Ecosistemi – di Gianluca D’Andrea

Piuttosto atrofizzato nel mio letto,
qui, cernita di foglie e di riordino,
mentre in altre strade perse nel mondo
si dipanano rughe come file
di lombrichi, nella terra, e il granito
che pare frantumarsi ad uno sputo,
nel profondo, dove nera è la luce.

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Nel fulgore improvviso delle cose – Roberto Cogo

iocane[1]

non è dato sapere cosa in fondo resta / come procede di soppiatto lo sfarfallio o il barbaglio / se fuoriesce da una porta sempre semichiusa / nell’oscurità che tutto medita e raccoglie —

ma tu perdona ogni nostra stolta debolezza / e continua a distrarci da ogni spiraglio d’ombra / col tuo incanto e il tuo spavento così / senza trucco e senza meta — tu riflesso di vita

(Qui altri testi di Roberto Cogo)

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Un mezzo rapporto – di Antonio Scavone

[ANTONIO SCAVONE]

fini

 

Quanto vorrei guardarmi in uno specchio, vedermi in faccia, scoprire o rilevare il più piccolo cambiamento – le labbra asciutte e tirate, un sopracciglio arruffato, un colore innaturale per il viso – ma non vedo nulla, non posso rintracciare nel mio volto e nel mio corpo niente che sia davvero plausibile, o che sia davvero mio, personale.

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Johannes Bobrowski nella traduzione di Adelmina Albini

[STEFANIE GOLISCH]

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Ciò che vive ancora
nelle sabbie mobili
sotto le pinne alate
dei grossi pesci, evanescente
verde, alghe, muschio marino
che ricopre la luna,
al mattino quando annega,

è come una parola non detta,
è nella cavità della bocca,
nel pulsare di tempie,
nei capelli. Con mani livide
spingiamo a riva l’amore,
bianco.

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Saperti a piedi nudi – di Filippo Amadei

amadei Nota critica di Francesco Tomada

Saperti a piedi nudi” (Lietocolle) è la seconda raccolta poetica di Filippo Amadei, che aveva esordito nel 2005 con “La casa sul mare” (Il Ponte Vecchio), e si caratterizza per una versificazione distesa, leggibile e sicura. Rispetto all’opera prima sono evidenti i passi in avanti compiuti dal giovane autore forlivese nella consapevolezza dell’utilizzo della lingua e nella definizione di uno stile personale senza nascondere il punto di partenza:

Il tramonto confonde il gioco dei confini
ruota l’emisfero luminoso degli oggetti
li conduce verso l’oceano dell’ombra
anche lo spazio del mio corpo ritorna
tutt’uno, senza equatori né divisioni
di luce, senza ferite – è così che si rinasce.

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Il pezzullo di db (XVI bis) – Compagno Calvino

COMPAGNO CALVINO

Quello dell’ex-comunista è uno dei personaggi più uggiosi del dopoguerra: con dietro di sé quel triste sapore di anni sprecati, e avanti uno squallido destino da beneficiato della Salvation Army che gira per le vie con la banda e il coro gridando di essere stato ubriacone e baro.

Torino 1950

***

Il pezzullo di db (XVI) – Dalle memorie di un valdese

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DALLE MEMORIE DI UN VALDESE

Negli anni 60 agli ordinari l’università di massa non gli entrava proprio nella testolina, era considerata uno svigliaccamento. Poi però, di tirar su una plebe di clientes a un certo punto gli piacque, purché rimanesse stretto il numero. Continua a leggere Il pezzullo di db (XVI) – Dalle memorie di un valdese

Dall’inferno di Teheran

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(L’osceno burattinaio di dio e la sua sanguinaria marionetta)

Grande mobilitazione della rete che da giorni, superando ogni barriera e ogni censura, sta informando il mondo sulla brutale e sanguinosa repressione che il regime di Teheran sta conducendo contro il popolo iraniano, sceso pacificamente in piazza per protestare contro i brogli elettorali e l’assoluta mancanza di democrazia nel paese.

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Scritti su Henri Michaux (II) – di Giuseppe Zuccarino

[GIUSEPPE ZUCCARINO]

Ideogramma pittorico e lingua universale (2.)

