Tra anarchia e religione – di Federico Battistutta

Ferdinando Tartaglia (II)
50Tra anarchia e religione

Prete, critico con la Chiesa, scomunicato, astensionista nel referendum istituzionale del ’46, collaboratore della stampa anarchica, poi un lungo silenzio fino alla riconciliazione con la Chiesa. La singolare vicenda di Ferdinando Tartaglia (1916-1988).

La strada dell’eccesso conduce al palazzo della saggezza. Questo aforisma di William Blake viene alla mente pensando al personalissimo percorso di Ferdinando Tartaglia (1916-1988). Chi era questo personaggio sconosciuto ai più e non a caso definito da qualcuno come un maestro sconosciuto?
Nome da re cognome da buffone, diceva di sé Tartaglia in una poesia postuma. Ma questo indica poco, se non un’inclinazione alla burla. Collochiamoci allora nel periodo in cui si svolge la vicenda pubblica di questo personaggio: siamo nella metà del secolo trascorso, dunque in un periodo di tragedie e di ferite, ma contaminato da una speranza di trasformazione.

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Tu Dio non farmi male – Ferdinando Tartaglia

Ferdinando Tartaglia (I)
50Io sono ancora aurora e già il tramonto / dice su me che il giorno è per finire / non sono ancora nato e già morire / io devo al tempo che à invertito il conto. //
Tu Dio non farmi male. E se soffrire / io dovrò ne lo strappo e poi nel tonfo / fammi subito intero risalire / a baciarti nel volto de l’incontro. //
Là non sarò più morto. Ma fiorire //

     TU VIOLENZA DI VIOLA

Tu violenza di viola che volando
volgi avvento di vento a velo e viso
stipula nei tuoi petali lo scampo
che su l’ultimo gelo instauri eliso.
Sale Sirio inseguito dal tuo vanto
e l’estuario del fiume à l’elmo alliso.
Non sconvolgere l’erta: vienmi accanto
non distruggere delta: dàmmi riso.

(1929)

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