Monfalcone, Italia

[Bando di selezione Festival Absolute Poetry]

Una riflessione di Ivan Crico.
Un bando Assolutamente senza Poesia
    

“Non so se il riso o la pietà prevale”: il noto verso del grande recanatese ben descrive ciò che ho provato leggendo una mail di amici in cui si riporta l’avviso pubblico, emesso dal Comune di Monfalcone, per il conferimento di un incarico di direttore del Festival Internazionale Absolute Poetry“. Premesso che non mi intendo di bandi pubblici (spesso confezionati su misura per vincitori già selezionati in anticipo, a detta di qualcuno, ma certamente non è questo il caso…) alcuni dei requisiti necessari (ripeto: necessari) per ricoprire questo ruolo sono di una tale assurdità da lasciar sbalorditi, davvero.

    

Quello che mi sembra il più ridicolo (ed anche offensivo) tra tutti, per iniziare, è l’obbligo di “essere in possesso della patente di guida per autoveicoli“.
Ma stiamo parlando del nuovo direttore del festival di poesia o del nuovo conducente del pulmino comunale? Vanni Scheiwiller, uno dei più grandi esperti e divulgatori di poesia del Novecento, non aveva mai voluto prendere la patente e un grande poeta non vedente come Borges (come qualsiasi altro grande studioso della poesia affetto da menomazioni che gli impediscano di condurre un autoveicolo autonomamente), in questo caso non avrebbe potuto nemmeno presentarsi. Pur essendo nel pieno delle sue facoltà mentali. Mi sembra, anche se certamente involontaria, una forma inammissibile di discriminazione che dovrebbe essere tolta dal bando al più presto.

    

Un altro requisito richiesto è “Aver espletato attività di docenza in campo letterario per almeno 2 anni scolastici o accademici negli ultimi 5 anni“.
Ma occorre proprio aver fatto l’insegnante di lettere per poter dirigere un festival di poesia? E proprio per due anni negli ultimi cinque anni? E se uno ha insegnato solo un anno e undici mesi negli ultimi quattro anni e undici mesi o è un insegnante di lettere da cinque anni e un giorno in pensione, o insegna altre materie perchè non potrebbe essere comunque un ottimo direttore di un festival di poesia? Già, perché? Inoltre un esperto di poesia può non aver mai insegnato o operare anche in altri campi, come Saba, che aveva una libreria antiquaria e che – mi sembra – di poesia se ne intendeva parecchio.

    

Ovviamente per dirigere un festival di poesia, in questo caso, è d’obbligo aver conseguito la laurea in lettere. Montale, Quasimodo o la Szymborska a Monfalcone non avrebbero avuto nessuna speranza. Spacciati in partenza. Con dei miseri diplomi in ragioneria o avendo interrotto gli studi anzitempo, come si sa, si può al massimo vincere il Nobel per la poesia. Ma mai e poi mai aspirare alla direzione artistica dell’Absolute Poetry.

 

***

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17 pensieri su “Monfalcone, Italia”

  1. queste sono forme proprie della costrizione
    a cui opporre resistenza.
    che cosa è la poesia che non salva i popoli nè le persone?
    se lo chiedeva milosz
    ancor più oggi
    in questo”bando/a” non v’è traccia alcuna di poesia
    nè speranza
    c.

  2. Io avevo già grossi dubbi sul modo in cui erano state condotte le edizioni precedenti di Absolute Poetry, dubbi di cui avevo parlato con Nacci e, mi sembra, anche con Ivan. Però almeno l’iniziativa ( e non era la sola)testimoniava la volontà dell’amministrazione regionale di dare luogo ad iniziative culturali vere e non di facciata; poi ci saranno stati errori, e comunque tutto è criticabile o migliorabile, ma c’era un tentativo serio e globale. Adesso tutto lascia intuire il peggio: si va verso una cultura di facciata, temo, ma con poca poca sostanza e zero coraggio. Se queste sono le premesse…

    Francesco t.

  3. Per sdrammatizzare, la patente, rispondendo a Lucifero, l’ho presa quasi a trent’anni ma continuo a preferire, di gran lunga, la bicicletta all’automobile. Anche perché, correndo in bici, mi venivano in mente molte poesie a differenza di quando guido. Una cosa che mi ha sempre inquietato.
    Comunque, ciò che mi premeva dire è che non sono contrario agli incarichi pagati (si tratta pur sempre di un lavoro e spesso impegnativo) ma vorrei che, quando si tratta di fondi pubblici, vi fossero criteri di selezione più rispettosi della dignità delle persone. E aperti soprattutto, come accade nel privato, alla libera concorrenza, dove non contano tanto i titoli quanto la capacità di fare bene le cose. Non è possibile, per intenderci, che ottimi poeti come Pierluigi Cappello o Elio Tavilla, grandi animatori culturali con una vastissima conoscenza della letteratura di ogni tempo, solo per fare qualche esempio tra i tanti possibili, non possano presentare la propria candidatura solo perché non insegnano lettere. Pur ricoprendo magari, come Tavilla, un prestigioso ruolo presso la Facoltà di Giurisprudenza di Modena. Queste sono assurdità che non possiamo accettare se non vogliamo vedere la poesia, assieme a tutte le altre arti, diventare un opaco meccanismo sperduto tra gli ingranaggi sempre più bloccati della nostra fatiscente burocrazia.

