Cieco Tre Occhi – di Antonio Sabino

GustaveCaillebotte_Jeune_homme_a la fenetre- commons.wikimedia.org

 

“… io penso alla vita racchiusa nel punto più interno dell’opera, quella vita che puoi vedere attraverso i colori, la cera, la pietra, quella vita che una mano, una bomba, un pugnale, un fucile, non tocca quando squarcia a morte la tela, brucia la carta, frantuma la ceramica, bombarda il palazzo, rompe il vetro…”

 

CIECO TRE OCCHI

E vedo l’uomo con tre occhi
Perché è cieco
E il bastone bianco gli è vista
Come sono i piedi che poggiano al suolo

Osservo l’Ephemeroptera lucivaga, singulto d’esistenza, questa Ephemeroptera unica-vita univoca, mosca di maggio fuori stagione, e penso che domani sarà probabilmente morta mentre mi aggirerò per la strada composita-luce, eppure è pura vita, ogni battito delle sue ali sono migliaia di battiti del mio cuore ondivago, essa trascorre in poche ore i miei molti anni, senza bisogno dei momenti d’assenza, del dormire, del perdersi nel nulla, e nel mio sogno ad occhi aperti vedo come sarebbe la mia esistenza se anche io fossi pura vita, e il fuoco di una piccola fiamma si riduce ad un puntino ma d’immenso fragore: pochi istanti di creazione deflagrante.

Osservo la Ephemeroptera magnificata ed essa è la stessa che nelle terre dei miei antenati vive e muore e il segreto della sua eternità è la sua mancanza di storicità, sì, la vera eternità è una lotta per non vedere il proprio nome inciso nella storia; non conosco una Lucivora di nome William Faulkner o Francis Scott Fitzgerald, non conosco una Tempivora che scriva un poema di Keats o che dipinga l’Agnello mistico per San Bavone a Gand, ma sono sicuro che questa è senza morte, sicuro che lo sia quanto son sicuro di essere un sogno, e così eternità e gloria sono due cose assai diverse, ma allo stesso tempo non posso non pensare che un capolavoro d’arte sia anch’esso pura vita; non penso all’uomo , non penso all’uomo che dipinge, scolpisce, che produce il vaso, il vetro, la casa, il disegno, lo spartito, il pianoforte o l’arpa, che suona o compone, io penso alla vita racchiusa nel punto più interno dell’opera, quella vita che puoi vedere attraverso i colori, la cera, la pietra, quella vita che una mano, una bomba, un pugnale, un fucile, non tocca quando squarcia a morte la tela, brucia la carta, frantuma la ceramica, bombarda il palazzo, rompe il vetro, perde il suo tempo quella mano, quella bomba, quel pugnale, quel fucile perché nulla puo’ portare la morte alla pura vita – il Mantegna della cappella Ovetari vive con forza- così alla fine penso tra me e me che la Ephemeroptera stessa è arte senza arte, arte senza storia.

Considera ora le tue mani, mettitele davanti agli occhi bene aperte e distese, con le palme rivolte verso il vuoto, come se spingessi un cassonetto della spazzatura -la vita a volte puo’ prendere quell’aspetto- come se tentassi di fermare un treno che ti viene addosso -dimmelo pure che c’hai pensato- considera le tue mani qualunque forma abbiano, dita tozze, dita lunghe, dita affusolate, dita anchilosate, dita, considera le tue mani come le mani universali come l’universale delle mani come lo stampo che genera ogni altra mano e se ti chiedi cosa le muti cosa le renda piccole o grandi, pensa solo alla distanza che ci deve essere tra lo stampo e l’arrivo, le tempeste che attraversano quelle mani, il vento, la pioggia, i rami nei quali si sono impigliate planando, pensa a tutto quello che hanno sentito nel loro viaggio fino a te quelle sensazioni che ti restituiscono e magari tu fraintendi, dici “che strano dolore, ho preso una storta” ed invece no è stata quella volta, mentre scendevano, che si sono infilate tra i rovi.

Considera le tue mani, potresti farci tutto, potevi farci tutto, sicuramente c’hai fatto qualcosa, potevi suonare Chopin al Carnegie Hall ma adesso è un po’ tardi, credimi, queste cose si devono iniziare a preparare quando si è piccoli, ma forse puoi farlo ancora, se conosci l’inserviente del Carnegie Hall, se te lo rendi amico, se gli passi qualche soldo –vedi che le mani ti servono?- magari quando c’è un bel piano abbandonato nella sala pronto per qualche concerto, là, da solo, su quel palco con quelle pareti che formano una strana abside incerta un misto tra il salone buono viennese e uno strano tribunale, allora timido ti avvicini, senti i tuoi passi che rimbombano, metti le tue mani sopra i tasti e suoni, un solo accordo, rimani folgorato, cos’è questo suono? Lo produci tu? Sono le tue mani? Come è possibile, non puo’ essere. Considera le tue mani, mettitele davanti, dietro i tasti bianchi e neri, e pensa che avresti potuto passare tutta la vita con quello sfondo.

