Lo share della vergogna: avvoltoi e sciacalli

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Lo avete visto tutti, sicuramente, non era possibile scansarlo in nessun modo. E’ da lunedì che si aggira tra le macerie del terremoto spacciando ricette miracolistiche e sogni a reti unificate, intervallati da barzellette e inviti, rivolti a chi non ha più nemmeno gli occhi per piangere, ad andare in vacanza al mare. Chi sa, magari ci scappa pure che la figlioletta di dieci anni trovi il fidanzato…

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Emblemi latenti. Caillois lettore delle pietre (II) – di Giuseppe Zuccarino

[GIUSEPPE ZUCCARINO]

54115134_pietrapaesina “Ogni vuoto è colmato, ogni interstizio riempito. Fino al metallo si è insinuato nelle cellule e nei canali da cui la vita è da lungo tempo scomparsa. La materia insensibile e compatta ha rimpiazzato l’altra nei suoi ultimi rifugi. Ne adottò le figure precise, i solchi più fini, così bene che l’impronta anteriore resta consegnata nel grande album delle età. Il firmatario è scomparso, ogni profilo, pegno d’un miracolo diverso, resta come un autografo immortale”.

(Roger Caillois, La scrittura delle pietre, 1970)

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Emblemi latenti. Caillois lettore delle pietre (I) – di Giuseppe Zuccarino

[GIUSEPPE ZUCCARINO]

54115134_pietrapaesina “Ogni vuoto è colmato, ogni interstizio riempito. Fino al metallo si è insinuato nelle cellule e nei canali da cui la vita è da lungo tempo scomparsa. La materia insensibile e compatta ha rimpiazzato l’altra nei suoi ultimi rifugi. Ne adottò le figure precise, i solchi più fini, così bene che l’impronta anteriore resta consegnata nel grande album delle età. Il firmatario è scomparso, ogni profilo, pegno d’un miracolo diverso, resta come un autografo immortale”.

(Roger Caillois, La scrittura delle pietre, 1970)

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Dino Campana. La poetica dell’orfismo tra pittura e sogno – di Giuseppe Panella

[RETROGUARDIA]

orfeo
(Univ. di Perugia, Dip. di Chimica, Mosaico romano
raffigurante Orfeo
– II sec.)

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Quando tutto è detto – di Ajahn Bikkhu Abhinando

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Nell’emisfero del silenzio
cadono le foglie
tutto l’anno:
ogni parola un gesto.

Sediamo pigiati
tra il fuoco e la notte.

Dove il silenzio ci tocca,
fiorisce la spalla
più a sud dell’inverno:

un dolore felice.

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Siamo tutti in pericolo – di Giuseppe Catozzella

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Un uomo giace sdraiato a terra accanto allo spigolo del marciapiede. Ha la testa coperta da un telo bianco chiazzato al centro di rosso rappreso. Sparato in faccia, come i codardi camorristi usano fare, colpendo da due passi chi neppure può difendersi. È una grande fotografia, quella che sta sul ledwall semovibile e luminoso, nello studio TV3 di corso Sempione stracolmo di ragazzi. Roberto Saviano sta un po’ scostato sulla destra e indica quell’istantanea, mentre Fabio Fazio gli passa addosso un fugace sguardo di terrore. Poi indica i bambini, i tanti bambini che nell’immagine assistono al lavoro della polizia mortuaria e grida, quasi sorprendendo anche se stesso: “Che tipo di Paese è quello che permette tutto questo?”.
Che tipo di Paese è, il nostro?

Seduto sullo strapuntino poco imbottito sotto i caldissimi riflettori dello studio televisivo mi vengono in mente chissà perché i discorsi che faceva Pier Paolo Pasolini prima di essere ritrovato ammazzato sulla spiaggia dell’idroscalo di Ostia.

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“Non porteranno via il lavoro ai nostri figli…”


“Almeno questi non arriveranno qui e non porteranno via il lavoro ai nostri figli…” (*)

Più di trecento morti, e non una parola di cordoglio, di umana pietà, nemmeno per finta, dalla classe regnante di Vaticalia, dai suoi servi mediatici e dal ventre oscuro e incancrenito del sentire comune. La coscienza e la memoria di questo paese hanno ormai lo stesso colore dello zerbino verniciato di fresco che il ducio indossa ogni mattina al posto dei capelli…

(*) Profondo nord, ieri pomeriggio, davanti a una scuola elementare, in attesa dell’uscita dei bambini…

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