E’ il respiro di un’ombra la forma – Giorgio Bonacini


(Vasilij Kandinskij, Quadro con arciere, 1909)

[Qui altri testi di Giorgio Bonacini presenti nel blog.]

Giorgio Bonacini – UNA COSA A CASO NEL CAOS
(2008-2009, inedito)

Sono arrivato fin qui
con questa faccia da naufrago salvato

(Sergio Endrigo)

 

1.

E’ il respiro di un’ombra la forma
che vedo e che sento negli occhi attraverso
i pensieri – una nuvola scritta di smorfie
e sberleffi, di sillabe acute che l’aria riscalda
e poi brucia, e divampa nel corpo in un bianco
di pelle, di furie fantasma e manie, dissidenze
che incontrano il tuo e il mio favore.

 

2.

Eppure l’acqua, gelo inabile, scandisce
con misura un tempo indistinguibile dal ritmo
di un accento – un’altra pausa in cui pensare
a quando tutto era diverso dalla pioggia
anche la mente, il sogno, il lago insufficiente
in cui picchiettano le voci, i vuoti
e le immersioni incandescenti di paura.

 

3.

E allora gioca, mia tristissima tristezza
senza dita, allitterando musica di cuore
al tono sghembo di un’ondata, al suono
inconsapevole che prende come un timpano
il dolore, la penombra disumana che non smette
e non promette – così vedi una dolcezza diluita
quasi ferma, sempre sola, mai capita.

 

4.

Succede che si arrivi ad osservare un muro
nudo, e dietro, in dissolvenza, anche la muffa
che riprende la figura del mio corpo
che si affanna a ricrearne i lineamenti
con il cielo dell’intonaco, col vento – figure
di un oggetto materiale, ma inspiegabile
al passaggio della pelle, all’occhio, al modo.

 

5.

Dedico una parte della mente alle parole
che non servono per dire cosa cerco dentro
i luoghi congelati dai pensieri, dalle frasi
inospitali ma sensibili alla vita più di quanto
io non capisca – perché passano fra i denti
anche fastidi, insofferenze, noie che conducono
i discorsi alle derive ignote del silenzio.

 

6.

Se il tuono disturbasse l’emozione con assalti
di bruciore e il fulmine in anticipo portasse
in un boato i sentimenti, non avremmo
descrizioni concepibili di buio, né furore
nell’attacco ai movimenti che di notte
distinguiamo in illusioni ed allusioni – prove
incaute di rovesci, scontri, svolgimenti.

 

7.

Io credo a un tempo solo e innaturale –
una lavorazione a cui attingere per compiere
anche il giro di riserva, l’effetto di contrasto
con il vento che risucchia pelle e ossa, senza
accorgersi che il suono scoppia e sfiata, e sbotta
inutilmente passeggiando sopra un ponte
di euforia, sotto l’immenso che sta dentro.

 

8.

Una cosa che ora so di questo mondo
è il suo miraggio – non l’inganno che rovescia
indistinguibili colori senza luce, non perché
nel buio tocco a caso la corteccia del mio corpo
ma perché sento bruciare segni anonimi
e strozzati, abbandonati alla deriva di un istante
che non sa del mio cervello qui nel caos.

 

9.

E dire che in te corrispondono i gesti
e gli abbagli del sole – gli alberi intatti
i segnali, i distacchi che imponi e disponi
in scritture di foglie non morte, lasciate sul fondo
a bagnarsi di terra, di insetti, di voci sensibili
a un dono di niente, a un male di nulla
che lascia ombre vuote, a mezz’aria, insensate.

 

10.

Ascolto lo spazio di un suono alla luce
del ritmo che chiude e circonda il momento
in attesa di un cenno – la guancia, le palpebre
il mento e le labbra nel viso che sposta
un congegno di voci, osservate anche dopo
lo schianto, tra l’angolo e l’ombra che spezza
i miei occhi in minuscoli armonici, esatti.

 

11.

Ero un semplice concetto non amorfo
un nodo a vortice impossibile, infilato
a suo piacere tra le pieghe di un mutismo
sparso a chiazze, spinto al limite di un suono
controvento ma fidato – reo soltanto di non
essere invisibile, assediato dall’incanto
di pensare in equilibrio, senza fiato.

 

12.

Sogno ancora di essere sognato, tolto
al sonno e trascinato a rispecchiarmi in ogni
volto senza voce – fatto a immagine di goccia
fumo o briciole di sabbia, guardo e rido
e prendo l’acqua, e così smuovo l’andatura
defluisco, sento il corpo quasi al crollo
e mi risveglio in forma nuova, già svuotato.

 

13.

Portare a compimento una scoperta o farne
parte, non è solo il capriccio di un poeta
né il destino di una vita che rimanda
a una parola affaticata – a volte l’invenzione
è quasi vuota, ma sembra catturarci l’avventura
e disarmarci per proteggere anche il graffio
di una virgola, il clamore nell’assalto.

 

14.

E’ probabile che scrivere di te sia più
difficile che vivere a mezz’aria, in punta
d’erba o regredito a cellula di stella risucchiata
da un ricordo a balzi e a strappi o rintanato –
ma è possibile che riesca a condividere
quei suoni, i ritmi, il buio di uno sguardo
a traccia miope e nel sollievo concentrato.

