camminare sui lustrini
in una camera di carta rosa,
a piedi nudi, in cerca di qualcosa
che si nasconde forse dietro l’ombra.
Respiri piano, quasi a non svegliare
gli angeli-ballerine accoccolate
sui sofà del salotto scintillante,
cui i tuoi soffi solleticano il cuore.
Vorresti essere chiuso in uno scrigno,
come un anello che si vuol serbare
dal tempo, pur senza valore:
un po’ di latta e vetro colorato.
Hai un carillon nel petto che tintinna
sempre la stessa nota, ed una lacrima
ti solca il viso, come ad un bambino
cui si è rotto il giocattolo più amato.
Ti sforzi di vedere oltre le cose,
ma scorgi solo la bigiotteria
della vita, odor di cipria stinta,
tende lise, cuscini in simil-seta,
sedie zoppe, tappeti impolverati,
visi di un rosa finto, ricoperti
da vecchi fondotinta a buon mercato.
Chiedi aiuto a una madre sconosciuta,
ad un amico, al principe, al custode
dei tuoi libri di fiabe spaginati.
Sei come una moneta fuori corso,
dimenticata un giorno in un cassetto:
un po’ più luccicante delle altre,
ma che nessun mercante può accettare
per il frutto più acerbo.

 

         Ad occhi vergini

Ad occhi vergini riappare il sole
ogni mattino come un sogno arcano;
e il tempo non offusca lo stupore
acceso da quel grande occhio lontano.

 

______________________________
(*) Versi ritrovati
Nuove versioni di testi variamente editi, 2000-2007.
______________________________

 

***

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20 pensieri su “Ad occhi vergini – di Francesco De Girolamo”

  1. Cosa rimane delle poesie di Francesco nel rileggerle dopo un pò di anni?
    Sicuramente il bell’ uso della lingua italiana! e poi… le cose di cui i versi parlano sembrano vere: le due ragazze appartate, il vento dorato, lo scrigno marino, il carillon, gli occhi vergini sono con me sulla pagina mentre leggo; sono intorno a me se chiudo gli occhi… ma è solo suggestione oppure è stile?! Mi sa che il poeta De Girolamo ha stile.

    Rosaria

  2. Poesie “giovanili” almeno nei soggetti e forse anche per il tempo, quello dei ricordi.
    Un linguaggio ricco e ricercato come certi drappeggi di valore, che però non rende il poeta e le cose immuni dall’estraneità e dal disfacimento : “moneta fuori corso e dimenticata…”
    ” …un po’ più luccicante delle altre…”
    Preziosità e lucentezza non preservano, ma anzi sembrano catalizzare forze oscure.
    Aleggia un’atmosfera di precoce decadenza, come in certe esperienze o visoni giovanili.

  3. Non so, ma a me sembra che ultimamente la poesia ci abbia dato versi piuttosto criptici, di difficile decifrazione e quindi, almeno per me, poco comunicativi.

    Dunque è in piacere, sempre per me, leggere testi come questi qui proposti dove la cantabilità del verso si coniuga con l’armonia del detto, con una versificazione fluida e senza inciampi.
    Molto colpita soprattutto da Nascondiglio.

    un abbraccio a De Girolamo e Marotta
    jolanda

  4. La suggestione dello stile, cara Rosaria, è ciò che spero di perseguire, affinché le cose di cui parlano i miei versi, presenti e futuri, per quanto possibile, non solo “sembrino”, ma siano vere.
    Grazie.
    francesco

  5. De Sanctis sosteneva, cara Paola, che, in letteratura, “l’uomo nella sua decadenza tenda al femminile, diventi nervoso, impressionabile, malinconico.” Spero che sia così anche per la mia scrittura, perché una cifra stilistica “virile”, vitalistica, di qualche, sia pur autentico, “nerbo”, mi sembrerebbe, di questi tempi, piuttosto fuori luogo.
    Mi sento sempre più vicino in effetti, nel mio piccolo, a Corazzini; e a quel Piero Jahier, da me molto amato, che scriveva:

    “Vogliono sempre impedirmi di essere triste;
    ma se è la mia sola gioia esser triste:
    cresce solo piangendo
    questa gemma d’albero che volete asciugare.”

    “Le domeniche azzurre della primavera” (Corrado Govoni), mi sembrano davvero assai lontane, (o perdute?).

