Gedichte – Luigi Pirandello tradotto da Stefanie Golisch

[STEFANIE GOLISCH]

Sono lieto di presentarvi questa selezione di testi poetici di Luigi Pirandello nella versione in lingua tedesca curata da Stefanie Golisch. Si tratta di inediti assoluti, traduzioni mai comparse in rete e, tranne un paio, nemmeno in libro o su rivista. Chi ha dimestichezza con il tedesco aprrezzerà il lavoro egregio della traduttrice, la vicinanza anche “sentimentale” all’oggetto della sua attenzione. Per tutti, poi, il gusto della (ri)scoperta della produzione in versi del grande drammaturgo, quasi del tutto sconosciuta fuori dalla cerchia degli studiosi. (fm)

Luigi Pirandello – Poesie / Gedichte
Traduzione di Stefanie Golisch

L’occhio per la morte

Sono stato a veder l’amico morto.
Sta benone. Men brutto (ah brutto egli era,
povero amico!): e quel pallor di cera
e la calma in cui sta da savio assorto,
gli dànno or l’aria mesta e tollerante,
che si sforzò d’avere in vita, e certo
non ebbe. Intanto, che peccato! aperto
gli è rimasto quell’occhio, che in costante
studio lo tenne: or possiam dirlo, credo:
l’occhio di vetro. Orrendo, nella faccia
spenta, quel guardo fisso, di minaccia…
Quell’occhio par che dica ora: – “Io ci vedo!

Das Auge für den Tod

Ich bin bei dem toten Freund gewesen.
Es geht ihm bestens. Weniger hässlich (ach hässlich war er,
der arme Freund!): und diese Wachsbleiche
und die Ruhe eines gesammelten Weisen
verleihen ihm den wehmütig duldsamen Ausdruck,
den er zu Lebzeiten anstrebte, doch niemals
erreichte. Schade, dass sein eines wachsames Auge
offen steht: wir können es nun ruhig sagen, denke ich,
sein Glasauge. Fürchterlich in dem toten
Gesicht, der starre Blick, die Drohgebärde…
Als sagte dieses Auge jetzt: – „Ich kann sehen.

Improvvisi

Chi dice che il tempo passa?
Passa il tempo che non è nulla.
Io ti vedo, Maria Lembo,
come tu eri da fanciulla,
col tuo abito nuovo di faglia,
a righine bianche e blu;
sotto l’ali e le ghirlande
di quel tuo grande cappello di paglia,
vedi, il tempo non passa più.

M’hanno detto che sei morta;
ma eri vecchia e poco importa;
sono anch’io vecchio, Maria,
ma ora son giovine con te,
al Casino Valadier,
sulla terrazza che guarda Roma;
vuoi saper dov’è Tordinona,
Tordinona che più non c’e:
eccola, dico, non temere
che la zia
ti veda con me.

Improvisationen

Wer sagt, dass die Zeit vergeht?
Sie vergeht die Zeit, die nichts ist.
Ich sehe dich, Maria Lembo,
wie du als Mädchen warst
in deinem nagelneuen,
blau-weiß gestreiften Kleid;
unter den Flügeln und Garnituren
deines großen Strohhutes,
siehst du, die Zeit vergeht nicht mehr.

Man hat mir gesagt, du seiest tot,
aber du warst alt und es macht nichts;
auch ich bin alt, Maria,
aber jetzt bin ich jung mit dir
im Casino Valadier,
auf der Terrasse mit Blick auf Rom;
du willst wissen, wo das Tordinona liegt,
das Tordinona, das längst nicht mehr ist:
siehst du, sage ich, du brauchst keine Angst zu haben
dass die Tante
dich mit mir sieht.

