14 pensieri riguardo “I Quaderni di RebStein (IV)”

  1. Telling Stories – Tracy Chapman

    There is fiction in the space between
    The lines on your page of memories
    Write it down but it doesn’t mean
    You’re not just telling stories

    There is fiction in the space between
    You and reality
    You will do and say anything
    To make your everyday life
    Seem less mundane
    There is fiction in the space between
    You and me

    There’s a science fiction in the space between
    You and me
    A fabrication of a grand scheme
    Where I am the scary monster
    I eat the city and as I leave the scene
    In my spaceship I am laughing
    In your remembrance of your bad dream
    There’s no one but you standing

    Leave the pity and the blame
    For the ones who do not speak
    You write the words to get respect and compassion
    And for posterity
    You write the words and make believe
    There is truth in the space between

    There is fiction in the space between
    You and everybody
    Give us all what we need
    Give us one more sad sordid story
    But in the fiction of the space between
    Sometimes a lie is the best thing
    Sometimes a lie is the best thing

    ***

    For you

    “There’s no words to say
    No words to convey
    This feeling inside I have for you
    Deep in my heart
    Safe from the guards
    Of intellect and reason
    Leaving me at a loss
    For words to express my feelings
    Deep in my heart

    Look at me losing control
    Thinking I have a hold
    But with feelings this strong
    I’m no longer the master
    Of my own emotions”

    Tracy Chapman

    (remember Reb… this is a mission, a question of destiny)

    and now I sing for you, here :-)

    grazie amico mio.

  2. Un grande piacere rileggere le poesie di Natàlia in tutta una raccolta e nella preziosa veste dei quaderni di Francesco. Rileggendole una dopo l’altra mi ha dato la possibilità di soffermarmi su una delle componenti più importanti della poesia di Natàlia, il mare, il mare come scandaglio dell’esistenza. Il mare diventa linguaggio metaforico, con il continuo passaggio da metafore prodotte da similitudini e vice versa. Il mare con i suoi richiami e il coinvolgimento di tutti i sensi. Torna spesso l’immagine del vortice (emblematica in questo senso La cicala), movimenti a spirali che conducono a nodi da sciogliere. Il poeta come parte di un flusso incessante e mutabile di cui il movimento stesso diventa concezione del mondo, tentativo disincantato ma anche forte e appassionato di conoscenza. Lo stesso poetare si trasforma in mestiere da naviganti con le stelle come punto di riferimento:

    Una nenia blu cantava una sera
    e un prato di stelle ne ascoltava il pianto:

    chi abita il mare riconosce la sua stella
    lo ha imparato negli anni
    sulle barche senza vento

    Un caro saluto a Francesco e Natàlia
    Abele

  3. sempre più belli questi quaderni di rebstein oggi il mare e le parole di natalia che senza vento entrano sotto la pelle
    grande rebstein e grande natalia
    che dire ancora?
    un carissimo saluto
    c.

  4. Il canto di Natàlia è un canto amaro e il vento e il sale ne sono metafore.

    “[…] Nelle costole dolenti
    d’una notte negligente
    il sordo canto dei giunchi nel vento”.

    ***

    “[…] Tra vento e sale
    amaro il sapore
    in un respiro di catrame”.

    ***

    “Nell’ascolto del sale
    si misura l’arsura della gola
    e, amico mio, non c’è salita nè pianura
    quando la mano tendi al silenzio […]”.

    La sua scrittura è dolorosa:

    “[…] su polverosi scaffali si poseranno fogli,
    sospiri e tormenti,
    mentre percorriamo nel silenzio delle parole scritte
    le stanze buie del non aver vissuto […]”.

    Tuttavia i suoi pensieri non restano chiusi nel dolore ma esprimono la volontà di navigare verso altri lidi, in un movimento che non è divenire fino a se stesso ma percorso di vita:

    “[…] chi abita il mare riconosce la sua stella
    lo ha imparato negli anni
    sulle barche senza vento”.

  5. Mi sono appuntato alcune cose alla prima lettura, ma so che nelle prossime ce ne saranno altre.

    Una nenia blu cantava una sera
    e un prato di stelle ne ascoltava il pianto:
    chi abita il mare riconosce la sua stella
    lo ha imparato negli anni
    sulle barche senza vento

    Il vento torna spesso. E’ l’idea dell’abbandono, una leggerezza che si incarna anche nella propria assenza?

    I giorni passati ed i giorni a venire
    s’infrangono nello specchio di spazio e tempo
    accecati nella morsa d’una pelle d’arancio
    disidratata dell’acre spirito.
    Nell’aere d’aromi prigioniera e disfatta
    resta ieri come oggi,
    domani forse,
    simulacro ed icona
    d’un essere senza tempo.

