La linea – Poesie inedite di Abele LONGO

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(Giacomo Sferlazzo, About Pinocchio of Carmelo Bene, 2007)

           Abele Longo, La linea (inedito)

La linea

La linea che mi separa dal prima,
dagli anni per inerzia dissipati,
viene nei momenti meno opportuni
a cercarmi e sui piedi s’accuccia.

Confonde il suo far finta di niente,
sembra dire ignorami, parla pure,
fa’ credere che sai il fatto tuo
che alla sconfitta non segue la resa,
tanto io lo so e ti voglio bene
e mai ti lascerò per un istante.

Se soltanto avessi un po’ di coraggio,
boa intorno al collo, ti squarterei
il ventre, ma scivoli via scaltra,
solerte cintura dei pantaloni,
sognante ricamo dell’orizzonte.

 

Senza seguito

Uscì sola senza seguito
bianco niveo nella notte,
riflessa nell’occhio vitreo
dell’uccello della morte.

Lo sposo in chiesa stringeva
le palline del rosario.
Aspettava la falena
sotto al lume del calvario.

 

Vocalizzi

         Ma tale lietezza, che ti fa cantare in voce
         è un ritorno dalla morte: e chi può mai ridere -…
         Pasolini

La verità è qualcosa
che sentiamo dentro,
quando viene fuori
già non c’è più.

Comunque sia
chi è in amore
non legge i giornali
e ha sempre pronta
una spiegazione.

Il Poeta come
un gatto in calore
fuori tutta la notte,
la Cantante che
rimanda il disappunto
all’indomani, mentre

presiede ai soliti
vocalizzi, che irti
e limpidi si levano
sotto il sole africano.

 

L’Infinito dentro (a Carmelo Bene)

Fissa lo schermo la maschera folle
e vede, il pernod fa bene la parte,
quella voce trista che sguardo elude
sospingere molle gli interminati
fingimenti dei vizi tuoi umani
di là dalla dieresi di quïete.
Guarda, dalla nuova teca, per poco
il cerone non disfigura il mento,
odi stormire il lamento di quello
infinito che ridonda la voce,
del comico che sfida il padreterno,
macchina a sfinimento nel presente
di un idillio che s’incanta e calpesta
le viscere reliquie del tuo io,
di quando Otranto vomitavi al mare.

 

Nino e Federico

Immagino una pacca o una carezza
dopo aver inseguito insieme delle note.
Un’intesa che a Nino
non riuscì nemmeno con Luchino
ma che con Federico accanto
diventava un’alchimia quanto
quella che unisce il cielo al mare,
le dita allo strumento, le foglie al vento.

 

Gatta

sei venuta a cercare carezze
e non mi resta che trattare
e darti il fegato
un polmone
non è fame
sfizio o cosa
neanche guerra o tregua
ma il rosso di una rosa

se tu dormissi
non troverei la via
né la carrucola
che porta il secchio
se tu potessi
sgomitolarmi
chissà come
risaliresti al nesso

e adesso che la mano
d’impeto corre
ci prende ci sfiora
davvero tutto
graffio aperto
di più tenero
stordimento

 

Il mago affamato

C’era un mago
che nelle feste di piazza
non riusciva mai
a terminare il numero.
Si mise a mendicare
un tozzo di pane
ma avendolo tutti
visto in televisione
pensarono a un trucco.

Un giorno sul grigio
sfinito ed affamato
pensò al coniglio come stufato,
ma dalle nubi vennero giù
cocci aguzzi di bottiglia
che bucarono il cilindro
e il coniglio scappò via.

 

Notte

Notte nuda tenuta a terra ferma,
il vento muove raffiche taglienti
e siderale opprime sulla pelle.
Ci sono stelle che si disintegrano
ghiacci che si sciolgono lenti in alto
ed una mano che afferra una frusta
(non temere, sono drappi di seta
rossa di ombre che il ralenti sfuma,
è solo un rito in battere e levare
per non farci sorprendere dal sole).

 

Matite

*
C’era una matita incerta
che presa dalla scoperta
di polvere di grafite
si trovò un giorno sfaldata
da tanti giri di vite.
Tutta sola e sconsolata
finì nella pattumiera
tra torsoli forestiera.

*
Prendere in mano una matita
porta spesso a niente, non sempre
segue qualcosa di decente
che val la pena custodire.
A volte aiuta tuttavia
stringere l’esile legnetto,
il calore del giallo oro.
Conforta sapere che in alto
c’è una gomma che spazza via
tutti quei segni contundenti
dei nostri affanni e accidenti.