*

Vivo del sogno di un’ombra nell’acqua:
ombra di rame verdi, di case
giù capovolte, e di nuovo nuvole … e tremola
tutto: lo spigolo bianco d’un muro
nel cielo azzuro abbagliante, una corda
che l’attraversa, un fanale e il tronco
nero d’un albero, tagliato a mezzo
da un foglio giallo
di carta che galleggia…
Ombra nell’acqua – liquida città…
luminoso tremore, vastità
il cielo chiaro, verde verde verde
di foglie – tutto par che vada e sta
e vive e non lo sa;
non lo sa l’acqua, non lo sanno gli alberi,
non lo sa il cielo né le case … Solo
un pover’ uomo lo sa , che va
lungo l’argine triste
del canale.

*

Ich lebe vom Traum eines Schattens im Wasser:
Schatten von grünem Kupfer, von Häusern,
kopfüber und von neuen Wolken … und alles
zittert: die weiße Kante der Mauer
im strahlend blauen Himmel, ein Seil, das ihn
durchquert, ein Licht und ein schwarzer
Baumstamm, in der Mitte gespalten
von einem gelben Blatt
Papier, das schwimmt…
Schatten im Wasser – flüssige Stadt….
leuchtendes Zittern, Weite
der helle Himmel, grün grün grün
von Blättern – es scheint als sei alles und bewege sich
und lebe und weiß es nicht;
nicht das Wasser und nicht die Bäume
nicht der Himmel noch die Häuser… Nur ein
armer Kerl weiß es, der geht
den traurigen Damm entlang
des Kanals.

A un olivo

Quante cose saprei, tu che non cedi
da trecento e più anni, o fosco olivo,
dei venti all’urto, e qui ferrigno in piedi
ti stai su questo solitario clivo…

Ma forse è ver che il evento fuggitivo
nuove ti reca, o che tu gliene chiedi?
Nulla sai, nulla pensi, nulla vedi;
e sei solo per questo ancora vivo.

Che se nel tronco tuo scabro e stravolto
queste piaghe del tempo fosser occhi
e tu fossi nei rami cervelluto,

ripensando che vivere è da sciocchi
e che a morire si profitta molto,
non saresti trecento anni vissuto.

An einen Olivenbaum

Was weißt du nicht alles, der seit
dreihundert Jahren widersteht, o dunkler Baum,
windgepeitscht, unerschütterlich
du an diesem einsamen Hang…

Hält nur der fliehende Wind dich
aufrecht, oder bittest ihn darum?
Nichts weißt du, denkst du, siehst du;
und nur deshalb lebst du noch.

Doch wären die Wunden der Zeit in deinem
rauen erschöpften Stamm Augen und
könnten deine Zweige wie ein Gehirn

denken, dass leben eine Dummheit und
sterben viel besser sei, hättest du
kaum dreihundert Jahre gelebt.

Commiato

O vecchia Terra, è vero, e me ne pento;
riconosco che il torto è tutto mio.
Se da tant’anni il cor più non mi sento
se non come un fastidio, anzi un rodìo
continuo in petto, e più non amo, e sono
quasi un tizzone spento, in abbandono,

come puoi tu sembrarmi bella? – “Pensa,
(potresti dire) quando, innamorato
d’una donnetta pallida melensa,
che ti pareva un angelo calato
dal ciel, dicevi ch’ero tutta un gajo
riso… Eppure, ricordi? Era gennajo…”

Si, si, ricordo. Tu povera Terra,
eri, qual veramente sei, di mali
piena, dilaniata dalla guerra
perpetua de’ tuoi tristi animali,
e vecchia e stanca di volgere in tondo
nella stupida macchina del mondo.

Eppure bella – è vero – mi sembravi,
e gli uomini, per quanto esperti e istrutti
d’ogni saggia perfidia, onesti e bravi
pareanmi – è vero – che prodigio! tutti.
Si, si, ricordo, vecchia Terra: vieta,
se puoi, vieta che canti ogni poeta,

se prima innamorato non si sia,
tal che orrori tuoi non veda, sotto
la ridente d’amor dolce malìa.
Io che mi sono senza cuor ridotto,
d’ora innanzi, ti giuro, starò muto;
questo, ti giuro, è l’ultimo saluto.

