Tristizia – Poesie inedite di Alessandro Ghignoli

[ALESSANDRO GHIGNOLI]

kollwitz_1
(Kaethe Kollwitz, Woman with Dead Child, 1903)

In queste poesie scritte nel settembre 2008 si possono notare una serie di intrecci intertestuali con l’opera di Marco Amendolara; lascio al lettore e alla sua sensibilità svelarne le orditure e dipanarne i sensi. Sono altresì presenti poeti e autori due-trecenteschi che sono e fanno parte del mio fare poesia.
Tristizia non è e non vuole essere un ricordo né un omaggio, bensì una necessità, un obbligo morale ed etico insieme a cui voglio sottostare.
                                                (A.G., Madrid, settembre 2008)

 

Alessandro Ghignoli – Tristizia (2008)

a Marco Amendolara
alla sua memoria
alla nostra generazione

“Riconoscere chi ti è amico è la prima scienza.”
(Marco Amendolara)

 

1

l’inizio di questa tristizia di core e d’amistà
tra spinte e segnali a far di me di te
un poco niente un corpo
non più nel far delle cose
e sia dolore il tuo nome allora
non potevi illudere anche me
anche una sola e unica amica persona
ma dicendoci e dandoci un saluto
a noi molto paurosi a noi
tenendo il core in mano ora
nell’orrore del sapere nel dì che avvenne
nel poco tempo nostro di quest’ora

 

2

appresso con il tempo del tempo
si fa di sgomento certezza
e di certezza un dì sull’altro
sul monotono dell’andare passando
da un posto a un antro nascosto
per coprire colle mani lo incominciamento
della miseria e della fantasia malsana
al pensare di vedere quanti colpevoli
da così tutti lasciato
sullo scalino di una mia via della cittade
mi sento fragile di vita come la dubitazione
di ciò che accadde come l’infimo veleno
dell’annuncio o della pietade

 

3

si potrebbe pensare e detto questo
è già in ritardo la parola il suo valore
oramai di ragionare di questioni
di mirabili cose di mancati incontri
di tutto il procedere normale dal principio
al principio ancora per dire ciò che il coraggio
dubita di una partita tua di un gire nostro
per le strade de la mente nell’incontro
delle immaginazioni dove la lingua s’affatica
dove la fine è già avvenuta

 

4

il supposto supporre e dire
mi porta al niente al vuoto della mente
alla ricerca vana sapendo se sapere
è cosa utile o un futile incoraggiamento
di una di noi storia disattenta
guastando tra il velo della corruzione
il narciso sempre pronto ma poi disatteso
e liquidato altrove così hai deciso
per un giardino che ti salva a ingannare
il gioco a dar fine al dolo al mantenerci
viva l’alma

 

5

eppure il non credere all’assenza
alla mancanza a questo star qui senza
non pensiamo possibile più il possibile
il trasfigurarsi delle cose intorno il mancare
l’appuntamento e avvegna che la tua imagine
in una notte di sogno di spavento
si faccia apparizione allora in quello caso
nello specifico di un’arte di rettorica
mi sopraggiunga per aiutare lo mio risveglio
alla realtà al giorno per giorno
all’immondo modo della verità del mondo

 

______________________________

Alessandro Ghignoli (Pesaro 1967), ha pubblicato di poesia: La prossima impronta (Gazebo, Firenze, 1999) e Fabulosi parlari (ibid., 2006); di prosa: Silenzio rosso (Via del Vento, Pistoia, 2003). Ha al suo attivo numerosi volumi di traduzioni e studi scientifici sulla poesia; il suo ultimo lavoro: Un diálogo transpoético. Confluencias entre poesía española e italiana (1939-1989), (Academia del Hispanismo, Vigo, 2009). Codirige i “Quaderni di poesia europea” (Orizzonti Meridionali, Cosenza) ed è redattore della rivista “L’area di Broca”.

_______________________________

 

***

Annunci

14 pensieri su “Tristizia – Poesie inedite di Alessandro Ghignoli”

  1. Belle e nel ricordo – che non vuole essere un ricordo – dell’amico, trova voce un dire per nulla scontato, come se il dolore in quel “non credere all’assenza” possa riunire, tenere vicino per un momento e poi farsi ancora più dolore:

    “alla realtà al giorno per giorno..”.

    Un saluto

  2. Ringrazio Nadia e Alfonso (quando vuoi, un tuo contributo, di qualsiasi genere, sulla poesia di Marco, sarà sempre più che gradito).

    fm

  3. Mi allietano queste “poesie antique” che con doloroso pudore rievocano un destino che avrei voluto conoscere molto più da vicino. Grazie. Marco