 

Muri a secco

Si condensa
nei confini netti
di una terra
arida di zolle
la notte,

coi solchi chiusi
alle falesie,
dove il mare
fa da ponte
all’universo.

 

Umori

Vivono una terra di corsi nascosti
di umori impetuosi nelle viscere.
Quando sono in piena
qualcuno in alto li protegge,
qualcuno a cui hanno
schiattato il cuore.
Basta poco per farsi perdonare,
qualche lacrima al funerale.

 

Body Bags

Mediterraneo
canale putrido
di bare barche.
Trafitta al cuore
l’ultima prefica
la morte muore
sotto la plastica.

 

Il raglio alla fata

Il ciuchino si finge moribondo
carambolando a terra.
Il battimani dice quanto sei solo
quando cerchi nei palchi la signora
dalla collana d’oro.
Visione liquida,
distrazione fatale,
azzoppato per sempre
pelle di tamburo sasso
al collo in fondo al mare.
La chiama ne esce fuori un raglio,
parole mozzate in gola.
A terra per davvero,
stordito da quella prova d’amore,
il ritratto di lui nel medaglione.

 

Piccione viaggiatore

Un piccione viaggiatore
prossimo alla pensione
volò in una gabbia
preda della sua rabbia.
Quel coglione di piccione
prossimo alla pensione.

 

Reversibilità

Stavo per andare a comprare il sale
quando ti vidi intenta ad asciugare
i lunghi capelli al sole. La tosse
e il catarro impedirono di dirti
di venire dentro. Sembrava cosa
da fare sposarsi e partire in guerra.

La notte sentii un piagnucolio
sussurrare ad un orecchio da una vita:
ti ho veduto al fronte colpito a terra,
la neve che congelava le dita.
Di me si son preso cura i parenti
la chiamano reversibilità,
mi hanno legato mani e piedi al letto,
mi hanno strappato i capelli uno ad uno

uno ad uno come i giorni
stanchi e lenti all’imbrunire,
recisi dal telaio
dalla tela del ragno,
una ad una anche le notti
fredde e disperate all’alba,
slegate dall’ordigno
di un rotolo di spago.

Al mattino ti vidi nel giardino
asciugare i lunghi capelli al sole,
sto andando a comprare il sale, ti dissi.

 

Settime

Successioni di accordi
di dissonanze, flutti
che s’infrangono contro
come nidi di corde
e sassi nelle tasche.
Un tempo pedalava
l’organo alle funzioni.

Solo quel tempo quiete
dalle tasche bucate
provoca la scintilla,
martelletti di fuoco
di note che improvviso
divampa sulla coda
nera del pianoforte.

 

Battono ne la notte (il poeta de le botte)

Sotto le stelle impassibili
de le notti mediterranee
il cuore del poeta batteva
di un più alto palpito,

mentre a frotte
si avventuravano
nell’ombra dei fanali
le troie notturne
con le labbra rotte

 

Poeti

Vi vedo in foto libri fuori stampa
uomini con barbe nere occhio brillo
donne scintillio di passioni fresche.
Allora conoscevo appena il nome
tutto sembrava succedere altrove,
mentre voi uno ad uno morivate
giovani come polipi sbattuti
sulle rocce di Badisco, sbranati
dalla vertigine di un altro volo.
Avrei voluto vedervi invecchiare
allegramente preparare il viaggio
a Leuca con cappelli a larghe falde,
vi leggo invece nelle ore tarde
scandaglio di questa striscia di terra.

 

Il ritorno della paranza

Si alza presto l’impiegato in ferie al mare,
si abbioscia sul limitare la ragazza in costume,
abbocca uno scorfano di passaggio.

Al ritorno della paranza già pregusta
il pranzo e sale febbrile l’attesa
che la solita futile lite coniugale
interrompe puntualmente
sconquassando,
con il rombo dei motori,
l’aere fritto d’agosto.

 

L’angelo del gel

Se solo il pennuto avesse intuito,
mentre toglievi lacrime pungenti
e rinsecchite dalle ciglia finte,
la tua volubilità, quell’estetica
forgiata dalle suore, l’abbandono
concitato nell’atto del dolore,
si sarebbe fatto un mezzo bicchiere.
Eccolo invece etere che singhiozza
dopo aver assistito al tuo sconcerto,
al ribrezzo di vederti di fronte
alucce rade ed ispide di gel.