Abschied

O alte Erde, es ist wahr und es tut mir leid;
und alle Schuld nehm’ ich auf mich allein.
Wenn mich seit vielen Jahren mein Herz nur
noch belästigt, sein beständiges Nagen
in der Brust, und ich nicht mehr liebe und nur
noch ein verglimmendes Holzscheit bin, verloren,

wie kann ich deine Schönheit noch erkennen? –
„Weißt du noch, (könntest du sagen), als du,
verliebt in ein dummes blasses Geschöpf,
das dir vorkam wie ein vom Himmel gefallener
Engel, sagtest, dass alles ein fröhliches
Lachen sei…Erinnerst du dich? Januar war…“

Ja, ja, ich erinnere mich. Du, arme Erde
warst, was du nun einmal bist, der Übel
voll, zerrissen von Kriegen,
Haushälterin deiner traurigen Tiere,
zu alt und müde, dich im Kreise zu drehen
im dummen Weltenlauf.

Und doch – wahrhaftig – erschienst du mir
schön und die Menschen und ihre weisen
Gemeinheiten kamen mir – wahrhaftig –
ehrlich und gut vor, ein Wunder! allesamt.
Ja, ja, ich erinnere mich, alte Erde: verbiete
wenn du kannst, einem Dichter zu singen,

der nicht verliebt ist, auf das er
deine Schrecken nicht erkennen möge
im liebesüßen lachenden Zauber.
Ich, der kein Herz mehr hat, schwör dir,
ich werde schweigen; das ist,
ich schwörs, mein letzter Gruß.

L’ultimo caffè

Non poter dormire,
pe’ vecchi, brutto segno
di morte vicina:
vuol dire che il congegno
vitale si scombina.

Solo
sul tetto
della vecchia casa dirimpetto
esala un fumajolo
a spire
nell’alba
umidiccia e scialba
un lieve fumo.
Là dirimpetto
abita un buon vecchietto
che certo è in cucina
per il suo caffè.

(Vicina
la morte
a chi non può dormire.)

Curvo sul fuoco
soffia il vecchietto forte;
poi la bianca tazza
solita
prepara: tre pezzetti
di zucchero, ché amaro
gli sa sempre il caffè.
Schizza faville il fuco.

(Vecchietto caro,
tu forse non m’aspetti.
Tra poco
pur verrai con me.)

Su la vasta piazza
dorme ancor l’ombra bassa;
qualche mattiniero
nero
vi passa.
Languida qualche stella
dal cielo occhieggia ancora.
Salutan la novella
squallida aurora
da presso e da lontano
i galli. Eccolo: dietro
il vetro
del balcon, pian piano
ora
sorseggia il buon vecchietto
caldo il suo caffè.
Prima che tragga il sorso,
vi soffia; chiude gli occhi:
chi sa che mai ricorda!
Forse gli sciocchi
sogni di questa notte.

Venivano
da bianche tombe
lontane
tante colombe
A frotte.
Di sotto il guanciale
sguisciava una serpetta
che gli dava un morso
sul cuore
senza fargli male.

Ancora, ancora un sorso,
vecchietto, non dar retta.
Perché ti guardi intorno?
Silenzio. Batton l’ore.
Le cinque. Chi t’aspetta?
E’ giorno, vedi? è giorno
già chiaro.
finisci il tuo caffè.

(Poi vecchietto caro,
fa’ cuore,
te ne verrai con me.)

Der letzte Kaffee

Nicht schlafen können
ist für alte Leute ein schlechtes Zeichen,
der Tod ist nahe:
bedeutet es,
das Getriebe
funktioniert nicht mehr.

Einsam
stößt auf dem Dach
des alten Hauses
gegenüber
ein Schornstein
Rauch
in die Morgenfrühe,
feucht und fahl.
Dort gegenüber
wohnt ein alter Mann
der wohl in der Küche
seinen Kaffee brüht.

(Nah ist
der Tod
für den, der nicht schlafen kann.)

Über das Feuer gebeugt
bläst der Alte kräftig;
dann holt er seine weiße Tasse,
hervor:
drei Stücke
Zucker, ach so bitter
ist ihm der Kaffee immer.
Das Feuer sprüht Funken.

