La vellutata luce – di Daniele Santoro

SI_La Sapienza_Siena-Museo S.Maria della Scala

La vellutata luce

per la discesa ripida arrancammo
verso Sapienza che ardua credevamo
irraggiungibile quand’ecco che le gambe
ebbero improvviso cedimento
così precipitammo liberi, leggeri verso lei
che in fondo era sull’uscio del mattino e
indefettibile aspettava noi radiosa
o verso noi muoveva non sappiamo
talmente fummo in preda a meraviglia
immobili come basiti e balbuzienti gli occhi

 

*

in cui batteva il sole l’universo
ebbe un sussulto spalancò il costato
stese su noi un lenzuolo luminoso
e l’intelletto avvolse
chiudendoselo in pugno – disse
“qui la Sapienza è Amore
e come tale impone l’abbandono
purissimo il deliquio il sonno lucidassimo perciò
rovescerò all’unisono le carni e
dall’ergastolo sbriglierò l’essenza
arcana, il canto della perla, l’anima

 

*

ma scivolammo scivolammo folli
d’amore all’ombra delle stelle
andammo lieti le bocche spalancate
e nebulosi gli occhi (infatti
non ricordo il viaggio nei dettagli
però so che al risveglio
avevo odore di galassie addosso
e sotto l’unghie il nero luccicava
talmente nel cadere mi graffiò l’abisso

 

*

Crudele mi azzanna la tenebra
fitta e il gigante silenzio e il
ricordo di quando veniva
e velluti versava di luce negli occhi
bracieri di stelle nel cuore

 

*

Monaco in riva al mare. Omaggio a Gaspar David Friederich

mai che si spezzi, frani, mi sfiguri d’oro il
cielo
che so, magari un negligente
spiraglio un tuono (la sua voce) Niente
mi butta addosso rattoppato a nuvole
pesanti un saio
un saio di stracci, e vuole che mi basti!
ma quando un’alba che lo increspi il mare
in scintillio di fuoco? un’onda che mi
salga al chiostro di delizie straordinario?

 

L’azzurro desiderio

 

Tu che in giostre frantumi di luce

Tu che in giostre frantumi di luce
                orizzonti
seduto a tessere nuove infinite distanze

io appena a svolgere un nastro di iuta
sull’acque (il ricamo di fede)
a far presto che non mi sorprenda
il tuo arrivo ancora all’inizio dell’opera
ardua
se acqua imbarco da sempre e
vetri a ferirmi la
                     mente

 

*

Desiderio di adamo

I
mio desiderio impossibile    più non esserti diametro
scacciato da sempre in un punto di circonferenza che smagli infinito
a protendere un palmo ogni volta a cadermi di qua dalla
linea di morte    – nel vuoto

 

II
poterti al confine del tempo abitare di nuovo sedermiti addosso
sonagliere di astri tuo arpeggiarmi di luce        che da allora un
groviglio di corde mi strangola il canto della rotta Alleanza

 

*

la ricerca

come lanciarsi dalla balaustra a perdifiato correre tuffarsi in te bellezza
nera di costellazioni    acqua da bere a larghi sorsi e non saziarsi mai ma
nel cuore riempirsi di Angoscia purissima
                                                   un vuoto che schianta la mia
                                         nullità

 

*

la Sua bellezza a interrogare

   la Sua bellezza a interrogare ogni volta e non trovare risposta
ma nero silenzio (la sola) che è senza orizzonti e un assedio di stelle
   il coro di luce a cantare il prodigio di Lui che dirige l’orchestra

 

*

in mare grande

apparve all’orizzonte
allungò il raggio morbido
verso di me che subito sul labbro
un tremolio mi prese e alle ginocchia
come poi avvenne non lo so, so che correvo
correvo alla deriva dell’evento
so che la mano sua mi tenne sull’abisso
altissimo sul precipizio, smisi di tremare
allora l’ansia, il desiderio, l’ansia di
rotolarmi nel sorriso calmo
quand’ecco abbandonò la presa
caddi
caddi
p
r
e
c
i
p
i
t
e
v
o
l
i
s
s
i
m
e
v
o
l
m
e
n
t
e
non so se dentro, se nell’erba azzurra
in mare grande e luce tempestosa
talmente non ricordo ero demente

 

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I testi tratti dalla silloge La vellutata luce, sono stati pubblicati su “Italian Poetry Review”, vol. III, 2008.

I testi tratti da L’azzurro desiderio sono inediti.
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Daniele Santoro [1972] è nato a Salerno. Suoi testi poetici e di critica sono apparsi in varie riviste tra cui «Caffè Michelangiolo», «Capoverso», «Erba d’Arno», «Gradiva», «Hebenon», «Il Filorosso», «Il Monte Analogo», «Italian Poetry Review», «La Mosca di Milano», «Polimnia», «Sagarana», «Vico Acitillo 124». Ha esordito con il poemetto Diario del disertore alle Termopili (Nuova Frontiera, Salerno 2006).

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***

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13 pensieri su “La vellutata luce – di Daniele Santoro”

  1. Non conoscevo questo autore che leggo con vero piacere poetico!
    In particolare apprezzo l’uso dell’endecasillabo, le tematiche, il rapporto uomo/spazio celeste e… il quasi acrostico di “in mare grande”.