 

______________________________

Abele Longo insegna cinema e letteratura italiana e traduzione audiovisiva presso la Middlesex University di Londra. Tra le sue pubblicazioni: ‘Subtitling the Italian South: A Comparative Study of Totò che visse due volte and LaCapaGira’ in Anderman, Gunilla e Jorge Díaz Cintas (a cura di) In So Many Words: Translating for the Screen. Clevedon: Multilingual Matters, 2009; ‘Palermo in Ciprì e Maresco’, in Foot, John e Robert Lumley (a cura di) Le città visibili, ‘Il Saggiatore’, Milano, 2007; ‘Influenze pirandelliane nel Ritorno di Cagliostro di Ciprì e Maresco’, in Dalla letteratura al film (e ritorno). Acta Universitatis Palackianae Olomucensis Facultas Philosophica, Philologica 88, Università di Olomouc, 2006.

______________________________

 

***

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46 pensieri su “La linea – Poesie inedite di Abele LONGO”

  1. Prendere in mano una matita
    porta spesso a niente, non sempre
    segue qualcosa di decente
    che val la pena custodire.

    Una poesia adamantina fuoriesce dalla tua matita, riesce ad essere allo stesso tempo carezzevole ed incisiva, colta senza essere greve, lascia un gran bel segno che val indubbiamente la pena custodire…

    con la stima di sempre
    2@_Anto

  2. L’arte della disillusione riversata in versi in cui, in modo talvolta surreale, altre barocco, Abele sembra interrogarsi in maniera desolata ed ironica sul destino ed il fine stesso dell’esistenza, vista come “forza d’inerzia” fra-stellata da momenti di “puro stordimento”, che sembrano essere l’unica chiave di volta per la sopravvivenza stessa del soggetto narrato.

    Personaggi e situazioni veri ed immaginari, presi in prestito da una favola o dal passato, si muovono di vita propria oltre la loro stessa super-esistenza, in uno scenario oniricamente assurdo, ricco di simboli, metafore e rimandi, lasciando quasi sempre alla sensazione del lettore la ricerca della verità dell’azione. Ciononostante la sua scrittura è lineare, logica, consequenziale, mai spezzata o frammentata, guida la parola dall’inizio alla fine dei versi nel sua ricerca di senso, morbido e tagliente.

    Il mare diventa tomba di plastica per corpi dimenticati come rifiuti, la passione si trasforma in raglio, un angelo si svuota di se stesso nell’appiccicosa e finta ricerca di vuota estetica, il graffio d’una gatta sembra srotolare il nesso da un gomitolo in stordimento, mentre dal cilindro bucato d’un mago affamato s’afferrano soltanto sogni di fumoso stufato.

    Per me Abele è “la linea … ed il senso”: “linea” come pensiero, quel sottile filo conduttore proprio della poetica di un autore, e “senso” quale morbida facoltà propria della poesia di attraversare l’anima attraverso la pelle, con il suo fardello di significato, con quell’ “inner sense” non necessariamente svelato, che dal poeta transita al lettore, unendo il tutto – come solo l’arte può fare – oltre le parole.

    In Abele la poesia è incisione perfetta, intaglio di bisturi non privo di amarezza sempre alleggerita dall’ironia, mai abbandonata pienamente a se stessa; ed il “senso” ne è la curva, quel guizzo di folle morbidezza che s’incunea – quando meno te l’aspetti – tra le righe, in modo assolutamente geniale ed originale.

    ammirazione pura. natàlia

  3. Natàlia, se sei d’accordo, e lo è anche Abele, inserirei il tuo commento nel corpo del post: mi sembra una fotografia perfetta delle “ragioni” profonde, poetiche ed etiche, di questi versi.

    fm

  4. Come vuoi, a me sembra una nota critica di ottimo livello. Vuol dire che la terrò buona per una prossima occasione. Sappi, però, che allora la posterò senza chiederti nemmeno il permesso…

    ;)

    fm

  5. E’ una grande gioia per me essere qui. La dimora è tra i siti che più seguo e ha in Francesco, con tutta la sua luce, un gran “signore”, come si usava dire una volta. Mi soffermo su questo aspetto perché mi commuove ancora più del fatto, di per sé stupendo, di trovare qui i miei versi. Il lavoro che fa Francesco è un contribuito straordinario alla poesia. Grazie!