(Lieber Alter,
vielleicht erwartest du mich nicht.
Aber bald
nehm ich dich mit.)

Auf dem großen Platz
schläft noch der niedrige Schatten;
ein paar schwarze
Frühaufsteher
laufen vorüber.
Schwach blinzelt
noch ein Stern.
Es begrüßen die neue
elende Morgenfrühe
von fern und nah
die Hähne. Und dort: hinter
dem Fenster, trinkt
der Alte in langsamen Schlucken
seinen heißen Kaffee.
Bevor er trinkt
pustet er; schließt die Augen:
wer weiß, woran er sich gerade erinnert!
Vielleicht an die dummen
Träume der letzten Nacht.

Aus fernen
weißen Gräbern
stieg ein Schwarm
Tauben
auf.
Unter dem Kopfkissen
kroch eine Schlange hervor
die ihm
ins Herz biss
ohne ihm weh zu tun.

Noch einen und noch einen Schluck,
Alter, lass dich nicht ablenken.
Warum schaust du dich um?
Stille. Stundenschlag.
Fünf Uhr. Wer erwartet dich?
Es ist Tag, siehst du? schon
heller Tag.
Trink deinen Kaffee aus.

(Dann, lieber Alter,
sei gewiss,
nehm ich dich mit mir.)

Che fai?

Batte nel cuor di tutti una campana;
ma della vita nel vario frastuono
il dolce suono
nessun ne ascolta.
Pure, talvolta,
d’un tratto giunge a noi come un’arcana
voce profonda, non udita mai.
E’ la lontana
chiesa antica dell’abbandonata
nostra città…
– “Ave MariaAve Maria…” – Che fai
anima sconsolata?
Lagrime amare ha chi pregar non sa…

Was tun?

In allen Herzen schlägt eine Glocke;
doch niemand hört
ihren süßen Klang
im Sturm des Lebens.
Nur manchmal erreicht sie uns als eine
geheimnisvolle tiefe Stimme, niemals zuvor gehört.
Es ist die ferne alte Kirche
unserer verlassenen Heimatstadt…
-„Ave MariaAve Maria…“- Was tun,
untröstliche Seele?
Bittere Tränen weint der nicht beten kann…

Il tesoro

Ricco jeri, oggi povero. E non so
com’ita se ne sia tanta ricchezza.
Non del tesor perduto è l’amarezza;
ma il non saper come perduto io l’ho.

Nessun piacer, nessuna gioja, aimè,
la cui memoria avrebbe almen potuto
consolar la miseria e il viver muto,
o dello stato mio dirmi il perché.

Come dunque ridotto mi son qui?
Con la ricchezza mia potea far tanto,
e nulla ho fatto, e son povero intanto…
L’ho sperduta in ispiccoli, così…

Non l’opera che dia lustro a un’età
né la gioja ch’empir possa una vita.
Dunque tanta ricchezza m’è servita
per comprarmi questa povertà.

Der Schatz

Gestern reich, heute arm. Und ich weiß nicht
wie der Reichtum dahin gegangen ist.
Nicht ob des verlorenen Schatzes bin ich bitter,
sondern weil ich nicht weiß, wie ich ihn verlor.

Kein Genuss, keine Freude, ach
deren Erinnerung mich über das Elend hinweg
zu trösten vermöchte und das schweigende Leben.
Nichts, das mir erklären könnte weshalb –

Wie konnte es nur so weit mit mir kommen?
Mit meinem Reichtum hätt ich manches
beginnen können und habe nichts begonnen
und wurde arm, durchgebracht hab ihn, einfach so…

Weder das Werk, welches das Alter adelt
noch die Freude, die ein Leben ausfüllen kann.
Mir hat mein Reichtum also nur dazu gedient
mir diese Armut zu kaufen.

Solitaria

Eterno immenso e vario
comporre un canto solo, e tutta in quello
chiuder l’anima, come in uno snello
bel vaso cinerario:
questo vorrei ; ma de l’umane genti
raccoglier pria, perché il perenne canto
tragga voce da loro e vivi accenti,
i pensieri e gli affetti e gli odì e il pianto.
Questo. Ed a te, profonda notte, in vano
su noi pregata senza dipartita,
dire co’l poderoso canto umano
la vanità de l’essere infinita.

