Caminos del espejo – di Alejandra Pizarnik

[STEFANIE GOLISCH]

AlejandraPizarnik
(Alejandra Pizarnik in una foto di Boris Findell)

[Qui altri testi di Alejandra Pizarnik]

Qualcosa cadde nel silenzio.
La mia ultima parola fu io
ma mi riferivo all’alba luminosa.

Alejandra Pizarnik, Caminos del espejo (I sentieri dello specchio)
(Tratto da: La extracción de la piedra de Locura, 1968)

Traduzione di Stefanie Golisch

 

I

Y sobre todo mirar con inocencia. Como si no pasara nada, lo cual es cierto.

E soprattutto guardare con innocenza. Come se nulla succedesse, il che è certo.

 

II

Pero a ti quiero mirarte hasta que tu rostro se aleje de mi miedo como un pájaro del borde filoso de la noche.

Però ti voglio guardare finché il tuo viso s’allontana dalla mia paura come un uccello dal bordo affilato della notte.

 

III

Como una niña de tiza rosada en un muro muy viejo súbitamente borrada por la lluvia.

Come una bambina di gesso rosa su un vecchio muro, cancellata improvvisamente dalla pioggia.

 

IV

Como cuando se abre una flor y revala el corazón que no tiene.

Come quando si apre un fiore e rivela il cuore che non ha.

 

V

Todos los gestos de mi cuerpo y de mi voz para hacer de mí la ofrenda, el ramo que abandona el viento en el umbral.

Tutti i gesti del mio corpo e della mia voce, per fare di me l’offerta, il mazzo di fiori che il vento abbandona sulla soglia.

 

VI

Cubre la memoria de tu cara con la máscara de la que serás y asusta a la niña que fuiste.

Copri la memoria del tuo volto con la maschera di colei che sarai e spaventa la ragazza che fosti.

 

VII

La noche de los dos se dispersó con la niebla. Es la estación de los alimentos fríos.

La notte dei due si disperde nella nebbia. E’ la stagione dei freddi cibi.

 

VIII

Y la sed, mi memoria es de la sed, yo abajo, en el fondo, en el pozo, yo bebía, recuerdo.

E la sete, la mia memoria è della sete, io in fondo, nel pozzo, bevvi, mi ricordo.

 

IX

Caer como un animal herido en el lugar que iba a ser de revelaciones.

Cadere come un animale ferito in quel punto che era destinato alle rivelazioni.

 

X

Como quien no quiere la cosa. Ninguna cosa. Boca cosida. Párpados cosidos. Me olvidé. Adentro el viento. Todo cerrado y el viento adentro.

Come qualcuno che non vuole la cosa. Nessuna cosa. Bocca cucita. Palpebre cucite. Dimenticai. Dentro il vento. Tutto chiuso e il vento dentro.

 

XI

Al negro sol del silencio las palabras se doraban.

Al sole nero del silenzio, le parole si rivestivano di luce.

 

XII

Pero el silencio es cierto. Por eso escribo. Estoy sola y escribo. No, no estoy sola. Hay alguien aquí que tiembla.

Ma il silenzio è certo. Perciò scrivo. Sono sola e scrivo. No, non sono sola. Qualcuno è qui che trema.

 

XIII

Aun si digo sol y luna y estrella me refiero a cosas que me suceden. ¿Y qué deseaba yo?
Deseaba un silencio perfecto.
Por eso hablo.

Anche se dico sole e luna e stella mi riferisco a cose che succedono a me. E cosa desidererei?
Desidererei il silenzio assoluto.
Perciò parlo.

 

XIV

La noche tiene la forma de un grito de lobo.

La notte ha la forma di un grido di lupo.

 

XV

Delicia de perderse en la imagen presentida. Yo me levanté de mi cadáver, yo fui en busca de quien soy. Peregrina de mí, he ido hacia la que duerme en un país al viento.

Delizia di perdersi in un’immagine presentita. Mi alzai dal mio cadavere e andai alla ricerca di colei che sono. Pellegrina di me stessa, andai da colei che dorme in un paese al vento.

 

XVI

Mi caída sin fin a mi caída sin fin en donde nadie me aguardó pues al mirar quién me aguardaba no vi otra cosa que a mí misma.

Il mio cadere senza fine sul mio cadere senza fine dove nessuno mi attende, poiché mentre guardavo chi mi attendesse non vidi che me stessa.

 

XVII

Algo caía en el silencio. Mi última palabra fue yo pero me refería al alba luminosa.

Qualcosa cadde nel silenzio. La mia ultima parola fu io ma mi riferivo all’alba luminosa.

 

XVIII

Flores amarillas costelan un círculo de tierra azul. El agua tiembla llena de viento.

Fiori gialli formano un cerchio di terra azzurra. L’acqua trema piena di vento.