    Grazie di cuore.
    francesco

  6. Le tue osservazioni, gentilissima Jolanda, mi sono, in questo momento, di grande conforto.
    “La cantabilità del verso”…”l’armonia del detto”, che qui scorgi, hanno per me una valenza davvero aurea.
    Piuttosto che ad una scrittura “criptica”, sempre più “di maniera”, mi dedicherei ad un più salutare silenzio…

    Grazie davvero.
    Un abbraccio.
    francesco

  7. “Chi era lupo chi volpe chi pecora, pochissimi gli uomini.”
    (Adriano Guerrini, da “La storia” – “Poesie politiche”)

    Felicissimo, io, di poterne incontrare sempre qui uno come te, Francesco.

    Grazie.
    francesco

  8. Karo Francesco hai fatto centro un’ altra volta. Carillon mi squarta: tra Puppen Angel di Rilke, la cipria di Gozzano e perchè no, qualche goccia di Allen Ginsberg hai shackerato una bomba, che anzichè annebbiare fa ricordare tutto quello che c’è di bello, come l’Eunoè del buon Dante. La ballerina del soldatino di stagno, un cuore preso a morsi, che grida ancora amore. Sai cogliere lo spirito del tempo. Adesso stacco la spina se no mi metto a piangere che già non vien giù abbastanza pioggia. Un saluto dal nord est far west e un abbraccio forte forte a te e tutte le carissime amiche e amici del gruppo di poesia dal vostro ” suino ” acerbo – marcio, Antonio M.

  9. “Ora so cos’è l’arte: Dio che ha nostalgia degli uomini…”
    Questo è quello che penso anch’io Francesco quando il mio cuore incontra la tua poesia.
    un caro saluto
    Monica

  10. Grazie, Francesco, è un sentimento che ricambio con grande stima.

    Grazie anche per aver nominato Piero Jahier, un grande che sembra letteralmente cancellato dal vocabolario dei poeti e dei poetastri laureati o aspiranti tali. Felice di condividere anche questa “passione”.

    Un saluto a *tutti* gli intervenuti.

    fm

  11. Dovrei ricopiare parola per parola il commento di Jolanda…
    anche a me pare che, fra tanta poesia che usa la sperimentazione come uno strumento per nascondersi, sia un gesto di coraggio scrivere in modo chiaro, limpido, cercando di fare in modo che la limpidezza non sia banalità, ma un modo diretto di comunicare, e dare spessore alle cose, e che la ricerca formale sia funzionale e non un fine. Per questo la tua, Francesco, è una voce che apprezzo molto negli intenti e nei risultati.

    Francesco t.

  12. Grazie infinite, Antonio, della tua così appassionata e partecipe lettura.
    E della tua sempre più preziosa amicizia.
    Un grande abbraccio.
    francesco

  13. Ginsberg…o non Ginsberg, sono contento, Metrovampe, che qualcosa ti abbia, comunque, “legato in piacevole contatto” ai miei versi.
    Grazie. Un saluto.
    francesco

  14. Commoventi, Monica, le tue “ragioni del cuore”… Mi lasciano senza parole; e quasi senza respiro. Impagabile sensazione, come “riscontro” alla propria scrittura. Cosa altro si potrebbe chiedere, in cambio?
    Io credo nulla.
    Un carissimo saluto.
    francesco

  15. Caro Tomada, scusa se ti chiamo per cognome, ma tra “franceschi” (già tre!) si rischierebbe di fare un po’ di confusione, per chi legge.
    Confusione che no fa certo, invece, la tua lucidissima analisi, così lusinghiera per gli intenti e per i risultati di quanto, in poesia, vado ancora “sperimentando”, perché io credo che nel lavoro per l’onesta limpidezza del dire ci sia molta più “ricerca” che in tanta ormai stanca e compiaciuta “modernità” espressiva.
    Grazie infinite.
    francesco (d. g.)

  16. Grazie, Francesco, per il contributo che sai dare alla discussione e per il rispetto che dimostri, sempre, verso chi dedica tempo alla lettura.

    A presto.

    fm

  17. La nuova poesia contemporanea si rispecchia in questo tuo grande contributo che c’hai voluto regalare
    tanti complimenti davvero

  18. Grazie infinite, Cristoforo, della tua decisa, confortante adesione al mio personale percorso poetico.
    Un saluto.
    francesco

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