Ricordo di Gertrud Kolmar – di Stefanie Golisch

[STEFANIE GOLISCH]

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Gertrud Kolmar (1894-1943) cresce a Berlino in una famiglia della borghesia ebrea. Come tanti altri ebrei assimilati, scopre la sua fede e l’appartenenza al suo popolo proprio nel momento in cui cominciano le persecuzioni razziali.
Il raggio della sua vita, già volutamente ristretto, diminuisce sempre di più, mentre, nella stessa misura in cui le viene negato il mondo esteriore, Kolmar trova dentro di sé tutta la pienezza: un ampio universo del reale e del surreale, del tragico e del barocco, una fonte inesauribile di vita e di forti sentimenti. La sua poesia, perfino negli anni Venti, quando per un breve periodo ebbe un discreto successo, non si piegò mai ai gusti letterari del suo tempo, ma fu sempre la massima espressione di una vasta e incorruttibile libertà interiore.

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Poesie sono anche doni…

La luna se retuerce en la pared,
se agrieta entre los vapores
azulinos del agua que resbala
a fatiga sobre la piel;
mi casa es un umbral
desde donde miro el mar
que se hace flama,
y la resaca diseña el desorden
de una eternidad interrumpida
en la palabra grito.

 

(Continua qui…)

[Tutta la mia gratitudine a José Daniel Henao Grisales, Roberto Rossi Testa e Francesco Sasso.]

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