Dichiarazioni del soldato morto – di Emilio Villa

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(Raffaello, Il sogno del cavaliere, 1504)

Emilio Villa – Dichiarazioni del soldato morto

(da: Oramai, 1947, ora in Opere poetiche, a cura di Aldo Tagliaferri, Milano, Coliseum, 1989)

La guerra è là sull’orlo di finire,
e fui soldato, pigro di patria,
maschio, mite di sentimenti,
mi sono comportato poco, anzi niente,
una minuta recluta da niente, una frasca,

minuta recluta esclusa da pietà, se tu consideri
pietà, odio, e patria non essere in natura:

però nel luglio liquido seguivo
col corpo a rondinella tesa
che rada fosco laminato di smeraldo
e arancio,

un lunghissimo esercito di folli leghe
marcianti su un settore di chilometri scarsi;

ero impiegato straripante di solitudine
nel giuoco indiavolato delle furerie,
parapiglia di alluminio a ogni rancio;

e già per segreltissimo scrutinio lo sapevo,
chi non cura la canna, e non la tira
a pomice, interamente a specchio,

e chi non cura la bandiera sensitiva
nel fodero di seta;

i plotoni a fiumana dentro quattro mura,
il reggimento dentro un guscio d’uovo,
o dentro i secchi;

colonne di registri, bagagli di intendenze,
e le camorre al ciclostilo, e le matricole
di zinco gelato tintinnando

sull’ossa dello sterno, e chi non sfrutta
ogni fil d’erba sul terreno frale, chi non riesce
a rompersi uno stinco nel cadere,
o l’osso del collo, che soldato sei?

Mi mettevo in un cantone della stanza di picchetto,
tra la muffa, a scuro, a leggere il giornale
all’incontrario, sempre con una fretta irragionevole.

“Uomo da niente, recluta senza
seme e numero” gridavo al filo del telefono
da campo, “così come sono

perdetemi di forza, ma salvatemi,
consideratemi nel nerbo dei pochi,
un numero segreto, senza scampo,
non cresciuto, ma salvatemi
le penne, e io ci sto! Anch’io

ho lavato il corredo,
il grasso della gavetta,
come tutti, in fondo alla vasca…

E voglio un esercito gentile, un’arma
sana, per tagliar fuori il Po
con una sega in tanti pezzi, colonnello!
quanti sarebbero i coperti sulla mensa
ufficiali, o nelle stalle, qualche istante
prima della battaglia che non scocca!

Piove. Piove senza rimedio. Storna,
ah, storna da me, gentile colonnello,
questi pensieri coraggiosi…

e in ogni crepa d’arido un fringuello
in gabbia, con foglie di lattuga
a volontà perché si nutra prima della fuga

e in ogni lista di sabbia una matricola
fosforescente di fucile, un mortaio
da I4I che spari sotto l’acqua

e spari lune; un bersagliere
con di molta scabbia.

Siamo nel pieno della nostra cosa,
siamo nel giusto della nostra usanza,
siamo in guerra, in pianto, nell’errore,

ho ancora carità abbastanza che ci vuole
per ripensarmi uomo, per sentirmi in posa
dipinto sull’attenti e gli occhi all’infinito,
per chiamarmi vinto. Vinto.”

Ciò detto confermato e sottoscritto per esteso,
credevo allora d’essere sincero,
perfetto, esaurito, e finalmente
fermo in un attenti che non veda
più terreni accidentati o panorami o aria

grigia, o il polso ancora morbido, commisto
alla figura dritta come un legno
vivente di una sola tarma,
una ramazza smessa per disuso,

e allora: “Signor colonnello
dei miei stivali, io vorrei
permesso per andare libero alla caccia
di lepri, di lumache, di gazzelle,
d’api, con la faccia, qui nei dintorni,
tra gli abeti che seminano il bello,
l’umido e la penombra…

Io vorrei darmi in braccia, a una grande primavera
teutonica, a pie’ dei lecci: o lupo
di favola, o lupo di convento
o di ringhiera o di trincea, orinare
controvento nel dirupo, questa è la vera,
questa è la sola naia; poi morire
con la morte in cuore e con il cuore in gola.”

