Lo specchio che conserva la distanza – Paolo Valentino

almagnoimg
(Roberto Almagno, Il legno e la cenere, 2007)

“Così si son nascoste le distanze:

dove ieri c’era vento
lì si staglia lo scivolo dei corpi

– si dimentica l’arte della pelle
dei disegni scalfiti nel profondo”

 

Da: Paolo Valentino, Prospettive, nota critica di Tiziano Salari, immagine di Roberto Almagno, Verona, Cierre Grafica, “Opera Prima”, 2009.

 

PROSPETTIVA DELLA PIETRA

 

I.

(Guerra)

Dove il vento porta il guinzaglio
sugli strati in superficie della roccia

domandano città come fantasmi:
         quale morte porre a confine
         quale spazio far sì che diamantizzi

– col secolo dei santi
i nomi della Terra
si spezzano sugli occhi
….

 

II.

(L’oracolo)

Verso la casa del vecchio: La Lanterna
la voce della brezza fa da guida
– dalle pietre più profonde
ci conduce sui sentieri senza nome:

parole senza freccia
né alfabeto che ci imprima la distanza


chiedevamo di parlare con le piante
di capire le espressioni in altra lingua
riunire
ciò che in guerra si chiamano fazioni
prospettive – postazioni di vedetta

ma di colpo
la finestra s’è aperta sulle foglie
senza dita a scostarne le persiane

l’uomo al davanzale
la mano dei gerani e delle rose
sospira con il vento e il suo dolore

 

III.

(Il dialogo)

Il dialogo non è cosa da grandi:
è un salto di bambino con la corda:
due      tre      cinque      nove

nel mezzo c’è lo spazio del volo
(la caduta più sicura della terra)

         vorresti saltellare all’infinito
         saltare fuori e dentro dal recinto

si contano le volte:
la fine è un imprevisto per le scarpe

 

IV.

(Respiri)

Non c’è stato lo scavo tra i miei campi
nessun camion venuto da lontano
carico di braccia badili gerani cittadini:
qui la terra è già vitale – buche
profonde da saltare con un passo – tronchi – rami
potati perché il sole ci raggiunga
senza il rischio di graffi per parlarci e poi trovarci
su diversi gradi d’aria:

l’esperienza alla distanza
ci insegna le ragioni del respiro.

 

V.

(L’attraversamento)

Sono corso fino al prato
– la strada trampolino:
già prima dell’asfalto all’altro lato
come fosse senza confine
nelle code di gatto – bocche di leone
la scarpa è un macigno che scrive
la promessa (labile un sussurro):
che si nuoti
          fin quando muovo i tronchi con le mani
finché è vento
          finché il prato sia mare sul terreno

 

PROSPETTIVE DI ZANZARA

 

I.

La foglia muta rotta nel cadere
non ha tagli che infrangano la forma
– quel contorno personale
che ricordo fin dal tempo della luce
mi diceva frasi dure
denudandomi in silenzio…

 

II.

C’era sabbia spostata dalle mani:
le coperte cuocevano le bocche

…così distante
che il sole non sembrava circolare
ma di tutte le forme delle fiamme

…e poi il sudore
come scorreva asciutto dalla pelle:
cemento se guardato controluce.

 

III.

C’era la spiaggia (domani) dei granchi morti
delle frasi che dormono sui libri

– come la sposa leva il velo
           la giacca va posandosi alle spalle
           senza fretta – senza dita
così la chela spezza sotto il vento
cattura la sua preda in fondo al ventre


nel buio non c’è strada per le biglie
– con il tempo
si complica la sabbia.

 

IV.

Questa riva mi è morta sul ginocchio
tra i relitti e le pietre non aguzze

…chiedevamo col piede alla catena
quale spiaggia fissare dritto in fronte:

la distesa lungo i venti

la baia che non muta roccia al sole

…ma durante il tramonto le marea…
…così s’alza la palpebra dagli occhi…

 

V.

Distante dalla roccia
s’invola la zanzara:
i suoi cerchi son salti di corrente

prima dei margini d’erba
dove i piedi si fermano al selciato


ma salita l’altura fatta piano
negli incontri in silenzio delle lune
di notte    l’auto scivola per strada:

(col quadrante sottomano)
guidarsi a lingua in fuori
fa soffio delle tracce lungo il mare.

 

***

 

Da: Paolo Valentino, Il ragazzo che scompare, nota di Davide Rondoni, prefazione di Giovanna Ioli, Sasso Marconi (BO), Le Voci della Luna, “Materiali”, 2009.

