Perché è così (II) – di Lisa Sammarco

so whatNon credo sarò mai capace di scrivere poesia / Lo penso ogni volta che dei poeti ne leggo i versi. / Immortali. / Universali. / A volte mi prende la voglia di tentare / ma poi mi accorgo che c’è qualcosa che mi manca. / Me ne manca il pallore / la malattia tenera delle mani / l’orlo di una vena. / È che la mia pelle assorbe il nero e lo fa sparire / in un nervo che si scopre / nel bianco sorriso della pazza del paese

[Si consiglia una doppia lettura di questi testi: dall’alto in basso e dal basso in alto. Lasciandosi avvolgere dalle note di due autentici giganti della musica del Novecento. Alla fine scoprirete, molto probabilmente, che la poesia di Lisa Sammarco è una delle vostre favorite things.]

 

 

Lisa Sammarco, Perché è cosi, 2009 (inedito)

 

Suggestions che non significa suggestioni : Le Poetesse vestono di nero

Non credo sarò mai capace di scrivere poesia
Lo penso ogni volta che dei poeti ne leggo i versi.
Immortali.
Universali.
A volte mi prende la voglia di tentare
ma poi mi accorgo che c’è qualcosa che mi manca.
Me ne manca il pallore
la malattia tenera delle mani
l’orlo di una vena.
È che la mia pelle assorbe il nero e lo fa sparire
in un nervo che si scopre
nel bianco sorriso della pazza del paese

 

Suggestions che non significa suggestioni : Ans(i)a

                            (Nella stanza le donne vanno e vengono
                             parlando di Michelangelo
)
                                    T.S Eliot

Non so se fosse solo un sogno strano o la molestia
di un pensiero al buio:
il titolo mi annunciava
che sulla base del consumo degli incontri
degli affetti e si sospetta addirittura degli amori
era scaduto il termine di ogni notizia,
che si attendevano fatti nuovi
nuove guerre, il risvolto non previsto della morte,
al più presto
una catastrofe naturale che riaccendesse il gusto
della miseria, gli animi, e gli ascolti o
che almeno si ristabilisse l’ordine bi-polare
dei pro e i contro le teorie
ma soprattutto – l’istante era già vecchio
perché s-caduto dalle pagine
                           quello che c’è
già non esiste, e dunque, intanto
si poteva tornare tutti a dire come di poesia
e a far finta di essere felici.

 

***

 

Perché è così, l’amore: In the mood for Coltrane

Ti arriva come se sapesse tutto di te
tutto, anche quello che non hai mai detto
quando ti metti con le gambe sul bracciolo del divano
e fuori la luce è un romanzo rosa che -avrà il solito finale-
e si scioglie come saccarina
appiccicata ai muri e non ti fa gola
-che venga la sera-dici
che venga adesso,
senza nervi, senza parodie di stelle
vuota e brutale,
sulle note di una ballad,
larga come un pullover vecchio
sulla tua pelle di nebbia
e tu lì, senza niente sotto i piedi, che aspetti quando Nancy,
con la tua faccia, riderà sui vetri.

 

Perché è così, l’amore : Avvertenze

T’amo.
Ed è poesia.*

* Questa poesia d’amore
somiglia all’amore:
come l’amore finisce al primo capoverso
la si può imparare a memoria
ripeterla come un mantra
o dimenticarla dopo un istante

 

***

 

Corsivi : Essa

Sempre più spesso leggo “la poeta”:
mi suona strano, un nome monco
qualcosa che leva l’aria
come una fascia che stringe forte il seno
o come togliersi il sesso per prenderne un altro
uguale ma diverso,
un pacchetto tuttigusti sul banco del mercato
che ammicca alla golosità di ogni palato
Se mai dovessi essere poeta
vorrei essere me st-essa

 

Corsivi : Dubbi

A volte quando scrivo
ho il dubbio di adattare la realtà alla poesia
di farlo solo per non smentire le teorie. Allora
vorrei chiederle
di scattarmi una fotografia
solo per vedere chi ero mentre scrivevo,
se la solitudine avesse accanto a me
una qualche forma vera
come nei ristoranti
un tavolo con una sola sedia
ma nessuno mi risponde
e il dubbio che la realtà non fosse
in quel momento
resta impresso in quella poesia del tempo
che c’è fra la mano e la parola,

ma allora cosa è poesia?

