Due poesie di Carol Ann Duffy

Standing Female Nude

Six hours like this for a few francs. / Belly nipple arse in the window light, / he drains the colour from me. Further to the right, / Madame. And do try to be still. / I shall be represented analytically and hung / in great museums. The bourgeoisie will coo / at such an image of a river whore. They call it Art.

Maybe. He is concerned with volume, space. / I with the next meal. You’re getting thin, / Madame, this is not good. My breasts hang / slightly now, the studio is cold. In the tea-leaves / I can see the Queen of England gazing / on my shape. Magnificent, she murmurs, / moving on. It makes me laugh. His name is Georges.

Testi tratti da: AA. VV. (a cura di Loredana Magazzeni, Fiorenza Mormile, Brenda Porster, Anna Maria Robustelli), Corporea. Il corpo nella poesia femminile contemporanea di lingua inglese, prefazione di Liana Borghi, illustrazioni di Francesca Romana Pinzari, Sasso Marconi (BO), Le Voci della Luna, Collana “Segni”, 2009.

Due poesie di Carol Ann Duffy
(tradotte da Anna Maria Robustelli)

Standing Female Nude

Six hours like this for a few francs.
Belly nipple arse in the window light,
he drains the colour from me. Further to the right,
Madame. And do try to be still.
I shall be represented analytically and hung
in great museums. The bourgeoisie will coo
at such an image of a river whore. They call it Art.

Maybe. He is concerned with volume, space.
I with the next meal. You’re getting thin,
Madame, this is not good. My breasts hang
slightly now, the studio is cold. In the tea-leaves
I can see the Queen of England gazing
on my shape. Magnificent, she murmurs,
moving on. It makes me laugh. His name

is Georges. They tell me he’s a genius.
There are times he does not concentrate
and stiffens for my warmth.
He possesses me on canvas as he dips the brush
repeatedly into the paint. Little man,
you’ve not the money for the arts I sell.
Both poor, we make our living how we can.

I ask him. Why do you do this? Because
I have to. There’s no choice. Don’t talk.
My smile confuses him. These artists
take themselves too seriously. At night I fill myself
with wine and dance around the bars. When it’s finished
he shows me proudly, lights a cigarette. I say
Twelve francs and get my shawl. It does not look like me.

Nudo di donna in piedi

Sei ore così per pochi franchi.
Pancia capezzoli culo alla luce della finestra,
mi succhia il colore. Un po’ più a destra,
Madame. E cerca di stare ferma.
Sarò rappresentata analiticamente e starò appesa
in grandi musei. I borghesi andranno in solluchero
di fronte a una tale immagine di puttana di strada. La chiamano Arte.

Forse. Lui si preoccupa di volume, spazio.
Io del prossimo pasto. Stai dimagrendo,
Madame, non va bene. I miei seni pendono
un po’ verso il basso, lo studio è freddo. Nelle foglie del tè
posso vedere la regina d’Inghilterra che fissa
le mie forme. Magnifiche, mormora,
andando avanti. Mi fa ridere. Si chiama

Georges. Mi dicono che è un genio.
Ci sono volte in cui non si concentra
e si irrigidisce in cerca del mio calore.
Mi possiede sulla tela mentre intinge il pennello
ripetutamente nel colore. Bello mio,
non puoi permetterti le arti che vendo.
Tutti e due poveri, ci guadagniamo da vivere come possiamo.

Gli chiedo. Perché lo fai? Perché
devo. Non c’è scelta. Non parlare.
Il mio sorriso lo confonde. Questi artisti
si prendono troppo sul serio. Di notte mi riempio
di vino e vado in giro nei bar a ballare. Quando è finito
me lo mostra con orgoglio, si accende una sigaretta. Dico
dodici franchi e prendo lo scialle. Non mi somiglia.

***

Warming Her Pearls

Next to my own skin, her pearls. My mistress
bids me wear them, warm them, until evening
when I’ll brush her hair. At six I place them
round her cool, white throat. All day I think of her

resting in the Yellow Room, contemplating silk
or taffeta, which gown tonight? She fans herself
whilst I work willingly, my slow heat entering
each pearl. Slack on my neck, her rope.

She’s beautiful. I dream about her
in my attic bed; picture her dancing
with tall men, puzzled by my faint, pervasive scent
beneath her French perfume, her milky stones.

I dust her shoulders with a rabbit’s foot,
watch the soft blush seep through her skin
like an indolent sight. In her looking-glass
my red lips part as though I want to speak.

Full moon. Her carriage brings her home. I see
her every movement in my head… Undressing,
taking off her jewels, her slim hand reaching
for the case, slipping naked into bed, the way

she always does… And I lie here awake,
knowing her pearls are cooling even now
in the room where my mistress sleeps. All night
I feel their absence and I burn.

Scaldare le sue perle

Accanto alla mia pelle, le sue perle. La mia padrona
mi dice di portarle, di scaldarle sino a sera
quando le spazzolerò i capelli. Alle sei le metto
intorno alla sua gola fresca, bianca. Per tutta la giornata penso a lei

che riposa nella Stanza Gialla, che contempla la seta
o il taffetà, che indosserà stasera? Si sventola
mentre lavoro di buon grado, mentre il mio calore entra lentamente
in ogni perla. Lento, sul mio collo, il suo laccio.