    Un forte abbraccio anche ad Antonella e Natàlia. Chissà perché ma non mi sorprende la tua scelta di versi, Antonella. In quanto a te Natàlia, non merito affatto tanto, ma sono così belle le tue parole che me le prendo tutte e ti ringrazio di cuore. Che le abbia apprezzate anche Francesco me le rende ancora più care.
    Abele

  6. la felicità è osservare il divenire delle parole diventare vento che soffia
    è leggere e rileggere linee e ritorni
    sospirare della reversibilità di un dono della bellezza
    di queste poesie
    questo posto è davvero il luogo di approdo per “ascoltare” le lettere
    c.

  7. Non sapevo che insegnassi anche a Londra.
    E pensare che mi sono espresso positivamente senza conoscere la tua bio.
    Direi che un pò di intuito (o buon gusto?) probabilmente non mi manca. O sbaglio?

    Tony.

  8. Settime

    Successioni di accordi
    di dissonanze, flutti
    che s’infrangono contro
    come nidi di corde
    e sassi nelle tasche.
    Un tempo pedalava
    l’organo alle funzioni.

    Solo quel tempo quiete
    dalle tasche bucate
    provoca la scintilla,
    martelletti di fuoco
    di note che improvviso
    divampa sulla coda
    nera del pianoforte.

    E’ la poesia che si interseca con la musica.
    Versi totali che proverei a metterli in musica perchè la tua poesia ha il ritmo giusto della melodia narrante.
    Belle e avvolgenti. Abele se ti imbatti nel mio sito potremmo conoscerci meglio.
    ciao
    v

  9. @Carmine, per quanto diversi, i nostri versi si specchiano nella stessa luce tenue mattutina…

    @ Tony, ti giuro che non sono finito in Inghilterra per poter scrivere meglio, anche se mi chiedo come sarebbero stati se fossi rimasto nel mio Salento :-)

    @ Vincenzo, come ti ho già detto il dialetto è musica per gli dei, per quanto riguarda Settime è un omaggio a Salvatore Bonafede, pianista e compositore ‘rotiano’ che, bontà sua, ha composto un pezzo ispirato alla mia ‘Nino e Federico’ (sono anche un pianista fallito come tanti altri che scrivono versi…)

  10. Conosco Abele da poco, ma questo “poco” ha bisogno d’essere dissetato dal suo insegnarmi il “sentire”, particolareggiato nell’unicità di filtrar la vita in versi.
    E’ stato bello passar di qui :-)

    Glò

  11. sono d’accordo con Francesco: Natàlia ha già detto molto bene tutto o quasi. Di mio vorrei aggiungere solo una notazione molto poco “critica”: queste poesie mi hanno sinceramente divertito, proprio perchè surreali e barocche, desolate e ironiche (e anche un pò cinematografiche: solo un esempio, il ritorno della paranza, una panoramica lenta che si chiude ne “l’aere fritto d’agosto”, una summa retorica e sensoriale). E che mi abbiano divertito è per me un valore aggiunto rispetto alla loro qualità intrinseca.
    ciao

  12. @Beatrice, non immagini il piacere… (a presto!)
    @ Glò, proprio niente da insegnare, ti seguo anch’io e con molto interesse.
    @ Giacomo, quanto detto a Francesco prima vale anche per te. Sono anche uno sceneggiatore fallito, la mia è una poesia di fallimenti e forse per questo mi diverte.
    @ Viola, apprezzo molto il tuo ri-leggermi, e molto devo a te.

  13. Nelle mani del prestigiatore, non sai mai quanti conigli possano uscire – eppure a volte è un fallo – una disillusione.
    La verità è che il prestigiatore è il primo ad essere disilluso – non sogna perchè sa il trucco.
    Anche l’attore lo sa – dietro il cerone e la maschera. Ed anche il Poeta.
    E’ l’ironia della sua sorte – e se penso a questa raccolta, alla Poesia di Abele – mi viene in mente che ad ogni carta (personaggio) – ad ogni fermata – c’è questo piglio disincantato -di chi conosce il segreto dell’illussione e non riesce più a sognare.
    Eppure …
    Eppure – è tutto lì – eppure, sogna (ma non lo dice a nessuno)

    Abele è una meraviglia leggerti.