  4. Un vivo grazie ad Alessandro di averci resi participi di queste sue toccanti, commosse “lasse” in memoria dell’amico Marco. E uso lasse (quali strofe tipiche della poesia epica medievale) non a sproposito, vista l’adozione, condotta con grande perizia da parte del poeta, di un lessico straordinariamente medievale e non solo, straordinariamente ricco di echi poetici in grado di richiamare lo spessore della nostra tradizione più illustre; penso ai leopardiani “alma”, “core”, “dì”, “avvegna”, al latino “tristizia”, al provenzale “amistà”; lemmi, peraltro, di grande forza che trascendono il loro intrinseco significato denotativo, richiamano la loro ricchezza di senso, sottolineano. “Amistà” (non a caso posto a inizio di testo), per esempio, trovo che sia una parola bellissima e di suggestiva valenza polisemica, una sorta di fusione di amicizia et onestà (come onesto intellettualmente e umanamente era Marco per chi, come me e Alessandro giustappunto, ha avuto modo di conoscerlo). È chiaro che la suggestione di questi arcaismi sta nel fatto che Alessandro vuole invitarci a riflettere sulla unicità, quasi epica, dei grandi sentimenti umani che hanno ispirato il suo incontro con il poeta Marco: qui in primis, l’amicizia quando tale essa è, e dunque, pura, genuina, vera, “antica”, ma anche, e soprattutto, l’eternità della morte, l’arcaica “tristezza” che accompagna il lutto, il dolore incolmabile, rabbioso che – primitivo qual è da sempre – non abbisogna di nuove, moderne formulazioni. Inoltre, nel titolo latineggiante “Tristizia” (che Marco avrebbe senz’altro preferito, visto il grande amore profuso nelle sue traduzioni dai classici latini) come non richiamare i celebri “Tristia”, le elegie dell’esule Ovidio? La perdita di un amico, la sua scomparsa ai nostri occhi mortali, la morte non è forse simile a un esilio, ad un perenne rinnovare “mancato incontro”? Forse che queste lasse di Ghignoli non sono anch’esse elegie, lamentazioni funebri? Forse che l’endecasillabo “nel poco tempo nostro di quest’ora” non ha un che di suggello liturgico? È una chiusa stupenda, vibrante, un ricordarci amaro della fallacia umana, della caducità del vivere.
    Grazie ancora, Alessandro, di questo bellissimo dono e grazie anche a te, Francesco, di averlo ospitato.
    d.s.

  5. Daniele, condivido il tuo commento, umile e sapiente allo stesso tempo (forse perché i due termini altro non sono che le due facce di una stessa medaglia?) parola per parola, e ti ringrazio di cuore di averlo lasciato qui. Sono giorni che leggo e rileggo questi testi e posso dirti che, ogni volta, la “commozione” non mi ha impedito di sottolineare qualcuno degli elementi che hai cosi mirabilmente sintetizzato.

    Sì, quel *nel poco tempo nostro di quest’ora* vale, vale più di tanti libri: è una intera foresta, la foresta inestricabile dell’esistenza, dell’affetto, dell’amore, della finitudine, riassunta in un albero, o in un germoglio, che solo la memoria sa custodire e allevare.

    Un caro saluto.

    fm

    p.s.

    Marco, sono colpevolmente responsabile del mancato invio di un libro da parte di Mario Fresa: me ne scuso con te e con lui, ma ultimamente *ciò* la testa splafonata chissà dove. Forse dovrei cambiare pusher… Domani te lo invio…

  6. un vuoto infinito … alla lettura.
    Che trattiene il fiato insieme a te, dentro un bicchiere pieno pieno.
    di vuoto.

    Affascinata e felice di essere passata.
    Complimenti Alessandro e grazie della proposta, Francesco.

    un carissimo saluto a tutti

  7. cari tutti, che dirvi, se non che le vostre parole sono di conforto /nel possibile confortabile del successo/, e che dirvi se non che -come potete immaginare- avrei preferito non scriverle. a te Daniele dico che come puoi ‘sapere’ di me e del mio scrivere così in profondità. forse qualcuno ora capisce cosa scrivevo su questo blog (che è qualcosa di molto di più di un blog) di Francesco quando parlavo della tua intelligenza critica. sei entrato nella relazione di amistà e di lingua /di lingue/, di noi di Marco, con noi.
    e grazie ad Alfonso, Marco, Francesca e Francesco, ancora e sempre.

    un abbraccio

  8. Leggo con emozione e con commozione questi versi di Alessandro, traboccanti di pudore e di amicizia, di fuoco e di equilibrato stupore. La lingua è sorprendente: non perché “antica” o neo-classica (o neo-provenzaleggiante): essa è immersa in un flusso amorosamente anteriore, propenso a costruire un’immagine superiore e antistorica del verso, in cui tutte le forme, gli stili e i moduli linguistici si rincorrono e si uniscono, rinnovandosi continuamente, come in un gioco di alchemiche trasformazioni interne. Una poesia che sale, sale, sale continuamente, nel segno di una meravigliata sospensione che acceca e stordisce i sensi e le parole stesse.

  9. caro Mario, ti ringrazio per la lettura e per quel “flusso amorosamente anteriore”, che -mi sembra- centri perfettamente un certo, o il certo sentire di questa scrittura.
    ancora grazie.

    un abbraccio

  10. Qui il furore lessicale, il tic sintattico si innestano su un purissimo flusso lirico-evocativo. L’equilibrio è sublime, i versi bellissimi.

    un saluto ad Alessandro e ai salernitani che si sono affacciati

  11. grazie Luigi, per la tua lettura sempre precisa e intelligente non posso che ringraziarti.
    si dovrebbe pensare e riflettere su quanti poeti e poesia ci regala Salerno e dintorni.

    un abbraccio

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...