 

XIX

Deslumbramiento del día, pájaros amarillos en la mañana. Una mano desata tinieblas, una mano arrastra la cabellera de una ahogada que no cesa de pasar por el espejo. Volver a la memoria del cuerpo, he de volver a mis huesos en duelo, he de comprender lo que dice mi voz.

Stupore del giorno, uccelli gialli nella mattina. Una mano libera l’oscurità, una mano tira i capelli di un’impiccata che non smette di attraversare lo specchio. Ritornare alla memoria del corpo, devo tornare dalle mie ossa in lutto, devo comprendere ciò che dice la mia voce.

 

***

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25 pensieri riguardo “Caminos del espejo – di Alejandra Pizarnik”

  1. Questa di Stefanie Golisch è la prima traduzione italiana di “Caminos del espejo” di Alejandra Pizarnik.

    Corigètime si sbàlio.

    fm

  2. molto molto bello questo lavoro.

    solo solo un mio piccolo pensiero su questo verso:

    “La noche de los dos dispersó con la niebla. Es la estación de los alimentos fríos.”

    io la leggerei come “la stagione dei pasti freddi”, che mi dà l’idea di qualcosa di trascurato, di lasciato a se stesso, di incuria ed abbandono …

    ma è solo un’interpretazione soggettiva, non certo una nota ad un ottimo lavoro.

  3. Siano sempre benvenute le note, Lucifero, non crearti problemi di nessun tipo, soprattutto quando hai da muovere dei rilievi.

    Credo che Stefanie si sia attenuta, strettamente, alla lettera del testo: il “cibo”, genericamente inteso, esclude qualsiasi *presenza*, anche la propria; il “pasto”, anche se non consumato e trascurato, presuppone un occhio, un volto, una voce che dà conto dell’abbandono.

    Ma l’occhio, il volto e la voce (il corpo) che si cercano sui sentieri dello specchio, appartengono a un vuoto, a un’assenza: che fruga nell’immagine riflessa il sembiante di ieri, ma solo per trascinarlo nello stesso nulla.

    fm

  4. si si … capisco
    ma non so perché quel verso mi ha fatto “vedere” una scena….
    è che sono un diavolo fantasioso, troppo fantasioso

    :-)

    bacio al “amo de casa” ed a Stephanie!

  5. “No, non sono sola. Qualcuno è qui che trema”.
    La condizione del poeta, di Alejandra. Sempre.
    Leggerla è sempre folgorante.
    Marco

  6. Grazie della bella e curata presentazione di Francesco, dell’attenzione alla lettura e dei preziosi suggerimenti quanto alla traduzione!

    In Alejandra Pizarnik mi affascina la spietatezza con la quale l’Io si espone al suo peggiore nemico: all’ Io. L’aporia del voler essere totalmente se stesso e – totalmente l’altro. L’estrema tenzione che fa vibrare tutte le corde del proprio Io…

    Vorrei lanciare un appello ai veri e propri traduttori dallo Spagnolo ( io, in questo caso, mi sono solo azzardata…) : I diari di Alejandra Pizarnik!
    In Tedesco sono interamente tradotte e pubblicato dal prestigioso Amman Verlag! Questo davvero sarebbe un progetto da realizzare!

    Un caro saluto a tutti!

    Stefanie

  7. sul valore di Alejandra Pizarnik c’è realmente poco da dire; senza polemica, ma se fosse di lingua inglese temo avrebbe avuto una maggior attenzione.
    a volte quando leggiamo traduzioni, abbiamo la spietata curiosità di cercare “l’errore” o lo “sbaglio” (che non è la stessa cosa). credo che dovremmo lasciarci ‘andare’, credere nella fiducia del traduttore, soprattutto nella sua poetica del tradurre. in questo caso Stefanie si muove ‘dal’ testo originale, a me personalmente (per quel che vale) piace così, poi ci sono scelte che qualcuno farebbe diverse, ma ciò implica un fatto importante, vale a dire che il traduttore “è” uno scrittore.
    e allora complimenti.

    un abbraccio

  8. toc toc…
    in punta di piedi… non cerco errori anche perchè non ce ne sono
    solo che faccio (male) questo mestiere e mi viene naturale far uscire anche da me “parole”, più o meno giuste o sbagliate
    e poi mi piace confrontarmi con gli altri per crescere io per primo

    era questo lo spirito del mio commento, diversamente non avrei scritto nulla.

  9. ci mancherebbe. non mi riferivo a te!! anzi scusami tu si ti ho dato questa impressione. era un commento generale e (peggio ancora) generico. siamo qui per scambiare opinioni non per fare i maestrini di niente, almeno questo è il mio ‘sentire’.

    un abbraccio

    p.s.
    anch’io traduco, o meglio ho la presunzione di tradurre.

