Una riflessione su Dino Campana – di Elio Grasso

Canti Orfici

Ogni anno questa storia, direbbe Camillo Sbarbaro, ripensando alla nuova stagione che si ripete, ripensando alla poesia e a quel “ragazzaccio” che risponde al nome di Dino Campana. Lui addirittura più giovane del poeta di Marradi, lui nato a Santa Margherita nel 1888, mentre Dino vide i suoi natali tre anni prima. Più giovane, certo, non so se più saggio o di mente più limpida, certo più tranquillo negli spostamenti e negli interessi amorosi. Ma chissà… Montale, tanto per nominare un terzo incomodo, definì Sbarbaro “estroso fanciullo”, in una famosa poesia sempre citata con ragione o meno, quando si tratta dei poeti genovesi di quegli anni. Ma questa è un’altra storia, anche di rapimenti letterari, se vogliamo, dato che il nostro ligure premio Nobel e gran fuggitivo di questa Riviera orientale, non fu avaro di scopiazzature condotte con rigore filologico sui versi del collega della Riviera di Ponente. Lasciamo stare.

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Del pesce e dell’acquario – di Ilaria Seclì

l’opera maltradotta

per me – ora – solo la camicia
bianca. sempre più bianca
acqua insaponata bollente
merletto luciferino
un’onda corta di luce zolfina
una pioggia al continente per gli amori
clandestini.
sia spenta la luce e s’indori il silenzio
semplici le parole e profondo il respiro
il Nulla solo o la danza leggera
del mio uomo a riparare
l’opera maltradotta

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De arzènt zù (D’argento scomparso) – di Ivan CRICO

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De arzènt zù lis fòiis dei aulìu
del fond de la not in tèlis ciàmbris
dola leuàrse e sauerse aimò uìa.

D’argento scomparso le foglie degli olivi / dal fondo della notte nelle camere / dove svegliarsi e sapersi già via.

 

 

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Il libro dei doni – Capitolo VI, 3 (prima parte)

Poesie sono anche doni.
Doni per le creature attente.
Doni carichi di destino.

(fm)

Anna Maria FERRAMOSCA   Lorenzo CARLUCCI  
Mauro GERMANI   Giacomo CERRAI   Ida TRAVI  
Cristina ANNINO   Paola ZALLIO   Francesco TOMADA  
Gherardo BORTOLOTTI

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Cristi polverizzati – di Luigi Di Ruscio

[LUIGI DI RUSCIO]

004Certi come ghigliottinati e fucilati morivano al centro di un festoso cerimoniale. Ero immerso nelle acque fetali, sono immerso in questa acqua sociale. Certi con rendite stupefacenti morivano torturati da costosissimi interventi chirurgici, straziati da speculate operazioni chirurgiche, certi muoiono ai lati delle strade avvolti da una calma stupefacente.
cristi-copertina3

[invito-tour-di-ruscio]

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Tretìppe e martìdde – di Vincenzo Mastropirro

Vincenzo Mastropirro
Petàje sgravò ‘nu bèlle vetidde
ce fòsse stòte fìemene.

U petàje crìesce
cu ‘nu picche de latte scadìute
e au momènde giùste
u avèsse sacrefecòte
pe dàu a mangiò a tutte u munne
e fatte veve lu stèsse sanghe
a tutte l’umene de bona volondò.

Ma so ùomene
e nan’ pozz’ fò propre ‘nu cazze de nudde.

[tretìppe e martìdde]

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Qui si declina il nome della rosa – Ricordo di Maria Grazia Lenisa

lenisa

Maria Grazia Lenisa se ne è andata pochi giorni fa, il 28 aprile 2009. Appartata e nello stesso tempo partecipe. Mai isolata dagli altri, ci lascia i suoi libri, la sua poesia, che in tanti abbiamo amato. Non ho ancora parole per ricordarla come sento dovrei fare, ma alcune sue poesie le propongo qui riservandomi di tornare a parlare della sua opera.
(Nadia Agustoni)

 

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