Einsam

Ewig unendlich mannigfaltig –
nur einen einzigen Gesang vollenden, in dem
die Seele ganz verschlossen wäre, wie in einer
schönen schlanken Urne:
das möchte ich; und zuvor die Menschheit
umfangen, damit der ewige Gesang
Stimme und Lebendigkeit von ihm erhielte,
Gedanken, Leidenschaften, Hass und Tränen.
Dies. Und dir, tiefe Nacht, die vergeblich
über uns betet und betet,
mit gewaltigem Menschengesange
die Eitelkeit unendlichen Seins sagen.

***

12 pensieri riguardo “Gedichte – Luigi Pirandello tradotto da Stefanie Golisch”

  1. Gran bel contributo, Francesco. Mi piace Improvvisi e soprattutto L’occhio per la morte, il grottesco funzionale al concetto di umorismo, che rimanda a tutta una tipologia pirandelliana basata sulla componente fisiognomica (l’occhio ballerino di Mattia Pascal e il naso in pendenza di Vitangelo Moscarda). Un caro saluto, Abele

  2. Ecco la poesia!! cerco di immaginare stefanie golisch mentre le traduce: le fa totalmente sue per avvolgerle in nuove spoglie…in suoni lontani, intime immagini appaiono….esuberanza inoltrata…piove, eneida

  3. Fa piacere aprire questo blog e, ogni volta, incontrare qualcosa di nuovo ed interessante. Gli scrittori oggi molte volte dimenticano – a differenza del grande Pirandello – che nella vita la descrizione dei fatti non sempre è necessaria e che, di quei fatti, la parte più interessante, spesso, è proprio quella che sfugge ad ogni descrizione. La parola del poeta non racchiude, non definisce, ma apre il pensiero a ciò che va oltre il pensiero, non ritrae iperrelisticamente la realtà ma ricorda che sempre il visibile è composto, nella maggior parte, da cose invisibili, inudibili, intoccabili. Ed il verso non è che una forma, altissima, di rispetto verso questo mistero indicibile.

  4. Così è e se vi pare …
    Un sottile osservatore siciliano sapientemente riletto in tedesco.
    Henri Bergson in “l’evoluzione creatrice” diceva che “l’intelligenza è caratterizzata da una naturale incomprensione della vita”, incomprensione che deriva dalla molteplice possibilità di verità distinte e soggettive con cui si osserva la vita stessa che perde – anzi non può avere – assoluta oggettività, riducendosi ad essere continua ricerca di individuale coerenza assoggettata a voleri di “maschera”, ruolo e tempo, che fanno soccombere l’individuo in un costante divenir-si fino alla naturale deriva delle certezze e, quindi, alla crisi d’identità che caratterizza la poetica e la produzione pirandelliana in senso lato.
    L’uomo scopre la propria ineluttabile solitudine nell’impossibilità di far coincidere le diverse verità in un unico percorso comune, la poetica dell’incomunicabilità e dell’impossibilità, cui l’unica via di salvezza sembra essere la follia, il rifiuto, la fuga dallo schema sociale nell’auto-isolamento e nella morte (nel peggiore dei casi) o nell’ironia ed autoironia con cui scavare e svelare le contraddizioni della propria ed altrui esistenza mettendone in rilievo gli aspetti – tragicamente – comici e realisticamente paradossali. (l’avessero tutti questa capacità … eh Frà!?!)

    – Momenti di “sospensione del tempo” queste visite dedicate alla riflessione attraverso la letteratura e la filosofia dei grandi ospiti della tua dimora, anche questa via di folle e disperata fuga –

    “…
    Nulla sai, nulla pensi, nulla vedi;
    e sei solo per questo ancora vivo.
    Che se nel tronco tuo scabro e stravolto
    queste piaghe del tempo fosser occhi
    e tu fossi nei rami cervelluto,
    ripensando che vivere è da sciocchi
    e che a morire si profitta molto,
    non saresti trecento anni vissuto.”