    Prigioniera e distratta, ed al tempo stesso cercare di diventare un essere senza tempo: l”idea di questa poesia vive spesso in uno spazio tra ciò che adesso è e una tensione che diventa desiderio. Una scrittura che scava nel distacco senza arrendersi.

    con tutto il mio odio
    ti canto il mio amore.

    Una metamorfosi possibile, forse. Saranno immagini già usate, ma disposte qui descrivono le radici di un sentimento.

    Dimmi del sapore delle parole nel vento
    e della sabbia bagnata dopo un pianto.
    Sai ascoltare il cerchio nell’acqua
    senza romperne il silenzio?

    Il vento, ancora, ed il silenzio. Quattro versi su cui resto in silenzio, appunto.

    Se mi sfiorasse adesso
    un battito d’ali
    un soffio
    il tempo dei respiri
    perdonerei anche la morte
    d’avermi presa
    domani

    E’ ancora aria in movimento, dentro di sè, fuori di sè.

    Insomma, Natàlia, rileggerò molto perchè merita.
    Un caro saluto a te e fm.

    Francesco t.

  6. la fantasia è una tapparella sul mondo,
    caléidoscòpio di colori e forme,
    è fuga e ritorno alla vita.
    ***

    Profumo

    Sotto un paletot di stelle
    che hanno smesso di sognare,
    ascolto il vociare delle ombre nel vento.

    Nascosto lo sguardo alla volta bruna
    nel revés d’un cielo per cappello
    mi respiro d’aria
    bisbigliando il tuo profumo.

    n.c.

    Poesia come fuga fantastica ed impegno reale, poesia come medicina e antidoto al dolore …
    Non so se sono convenzionalmente definibile come “poeta”, ma amo e mi nutro di poesia.
    Vi dono alcuni dei miei “segreti” gioielli … perché la poesia si ringrazia con la poesia.

    natàlia

    ***

    Da “Hellas sobre el agua” a cura di Francesco Sasso
    traduzione a cura di José Daniel Henao Grisales

    la luna si contorce al
    la parete, si
    sbreccia tra i vapori
    azzurrini dell’acqua
    che scivola a fatica sul
    la pelle, la mia
    casa è una soglia
    da cui guardo il mare
    farsi fiamma, e la risacca
    disegnare il
    dis
    ordine di un’
    eternità interrotta al
    la parola
    grido

    La luna se retuerce en la pared,
    se agrieta entre los vapores azulinos del agua que resbala a fatiga sobre la piel;
    mi casa es un umbral desde donde miro el mar que se hace flama,
    y la resaca diseña el desorden de una eternidad interrumpida en la palabra grito.

    DA UN’ETERNITA’ PASSEGGERA

    I. L’arte che ci perdona del sapere

    ieri
    gravido di lune franate
    nell’abisso
    salino
    di un grido –
    al laccio un viola
    d’ombre di crepuscolo,
    negli occhi
    la rotta dolente
    di vele sopra mari
    inesplorati: –
    non altro si annuncia
    in questo lento fluire
    di spazi
    arresi a regole d’azzardo,
    solo vorticose cadute
    di saggezza
    nella quiete che scolora
    insieme al liquido bruciato
    di una bottiglia vuota –
    costellazione
    imprevista
    di petali, silenzi
    fermentati
    dagli umori densi
    del sangue delle rose

    maree incantate
    da rive inaccessibili –
    sporge da un grido d’acque,
    tra filamenti d’isola,
    come un lume
    covato nei fondali,
    il dio dagli occhi a stella
    che emerge nel tramonto
    confuso dentro orme
    verdeluce: –
    il suo volto
    si mostra allo sbarco
    terra di tormentate lune
    che nel timore difende
    l’oro dei suoi deserti,
    e per necessità,
    di dubbio in dubbio,
    appronta il diario
    dei tuoi disvelamenti –
    ventoso diario di parole,
    sbiadita rassegna
    di immagini
    d’assenza

    II. Nelle rapide in secca dell’autunno

    luna a un crocevia di voli
    dispersi come spoglie indolenti
    nei deserti del cielo,
    in uno specchio d’alberi azzittiti
    al richiamo del vento
    e acque che aprono occhi
    all’insonnia febbrile
    delle stelle – è tempo
    che le mani siano erba
    e le pupille lingue di siepi,
    dimore ove origina l’eco
    che muove al canto le onde
    e leggera trascorre in un campo
    di vele – è tempo
    di chiamare sogno lo spazio
    dove la morte tace e la parola
    sorveglia il suo risveglio
    pronta a farsi grido,
    ad annunciare l’alba

    Francesco Marotta

    ***

    La linea

    La linea che mi separa dal prima,
    dagli anni per inerzia dissipati,
    viene nei momenti meno opportuni
    a cercarmi, e sui piedi s’accuccia.