  14. @Francesca, sei un patrimonio della nostra poesia, Berlusconi che va alle feste delle ragazzine, dovrebbe invece farti poeta laureata, niente più lavoro ma tanto tempo libero per andare in giro nel traffico di Taranto o alle file dei supermercati, lì dove insomma trovi ispirazione.
    @Giacomo, “naufrago” non mi dispiace affatto, un naufrago pendolare visto che passo la vita sui treni (però sì diciamolo pure che i poeti son bravi a travestire i fallimenti e d’altronde dovrebbero farlo tutti).

  15. anche il racconto dei propri fallimenti è a volte poesia,
    anche la poesia dei propri fallimenti è a volte racconto:
    e tu, dei tuoi propri fallimenti, ne fai racconto poetico e poesia raccontata

  16. Davvero un bella raccolta: un insieme di racconti in versi dove i personaggi sono anche spettatori, almeno così mi pare. Il confine tra sogno e realtà, tra fallimento e voglia di crederci ancora è sottile.

  17. Ciao Giovanni e Donatella
    Strand la chiama Narrative Poetry ma per spiegarla dà cosi’ tante definizioni che finiscono per contraddirsi, quella che più mi piace è quella che vede nella poesia narrativa un gioco della memoria che mette insieme, facendo da collante e con tutta la pietà e la musica che ne deriva, degli eventi del presenti altrimenti insostenibili.
    un abbraccio.

  18. In prima istanza la “dimora” che è luogo e/o aver-luogo (il “là” e il “qui”, o entrambi).
    In seconda istanza il “tempo” (“Un tempo pedalava l’organo alle funzioni”, un tempo immaginario e musicale, uno dei tempi possibili, ma non certo l’unico……).
    In terza istanza la “sospensione”: dimensione ariosa e areale, fluttuante (transitante) e irreale (privata di realtà? – ma di quale realtà?).
    Cosa lega queste tre “preghiere”? (leggiamo l’istanza anche nelle accezioni di domanda, supplica, preghiera; del resto “vocalizzi” e “l’infinito dentro” non sembrano forse delle preghiere da recitare con commozione quasi liturgica?).
    Concediamoci il lusso di traslare dalle istanze ai “luoghi”.
    In primo “luogo” bisognerebbe fare i conti con quella linea che riannoda il prima al poi, ovvero la linea della ricongiunzione temporale: “Solo quel tempo quiete / dalle tasche bucate / provoca la scintilla”.
    Suggestionando, si potrebbe abbozzare l’ipotesi di una linea di fuoco, una linea ignea e fibrillante che per ricongiungere deve continuare – inesorabilmente – a smembrare.
    Nella poesia non ci dovrebbe mai essere un “intero” e i vari “frammenti” dovrebbero continuare a rincorrersi e a sfuggirsi all’infinito, frequentando il “fuori” e rifluendo all’interno (l’infinito dentro?).
    In secondo luogo, parafrasando (e amplificando) Natàlia Castaldi, direi che la scrittura di Abele Longo è come in-fra-(affa)stellata, perché i versi affastellano stasi e slanci in una sorta di continuum tra interno e esterno, tra poematicità e poeticità.
    C’è sempre una linea “al lavoro”, sempre la stessa e sempre diversa, una linea il cui fine non si limita alla sola congiunzione, ma si concede il lusso di creare delle disgiunzioni che sfociano in quella dimensione ariosa e areale che prima – con approssimazione – abbiamo accomunato all’irrealtà. Qui non c’è irrealtà e, forse, nemmeno surrealtà (non ostentata come cardine primo e precipuo almeno). Si tratta semplicemente di una realtà sospesa che rincorre il tempo del suo esserci.
    Essere-qui-là, in questo-quel luogo.
    Luogo poetico?
    Anche, ma il tutto (il cuore poematico) non può ridursi a un’unica accezione.
    Abitare un luogo non significa necessariamente costruirvi una dimora inalienabile. La dimensione areale (che qui si respira a pieni polmoni) potrebbe permettere anche una residenza senza contatto. Il luogo viene sorvolato, direi circonvolato, percorso e attraversato lungo le linee che compongono la sua superficie.
    Ed è per questo forse che i poeti come Abele Longo si predispongono – lucidamente – ad essere “sbranati dalla vertigine di un altro volo”.
    Questo è tutto, è “il” tutto.
    Ma, come sempre accade, c’è anche dell’altro (toccarsi nel senza-contatto, il farsi-corpo del volo, ecc).
    Il tutt’altro resta sempre da svelare.
    Naturalmente si può anche continuare a velare.