    Un bacio …. Luciferina

  5. Non conoscevo il Pirandello poeta. E’ stata una scoperta! Ad una prima lettura mi viene in mente la danza macabra, la figura della morte(addirittura io poetico nella poesia “L’ultimo caffè”) sempre presente, come idea, come filtro attraverso il quale si rivede la vita, il proprio passato e si svelano le illusioni, in un processo di avvicinamento al vero, che è tragico e senza speranza. Qualche volta un sussulto di ironia sembra rendere meno tragica la conclusione, che, assumendo toni quasi grotteschi, diviene invece con ciò ancora più intensamente accentuata.
    Grazie a Stefanie e a Francesco della proposta.
    Un affettuoso saluto
    m.

  6. Grazie a tutti per i bei commenti, a Natàlia per l’ennesima splendida analisi.

    Un saluto a tutti.

    fm

    p.s.

    Mimma, I’m waiting for…

  7. Ieri mi è giunto un commento da parte di un conoscente tedesco che ha trovato queste poesie troppo “epiche”; a lui è mancato la volontà di dare forma (Formwille!). Questa sua impressione – che non è del tutto infondata – mi ha fatto pensare che, al contrario, io trovo proprio nel loro carattere epico, una forza vitale che, stranamente, si contrapone alla morte che è il loro tema o sotto-tema. ” Komm, wir wollen reden, wer redet ist nicht tot” recita una delle ultime poesie di Gottfried Benn. Cioè: chi racconta, non è morto, parliamo, raccontiamo, sfidando con le nostre parole la morte che è il silenzio definitivo.
    Scriverò al mio conoscente tedesco che sì, ha ragione, non sono poesie molto sofisticate al livello formale, ma poesie che, sotto l’eminente minaccia dell morte, traspirano vita da tutti i pori – la vita stessa, semplice come il caffè che si prepare il vecchio ogni mattina…

    Felice di aver potuto condividere il tardo Pirandello con voi e grazie a Francesco Marotta della cornice degna che è il suo bellissimo blog!

    Stefanie

    P.S. A Natàlia : La citazione di Bergson è fantastica!

  8. Io sono brasiliana, vivo in Brasile e amo il teatro di Pirandello, ma solo da pochi giorni ho saputo che lui ha scritto anche poesie. Vorrei sapere se in Italia, queste poesie sono conosciute, se si studiano a scuola, ecc. Sto cercando su internet qualche traduzione al portoghese, ma non le trovo. Qualcuno saprebbe dirmi se ci sono queste traduzioni, se existono? E dove potrei trovarle? Grazie dell’aiuto.
    Karen

  9. Karen, la risposta alle tue domande è condensata nel cappello introduttivo del post: la produzione poetica di Pirandello, sicuramente minore rispetto al “resto”, è oggetto di attenzione quasi esclusivamente accademica, tra gli studiosi. Non credo esistano, nelle scuole superiori italiane, molti docenti desiderosi di proporla ai loro studenti, sacrificando, nel caso, qualche pagina dalle opere teatrali o dai romanzi.

    Non conosco altre traduzioni delle poesie; credo, anzi, che queste tradotte in tedesco da Stefanie Golisch siano un caso unico.
    Felice di essere smentito, comunque.

    fm

  10. Come ben si comprende – e l’utente che mi precede ha compreso – non si tratta di desiderio ma di necessità. I tempi stringono (e stravolgono) e persino la proposta di testi narrativi e teatrali di Pirandello è diminuita (e sminuita) all’inverosimile -di recente ringraziando le ultime “riforme”-..
    Per non parlare del Suo teatro dal 1925 in poi, che ancora soffre del pregiudizio di “pirandellismo” (e che nei più usati “manuali”, a parte i Giganti -peraltro non sempre compresi- è liquidato con poche frasi…)

    Complimenti e ringraziamenti vanno sicuramente a Stefanie Golisch per la sua sensibilità e il suo lavoro.
    M.A.

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