    Confonde il suo far finta di niente,
    sembra dire ignorami, parla pure,
    fa’ credere che sai il fatto tuo
    che alla sconfitta non segue la resa.
    Tanto io lo so e ti voglio bene
    e mai ti lascerò per un istante.

    Se soltanto avessi un po’ di coraggio,
    boa intorno al collo, ti squarterei
    il ventre, ma scivoli via scaltra,
    solerte cintura dei pantaloni,
    sognante ricamo dell’orizzonte.

    Senza seguito

    Uscì sola senza seguito
    bianco niveo nella notte,
    riflessa nell´occhio vitreo
    dell´uccello della morte.

    Lo sposo in chiesa stringeva
    le palline del rosario.
    Aspettava la falena
    sotto al lume del calvario

    La luce

    Dimmela ogni parola
    prima che la bocca finga
    di essere uno sbadiglio,
    dammela come preghiera
    e poi spegnimi la luce.

    Abele Longo

    ***

    Senzavino

    Mio nonno diceva che mangiare
    senza vino in tavola
    gli ricordava il tempo della guerra
    mia nonna gli sopravvisse a lungo
    quando anche lei morì
    trovammo milleduecento bottiglie vuote
    allineate come soldati lungo il muro
    dietro alla legnaia
    dopo pranzo negli ultimi anni lei si sedeva sul divano
    con un sorriso strano che allora non capivo
    pensavo che fosse per qualcosa alla televisione
    invece
    aveva approfittato della pace

    Impercezione

    Dormi e il tuo corpo si fa sottile
    come un quadrifoglio tra le pagine
    e non è carta ma stoffa di lenzuola
    e non è libro ma tu portaci fortuna
    in questa escoriazione fino al vivo
    che per paura di essere banali
    solo di rado chiamiamo amore

    Francesco Tomada

    ***

    Cicatrice

    Vorrei ferirti e subito dopo ricucirmi
    Perché avrei troppa paura di vivere
    Trascinato in fondo al pozzo
    E sentire così uguali
    La primavera e il dolore
    Disperata e libero
    In questo giorno che mi scivola addosso
    Apparente

    Diecimila

    Pensa come sarebbe strano incontrarsi
    tra diecimila cose da fare
    sorridenti come mai conosciuti
    calpestare le foglie cadute
    e sentire lo stesso rumore nel cuore

    Un giorno strano

    un giorno strano ti accarezza
    onde argentee corrono
    non credi sia invincibile tutto questo?
    alba
    intorno cade una pioggia incolore

    Carmine Vitale

    ***

    L’attentato

    Tu che uccidi e lo chiami ideale
    hai mai pensato quanto fa male
    il dolore?
    E’ freddo come il ghiaccio
    e soffoca l’anima.
    Una colonna di fuoco brucia l’innocenza
    di vite serene.
    Tra lo scoppio di polvere e cemento
    sorridi beffardo alla tua efficienza,
    cieco e sordo nell’assurda follia.

    Donatella Quattrone

  7. Se giocassimo a calcio, Natàlia, tu saresti compagno di squadra ideale, uno di quelli che passa sempre la palla. Ti vedo centrocampista dai piedi buoni, non un mediano ma un generoso fantasista tutto campo.

  8. Le poesie della Castaldi acquistano una consistenza nuova se lette su carta stampata. Ho fatto questa esperienza proprio con la raccolta Rosso Levante in “Pro/Testo” e devo dire che mi hanno comunicato la forza di una personalità che non può lasciare indifferenti.
    Chiunque, “sedotto” dalla femminilità dei versi, non riesciusse a coglierne lo spirito “combattivo” e sofferto, quel dinamismo che scaturisce da una costante ed appassionata ricerca di giustizia e verità, d’amore, inteso come ruvida bellezza (e non melenso intimistico compiacimento), non sarebbe da biasimare certo, tuttavia dimostrerebbe, a parer mio, una certa miopia.
    Sicura che la “lente” fornita da questo spazio nella bella dimora di fm, possa dare alla poesia della Castaldi, quella “giusta” luce che ne fa cogliere autentica proporzione e trepidante bellezza, mi congratulo per i traguardi raggiunti, in attesa che da questa buona pianta continuino a fiorire e maturare quei frutti cui ormai siamo “golosamente” abituati!
    M.

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