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     6. A circa quarant’anni di distanza da Un barbare en Asie, Michaux torna ad occuparsi della scrittura ideografica orientale, dimostrando in tal modo la costanza di certi suoi interessi. Nel 1971, infatti, scrive, come prefazione a un libro sulla calligrafia cinese, un saggio che quattro anni dopo diverrà un volumetto dal titolo Idéogrammes en Chine(36). In questa occasione, l’autore non soltanto mostra di accettare, ma anche elogia con finezza sia i segni più arcaici sia quelli più recenti (purché elevati a superiore eleganza ed efficacia dall’arte calligrafica). Egli riconosce subito che gli ideogrammi di oggi si presentano a chi li osservi “senza corpi, senza forme, senza figure, senza contorni, senza simmetria, senza un centro, senza richiamare alcunché di noto”, ma si affretta a ricordare che, all’opposto, “vi fu un’epoca in cui i segni erano ancora parlanti, o quasi, già allusivi, rivelando, più che cose, corpi o materie, rivelando gruppi, complessi, presentando situazioni”(37). Continua a leggere Scritti su Henri Michaux (II) – di Giuseppe Zuccarino

Scritti su Henri Michaux (II) – di Giuseppe Zuccarino

[GIUSEPPE ZUCCARINO]

Ideogramma pittorico e lingua universale (1.)

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     1. Sulla rivista “Écrits du Nord”, nell’ambito di una rubrica dal titolo Chronique de l’aiguilleur, il giovane Henri Michaux pubblica un testo piuttosto singolare, saggistico per l’intenzione, ma bizzarro e irriverente per la forma e il tono(1). La tesi di fondo da lui sostenuta è quella, in apparenza ovvia, che la sensibilità degli uomini muta notevolmente attraverso i secoli, per effetto delle innovazioni artistiche e tecnologiche specifiche di ogni epoca. Così, mentre a partire dal Rinascimento si è assistito al predominio dell’“immagine grafica”, legata all’invenzione e alla diffusione della stampa, in tempi più recenti, per effetto della fotografia e soprattutto del cinema, è prevalsa l’“immagine mimica”. Inoltre l’uomo contemporaneo, grazie allo sviluppo dei mezzi di trasporto e di comunicazione, può dire di aver raggiunto una certa “ubiquità”. L’arte è parte integrante di questi cambiamenti, sicché ad esempio “il cubismo, in pittura e scultura, nasce dallo stesso bisogno attuale di universalità e semplicità da cui è sorto l’Esperanto”. Anche in ambito linguistico, infatti, l’uomo ha elaborato attraverso i secoli una molteplicità di lingue, dialetti e gerghi, “ma adesso: ESPERANTO”(2). Continua a leggere Scritti su Henri Michaux (II) – di Giuseppe Zuccarino

Monfalcone, Italia

[Bando di selezione Festival Absolute Poetry]

Una riflessione di Ivan Crico.
Un bando Assolutamente senza Poesia
    

“Non so se il riso o la pietà prevale”: il noto verso del grande recanatese ben descrive ciò che ho provato leggendo una mail di amici in cui si riporta l’avviso pubblico, emesso dal Comune di Monfalcone, per il conferimento di un incarico di direttore del Festival Internazionale Absolute Poetry“. Premesso che non mi intendo di bandi pubblici (spesso confezionati su misura per vincitori già selezionati in anticipo, a detta di qualcuno, ma certamente non è questo il caso…) alcuni dei requisiti necessari (ripeto: necessari) per ricoprire questo ruolo sono di una tale assurdità da lasciar sbalorditi, davvero.

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Per Nico Orengo – di Antonio Scavone

                                Per Nico Orengo

     Inevitabilmente, la scomparsa di Nico Orengo fa pensare a quanta letteratura e a quanti scrittori abbiamo percepito nei luoghi, nelle storie e nelle atmosfere che il Piemonte e la Liguria hanno offerto, proposto o regalato al resto dell’Italia.
     Non possiamo, obiettivamente, dimenticare i letterati “finissimi”, i consulenti editoriali, i cronisti di costume o i giornalisti di sport che hanno dato corpo e vita ad un paradigma cospicuo di scrittori asciutti e immaginifici, a una vera e propria nomenclatura di autori schivi e riservati che si sono sempre più eclissati e nascosti dietro una letteratura “misurata”, anche quando esplodevano in fantasmagorie da scrittori sudamericani.

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