 

Corsivi: The show must go on

La morte per me è qualcosa che si attraversa,
non ci si arriva come in un posto
dove ti guardi intorno e poi
presa da un’emozione
come di un tramonto
spedisci a qualcuno scelto a caso dalla memoria
una cartolina di un cielo, di una collina,
di una rovina antica
solo per dirgli -sono qui, presto ritorno –
eppure
la morte nei poeti è come già un ricordo
disperata e muta della propria assenza.
È una prova generale in cui si è controfigura
mentre la morte continua altrove con un altro nome

 

Corsivi: Decorazioni indelebili

C’è sempre qualche ricorrenza
un crollo interiore
e un muro
che si alza come prigione:
ho scritto poesia
come decorazione dei mattoni.
Ma in fondo cos’è poesia
se non un technicolor di ciò che resta?
–     il tempo ne conserverà la traccia?-
mi chiedevo mentre da uno sbrego
ho visto indelebili solo le macerie.

 

***

 

Sehnshut : Outing sconclusionato

     ”Tratto peculiare di Venezia: scomparire in un attimo, non correre dietro al treno,non agitare a destra e a sinistra il capo in cenno di saluto come fanno le altre città, quando le lasci – svanire in un solo istante, come se non esistesse, come se non fosse mai esistita.”
                        (da: “Il giunco mormorante”Nina Berberova)

Una foto. Ci sono milioni e milioni di scatti come questo,
altri visi, altri sfondi, altri vent’anni. Foto come queste
foderano i fondi di cassetti, diventano invisibili presenze,
l’arredo di una stanza.
I vent’anni sono sempre un gran casino
sono il caos, e niente di originale: i vent’anni si somigliano tutti in fondo.]
Unico segno distintivo? il permanere della loro confusione,
la nebulosità in cui
restano.
Il loro è uno stato aeriforme
si contraggono, si dilatano, si modificano,
è così,
e poi diventano – a vent’anni…- un’epoca senza data,]
e poi una trama, da ricordare
da raccontare.
Questa è una mia foto. A vent’anni.
E sarebbe facile a questo punto iniziare a scrivere una storia. Ma non c’è una storia.]
E in questa foto il soggetto non sono io, né i miei vent’anni,
né un pregio ha la foto in sé che possa renderla particolare:
ha chiaroscuri troppo acquosi che sembrano sul punto di svanire
dal ruvido del foglio da disegno, una guancia sfinisce in un abbaglio,]
sono vent’anni che erano già vecchi al momento stampa,
già tesi al logorio del tempo.
Eppure è una foto che, forse in modo del tutto casuale e
mescolando tutte le sue evidenti pecche,
mi crea il disagio di uno sfacciato outing di un pensiero
che in modo misterioso e oscuro diventa percepibile.
Il modo in cui vorrei scrivere è in questa foto. È lì, oltre ciò che appare.]
Oltre l’immagine.
Che sia una poesia, una storia, purché sia qualcosa non in posa,
che sappia vincere il duro delle ossa,
e che liberi le vene dal pulsare liquido del sangue, che abbia il rigore della pietra]
e che sconquassi ogni senso di bellezza nel disordine delle trecce,
e nell’ inconsapevole armonia degli elastici
che con uno sfregio ne trattengono l’intreccio.
In questa foto non so perché, non so come,
ma si è fermato tutto ciò che dello scrivere e della poesia mi sfugge,]
tutti i perché e i come che l’annebbiano,
i perché e i come domarne i meccanismi.- è così-. In questa foto
non c’è la tentazione di guardare l’obbiettivo
per poi adeguarmi all’immagine capovolta
di una me stessa che non riconosco.
C’è uno straniamento senza contendenti e senza eventi.
C’è una calma senza difesa.
Un semplice claustrofobico istante
in cui tutto si compie, o forse niente.
È una piena e totale e perfetta banalità di un attimo
di cui cerco le parole e non le trovo .