 

***

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36 pensieri su “Dichiarazioni del soldato morto – di Emilio Villa”

  1. modestamente, su NI

    db
    Pubblicato 28 Aprile 2006 alle 15:31 | Permalink
    oggi, se non sbaglio, il duce è a testa in giù. bello sarebbe commemorare con le “Dichiarazioni del soldato morto” di Villa

  2. Finalmente una poesia che respira. Considerato che le strofe irregolari sono un overgrow delle terzine, e il messaggio etimologicamente è disperato, ma il sopra è come cuscini di fiori, edere selvagge, penso che [almeno qui, perché non conosco altro] Villa possa aver appreso solo dal Pascoli: la poesia è, letteralmente stavolta, lingua dei morti; quanto più è morto chi la dice, tanto più la poesia è poesia.

  3. David, si tratta di un “gigante”, te lo consiglio, a iniziare dalla sua traduzione dell’Odissea. Fìdati.

    db, speriamo che sia d’augurio per vedere a testa in giù, dopo il duce, anche il ducetto.

    Silvia, è da Villa e da quei pochi come lui che bisogna ripartire, ripensandone la lezione e l’opera: la stasi creativa e critica della poesia e delle lettere italiane è ormai cancrena, devastante.

    fm

  4. Sì, bisogna chiamarlo subito, ma per fermare il tiro incrociato al bersaglio grosso contro un’ambulanza della croce rossa, convinta di essere un critico, che si porta in giro i cadaveri in decomposizione dei suoi amichetti di merende.

    fm

  5. Scusa, ma anche qui, forse, hai inteso male: peli somatici, non peri somatici. Il pe-rizoma serve proprio a questo: a coprire i peli somatici quando si rompono.

    fm

  6. (copre ben poco, caro Francesco, si vede che non sei avvezz’all’uso.)

    per-i-patetici, più che pe-rizomatici, intestini movimenti peristaltici, dònde straripante ventata d’ego-centrici effluvj*.

    me voy… de prisa. besos.

    *j*=ii = in omaggio all’Anfiosso

  7. natàlia! Fantastica in omaggio all’ Anfiosso. Un baciotto.
    f.m. Mammamia che verve….Je suis d’ accord, mais tu me fait tournèr la tète si je pense a le ducètt. He is already “dead walking “.Wait and see.
    Questo miscuglio per dire che I agree per the open door to the New air to breathe.
    Yo no hablo espagnol muy bien. Mucias gracias por la risa, chi appo fattu. Marlene

  8. ” Tutti in paese mi chiamano
    Culobianco, il campanaro.
    Sono pagato per suonare.
    Il paese è un pugno di case
    e vi muore poca gente,
    ma la campana dei morti
    ha sempre lavoro: trigesimi,
    annali, decennali, centenari.
    Quelli che restano pagano e io suono
    secondo la paga, il mementomo.
    Voglio dire che per i poveri
    i rintocchi sono sei,
    dodici per i ricchi,
    diciotto per i preti.
    Tutto sommato niente male
    il mestiere di campanaro.
    Oggi, per la verità
    i rintocchi sono gratis:
    è il meno che posso fare
    per quelli dalle labbrabianche
    per la classe di ferro, i miei compagni,
    sepolti in un cimitero di guerra,
    in mezzo ad un bosco di betulle,
    là in terra di Russia.
    Francesco Masala noto Cicito

    Scusa Francesco ma è stato un ” impulso irrefrenabile ” (da Anatomia di un omicidio ) ed ora la risata è Riso sardonico. Marlene

  9. Brano da “POESIA IN DUE LINGUE ” di Francesco Masala
    Titolo:- BALLATA DEL CAMPANARO DI ARASOLE’ – .
    E’ sempre il solito non risolto problema di connessione.
    Marle

  10. Viola, i commenti al testo di Villa sono i primi quattro, gli altri sono uno scambio di battute che poteva capitare in qualsiasi post. Personalmente non ci vedo niente di “infelice”: capita, e se capita, va.

