Del pesce e dell’acquario – di Ilaria Seclì

9788878484931gl’opera maltradotta

per me – ora – solo la camicia
bianca. sempre più bianca
acqua insaponata bollente
merletto luciferino
un’onda corta di luce zolfina
una pioggia al continente per gli amori
clandestini.
sia spenta la luce e s’indori il silenzio
semplici le parole e profondo il respiro
il Nulla solo o la danza leggera
del mio uomo a riparare
l’opera maltradotta

 

Da: Ilaria Seclì, Del pesce e dell’acquario, Faloppio (CO), LietoColle Libri, Collana “Aretusa”, 2009.

*

non sarà così diverso il destino di dopo
come oggi grigio e poco vento
stesso filo per la roba ad asciugare
e un’ombra vaga di fumo, forse
ancora dai camini. eterno novembre
o febbraio senza attesa. e la grazia, talvolta
dei risorti alla primavera antica
con un tiepido colore di vendemmia
un silenzio dei pesci fecondato dall’acqua
per il mistero lungo   convesso alla parola
                il mai visto
si piegano in danza familiari melodie
e col giunco d’ebano cuciono il pensiero,
scivolandolo per sempre nella quiete illesa
del mare. lì, il mantra dei millenni
lì, il segreto semplice alla porta
del rovesciamento esatto

né alcuna lingua scioglieranno

 

*

 

bilancia d’acqua

passarsi la spugna lenta tra il collo e il braccio,
magari con la sottana trattenuta ai fianchi
chiudere gli occhi e appendere il profumo al cervello,
farne un fatto d’atmosfera, un’altalena sospesa
a fil di cielo. la solitudine versata nella durata lunga
del mare, nell’acqua che sciaborda. già mia madre
mi teneva così, raccolta e appesa
nella bacinella trattenuta da due sedie
con le labbra che soffiavano le sue mani insaponate
già mia madre mi teneva così, già sapevo la bilancia
d’acqua, la distanza eterna e rarefatta di esserci,
creatura di grazia, senza stare

 

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***

 

Due testi inediti (2009)

 

(questa postura di bocca)

questa postura di bocca
attonita cosa s’incanta
vedo paesaggi innominati
altre mappe ridisegnano
i pianeti. alfabeto di lava
e aria. formule al rovescio
per l’azzardo dei dadi,
il tuo conto delle cose
azzera l’evidenza, ecco
la pioggia esala e il sole
acceca le suole. sto come
sul trono dell’infante
attendo i cibi d’oro, codici
di pollini proibiti
i denti di latta per il rinato
medioevo. tu non fissi
lo sguardo e saetti come
raggio la presa della mano
per nascondere agli occhi
col mio nome il pretesto
del fantasma, nostro numero
perfetto.

 

*

 

(qui giace nell’eden notturno reietto)

qui giace nell’eden notturno reietto
e caldo più che altrove -avaro vuoto
benedetto- la donna di denari
ora sono sette gli anni ora cinque
tempo di battaglie al sorgere dei grani
sia che la mantide orchidea gemella
resta senza il fiore spendere parola
senza il fiore ignorare ancora la signora
venne ottobre venne primavera guarda
ritornate le capriole gli occhi di ginestra
i passi i fumi scorribande e masnadieri
ora sono sette ora sono cinque
chi ritorna torna e passa come cosa che
resiste e passa. Cosa credono le mani e
cosa il resto. Resto e aspetto, secco
vento della madre    figlio sconsacrato
passa e scotenna di marmo l’acquazzone
guarda guarda tutto uguale come prima
come prima ritorna all’altro nome
altra terra ti respira come freccia
di tuo avo di tuo nomade destino
chicco chiaro di merisi chicco acerbo
acerbo questo mondo che tu sputi
e t’inghiotti poi d’un tratto senza mai
dimenticare il fischio il canto senza mai
dimenticare frasi buone per il riso
stretti sassi alla partenza fino al prossimo
ritorno che non vedo. Poi t’inghiotti -e qui
si contano 40 spezie per la notte-
in un’ a foresta nera

 

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Qui altri testi, editi e inediti, di Ilaria Seclì.
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***

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2 pensieri riguardo “Del pesce e dell’acquario – di Ilaria Seclì”

  1. In supervelocità, prima delle mie – sempre lunghissime – giornate tra i pennelli e i colori: davvero notevoli i due testi della nuova raccolta, figli di una potente e visionaria concentrazione dove ogni parola diventa lampo, notturna accensione. Un unico, piccolo consiglio (per quel che vale il mio consiglio): nella lunghezza la forza dei testi tende a diluirsi e l’illuminazione rischia, talvolta, di lasciare il posto ad una sequenza troppo ampia di immagini che alla fine confonde, stordisce più che rivelare. Non sempre, ma a volte l’impressione è questa. Comunque complimenti e grazie.

  2. Grazie, Ivan, per questo commento che, ne sono sicuro, sarà particolarmente gradito da Ilaria.

    Ti/vi comunico che, a breve, questo libro (*importante*: come lo è la scrittura e la ricerca di questa poeta) sarà (ri)presentato qui criticamente, col corredo di una più ampia selezione di testi.

    Il mio invito, intanto (ma questo vale per tutti i libri e gli autori che presento), è quello di procurarsi l’opera e, se possibile, farla circolare. Merita davvero.

    fm

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