 

Sehnsucht: Un’altra poesia

dopo aver scritto penso sempre – non riuscirò a scrivere altro
penso che a quell’ultimo verso
non ne potranno seguire altri, che quell’ultima parola
abbia dentro di sé tutto il senso della fine
e che il tempo diventi ad un tratto un passato del tempo. Dentro,
si ferma la scansione delle sillabe, ogni cosa torna ad essere intera:]
notte” è la notte senza sbavature,
è “notte” anche se la scrivessi ora all’incontrario.
Dopo aver scritto, tutto s’asciuga nel vero
tutto torna alla materia indecifrabile dell’imperfetto.
In qualche posto sarà mattino e qualcuno
come me, sta già scrivendo un’altra poesia.

 

Sehnsucht: Traducendo una poesia di Jack Spicer

Perché è così con la poesia. Capita di leggerne una.
E vorresti dirlo a qualcuno. Allora ne scrivi una.
Perché è così con la poesia. Capita di scriverne una
come se fosse un far rumore,
o un numero di telefono col telefono che squilla a vuoto,
e non t’importa, o bussare senza un motivo
alla porta di qualcuno dirglielo
senza un suono. Come se fosse già ieri, o domani.
Scriverla senza la misura degli occhi.
Lasciarla finire come finisce una corda

 

Sehnshut : Sguardi

Mi piacerebbe fare come i piccioni,
camminare svelta svelta sui cornicioni
portarmi fino all’orlo della poesia
                       – glugluglu
senza quasi pensiero
essere oggetto visivo,
animale
cronaca fugace
immateriale
sguardo appena
rap-preso di quell’ansia
che si deve all’esistenza

 

***

 

Che ne sarà di noi: Alive Poets Society

Dicevamo che sarebbe bastato non mentire.
Qualcuno, sottobanco, mormorava tesi
sull’esatto numero delle stelle, perché oltre quello
ogni parola sarebbe stata solo caos
a cui nessuno avrebbe mai creduto.
Qualcun’altro cercava una sintesi dell’intero universo,
una sorta di taccuino, da consultare
quando in cielo si accalcavano le nubi
e la pioggia disfaceva i contorni.
Avevamo messo in conto che mille volte
avremmo sbagliato, e mille volte ancora
saremmo ritornati sui nostri passi. Ma per non confonderci
all’orizzonte legavamo le cime degli alberi
e le parole che non riuscivamo a comprendere
e aspettavamo che si alzasse il vento
a suggerirci suoni più preziosi
che potessero sollevarci da ogni errore.

Ma poi qualcosa accadeva
che non avevamo considerato.

Prima fu la distanza fra Algenib e Markab,
poi fu la coscienza del buio che le circonda.
Ed era proprio lì che intanto passavano le nostre vite
nell’intreccio mobile dell’accadere
in cui si scoperchiava la vera misura degli anni luce,
la dispersione inesorabile delle superbe nostre piccole cose
dei gesti oscuri che facevano rumore nelle cucine,
della polvere che si posava
e di tutto quanto abilmente tacevamo
del fluire del tempo, che dipingevamo invece impigliato
nel sollievo di qualche conversazione di noi
in cui amavamo fingerci peggiori, a volte migliori
per mascherare ogni presunzione
scambiandoci, noi stessi, illusorie promesse
che non riuscivamo a mantenere e
aggraziati arrivederci in qualche punto di Pegaso
e così ciechi alla notte
da non domandarci neppure com’ era che continuassimo a perderci
senza avvertire alcun dolore
né perché l’aver scritto miliardi di versi,
nonostante tutto non ci rendesse, nella realtà, migliori.

 

Che ne sarà di noi: queste ore sottratte

Continuavamo a ripeterlo da mesi che sarebbe accaduto
gli altri, quelli che morivano preparavano il lutto.
Dalla stanza sentivamo le saracinesche
che ringhiavano su e giù, e intanto era
la conta dei lividi, l’esatta posizione di ogni nuova cicatrice,
le briciole nei piatti, i sorsi di silenzio di queste ore sottratte
i passi sempre più brevi, sempre più lenti, sempre di meno.
Ogni cosa era annotata, distribuita all’ingrosso
all’ingrasso degli ingranaggi che muovevano le nostre vite:
nulla andava sprecato,
tutto aveva un suo scopo, anche morire la vita lentamente.