Considera le tue mani, c’è gente che ha ammazzato altra gente con quelle mani, ora non perdiamoci nelle sottigliezze, mani nude, bastoni, grilletti, bombe a mano, archi, cornette del telefono, no, non perdiamoci in queste cose, c’è gente che ha ammazzato, tu stesso magari hai ammazzato, magari mentre leggi hai davanti qualcuno morto, per terra, magari ti pulisci le mani con la stampa di tutto questo, magari quello per terra sono io e mi hai appena spaccato la testa e dalla stampante pendono fuori questi fogli ancora caldi, li tiri fuori e li guardi, poi guardi me piegato sulla scrivania, oppure c’è gente che ha scritto con quelle mani e magari ha ammazzato ancora più gente scrivendo.

***

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29 pensieri riguardo “Cieco Tre Occhi – di Antonio Sabino”

  1. conosco ed apprezzo da tempo la sua poesia, adesso ne assoporo questa prosa poetica, così visionariamente ricca di immagini maturate nell’intimo, nel profondo, nell’abisso dei pensieri che, al leggerli nel loro crescendo, annullano il respiro.

    *Così innocenti e lievi quando stanno in un dizionario, quanto potenti nel bene e nel male si trasformano nelle mani di chi sa combinarle*
    Nathaniel Hawthorne

    grazie, n.

  2. Care signore, anche noi (?) della redazione di Rebstein seguiamo e apprezziamo Antonio Sabino.

    Il quale domani si esibirà sullo spartito di un pregevolissimo “Quaderno” che raccoglie i suoi inediti degli ultimi due anni. Ed è un gran bell’ascolto, ve lo assicuro.

    fm

  3. Bello quel “noi” (?), vero?

    Fa tanto “blog collettivo”…

    Intanto mi rileggo il Quaderno n. 11 e, ogni volta, ho la conferma di quello che già so: che A. S. è destinato a scrivere grandi cose.

    E mi piacerebbe che a leggerlo fossero soprattutto i puri cantores dell’esistente: magari vedrebbero quali diaframmi spezza, quali scarti di conoscenza apre, quale carico di immagini si manifesta agli occhi e alla mente, quando il “reale” è attraversato dal lampo, furibondo o sereno, di una visionarietà messa al servizio del pensiero, di un’idea sicura di poetica e di disvelamento.

    fm

  4. Bene, aspetterò.

    Buone cose per domani.

    fm

    p.s.

    Non svicolo, è che io e Rebstein siamo già un collettivo, per quanto piccolo…

  5. Natalia Castaldi: Grazie, sento un forte legame con la citazione che hai inserito, il potere della parola è una delle cose che mi affascina maggiormente.

    Turquoise: Forte ed elegante, non posso fare altro che ringraziarti per definire così la mia scrittura, e la visionarietà, notata da te e da Natalia, è un aspetto che ho particolarmente caro nello scrivere.

    Francesco: Sinceramente non so neppure cosa dire, quello che hai scritto mi ha riempito di gioia, non posso fare altro che ringraziare caramente prima di tutto per l’onore del Quaderno e poi per quello che hai scritto su questa raccolta, le poche parole che sono in grado di affastellare in questo commento sono segno della profonda riconoscenza e di una autentica commozione, grazie ancora.

  6. Faccio i complimenti ad Antonio Sabino anche qui.
    Personalmente sono piuttosto scettico nei confronti della “poesia su internet” ma davanti ai suoi versi, ogni mia remora si è sciolta come neve al sole. E’ davvero un bravo e sensibile e mai banale poeta, molto attento alle sfumature, agli scarti tra sogno e realtà. I complimenti se li merita tutti.

  7. D’accordo con quanto detto sopra! Avevo letto questo testo sul blog di Viola e mi aveva colpito anche allora. Riporto il mio commento:
    Vedo due parti: la prima, “l’Ephemeroptera”, conferma che gli scrittori s’ispirano alle creature più piccole (Nabokov studiava le farfalle e le falene e con queste terminava i suoi romanzi); la seconda invece, “Mani”, conferma che dietro a un poeta c’è spesso un pianista. un caro saluto ad Antonio e a voi tutti
    Abele
    P.S. Antonio suona il pianoforte…

  8. Abele, in uno dei primi commenti avevo parlato di “spartito” non a caso: Antonio usa la pagina come un pentagramma e la scrittura come un percorso ben armonizzato di crescendo e calando, all’interno del quale lascia, anche graficamente, delle “pause” (degli spazi bianchi), delle soglie attraverso le quali entra nel testo, arricchendolo delle sue risonanze, la riflessione del lettore. Una partitura solista che non può fare a meno del coro. Ecco perché parlavo anche di un “pensiero poetico” consapevole, ben strutturato, che agisce a monte, e nel corso, della composizione.