  19. Enzo, ti voglio bene.
    Risponderò in tanti e nei miei modi a questo tuo testo in cui per mia sorte mi ritrovo dentro a guardarmi attorno “stordito”. Per il momento grazie non solo per il tempo ma per aver dato delle forme e dei colori a un flusso che, grazie anche alla tua lettura, non è più mio e va per conto suo.
    Un abbraccio, Abele

  20. Grazie a tutti per i bei commenti che state lasciando.

    @ Enzo Campi

    Complimenti: un testo, il tuo, che *dice*. Moltissimo.

    fm

  21. buona parte le ricordavo. in rapida sequenza colpisce la scioltezza con cui si passa dal verso precipitante (murato a secco) ai passi in linea metrica più ragionata-endecasillaba.
    nota particolare per “battono ne la notte” che m’ha suonato nuova e particolarmente viva di vita, oltre che smarrente per il triplo senso a muso duro alla faccia del poeta.

  22. Caro Malos, a “battono ne la notte” ci sono particolarmente legato. Vuole essere un piccolo omaggio a Dino Campana. A differenza della poesia dedicata a Bene non lo dico, forse per una sorta di timore reverenziale nei suoi confronti. Lo tiro fuori adesso perché colpito dal fatto che tu ne sia rimasto colpito.
    Un abbraccio!

  23. invidio i poeti perchè sanno cogliere il profondo della vita e lo sanno esprimere con un profondo uso delle parole … io conosco solo 7 sillabe (doremidfasollasi): proverò a metterle a vostro/tuo servizio. Stamme bonu.

  24. Quando la poesia sembra facile …. e non lo è . La maestria ritmica e retorica di Abele è piene di ascendenze e di omaggi, ma anche di una personale ricerca di musicalità e di senso che travalichi il velleitarismo della singola parola per costruire una partitura di significati. Bellissimo e centrato il commento di Natalia.
    Narda

  25. cosa scrive chi non ha parole?
    il poeta e i suoi commentatori…
    se questo schermo mi potesse filmare vedreste un uomo rimpicciolirsi sempre più e diventare il bambino che ha paura a toccare la tastiera…
    paura di creare solo danno.
    Posso fare solo questo:
    mandare un bacio alla poesia.
    Fausto

  26. e’ molto bello trovare dei commenti dopo più di due anni… un grande grazie a Cettina, Cristina, Narda e Fausto, e a Francesco as always.
    Abele

  27. Sembra Felliniana questa raccolta, bella molto bella, Mentre e più leggevo mi veniva in mente il manifesto che conservo gelosamente in casa mia di un quadro di Dario Fo dal titolo, disegni a teatro.
    Tanti disegni che oltre ad essere disegnati con quel mozzico di matita rimasta, sono colorati dalla visione simbolica poetica e visionaria tua. Disegni che non mi sembrano troppo lontani da poterli immaginare solamente, ma nemmeno così tanto vicini da non scorgerne la poesia che li muove. Anche Rodari a tratti, ma tanto tanto Abele. bravo.

  28. Grazie Romeo, ho appena finito di mettere un po’ d’ordine in questi disegni che presto affiderò alla carta per liberarmene finalmente :)
    un caro saluto e a presto
    Abele

  29. la tua “linea”, su tutta la linea, è puntuta e leggera come quella “matita”
    tanto che, pure se a volte contorna e tratteggia una qualche situazione o figura piccola e amara, leggerla sempre “aiuta tuttavia”, allo stesso modo che “stringere l’esile legnetto, /il calore del giallo oro.” nella scrittura.

    Diverse poesie le ho lette, tutte insieme sono un bell’effetto
    a me la “linea” ricorda quella del bozzetto, no non era un bozzetto, ma un cartone animato (forse per la pentola Lagostina), hai presente quello di un omino su una linea?

    un saluto!

  30. Successioni di accordi
    di dissonanze, flutti
    che s’infrangono contro
    come nidi di corde
    e sassi nelle tasche.
    …..
    un giro armonico
    che abbraccia e accarezza
    brezza, forse anche un po’
    che accompagna…

    Bravo Abele!…

    Il talento fa quello che vuole, il genio quello che può.
    Carmelo

    Un saluto

    mm

  31. Ciao Maurizio e Margherita
    (purtroppo di carmelo ne fanno quello che vogliono ora; gli hanno dato anche una casa a lui che scappava dalla finestra)

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