Lei è bella. Io la sogno
nel mio letto in soffitta; me la figuro che balla
con uomini alti, confusi dal mio vago odore diffuso
sotto al suo profumo francese, alle sue pietre di latte.

Le inciprio le spalle con uno zampino di lapin,
osservo il morbido rossore filtrarle attraverso la pelle
come un sospiro indolente. Nel suo specchio
le mie labbra rosse si separano come se volessi parlare.

Luna piena. La sua carrozza la porta a casa. Vedo
ogni sua mossa nella testa… Mentre si sveste,
si toglie i gioielli, la sua mano sottile raggiunge
l’astuccio, nuda scivola a letto, così

come fa sempre… E io resto qui sveglia,
sapendo che le sue perle si stanno raffreddando anche ora
nella stanza dove la mia signora dorme. Per tutta la notte
sento la loro assenza e ardo.

***

12 pensieri riguardo “Due poesie di Carol Ann Duffy”

  1. Un libro che comprerò sicuramente.
    Molto belle queste due traduzioni della Duffy
    Una sua che amo e che “mi sono tradotta” è questa:

    Valentine – di Carol Ann Duffy

    Not a red rose or a satin heart.

    I give you an onion.
    It is a moon wrapped in brown paper.
    It promises light
    like the careful undressing of love.

    Here.
    It will blind you with tears
    like a lover.
    It will make your reflection
    a wobbling photo of grief.

    I am trying to be truthful.

    Not a cute card or a kissogram.

    I give you an onion.
    Its fierce kiss will stay on your lips,
    possessive and faithful
    as we are,
    for as long as we are.

    Take it.
    Its platinum loops shrink to a wedding-ring,
    if you like.

    Lethal.
    Its scent will cling to your fingers,
    cling to your knife.

    ***

    Valentine

    Non una rosa rossa o un cuore di satin.
    Ma una cipolla.
    Una luna avvolta in carta marroncina.
    E’ una promessa di luce
    come il cauto denudarsi dell’amore.

    Ecco, tieni.
    Ti colmerà gli occhi di lacrime
    come un’amante.
    Farà della tua immagine
    una foto vibrante di pianto.

    Cerco di esserti vera.

    Non un biglietto carino o un baciogramma.

    Io ti do una cipolla.
    Fiero il suo bacio ti vestirà le labbra,
    possessivo e fedele
    come siamo noi,
    per tutto il tempo in cui saremo “noi”.

    Prendila.
    I suoi cerchi di platino ti cingano in anello nuziale,
    se lo vuoi.

    Letale.
    Il suo profumo si attaccherà alle tue dita,
    al tuo coltello.

    n.c.

  2. Bella, l’avevo già letta da te.

    Il libro vale davvero molto, ben in linea col catalogo di qualità che Fabrizio Bianchi e Le Voci della Luna stanno mettendo in piedi.

    Ciao, Natàlia.

    fm

  3. non ho idea se anche le altre poesie seguano questo stile, ma queste proposte sicuramente ben rappresentano il marchio di una poesia anglosassone contemporanea nei cui versi la lucidità dello sguardo sull’universo-donna è feroce e non dolente, e in cui si preferisce un secca ironia a quel piangersi addosso di certa poesia confessionale.

    bella proposta.

    lisa

  4. c’è chi nasce tigre e chi gattino, Lisa :) felini entrambi, ma diversi. è una battuta neppure spiritosa, la mia ironia con il caldo si azzera

    Seriamente, è davvero un’antologia interessante, con poesie anche su temi sociali dell’ universo femminile molto importanti, esposti con un linguaggio crudo, molto efficace

    liliana

  5. Belle davvero, anche quella tradotta da Natàlia.

    Cme si fa per acquistare l’antologia?
    Francesco, dammi indicazioni precise.

    ciao ciao
    jolanda

  6. Sono contenta di queste reazioni alle poesie della Duffy, perché anch’io le amo molto. La Duffy, che recentemente è stata insignita del titolo di Poet Laureate – la prima volta che questa onorificenza è stata attribuita a una donna -, è sempre molto puntuale nel rivendicare un punto di vista femminile che svincola l’ immagine della donna dalla corrispondente rappresentazione maschile. In Warming Her Pearls si abbandona piuttosto a un flusso di sentimento pervasivo, totale. Mi sembra che in una qualche misura, questi due elementi della sua poetica (l’elemento graffiante e quello dell’abbandono) siano presenti anche nella bella poesia Valentine segnalata da Natàlia Castaldi. Chi è interessato al libro può richiederlo all’editore:
    vociluna@virgilio.it
    vocilunanews@libero.it

  7. Pingback: Imperfetta Ellisse
  8. Non la conoscevo. Mi piace questa sua durezza, questa ferocia anche nell’abbandonarsi. Si serve della semplicità delle parole per farne un tessuto prezioso dalla trama complicata e sempre avvolgente, tanto avvolgente quanto più è dura. Ho cercato sul web, dopo aver letto Standing female nude sul blog di un amico splinderiano. E sono arrivata qui, dove ho gustato altre due splendide traduzioni. Vi ringrazio.

  9. Colpita dalla bellissima “Standing female nude” mi è nata la voglia di conoscere di più Carol Ann Duffy. Grazie di avermela fatta incontrare! Caterina

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