    Qui succede una tantum, e a me sta benissimo, da qualche altra parte l’una tantum è il commento al post.

    Salud.

    fm

  11. viola boffo, non ho deviato per niente. ho riportato un mio commento di 3 anni fa su NI: bello sarebbe che…, ed ora mi correggo: meno male, brutto sarebbe stato… villa si sarebbe rivoltato… e qui invece no. su NI il difetto sta nel manico. ben strano coltello, senza lama e con 2 manici (biodillo e forlani).

  12. Viola Amarelli, db, una cara amica.

    Il boffo lascialo lì, coi suoi superiori, a infeltrire insieme ai cessi ai quali fino a ieri hanno tenuto bordone.

    fm

  13. Ciao Fra’, organizza e brinderemo.
    Non so chi sia questo Borso, ma db paga sicuramente per tutti, ha appena ereditato da una vecchia zia del Klondike.

    fm

  14. Gianni, ti ringrazio per essere qui e, soprattutto, per averla presa dal lato giusto, quello della risata: perché di questo si tratta, di uno scambio di battute nato per caso ma sempre circoscritto alla “cosa”, mai alle persone.

    Perché su questo, e lo sai bene, l’hai appena ribadito su NI, io non transigo, sono ancora più radicale ed “estremista” di te: discutiamo di tutto, prendiamoci anche a sberle dialettiche (a volte molto salutari), ma giù le mani dalle persone in carne e ossa, dal loro essere quello che sono e che vogliono e dai loro sentimenti.

    Qui non è mai successo il contrario, anche perché non lo permetterei a nessuno.

    Ciao, a presto, un abbraccio.

    fm

    p.s.

    db si diverte a “stuzzicare” per puro amore del pensiero e del paradosso, della provocazione intelligente finalizzata a conoscenza: non sempre gli riesce, ma questo è il suo intendimento, perché la persona è vera (i meriti dello studioso non sono io a doverli certificare).

    Accusarlo del contrario è come dare del “sessista” a Valter Binaghi (come ha fatto qualche “buontempone” in seguito a un suo intervento su NI): basta conoscerle, le persone, oltre lo schermo asettico e impersonale di un computer (con Valter ci conosciamo e siamo amici fraterni da trent’anni), per accorgersi della assoluta, totale infondatezza delle supposizioni, tutte destinate, come i pensieri danteschi nella selva, a rivelarsi “monche” a contatto, anche minimo, con l’essere vero, in carne e ossa, degli individui.

    Scusa la digressione para/e/filosofica, ma mi è venuta spontanea, anche in relazione a una graditissima chiacchierata telefonica, stamattina, con un altro mio frato che ben conosci anche tu.

  15. Francesco e db, il mio intervento non si riferiva ai vostri commenti, anche perchè conosco le vostre competenze e passioni; diciamo piuttosto un moto d’intemperanza per la “egoità” e la “spettacolarizzazione” che vanno sempre più enfantizzandosi nei commenti di ogni blog. Sarà lo Spirito del tempo e una “deriva” ahimè poco debordiana ma in ogni post si reiterano spesso gli stessi teatrini: il tuttologo, l’adulatore, il frustrato, il dilettante entusiasta allo sbaraglio sono maschere e nick che si reincontrano riducendo ogni post – da Newton a Fermat, da Calvino a Villa – a un chiacchiericcio di fondo privo di rilevanza e di spessore. Non è questo uno dei casi ma vista l’ospitalità di Francesco è un luogo dove si può almeno richiamare al tentativo di dire *approfondendo* o – altrimenti – tacere..alla prossima Francesco, e grazie dell’ospitalità..Viola

  16. Viola, questa è casa tua, e lo sai bene, come sai bene che condivido in pieno tutto quello che hai appena scritto.

    A me preme, più di ogni cosa, che dietro lo scambio dialettico, anche il più acceso, ci sia sempre un angolo, inviolabile, nel quale l’amicizia e il rispetto siano preservati. Ci credo davvero. E mi spiego con un esempio, tirando in ballo (spero mi perdoni) un amico vero che ho appena citato qua sopra, Valter Binaghi.

