Una riflessione su Dino Campana – di Elio Grasso

Canti Orfici

Ogni anno questa storia, direbbe Camillo Sbarbaro, ripensando alla nuova stagione che si ripete, ripensando alla poesia e a quel “ragazzaccio” che risponde al nome di Dino Campana. Lui addirittura più giovane del poeta di Marradi, lui nato a Santa Margherita nel 1888, mentre Dino vide i suoi natali tre anni prima. Più giovane, certo, non so se più saggio o di mente più limpida, certo più tranquillo negli spostamenti e negli interessi amorosi. Ma chissà… Montale, tanto per nominare un terzo incomodo, definì Sbarbaro “estroso fanciullo”, in una famosa poesia sempre citata con ragione o meno, quando si tratta dei poeti genovesi di quegli anni. Ma questa è un’altra storia, anche di rapimenti letterari, se vogliamo, dato che il nostro ligure premio Nobel e gran fuggitivo di questa Riviera orientale, non fu avaro di scopiazzature condotte con rigore filologico sui versi del collega della Riviera di Ponente. Lasciamo stare.

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