La corolla del ricordo – di Chiara De Luca

La_corolla_del_ricordo

Si riapre la corolla del ricordo / ora che fermandomi riascolto / e sono rovi a fondo nell’andare / ogni giorno dove non ci sono / incontri che svaniscano il mistero / sguardi che socchiudano il silenzio / tra petali di gelo che improvvisi / si serrano per chiudermi nel boccio / dei miei sorrisi bianchi collaudati / a ingannare chi non sa vedere, / non è servito a niente sprofondare / oscure le radici tra le dune dell’amore, / polline incendiario che trascina il vento / schiude nuovamente la distanza e mi riporta

The_Corolla_of_Memory

Questa è una poesia di lirica grazia, che getta una luce scintillante in più sulla sofferenza umana. Una poesia che mantiene in superficie una bellezza come d’alberi in boccio, ma poi si spinge oltre, generando un frutto di straordinario valore e bellezza. C’è una gravità di pensiero e di linguaggio che barcolla sempre sul ciglio del dolore; è il grido d’un animale da pelliccia ferito. La poesia qui è redenzione; la musica della lingua di Chiara, il delicato movimento della ritmica dei versi, il senso di una fede sotto la tensione che emerge dal controllo di frasi ed enjambement – tutto parla di una poesia dal cuore dei nostri tempi, un’anima in poesia che vuole “essere / di tutti e non restare.” (John F. Deane)

 

Chiara De Luca, La corolla del ricordo, Bologna, Kolibris Edizioni, “Collana Chiara”, 2009 / The corolla of memory, versione inglese a cura di Eileen Sullivan, con una nota di John Deane e prefazione di John Barnie, Bologna, Edizioni Kolibris, “Collana Lady-Bird”, 2009 (Qui una registrazione audio del libro).

 

Testi

 

Quando tolgono la musica dal mondo
a lungo a me rimane addosso
quel sottrarmi gli occhi per salvarti
il tuo sapore in lieve gestazione
il silenzio ignavo delle tue parole,
che ho portato a spalle per l’Italia
riletto come macchie nel passare
confuso delle case dentro il vetro
stringendomi la sera in fondo al treno,
gettato sulla spiaggia dove le onde
inghiottono la sabbia per svanire;
posto nelle mani dei miei demoni
che nel ventre abitano i versi,
reso in un sorriso agli uomini
che sempre sconfiggono i bambini
Violentarsi l’anima in fondo è solo un gioco
a nascondino un due tre tana ed abbandono
in corsa a precipizio ogni riparo

 

*

 

Vedi quante palpebre ha sull’autobus la vita
come tutti guardano e nessuno come solo
un poco se rallenti c’incrociamo
con entrambi dentro la paura.
Tienimi perché di nuovo sono
anima posata sulle scale a sanguinare.
Non si schiuderà la porta in alto
il guardiano sulla soglia dell’istante
ha occhi buoni, quasi ride, mani lievi
danzano in un breve sogno di tastiere.
Attendo a pugni stretti la condanna
nemmeno mi difendo per vergogna
di mordere l’amore come un cane
in tutto quest’inferno di parole.

 

*

 

Venuto dal buio si stringe
a me forte sulla panchina
la notte ha il mio cuore
i suoi occhi d’onice fuoco dal fondo,
per un attimo quasi mi scordo
il terrore che ho dell’umano
esito nella memoria lontana
di un abbraccio avvampato
nel giorno più breve dell’anno
oscurato – improvviso ti penso
guardare dallo spioncino
svenderti a testa china il futuro
da mite e paziente precario
intimare a qualcuno di dirmi
di lasciar perdere anch’io.
Quasi spero non giunga a salvarmi
nell’ultima corsa notturna
il bus che a quest’ora non porta
nessuno nel grembo cullando
da chi come me forse ancora
disa(r)mato si aggira cercando

 

*

 