    Con lui potrei litigare fino al contraddittorio più duro ed esasperato, da qui alla fine dei miei giorni: ma non baratterei mai l’amicizia, il rispetto, l’affetto fraterno che ci lega da trent’anni con niente, nemmeno con la promessa dell’immortalità.

    fm

    p.s.

    Quello che penso della rete, di ciò che era, che poteva essere e che è, purtroppo, diventata, è tutto scritto in un post che verrà su tra un paio d’ore. Dietro la sapiente ironia socratica dell’autore, non priva di punte di aspro e doloroso sarcasmo, si intravede la fotografia più netta, negli specchi dilatati del pornografico cicaleccio webbico, di un paese che con la sua presuntuosa e impotente ignavia ha favorito l’ascesa del ducio e della congrega pervertita e malavitosa che gli fa da supporto. E a partire proprio da quell’intelligentia di sinistra, frou-frou e all’acqua di rose, che si spende e spande per la rete e poi finisce, inevitabilmente, per celebrare il regime imperante applaudendo, a Genova, teatro di uno dei più feroci massacri del dopoguerra, uno degli artefici di quella macelleria.

    E’ vero, ci sono anche significative eccezioni, nessuno lo nega: ma mai come in questo frangente, non fanno altro che confermare una regola: devastante.

    fm

  17. Cara Viola, trovo il suo secondo commento pesante ed offensivo, dato che escludendo db e Francesco, rimaniamo in due – io e la signora Marlene – ed essendosi lei espressa qui e non altrove.
    Poco importa a questo punto che si riferisse a me, alla signora Marlene o ad entrambe, né tantomeno è mia intenzione aprire uno scambio di idee o commenti in merito, ne prendo semplicemente atto seguendo un sano consiglio Zen.

    ossequi.

  18. Natàlia, non vedo quale possa essere la *colpa*, tua o di Marlene, o di chiunque risponda ad un input scherzoso su un post. Il venditore di perizomi, pardon, l’iniziatore del tutto, ero stato io.

    Non ne farei un caso, se possibile, perché non lo è. Può essere, invece, un salutare invito a riflettere sui fraintendimenti indotti dal mezzo e dal tipo di comunicazione, senza frontalità dell’interlocutore, a cui ci sta dannatamente abituando.

    Non avete idee delle quintalate di insulti e di minacce anonimi che l’antispam trattiene. Alla prima occasione ne “rilascio” qualche esempio, così sarà chiaro che le nostre puntualizzazioni sono delle sciocchezze destinate a rientrare nella *normale* dialettica indotta dal mezzo.

    fm

  19. Cara e dolce Natàlia.Fantastica in omaggio all’ anfiosso! Mi ripeto. Io per lei – te, sono Marlene; va bene così. Mi è stato detto che alla Dimora il Tu è d’ obbligo.
    A Francesco ho risposto divertita, utilizzando ( non perfettamente ) tre lingue in segno di apertura anche linguistica e lui sa cosa intendo. Visto che sono sarda e dunque isolana, ma non isolata.
    Ho aggiunto in risposta al post sul Soldato morto, una bella poesia del poeta e scrittore Francesco Masala : ” Ballata del campanaro di Arasolè ” che mi pareva in tema con l’ argomento proposto.
    Trovo singolare l’ attenzione di Viola ai gustosi scambi di battute che ognuno è libero di fare e non invece all’ arte poetica dello scrittore di un romanzo come ” Quelli dalle labbra bianche” che ha varcato i confini dell’ Italia, non solo della mia Sardegna.Sarebbe stata carina una sua nota sulla Poesia. Non capisco tanta acrimonia,Viola, esattamente come Natàlia.
    Ma noi siamo aperti all’ ironia, forse anche Viola si è unita al coro, vero? E poi Francesco docet! Senza rancore. Marlene

