Il muratore interiore – di Antonio Scavone

[ANTONIO SCAVONE]

Il muratore interiore

     Guarda quanti chiodi sono stati abbandonati nel muro, ribattuti e infissi come scorie da nascondere, per risparmiare tempo e fatica ad estirparli e a pareggiare poi la parete… mi tocca tirarli fuori ma non è semplice: devo scalpellare un po’ l’intonaco, che ovviamente se ne viene giù come ricotta, trovare il punto più debole sul quale forzare col cacciavite la resistenza del chiodo che, ormai arrugginito, fa corpo unico col muro, sfruttare un appiglio per la tenaglia, afferrare il moncone di chiodo nell’incavo che il suo ancoraggio non protegge più ed estrarre un pezzo di ferro che si è attorcigliato su se stesso come per difendersi, come una preda senza scampo. Continua a leggere Il muratore interiore – di Antonio Scavone

Perché infangano la memoria di don Peppino Diana – di Roberto Saviano

Mi è capitato nella vita di fare pochissimi giuramenti a me stesso. Uno di questi, che non riuscirei a tradire se non vergognandomi profondamente, è difendere la memoria di chi nella mia terra è morto per combattere i clan. Ho giurato a me stesso sulla tomba di Don Peppe Diana il giorno in cui alcuni cronisti locali, alcuni politici e diversa parte di quella che qualcuno chiama opinione pubblica iniziarono un lento e subdolo tentativo di delegittimarlo.

Il venticello classico di certe parti d’Italia che calunnia ogni cosa che la smaschera; il tentativo di salvare se stessi dalla scottante domanda “perché io non ho mai detto o fatto niente?”. Ho letto in questi giorni sulla rivista Antimafia Duemila che due ragazzi, Dario Parazzoli e Alessandro Didoni, hanno chiesto durante una trasmissione Tv a Gaetano Pecorella come mai, quando era presidente della commissione giustizia, difendeva al contempo il boss casalese egemone in Spagna Nunzio De Falco, poi condannato come mandante dell’omicidio di Don Peppe Diana.

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“In un paese normale l’opinione pubblica si indignerebbe e scenderebbe in piazza per manifestare contro l’inesorabile distruzione della democrazia che passa anche e soprattutto attraverso la delegittimazione di chi è stato ammazzato dalla criminalità, gettando ombre vergognose sulla sua memoria, e di chi cerca con ogni mezzo di combatterla quotidianamente”.

[Irene, da qui…]