 

15.

E allora posso dire di avere nelle orecchie
tanta luce, e lèggere in un sogno d’api e siepi
ciò che vedo ma non dormo, perché scrivo
di parole rotolate, di realtà spinte al fantasma
di una vita leggerissima – una lacrima
un sorriso, il posto vero che si trova
in un nonnulla, quasi al limite, non nulla.

 

***

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12 pensieri su “E’ il respiro di un’ombra la forma – Giorgio Bonacini”

  1. Caro Roberto, ancora per poco…

    Comunque, volendo, si può leggere e commentare quando si vuole, i post non hanno nessuna “scadenza” e, di solito, restano nella home page una ventina di giorni: basta far scorrere il cursore…

    Poi, se uno ha voglia di leggersi un autore, può cercarlo nella sezione “Ospiti”, o aprendo la finestra “Seleziona una categoria”.

    Ciao, grazie.

    fm

  2. la leggerezza d’una nota che si fa colore su una tavolozza bianca, dandole vita.
    ottimo accostamento dipinto poesie, chi meglio di Kandinskij fonde le sensazioni in geometrie di colori? solo il poeta.

    natàlia

    ***

    (O.T.: mi preoccupa quell’ “ancora per poco”!!! non mi fare brutti scherzi)

  3. Non so se per effetto di empatie di immagini o di ritmi, ma il mondo poetico di Giorgio e la risonanza della sua poesia hanno su di me un effetto ipnotico e perturbante di grande bellezza. Questa è una poesia intensa e importante, che rimpiango di avere conosciuto tardi. Ma meglio tardi…
    Se Giorgio vuole mettersi in contatto mail con me, sarei felice di ricevere suoi libri e suoi inediti, anche per future collaborazioni con ” I libri dell’Arca”.
    Marco

  4. Caro Marco, sono contento che la lettura delle mie poesie susciti in te l’effetto che dici. Non è mai tardi per incontrare poesia. Anch’io scopro,
    spesso in blog importanti come questo di Francesco, poeti, ad altri conosciuti, che mi arricchiscono in meraviglia e stupore.

    Ti invio volentieri miei libri. Potresti farmi avere il tuo indirizzo tramite
    e.mail. Se Francesco è d’accordo (e spero di non abusare della sua disponibilità) gli chiedo di farti avere, in privato, la mia e-mail.

    Ciao. Grazie. Giorgio

  5. Credo che forse, sempre, dal caos, interno – esterno, siano scaturite forme d’arte altissime.

    E, se da questa cosa a caso nel caos, di Bonacini, leggo testi di una fluidità sconvolgente, ben venga il caos a restituirci sempre la bellezza di una poesia che non si fa pregare per rimanere in noi, di una parola, veicolo dalle mille sfaccettature, plasmata di verso in verso, una parola elastica cheabbraccia un universo di pensiero e realtà e sogni, ai confini di un’ombra che si fa respiro di tutti gli elementi naturali ,che è consapevolezza tra umanità e limite, che si fa aria nel caos per liberare la bellezza che in esso vive.

    Davvero complimenti al poeta e a Francesco che non finisce mai di stupirmi con le sue superbe proposte.

    un abbraccio a entrambi
    jolanda

  6. Sembrano volere afferrare l’istante che divide l’illusione dalla disillusione, quell’istante che racchiude l’impalpabilità ma anche il peso del presagio. Notturne.
    Sono molto belle.

    grazie
    lisa

  7. Gentile Jolanda Catalano, credo che tu abbia conto con profonda sensibilità le “intenzioni” di questi versi: far uscire e allargare un’interiorità, formandola ma senza costringerla ed essere ciò che vorremmo.

    Mi piace molto quando parli del verso (del mio in particolare, ma credo che valga per ogni atto di parola e di pensiero in poesia) come di “una parola elastica”.
    La poesia, per me, deve avere un andamento che si sviluppa in direzioni indeterminate: puoi coglierne qualcuna per quel momento, ma in un altro momento di lettura se ne fanno vive altre e altre scompaiono.
    E’ come ascoltare gli armonici che si sviluppano fra tensione e rilassatezza nella nostra mente.

    Un grazie di cuore per le tue parole di apprezzamento.
    Giorgio

  8. Grazie Lisa per questa lettura. La ricerca di un senso in poesia è uno sfarfallamento continuo alla ricerca del non-compreso, nella com-pressione ed esplosione di una parola che è voce e intelletto,
    armonia e deflagrazione. O, più semplicemente, è solo l’esistenza che segna la scrittura.

    Un caro saluto.
    Giorgio

  9. Grazie a tutti per i commenti competenti e interessanti: a dimostrazione del fatto che, quando lo scritto nasce da una lettura attenta e profonda dei testi, lo scambio che ne deriva arricchisce veramente tutti gli interlocutori. E rende un servizio non da poco alla poesia: l’unica ragione, forse, per la quale un blog ha ancora un senso e una possibilità/necessità di esistenza.

    Buona serata.

    fm

  10. Nemmeno io ho parole per ringraziare di questo fulmineo e fulminante apprezzamento. Mi scuso solo per il ritardo con cui leggo le parole di Lucetta. Un carissimo saluto. Giorgio

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