È strano vedi come possa il vento
liberare il cielo e alleggerire in volo
le braccia degli alberi di nuovo genuflessi.
Prigioniera in casa manca ancora tanta luce
bevuta dal palazzo a pochi metri desertato,
mentre sul terrazzo i panni giocano coi fili
appesantiti danzano sgraziati e come ignari
del tempo segreto che battuto dal silenzio
da mesi nel quartiere non fa che replicare
la bellezza dura dei tuoi occhi nell’andare
la tragica saggezza che traveste le paure
le grida dei bambini in quel cortile
così pure

It’s strange to see how the wind can
burst from the sky and lighten on the fly
the arms of genuflecting trees.
A prisoner at home yearns for the light still missing,
swallowed by the abandoned building just meters away,
while on the terrace the wash plays upon wires,
heavy, strained by clumsy dancing, so careless
of the secret time now suffocated in silence where
once in my neighbourhood was a litany of replies,
the hard beauty of your eyes as you turned away,
tragic wisdom disguising fear.
The children scream in the courtyard
voices so pure.

 

*

 

Novembre si ribella all’assalto dell’inverno
grandi crepe dilatate nelle nuvole dal vento,
un passo si appoggia lentamente dopo l’altro
tentando di alterare il volgere del tempo,
abitiamo un anno intero la distanza di una sera
vorrei essere di strada ma la strada non è chiara,
saperti dietro i vetri è la nuova vocazione
rigiro in bocca il fiato come una preghiera
ma il battito ha il ritmo di un’altissima canzone.
Il buio è disegnato in cerchi brevi dai lampioni,
auto in fila indiana sono stanche di arrancare
aprendosi per terra un varco lucido d’asfalto,
loro sono giovani e spogliate di tormento
insanabile sui viali a tarda notte il gelo.

November rebels against the assault of winter,
great cracks split through the clouds by the wind.
Each step slowly follows another
trying to alter the turn of time,
we live a whole year in the breadth of an evening.
I want to be on the way but which way is unclear,
to know you behind the windows is my new vocation
my breath moves in my mouth, a whisper of a prayer,
but beats to the rhythm of a shrill and frantic song.
Darkness is drawn in short circles by the street lamps,
cars in single file grow weary from struggling on their way,
etching their paths along streets slick and shimmering.
They are young and naked in their torment,
no redemption along avenues in the late night frost.

 

*

 

Sul selciato bianche lacrime
si lasciano sfinire, resta solo
nel brivido del vento acqua
e sale. Rubare al movimento
l’infallibile istinto verso l’alto
questo sonnolento trasformare
i segni metamorfici del cielo.
Spiando sovrapporre le stagioni
come anche lui stesse cercando
al risveglio di tagliare questo fragile
cordone a impedirsi di tenere.
Ho visto sparpagliarsi il sole
sui vetri induriti da una notte
di stupore, ho visto germogliare
la nebbia a ri-velare la finzione
per lasciare il posto a quest’ipocrita
candore.

 

*

 

Forse capirai un poco il giorno
che scivolerai tra i banchi del mercato
quando in fretta tirano le tende all’ora
di chiusura. Quando varcherai in silenzio
il portone in legno austero di una chiesa
mentre il coro intona l’ultima preghiera
e il prete sta benedicendo già chi c’era
Quando ti ritroverai la sera a rimandare
l’ora dell’uscita in giro nel quartiere
per poter sentire sempre quel fragore
di saracinesche esplodere le strade
Quando attenderai ogni notte per dormire
che sia spenta in alto l’ultima finestra,
lo saprai anche tu il sentore del finire
spendere la vita senza tregua ad iniziare
perché alla sorgente l’acqua non ricorda
come in uno schianto termini la corsa

Perhaps this day you’ll begin to comprehend,
you’ll ease among the market stands
as the curtains are quickly drawn at closing.
You’ll quietly cross the threshold
past the austere wooden church door
while the choir rises for one last hosannah
and the priest is already blessing
those who leave. You will postpone
your appointment with your regular
evening tour through the streets
of your quarter to linger in wait
for the cacophony of iron shutters slamming,
to hear the explosion rend the twilight.
You will wait each night before sleep
for the finality of that last, highest window
to slam, and only then will you feel
the icy intimation of the end of that beginning.
At its source water never knows how it rushes
toward its destination, only to end in a crashing cascade.

