Tre poesie inedite di Antonella BUKOVAZ

isonzo
(Isonzo)

L’ONDA

È imbarazzante questo sentire
si sgrana nel rosario degli alberi
spinoso e denso – così impulsivo
mette un seme che immediato germoglia
come le felci invade il sottobosco
del mio resistere.

E tutto per il solo suono delle campane!

Il suono riguarda
l’origine e all’origine rimanda
per questo l’incontro con la vibrazione
– cominciato nell’oscillare del battaglio
delle campane di Svet Štuoblank –
è una resurrezione.
Prima di colpirmi così intensamente
si è infilato sfilacciandosi tra i rovi
arcuati cresciuti a celare i muretti
dei sentieri e i filacci si sono dispersi
ognuno copia in potenza del suono intatta
e in acutezza. Ha cavalcato gli anni delle scarpe
bucate del mattone caldo sotto la coperta
in gimkana tra le litanie serali
in vigile attenzione ai leternoriposo.
E’ inciampato nella sua elasticità
all’incrocio delle deformazioni
provocate dal tempo ai volti e ai pensieri
come fosse il cavo di acciaio teso
sul bosco per la consegna dei tronchi.
Ha la calma di un cecchino quando mira
all’ombelico delle mie figlie e nell’intervallo
ondeggia nella valle sparendo e riapparendo
mentre portano ignare il suo seme.
E poi ha bucato tutte le voglie
quelle di andare e andare
trasformate in colabrodo umorale
che sparge impotenza all’ombra dei faggi
ha caricato nel cavo dell’onda
quella me stessa di ogni età perché precipiti
dall’alto della sua gravità. Ora è qui
mentre scendo il sentiero
balza su di me e intorno sgocciola
la vite primaverile – nella quantità
che è quella della mia poesia – a disegnare
una traccia verticale alla terra.

 

vallidelnatisone
(Valli del Natisone)

 

IL PROIETTILE

Sei stato lungo la vita fermo in uno stesso luogo
incantato dall’effetto che il suono vibrante –
dell’appartenenza nei suoi effetti speciali quotidiani
– ha sulla mente umana e così ha avuto il tempo
di prendere bene la mira con calma e senza fretta
approfondendo gli studi di balistica e l’arte del respiro
per concentrarsi e ti ha preso in pieno.
Il suo luogo di osservazione è il marmo dei davanzali
il sangue dorato dei martiri la nostalgia
di luoghi identificabili la ferrovia dismessa
l’amore eterno e l’inferno della simulazione
si confonde tra gli amici d’infanzia e spalma
alcuni oggetti a caso di colla e mai più
potrai dirli non tuoi e intanto prende la mira.
Non si cambia mai d’abito e ha un’unica
posizione che non prevede tradimento
se lo sgomento penetrasse nelle polveri
sarebbe un far cilecca dopo l’altro.
Ama e provoca i bagliori della lontananza
le voci che non può sentire teme
i perfezionisti e la mancanza a destarli.
Del crescere aspetta il tempo più sicuro
che ognuno dedica alla propria individuazione
e spara come a prede inchiodate alla necessità
semplice del cielo.

 

faggeta
(Faggeta *)

 

L’INSEGUIMENTO

Si spalanca la finestra chiamata da un temporale
risucchiata dalla nuvolaglia nera in fuga dal vento
e nel varco si spalanca lento – e cade – lo sguardo
scorre di filo in filo d’erba e lungo orme
ormai invisibili ma ancora parlanti
e seguirle è un gioco da animali
a caccia di cibo per il gioco dei cuccioli
e siamo già lontani dalle soglie consuete
dai davanzali invalicabili e inutili.
Gettato alla fine delle orme – un ponte
per attraversare non acque mansuete
o grigi gorghi ribollenti
ma una fenditura che porta dritta
al cuore discontinuo della terra
ma noi si passa oltre questo richiamo
e andiamo – di ponte in ponte resistendo
alla madre e alla sua bocca fitta
di denti e di lingue pendenti come sentenze.
Seguono arrampicate a mani e piedi nudi
su alberi dalla corteccia parlante
e salti di ramo in ramo mentre ascoltiamo
la voce della linfa che ci detta geografie verticali
impraticabili che non mancheremo di affrontare.
L’ultimo salto dura molti anni sospesi
su un atterraggio definitivo che mai avrà inizio
e nello spazio di quell’attesa
continuo è lo studio che tende il collo
e consuma le diottrie a ridurci
ricercatori mentre siamo avventori
affezionati all’unico dispensatore di futuro
osi mettere una bancarella nello spazio
sospeso di un salto. Un acquisto si può fare
barattando differenza con ripetizione(1)
desiderio con parola d’ordine
ma ogni volta il rischio è restare
con un surrogato tra le mani a miniare
se stessi sul calco di una moltitudine
ignara e indifferente. Dietro la bancarella
una pista di terra battuta e lungo i bordi
cartelli segnaletici un po’ consumati
decifrabili solo da chi sa già la meta.
Srotolata la pista dalla pianta dei piedi
verso montagne inanellate le une nelle altre
confrontiamo i versanti e le cime come
se da una differenza così evidente
potesse scaturire una forma altrettanto indubbia
e senza imbarazzo farne veste a coprire
uno – nessuno – la moltitudine indecente.
Una volta nel folto del bosco – la nudità
illumina l’entrata della galleria a portarci
sul versante orientale dove parlano una lingua
che diremo non nostra e ci diversificherà.
All’uscita della galleria ci trascina via
l’acqua di un fiume che nasce al momento
che rende liquido il tormento e porta
altrove la corsa all’ombra che si sposta
sempre più in là. Nel mondo subacqueo
le intenzioni dei gesti simulano danza
e si potrebbe prendere dimora finalmente
facendo coincidere forma e sostanza.
Ma non c’è pace nella definizione
e il vento spazza l’intralcio acquoso
sostiene lo sguardo e lo porta in alto
e potrebbe – questa nuova posizione
individuare la materia esatta e portare
a una esatta identificazione personale
non fosse per il cedimento delle ali
e la caduta a precipizio di Icaro
che tutti riporta con i piedi per terra
e un ordine tra le creature e le illusioni.
Comunque la norma è stata consolata
e la necessità affilata e l’idea della vita
resa più sfarzosa e svincolata la provocazione
e ogni cosa avrebbe potuto essere la cosa vicina
o un’altra cosa ed essere la stessa cosa
e ogni granello spostato è una variante interessante
variamente indagabile e preziosa.
Non cercavo nulla – solo in se stesso
quel cercare a spirale che è moto innato
come il volo per il pesce volante.