 

Che ne sarà di noi: Dead Poets Society

Pensavamo che sarebbe passato del tempo
prima di dimenticare.
Ore, giorni, mesi, anni, un’era vagamente geologica
che avrebbe impiegato millenni per finire, e seppellirci.
Abbiamo organizzato una sorta di resistenza,
ricopiando con cura ogni minimo gesto,
lasciando nelle crepe dei muri citazioni di illustri scrittori,
mozziconi di sigarette sull’asfalto, impronte
sulla vernice delle panchine, facevamo preventive ricostruzioni
della nostra assenza da cui ci salvavamo a vicenda
rimettendoci esattamente dentro i contorni di gesso bianco
annebbiavamo l’aria con milioni di suoni,
ovunque, ovunque lasciavamo tracce,
ma non è servito a nulla
ci siamo estinti come dinosauri,
in una sola notte senza un preavviso, una ragione

 

 

______________________________
Immagine: Lisa Sammarco, So what, 2008.
______________________________

 

***

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7 pensieri su “Perché è così (II) – di Lisa Sammarco”

  1. Grazie, Carmine.

    Lisa, discreta e appartata, lontana da qualsiasi propensione alla visibilità a tutti i costi, è davvero eccellente poeta, e questa sua opera, “Perché è così”, inedita come tutta la sua produzione, è veramente splendida.

    Non è un caso, dunque, se inaugurerà, oggi pomeriggio, una nuova pagina nel libro della Dimora. Avrete modo di leggerla e apprezzarla compiutamente.

    A più tardi. Un saluto a tutti.

    fm

  2. Carissima Lisa,
    ti ritrovo con vero piacere su questa Dimora con inediti davvero brillanti, un percorso già visibilissimo nei tuoi tre precedenti post.
    Sappi che parlare di poesia e con la poesia all’interno della stessa è un argomento che mi ha sempre affascinata.
    Ed è davvero encomiabile questo tuo interrogarti continuamente sulla poesia, sul perchè e come scriverla, sul dove possa condurre, su quali verità possa rivelare.
    Il dubbio, in chi scrive, spesso è maturità di scrittura, e tu, mentre lo riporti nei versi, hai già dipinto la poesia. Una poesia che scorre e suscita mille interrogativi anche in chi legge, interrogativi, a volte, che non possono trovare risposta se non nel dubbio stesso che li ha alimentati.
    Forse la poesia è rincorrere fili di luna nel tentativo di potercisi aggrappare per scoprire l’oltre che che la realtà cela.
    E il confine è stottilissimo come tu stessa affermi, “tra la mano e la parola”.
    Ma forse la chiave di tutto è proprio “la parola”, una parola che può graffiare o carezzare, celare o disvelare, ma sempre, sempre in grado di dire compiutamente e con eleganza, quando ad adoperarla è una bella personalità come la tua.

    Un grande abbraccio a te e Francesco

    jolanda

  3. Francesco, sono sincera, la cura che hai per queste mie cose è indescrivibile e davvero non riesco a trovare parole per ringraziarti di tutto. Anche se lo so che “ogni scarrafone è bello a mamma soie'” ma mi sembra perfetto e non posso trattenermi dal dirlo- é bellissimo!!-
    esordire poi nella tua “nuova pagina” mi emoziona.
    grazie

    Carmine
    sai mi ha colpito questa cosa delle scritte sui muri e mi piace. ringrazio tanto anche te per le belle parole.

    lisa

  4. grazie MB soprattutto del tempo speso nel leggermi.

    francesco,più che apprezzato, d’altra parte il titolo dell’immagine è un mio piccolissimo omaggio ai 50 anni di quella cosa meravigliosa che alla poesia non ha nulla da invidiare: Kind of blue è poesia.
    Coltrane è il mio abituale sottofondo. Non potevi scegliere di meglio

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