 

***

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18 pensieri su “La corolla del ricordo – di Chiara De Luca”

  1. grande libro e grande persona, quando vita/poesia sono una cosa sola.
    consiglio (oltre la lettura) l’ascolto -con l’arpa- dei testi, bellissimi!
    complimenti a Chiara per il suo libro, per quello che fa per la poesia, per mantenerci vivi e per i suoi Kolibris.

    un abbraccio

  2. e grazie Ale….. per le tue parole qui, per il supporto e l’entusiasmo per Kolibris fin dalla nascita… tanti voli ci aspettano, e giorni sempre più vivi !

    un abbraccio
    Chiara

  3. Mi associo in toto a quato scritto da Alessandro Ghignoli. Gran libro e sono sicuro che Chiara ci stupirà ancora con l’altra sua raccolta in preparazione… Della poesia di Chiara ammiro il lirismo (lontano dal mio genere come sapete) mai stucchevole, forzato o fine a se stesso. C’è una profondità e una bellezza nei suoi versi così rara in tanta lirica contemporanea, anche di poeti giovani, ahinoi.

    Un caro saluto

  4. Se la poesia è autentica come in questo caso, sofferta e percepita direttamente, sulla pelle e nella carne viva, può diventare occasione di riflessione sul senso del dolore e condurre a porsi domande il cui senso e il cui sbocco è nella ricerca stessa, nel cammino del verso. Un saluto e felicitazioni a Francesco per la scelta, e a Chiara per il lavoro e la passione nell’ambito della poesia scritta e vissuta. Ivano Mugnaini

  5. e grazie Ivano… l’intento della Corolla era proprio di leggere nel trascorrere delle stagioni quanto scritto sulla carne, dove l’anima “not at home” guarda da fuori e tocca, nella pioggia, nella neve e nel vento, l’emozione, il sentimento il dolore per (di)spiegarlo nel senso stesso dell’andare verso (dopo verso)

  6. Ammiro Chiara per l’entusiasmo e la tenacia con cui prosegue l’avventura-kolibris. Questi testi, poi, mi sembrano un notevole passo in avanti, notevolissimo.
    Mi procurerò il libro; in bocca al lupo a Chiara per questo nuovo nato.

    Francesco t.

  7. quando si leggono alcune poesie, si sente subito che l’autore è dentro ai versi. Gli appartengono e lui appartiene a loro.
    vincenzo

  8. Mi era sfuggita la pubblicazione di queste liriche ed è una grande sorpresa scoprire queste poesie davvero molto belle e curate come un antico intarsio, dove le essenze più rare vengono incise e unite assieme con amorevole maestria e profonda passione. Grazie e complimenti all’autrice.

  9. una corolla da sfogliare d’un fiato. una scrittura densa e accorata, anche nella bella traduzione di Eileen Sullivan. Chiara insiste su due temi imprescindibili e universali dell’oggi, anche a me molto cari: la necessità acuta dell’incontro, da lei ritenuto “sacro”, e l’urto incessante con il malessere quotidiano da solitudine e da assenza di senso
    “senso vero è il suono di questo barcollare nella nebbia”.
    e alla sensazione di gelo cosmico Chiara risponde nell’unico modo che la fa sentire vera e viva e “di tutti”: con la scrittura. e da guerriera della scrittura continua la sua brancolante ricerca attraverso l’incontro e la parola, consapevole in superba umiltà, di “non restare”.
    in giorni di individualismo e sfrenata aureferenzialità, non si può che dirle grazie per questa luce.
    Annamaria Ferramosca

  10. Sai Chiara, a volte mi domando a che serve la poesia soprattutto nella quotidianità ormai cosi impregnata di cinismo e ovvietà, poi leggo versi come in questa “Corolla” e mi rispondo riempiendomi l’anima di un’energia capace di respingere ogni attacco esterno e/o interno.
    Belli, eleganti, veri questi tuoi versi, senza mai scadere, senza indebolimenti. Alta poesia!
    Congratulazioni per quest’ultima opera.

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