Amnesie amniotiche – di Pasquale Vitagliano

Fine della Storia

Volevamo essere statue,
solo solcate
dalle lacrime degli
sconfitti
e mosse dal ritmo
dei loro passi.
Siamo solo
acqua smarrita,
impotente
alla forma
e al colore
di sordide bottiglie.
Siamo solo
lische lasciate
sulla polvere
di un muro a secco.

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Il pezzullo di db (XVI ter) – Aldo, Palmiro e Massimo

ALDO, PALMIRO E MASSIMO

Una volta andammo a Mosca in treno. Giunti a Praga, ci vennero a prendere gli uomini della polizia, con la giacca nera, l’impermeabile nero, e ci portarono all’hotel Acron. Diretti ciascuno la propria stanza, mi fermai un momento e improvvisamente vidi Aldo fuggire dall’albergo per andare fuori, voleva vedere Praga. Andammo fuori per tutta la notte, e io vidi Praga in modo assolutamente irreale: vidi Kafka, vidi il ghetto. Aldo era un personaggio singolare. Prima di tutto c’era la timidezza del giovane ebreo. Poi la riservatezza del figlio di un capo. E c’era la ritrosia di un solitario. Era un ragazzo triste, malinconico, con una grande peculiarità: non esibiva mai di essere o di voler essere comunista. Una volta mi telefonarono dalla Finanza, ch’era stato trovato a Civitavecchia un ragazzo che diceva d’essere figlio di Togliatti e s’era imbarcato clandestinamente su un piroscafo sovietico.
Quando andò a Torino a vivere con la madre, gli trovarono un posto nell’azienda municipale elettrica come ispettore dei contatori, ma lo licenziarono presto, perché andava nelle case a verificare il consumo dell’energia elettrica e diceva a tutti quanti di non pagare.

Massimo Caprara