  4. Non ne so assolutamente niente, tranne il fatto che ho sempre seguito con estremo interesse il percorso del festival negli anni e ho sempre apprezzato l’insieme della proposta culturale messa in campo.

    Detto questo, e fidando solo sulla mia “intuizione”, credo che il problema sia, oltre che burocratico, di natura politica. Ho paura, infatti, che il tragitto da Jack Hirschman a sandrobbondi, o al velino/a laureato/a poeta per meriti di alcova o televisivi, da Paolo Fresu e Antonello Salis all’apicella di turno, sia molto più breve di quello che si possa pensare.

    E la cosa, francamente, mi farebbe girare los marones alla stessa velocità degli anelli di Saturno.

    Chiamare un burocrate, magari “organico”, a dirigere la “baracca”, non è forse la spia di un tentativo di “normalizzazione” pianificato, se non già in atto?

    fm

  5. Che l’incarico debba essere pagato credo che non ci siano dubbi. Il problema è chi pago e perchè, cosa mi aspetto da lui. Vedremo chi sarà il direttore artistico, ma anche io temo un tentativo di normalizzazione per motivi evidentemente politici. Se poi mi sbagliassi sarei sinceramente felice di ammetterlo.

    Caro fm: la proposta del festival nel suo complesso è sempre stata elevata, è vero. La mia critica in passato è stata non sul livello, ma sulla scelta di ignorare le realtà locali affidandosi ad un pacchetto precostituito dall’esterno, scelta a cui Nacci e Ivan lo scorso anno hanno cercato di porre rimedio per quanto potevano, immagino ( e lo ho apprezzato). Che Pierluigi Cappello abbia dovuto passare attraverso le selezioni di un pseudo-slam per calcare il palco principale di Absolute non mi sembra un giusto spot per la poesia. Se si vuole che le iniziative procedano anche dopo chi le ha volute si deve fare in modo che mettano radici nella terra.
    Altrimenti al prossimo cambio di amministrazione avremo un nuovo concorso, e la normalizzazione va detestata da qualsiasi parte essa provenga.

    ft

  6. normalizzazione? ma davvero è possibile che il complotto eversivo contro il governo abbia le sue radici nel festival di monfalcone? non avevo colto questo potenziale dinamitardo. accidenti.

    lorenzo

  7. Sì, ci sta di tutto: far finta di ignorare il senso di un discorso e prendere spunto da un nome buttato lì, a mo’ di esempio, per fare la battutina. I blog servono anche a questo, del resto…

    fm

  8. Caro Lorenzo, al di là delle battute capisci bene di cosa parlo.
    Sempre al di là delle battute, e dei colori politici, dico questo: che con la precedente giutna regionale in fvg e con Antonaz alla cultura si era avuta l’impressione che la cultura (appunto) potesse essere vista come un investimento a lungo termine. Ci sono stati errori, come è ovvio quando qualcuno lavora, ma anche riflessi positivi, e non solo per gli eventi pubblici, ma ad esempio per la scuola, settore in cui io lavoro. Adesso mi pare che si torni all’antico: facciamo qualche manifestazione così tutto sembra bello, ma la percezione di un progetto non esiste, o almeno io non la vedo. Come dicevo prima, sarei felice di sbagliarmi.

    ft

  9. Francesco, ti ripeto, non ne so niente, perché sono felicemente fuori da ogni logica del genere, positiva o negativa che sia.

    Il festival di Monfalcone si è sempre distinto per una proposta culturale “di rottura” rispetto a certe pratiche e a certi (osceni) scenari che costellano l’Itaglia da Roma alle Alpi. I rischi che pavento (intuitivamente, come dicevo sopra) sono almeno due: la “regionalizzazione” (e allora non vedo il perché di quell’international, ad esempio) e quello della “normalizzazione”: quest’ultima, da fuori, non posso che collegarla a quei “processi” a colpi di ordinanze, che ho potuto seguire su qualche giornale, tesi a spianare, in loco, qualsiasi forma di dissenso e di diversità (in questo in linea, perfettamente, con quanto avviene nel resto del paese).