[(1) Afferma J. Deleuze in “Differenza e ripetizione”: “tutte le identità non sono che simulate, prodotte come un effetto ottico, attraverso un gioco più profondo che è quello della differenza e della ripetizione“.]

 

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I tre testi presentati sono tratti da un lavoro in fieri dal titolo IDENTIQUA’-IDENTILA’

Le immagini del post sono opera dell’autrice.

(*) Il cognome “Bukovaz” significa “colui/lei che vive nei pressi dei faggi” (da bukev = faggio in sloveno).

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Antonella Bukovaz (Cividale del Friuli, 1963) è originaria di Topolò-Topolove, borgo sul confine italo-sloveno, nelle valli del Natisone. Lì ha cresciuto le sue figlie, e scritto poesie che sono confluite in un libro, “Tatuaggi”, edito da Lietocolle (2006). Dal 1995 ha partecipato a diverse rassegne di arte contemporanea in Italia e in Slovenia; dal 2005 si dedica prevalentemente alla poesia e alle interazioni tra parola, suono e immagine in forma di lettura, videopoesia e video-audioinstallazione. Ha realizzato i suoi lavori collaborando con i musicisti Sandro Carta, Marco Mossutto, Hanna Preuss, Antonio Della Marina. Nel 2008 ha scritto “Storia di una donna che guarda al dissolversi di un paesaggio” con le musiche di Teho Teardo e le immagini video di Leonardo Gervasi (premio Delfini 2009). Collabora alla realizzazione di Stazione di Topolò/Postaja Topolove. Insegna, in lingua slovena, nella scuola bilingue di San Pietro al Natisone. Vive a Cividale del Friuli.

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***

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15 pensieri riguardo “Tre poesie inedite di Antonella BUKOVAZ”

  1. Poesia che è “resurrezione” ; il miracolo di immagini e l’equilibrio del suono, il dolore e la vita che ci interrogano sempre.

    Auguri ad Antonella per il libro, grazie Francesco per tutto questo.

  2. grazie francesco per la pubblicazione su questo bel sito e grazie a quelli che si sono dati tempo per la lettura di questi testi che mi sono molto cari….
    Leggendo le cose di nadia mi sono ritrovata nel piano calmo del suo verso e da questo prendo conforto…..
    un abbraccio
    a

  3. Bello vedere Antonella qui…
    ho letto gli inediti che non conoscevo, e che testimoniano della volontà di Antonella di non fermarsi in territori sicuri; anche per questa sua volontà di progredire credo che Antonella sia una delle voci più originali del panorama italiano. E, al di là dei testi, ci tengo a sottolineare che è anche una delle persone più trasparenti che conosco in un ambiente all’interno del quale spesso l’arrivismo rende più poveri i rapporti umani.
    Ma forse le due cose sono collegate…
    Un abbraccio a lei e fm.

    Francesco t.

  4. Queste poesie sono splendide. Contengono una femminlità non comune che solo certi sguardi riescono a tradurre in parole senza chiudersi nel solo universo femminile, sguardi che sanno leggere le mappe mobili
    di certi luoghi.
    una scoperta.
    grazie
    lisa

  5. Grazie a tutti, a cominciare dalla nostra ospite.

    Lisa, la settimana prossima avrai la possibilità di approfondire la conoscenza. E’ alle viste un “testo” difficilmente dimenticabile. Te lo assicuro.

    fm

  6. Bukovaz è una fibra ottica.
    Guarda un universo fuori di sè ,
    guarda un altro universo dentro di sè ancora fuori di sè.
    Poi , sorpresa, li mette a fuoco davanti agli occhi a circa 60 centimetri.
    Posso leggere anche tre volte quello che c’è scritto ,
    non ne capisco nulla dalla prima alla terza .
    Leggevo a rovescio.
    Quando lei parla invece è tutto molto lucido.

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