 

ragazzo_copertina

 

L’esploratore

Sette giorni
mi lasceranno al largo e senza remi
ma dovrò (in quel tempo)
riconoscere le coste che non vedo
dispiegare il programma delle rotte
poi guidare le correnti fino a terra – dove vedo: muraglioni di
cecchini come massi per respingere le onde e ai loro piedi la
fermezza che addomestica la riva senza approdo individuabile

– dal satellite l’immagine
del cerchio che si chiude.

 

La vedetta sull’albero

Quando gli altri
si ritirano nel sonno
dall’alto del mio posto si spalanca il panorama e i camini laggiù
in basso
creano un suolo di vapore
bianco
quale base in cui gettare ogni mio sguardo

si dovrebbero avvistare
le minacce più prossime al baccano
gli edifici aggregativi
o le scelte di attacco personale: girotondi ammanettati, grossi
arieti a raggi laser, cittadine dei balocchi…
però quando
c’è bisogno di occhi aperti
di non cedere al terriccio degli orari
l’ora tarda va a soccorso dei cervelli:
può darsi sia la neve che si aggrava
così come la pioggia che corrode le cisterne

– ma dal mio
posto tutto è chiaro
quanto il faro che non svela la sua luce
ma che sveglia piuttosto ogni mattina
(da lunedì a domenica compresa)
col pensiero di restare sul cuscino

…fortunato a non dormire, sì!
l’equilibrio del fumo mi compare
bianco
quando il rosa di un dito lo frantuma
(come a chiedermi parola)
così scopro che è vitale il sottobosco
che l’indizio dei camini era corretto:
si prepara la battaglia pure lì

(chi si apposta sopra gli alberi
chi si scava la sua trama di cunicoli)

la flotta dei nemici
(lo sappiamo bene entrambi)
questa volta sfila in centro

 

Il profeta

Stanno tutti naufragando:
chi sul fondo di un barattolo
chi chiedendosi la meta dei traghetti

(gli stessi che gridavano “Quest’anno
pescheremo miracoli dal fiume!”)

– tutti andati: tutti a largo
con le gole gonfie d’acqua e terra a grumi:
tutti zitti (con il proprio
personale armamentario da segugio)

ma fu detto dai randagi
che il guinzaglio si sarebbe sciolto ancora
che la nave avrebbe perso la sua rotta:
senza niente
si è rimasti nell’attesa di locuste
nuovi incendi e
nelle stalle si è deciso poi di mungere le mucche
più fedeli e messe all’angolo per anni


ora l’acqua resta lì per ricordare
dove la luce arriva appena:
le tappe – i calendari – gli impegni di domani
– dalle sveglie
due salmoni risalgono il cancello
senza sforzo

nel muggito possibile del cappio

 

_____________________________

Paolo Valentino è nato a Rho (MI) nel 1982. Laureato in Culture e Linguaggi per la Comunicazione, lavora come redattore giornalistico, occupandosi anche di cinema e letteratura per l’infanzia. Dopo aver pubblicato diverse liriche in varie antologie, è approdato alla sua opera prima, Prospettive, nata per le cure di Flavio Ermini e Ida Travi. Quasi contemporaneamente, ha visto la luce Il ragazzo che scompare, opera vincitrice del premio “Città di Chieri”, sezione inediti, del 2008.

_____________________________

 

***

Annunci

4 pensieri su “Lo specchio che conserva la distanza – Paolo Valentino”

  1. Paolo che piacere ritrovarti qui con le tue poesie.
    Con i complimenti i più cari auguri.
    Poi, letto il libro, ti scriverò.

    Un saluto

  2. Il confine (guerra), la distanza (l’oracolo), lo spazio del volo (il dialogo), buche profonde da saltare con un passo (respiri), la strada trampolino (attraversamento) … una poetica dello spazio espressa sul “salto di una corda”, con incanto e disincanto. Due diverse “prospettive” su una realtà che si percepisce “distante” e che si vorrebbe dialogicamente “ricucire”, così la pietra si mette in cerca di una mano o un piede perché possa essere avvicinata/allontanata (fosse anche con un calcio) e la zanzara consuma l’istantaneità della sua vita, “ronzando” l’attenzione che forse la schiaccerà …
    Trovo personalmente molto bello quanto qui letto e mi ha emozionato sinceramente potermi ri-specchiare in questo modo di vivere e vedere la “distanza”.

  3. Grazie, Nadia. E grazie, MB: il tuo commento, molto bello, piacerebbe anche a Tiziano Salari, che ha scritto da par suo una attenta e puntuale nota critica su questo pregevole esordio letterario.

    Valentino è un altro (giovane) poeta da seguire con estrema attenzione.

    fm

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...