    Rosaria

  2. Anch’io sono stata colpita soprattutto da La vellutata luce. Non so se per l’endecasillabo, per il contenuto o per una certa familiarità con altri endecasillabi, a riprova che la poesia, anche a distanza, può incanalarsi e trovare il suo fiume di parole.

    Complimenti al poeta e sempre grazie a francesco
    jolanda

  3. Grazie Rosaria e grazie Jolanda.
    Di Daniele Santoro, del furore visionario con cui investe, vivificandoli col respiro, gli specchi della tradizione, sentiremo ancora parlare (e parleremo ancora).

    fm

  4. Caro Francesco, sono molto contento di leggere i versi di Daniele: si tratta di un poeta di straordinaria sensibilità, ancora da scoprire e da studiare con molta attenzione.
    Il suo dire è sempre mosso e inquieto e – nonostante la meditata scelta ritmica e metrica – appare in ogni istante libero, aperto e sfuggente.
    Una poesia che quasi è stupefatta delle altissime visioni dalle quali sembra tutta rapita, e che davvero è pervasa da un respiro di furore sacro, spinto ai limiti dell’indicibilità.
    Il colore di questa lingua è indubbiamente un accecante bianco, desideroso di riunirsi con altezze di verticale e sovrumana pienezza; e tutto è dolcemente immerso in una prospettiva di obiettiva (cioè non personalistica) limpidezza, che rende l’intero discorso poetico ancor più denso, più alto, più necessario.

  5. Cari amici, ringrazio voi tutti dell’attenzione e dei bei giudizi dedicatimi. Un grazie a Rosaria, a Iolanda e in particolare a Francesco che ha ospitato i miei testi e li ha fatti precedere da questa bella scultura di Jacopo della Quercia che rappresenta un corredo (o piuttosto un incipit?) davvero suggestivo. Inoltre, sono lieto, Francesco, che tu abbia evidenziato il “furore visionario” che è una costante della mia ricerca poetica. Di grande acume la lettura di Mario – gliene sono grato – per avere sottolineato il “furore sacro, spinto ai limiti dell’indicibilità” e avere richiamato attraverso la parola “stupefatta” appunto un lemma di grande bellezza e importanza per me, vale a dire lo stupore (etimologicamente dal lat. stupeo: sono attonito) che ogni volta sorprende il poeta, quando è rapito in “altissime visioni”, e lo fa “demente” (come pure ho scritto nella poesia “in mare grande”).

    d.s.

  6. Daniele Santoro è un bravo poeta, lo dimostrano all’atto pratico i suoi testi, questo ulteriore contributo non fa che avvalorare i suoi meriti.
    sottolinierei anche il suo valore di saggista, una intelligenza critica di cui non possiamo fare a meno.
    seguirne le tracce è un vero piacere.

    un abbraccio

  7. Testi forti e bellissimi, questi di Santoro, che leggono la luce, indagano il rapporto dell’uomo con il trascendente, il sacro. E soprattutto di fattura elegante, raffinata. Bello anche il modo di essere riuscito il poeta, graficamente (attraverso quel verticale “precipitevolissimevolmente”), a rendere la caduta libera del mistico?, il suo precipitare, perdersi “in mare grande”, naufragare, per dirla leopardianamente.

  8. Ringrazio tutti e sono veramente contento per gli apprezzamenti che sono stati espressi nei confronti di Daniele che, come sottolinea Alessandro, è anche un ottimo saggista.

    fm

  9. Mario e Francesco dicono bene due punti essenziali: da una parte la ricerca, non tanto visionaria ma di una visione (e quindi con molta coscienza, anche dei propri mezzi tecnici) con uno sguardo che va lontano (e citare Friedrich non è un caso), dall’altra quelli che molto icasticamente Francesco chiama “gli specchi della tradizione”, in questi testi insieme fatti balenare (questi metri richiamerebbero nomi altissimi), usati spavaldamente e – anche e infine -infranti (piccolo esempio, l’ “inciampo” del quarto verso del primo testo dopo un fulminante incipit dantesco). Ma, insomma, ci sarebbe da dirne, se non vogliamo limitarci ad affermare che Santoro è poeta da tenere d’occhio. In quanto al sacro: mi piace pensare che il desiderio d’adamo di non essere più diametro non sia solo rivolto a Dio ma anche alla donna di cui spesso ci ritroviamo ad essere un “punto di circonferenza” :)
    un saluto a tutti gli amici
    giacomo

  10. ho letto anche io con piacere le poesie di Santoro e concordo su quanto è stato già detto dagli altri. questi testi hanno un non so che di visionario, di forza visionaria … e uno stile curato, un utilizzo disinvolto dell’endecasillabo o anche di versi più lunghi come nella bella poesia “desiderio di adamo o ancor più in Passione secondo Gemma. Una gemma, il caso di dirlo, quel “bracieri di stelle nel cuore”.
    loredana

  11. La vellutata luce sembra essere divisa in due parti. Il tono è classicheggiante. Nella prima parte pare esserci un’immagine vagamente di guerra con le gambe che cedono.. Dopo ciò si precipita leggeri e liberi verso “una lei”, forse la Sapienza stessa, una figura femminile per portare se stessi con amore. C’è un ritmo cadenzato che è scorrevole e alto

    Raffaele Piazza

  12. Pingback: Imperfetta Ellisse

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