Perché infangano la memoria di don Peppino Diana – di Roberto Saviano

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Mi è capitato nella vita di fare pochissimi giuramenti a me stesso. Uno di questi, che non riuscirei a tradire se non vergognandomi profondamente, è difendere la memoria di chi nella mia terra è morto per combattere i clan. Ho giurato a me stesso sulla tomba di Don Peppe Diana il giorno in cui alcuni cronisti locali, alcuni politici e diversa parte di quella che qualcuno chiama opinione pubblica iniziarono un lento e subdolo tentativo di delegittimarlo.

Il venticello classico di certe parti d’Italia che calunnia ogni cosa che la smaschera; il tentativo di salvare se stessi dalla scottante domanda “perché io non ho mai detto o fatto niente?”. Ho letto in questi giorni sulla rivista Antimafia Duemila che due ragazzi, Dario Parazzoli e Alessandro Didoni, hanno chiesto durante una trasmissione Tv a Gaetano Pecorella come mai, quando era presidente della commissione giustizia, difendeva al contempo il boss casalese egemone in Spagna Nunzio De Falco, poi condannato come mandante dell’omicidio di Don Peppe Diana.

[Continua a leggere qui…]

“In un paese normale l’opinione pubblica si indignerebbe e scenderebbe in piazza per manifestare contro l’inesorabile distruzione della democrazia che passa anche e soprattutto attraverso la delegittimazione di chi è stato ammazzato dalla criminalità, gettando ombre vergognose sulla sua memoria, e di chi cerca con ogni mezzo di combatterla quotidianamente”.

[Irene, da qui…]

 

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2 pensieri su “Perché infangano la memoria di don Peppino Diana – di Roberto Saviano”

  1. roberto sei tutti noi ………………sei la luce nel tunnel fatto di tanta gente “per bene ” che legittima la criminalita’ .

  2. O si è nel giusto o non lo si è. Questo mi hanno insegnato da piccolo.
    Da noi, eredi della grande tradizione amministrativa asburgica, nessuna minima effrazione della legge era ammessa. Con il rosso, sulle strisce pedonali, non si passava nemmeno se non si vedeva un automobile da mezz’ora. Il furto era sempre un furto: non c’era nessuna differenza, per i miei nonni, tra rubare una caramella o spogliare dei suoi ori la Madonna in chiesa.
    Oggi lasciamo correre (ci diciamo: che sarà mai…) e un po’ tutti, nel vivere di ogni giorno, diventiamo la ruggine che corrode i pilastri della giustizia. Ogni nostro gesto ci può portare verso la riva dei giusti o degli ingiusti. Chi infanga la memoria di un giusto lo fa, non dimentichiamolo, perché anche noi non abbiamo avuto ancora abbastanza forza per scegliere, definitivamente, senza ambiguità e giustificazioni, da che parte stare.

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