    La normalizzazione, poi, nello specifico della proposta complessiva, passa anche, o potrebbe, attraverso la cooptazione di qualche sandrobbondo a apicello, locale o meno che sia: o credete che di figuri del genere nel mondo della poesia non ce ne siano? Intendo: di personaggi che sono legati mani e piedi a interessi, piccoli o grandi che siano, di editori, di riviste, di antologie, di premi e boiate simili?

    Il mondo delle lettere, letteralmente, straripa, tracima di questi tristi figuri. Metti da parte anche Monfalcone: non più di cento, sempre gli stessi, con l’aggiunta annuale di qualche nuovo famiglio, popolano il festivalume italico da nord a sud: danaro pubblico, sparso a piene mani, per foraggiare e “premiare” i clientes e le rispettive clientele.

    Praticamente: merda!

    fm

  10. Francesco, quando ho scritto non avevo avuto modo di leggere il tuo ultimo. Non cambia comunque la sostanza di quanto ho detto.

    fm

  11. Ciao Ivan, tanto per citare il Recanatese, potremmo definirla davvero la ‘pantomima del riso’ . isterico, sarcastico, e, ovviamente leopardiano. Tra i contemporanei, Bellezza e D’Elia, ad esempio non guidano(guidavano). E il povero amico Giampiero Neri, semplice bancario, non avrebbe dunque alcuna chance. Come non l’avrebbe avuta un altro amico, Franco Scataglini, splendido autodidatta… (e, sulle sue orme, mettiamoci un nostro coetaneo, Fabio Franzin)… Dunque, che dire? Speriamo che alla guida di questa ‘Corriera stravagante’ che è la poesia, ci vada uno accorto, e pure un po’ bislacco!

  12. Grazie per l’attenzione. Un ultima nota mia e poi mi dedicherò ad altro.
    A questo punto non ci resta che sperare che Voce, artefice e divulgatore di una poesia pienamente contemporanea e da sempre giusto contestatore di ogni deriva democratica – assieme al suo assistente Nacci -, si ribelli a questa concezione accademica, piccolo borghese e discriminatoria di chi dovrebbe occuparsi della conduzione di un festival di poesia.
    Rifiutando – in primis – di partecipare ad un bando di concorso di questo tipo o altrimenti, se l’ha già fatto, in caso di vittoria, non accettando di condurre il Festival. Finché, almeno, non sia dato il diritto a tutti di candidarsi.
    Non è una cosa impossibile. Anche a me è capitato di dover ribellarmi talvolta a situazioni di questo tipo e, anche se non sempre, a qualcosa è servito. Bisogna essere disposti a perdere del proprio per qualcosa in cui si crede.
    Altrimenti sono solo chiacchiere le invettive, i proclami.
    Sarebbe un bel gesto e libererebbe questa faccenda dalle troppe ombre che l’avvolgono.

  13. Caro fm, anche io sono fuori dai giri. Ho scritto solo alcuni spunti di riflessione che mi vengono naturali, dato che Monfalcone è qui a due passi e qualche retroscena si viene a sapere.

    Sulla normalizzazione, come dicevi tu, sono d’accordo in tutto. La mia paura è che si vada da adesso in poi in quella direzione.

    Sulla regionalizzazione e sul cartellone proposto sono anche d’accordo in sostanza, ma con qualche eccezione. Quando Absolute è partito, è iniziato dal nulla, come iniziativa lodevole sì ma voluta dall’alto. Il rischio, percepito subito da tutti, è che cambiando l’assessore la cosa andasse a morire (appunto). Allora, per quanto il festival DEBBA restare internazionale, un maggiore coinvolgimento di alcune realtà locali avrebbe potuto garantire più continuità ed indipendenza dal singolo politico. Immagino che se ne fossero resi ben conto anche gli organizzatori, perchè lo scorso anno cambiarono un po’ le carte in tavola senza per questo snaturare il tutto. E ti assicuro che Antonella Bukovaz su quel palco ci stava molto bene, ad esempio.

    Insomma, vedremo ora che succede. Certo che Ivan ha ragione a preoccuparsi, e noi con lui.

    Un abbraccio a te.
    ft

  14. Francesco, a scanso di qualsiasi equivoco: il mio discorso utilizzava Monfalcone solo e unicamente a titolo di esempio, dal momento che ignoro annessi, connessi e sconnessi. La mia preoccupazione è proprio questa: che non muoia, o perda la sua specificità, un festival capace di portare alla ribalta “voci” della levatura di Antonella Bukovaz (è proprio lì che ho scoperto la sua esistenza poetica).

    Dei giochi, più o meno palesi e leciti, che vi si possono agitare, posso solo stare a quello che leggo. La pubblicazione del post, poi, dice che ho fatto mia la preoccupazione di Ivan e tua, e di quanti hanno a cuore che l’iniziativa non divenga “altro”.

    Ciao, un abbraccio.

    fm

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