  20. Faccio un ultimo esempio, sperando non solo di chiudere definitivamente la parente(si), ma anche di illustrare concretamente il contenuto di quell’*angolo inviolabile* di cui parlavo in un precedente commento e nel quale, personalmente, non permetterò mai che entri, fino a ribaltarne senso e sostanza, il prodotto, quale che sia, dell’interazione “alterata” che può prodursi in uno scambio in rete, dove, mancando lo sguardo e il tono della voce, la comunicazione può prodursi in modalità assolutamente impreviste, quando non totalmente estranee al pensiero di chi scrive. E questo vale per tutti, a cominciare da me.

    Questo spazio ospita alcuni post di un poeta e critico di valore. La prima volta che ci siamo “incontrati” in un blog, ne sono venute fuori scintille fatte di sarcasmi e sfottò al limite dell’insulto. La prima, e unica, volta che ha scritto sui miei testi, me li ha fatti letteralmente a pezzettini.

    A questa persona mi lega, da allora, un rapporto di stima, affetto e amicizia veri e ricambiati.

    Io ho detto e, riguardo a questo, mi fermo qui. Se ne avete voglia, continuate pure…

    Buona serata a tutti.

    fm

  21. Questa ballata di Emilio Villa è una delle cose più belle che il novecento ci ha lasciato. E’ difficile toglierla dalla mente per ritmo immagini lingua.E’ struggente! riconducibile,secondo me, alla canzone petrarchesca per limpidezza di strofa e al “prendiamo giovinezza finchè viene”. Veramente magnifica e, purtroppo, poco conosciuta a causa dei canoni poetici imperanti ai nostri giorni che ricalcano ciò che dicono di combattere: l’accademismo sia linguistico che di contenuti del passato. Emilio Villa fu poeta vero e schivo, bistrattato e sbeffeggiato dai “poeti laureati”, tanto da rifiutare la commercializzazione della sua poesia; poesia che d’altronde si salva proprio per l’impossibilità di commercializzarsi rispetto ad altre forme letterarie.
    Lo sperimentalismo e l’avanguardia,, a partire dall’ottocento scapigliato, è stato ed è volontà inconsapevole di rifondare un nuovo classicismo. E’ forse già nato o nascerà finalmente- forse ci legge?-chi saprà fare tesoro della passata eredità, un nuovo DUCA insomma, che saprà regalarci finalmente rinnovata e pulita L’ECCELSA POESIA della Tradizione.

  22. Scriverò la tesi su Villa, prendendo in considerazioni le sue sperimentazioni e teoria avanguardiste sulla poesia visiva. Un genio mai meritato dall’Italia. Un genio.

  23. confesso mea culpa di aver letto poco di Villa. Molte cose mi risuonano del Cattafi di A dicembre Badoglio. casualmente anche un nesso di Lucio Piccolo sulla Plumelia: serbata a gusci d’uovo/su lo stecco e Villa qui: dentro un guscio d’uovo,
    o dentro i secchi;

    potreste indicarmi una edizione completa o almeno ciò che si puó ancora trovare di questo grande dimenticato? ancora anche da me ma solo per poco. grazie

  24. trovi sicuramente Attributi dell’arte odierna e Zodiaco, da poco ristampati. una libreria specializzata potrebbe anche procurarti il primo volume delle Opere pubblicato dalla defunta Coliseum.
    il resto è deserto, non esistono meridiani o paralleli a lui dedicati perché, trattandosi di un nano, è meglio editare l’opera omnia di giganti quali spaziani o merini.
    ti consiglio di procurarti Il Clandestino – Vita e opere di Emilio Villa, curato da Aldo Tagliaferri per Derive & Approdi, che contiene una esauriente bibliografia.
    se fai un po’ di ricerche mirate in rete, anche su questo blogghettino amatoriale e dintorni, trovi parecchie altre indicazioni utili.

    lc

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