  10. Grazie Alessandro, il tuo apprezzamento della traduzione proposta mi fa veramente molto piacere. Stefanie è una che avvicina i testi con passione, con grande immedesimazione e, soprattutto, con il massimo rispetto, come ben sa chi ha avuto modo di conoscere e di apprezzare il suo lavoro di traduttrice dal/in tedesco.

    In ogni caso, il lessico utilizzato è tutto interno al vocabolario poetico della Pizarnik: grandissima autrice, quasi del tutto sconosciuta in Italia.
    Stefanie invitava a tradurre il suo splendido epistolario, io ci aggiungo il disappunto per come la cultura poetica italiana si sia lasciata sfuggire opere, tanto per fare solo un titolo, come quella da cui questo “poema” è tratto.

    A Lucifero (e a tutti) ribadisco: la condivisione non è *mai* accettazione acritica, perché eliminerebbe il presupposto dell’idea stessa di condivisione: il dialogo e il confronto. Quindi, *dite*, dite sempre.

    Un saluto a tutti.

    fm

  11. Ricordo il numero 8/9 della mia rivista “Arca” in cui erano tradotti e ospitati testi poetici e frammenti di diario inediti di Alejandra. Rimpiango, ora, che quei testi fossero solo cartacei.
    Un abbraccio a tutti.
    Marco

  12. Marco, perché non provi a recuperarli? Postarli sarebbe un modo per renderli accessibili a un pubblico più vasto.
    Ricordo che anche Florinda Fusco, qualche anno fa sulla rivista “Trame”, ha proposto una scelta di testi tratti dalle varie raccolte della Pizarnik (cfr. link nel testo).

    fm

  13. ogni tanto mi capita… (e ne sono sempre meravigliata come da un dono)…. di trovare parole e suggestioni precise proprio nel momento in cui ne ho bisogno ma non ho ancora cominciato a cercarle…. arrivano a me…. devo dire che da quando “frequento” la dimora questo mi accade più spesso….
    hvala lepa
    a

  14. Niente dura per sempre. Anche l’eternità è passeggera.

    “Un viento violento arrasó con todo.
    Y no haber podido hablar
    por todos aquellos que olvidaron el canto.”

    fm

  15. …..vi regalo un’altra poesia di Alejandra Pizarnik:

    Donde circunda lo ávido

    Cuando sí venga mis ojos brillerán
    de la luz de quien yo lloro
    mas ahora alienta un rumor de fuga
    en el corazón de toda cosa.

    Dove circonda l’avido

    Se verrà, i miei occhi brilleranno
    della luce di colui che compiango
    ma ora incoraggia un rumore di fuga
    nel cuore di tutte le cose.

    P.S. Indulgenza con la traduzione – magari, anzì sicuramente, si può trovare delle soluzioni migliori … ma era per condividere questa bella poesie che, secondo me , mira nel cuore della sua poetica…

    …buon fine settimana, buone letture – e qualche epifania…

    Stefanie

  16. tutto si trasforma!! (nulla si crea e nulla si ditrugge, era così più o meno, no?)
    Stefanie, faccio il ‘pesante’, mi saprai scusare /spero/; il verbo “brillar” normalmente in italiano viene riportato come “brillare”, bisogna stare però attenti perché “brillare” in italiano può significare anche far scoppiare una bomba, o “brillo” significa anche persona che ha bevuto un po’ troppo (e altro); si potrebbe cercare un “luccicare”, per esempio…
    scusa la pignoleria filologica!

    un abbraccio

  17. Per quanto le traduzioni siano molto belle, “Vie dello specchio” ha avuto già un’edizione in Italia. E’ contenuto in “La figlia dell’insonnia” per i tipi di Crocetti (2004) con traduzione di Claudio Cinti. Ma questo nulla toglie allo sforzo e alla bravura della Golish.
    E se si traduce la Pizarnik non si può che essere contenti. Sempre.

    un caro saluto al padrone di casa e agli altri

  18. E sono d’accordo con Alessandro quando dice che sela Pizarnik avesse scritto in inglese avrebbe avuto più seguito per una questione eminentemente di diffusione di tale lingua: infatti il valore intrinseco delle sue liriche è semplicemente incommensurabile.

  19. Hay errores en la transcripcion del texto español. No se dice y no creo que Alejandra lo haya escrito asi (no tengo ahora el libro a mano para fijarme, estoy en Italia y mi libro de Pizarnik en Argentina): “Pero a te quiero mirarte”, puede llegar a ser “Pero te quiero mirar” o “Pero a ti te quiero mirar” o ” Pero quiero mirarte”. La repeticion del “te” es inadmisible y un error gosero. Me parece que el correcto seria: “Pero a ti quiero mirarte”. Es lo mas escencial a Alejandra asi dicho. Abundan los errores del texto español original, evidentemente una mala transcripcion.

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