    Ciao, grazie del contributo.

    fm

  9. Marcello, escludendo per ovvi motivi questo blog, ti assicuro che in rete ci sono alcuni spazi (non molti, ma ci sono) dove la poesia è oggetto di cura e di attenzione critica (che comportano un dispendio di energie non indifferente da parte di chi li gestisce) e dove puoi trovare chiari esempi della migliore attuale produzione italiana in versi.

    Che poi la norma sia il crocicchio, la poesiola buttata lì per vedere l’effetto che fa, la bocciofila o la sagra dello gnocco fritto, ebbene ciò non fa che confermare la bontà del lavoro di cui sopra.

    Basta guardarsi un po’ intorno e, soprattutto, cancellare dai propri itinerari in rete le stazioni dove dominano la fuffa, il dilettantismo e l’ignoranza più crassa elevata a sistema di comunicazione.

    Grazie della visita.

    fm

  10. Caro Francesco, importante quanto dici a proposito del coro, perché si tratta sempre di partiture dal grande respiro che inseguono e racchiudono tante voci, tutta una umanità ad esempio in ‘Baltimora’ … vado a leggermi il quaderno :)
    Grazie, Abele

  11. Sì ovviamente non mi riferivo a questo e ad altri spazi, che vanno apprezzati e supportati il più possibile (ma alle centinaia di inutili blog a carattere dilettantesco).

  12. Ad Antonio Sabino :))
    La tua è una scrittura dell’ attesa consegnata al tempo, ma racchiusa in uno spazio sigillato, pienamemente esistente soltanto nel contatto fisico con la mano di chi, tolto il sigillo leggerà..
    Grazie per le emozioni che mi hai dato. Marlene

  13. Le tue poesie sono tra le prime che ho letto quando ho iniziato a bighellonare su splinder, e mi sono piaciute subito.
    Lo stile è sempre curato e delicato ed evoca delle belle immagini e sensazioni, complimenti veramente per la tua raccolta, è bellissima.

  14. Marcello: Ti ringrazio per tutti i complimenti che ora e prima mi hai sempre destinato.

    Abele: Suono (a livello molto amatoriale) e canto (a livello ancora più amatoriale), la speranza è quella di fare il minor numero di stecche possibili poeticamente parlando. Felice che vi sia una musicalità diffusa, vivendo praticamente immerso in essa non posso che rallegrarmi della sua buona influenza su quanto scrivo. Grazie.

    Marlene: Grazie a te :)). L’attesa, la pausa e la sospensione del tempo sono alcuni dei temi che mi “tormentano”, sarà che mi sono incantato molte volte –mai abbastanza- davanti alla Pala Brera di Piero.

    Albafucens: Bellissimo è cio’ che hai scritto, ti ringrazio.

    Francesco: La definizione di spartito che hai impiegato nel descrivere le mie composizioni è per me, tra i termini possibili, una delle più alte e onorevoli. Sentire che la mia pagina possa essere paragonata ad un pentagramma e il mio mettervi parola possa essere ravvicinato ad un comporre musica è un complimento enorme. Grazie ancora per tutto.

  15. Ad Antonio: tu alludi al grande P.della Francesca nel tuo incantamento e nella attesa con- templata.Nevvero? Aggiungo che le Muse mi pare compaiano tutte, affacciando la loro testolina al tuo uscio..
    Si afferra meglio il senso proprio dal “suono” delle tue parole.E se riusciamo a togliere il logos ( meta-fòra!! )si riesce ad acchiappare il controsenso.
    Sei pieno di contrappunti, pause e sospensioni.
    Io amo Bach e Mozart ma ho una passione per Brian Eno, oltre che per John Cage. Ti pare azzardato il paragone con la Musica dell’ acqua? Sei tanto bravo nella tua assenza di mielismi.
    Quanto mi piace, questo!!)))
    Grazie ancora e ancora. Marlene

  16. Marlene: Sì, alludo proprio a lui. Ti ringrazio, mi auguro davvero di avere con me (o almeno a mio favore) la triplice triade, la Musa nonuplice. La musica è costantemente attorno a me, musicalmente giungo fino all’alba del ‘900, non riesco ad oltrepassare Mahler, anzi direi che, fino ad oggi, rappresenta per me una boa da aggirare per riprendere al rovescio la navigazione. Bach è al sommo dei miei piaceri e gusti, senza nulla togliere agli altri ovviamente, amo Mozart, Beethoven, Haydn, Schubert, Purcell, Marais, Scarlatti, Biber, Wagner, Monteverdi etc…. come vedi li elenco alla rinfusa perchè sono troppi. Sopra tutti spicca Bach -sono un autentico fanatico del contrappunto-, uno spiccare tra giganti. Per Musica dell’acqua intendi acqua o la Wassermusik di Händel? Ti ringrazio per l’assenza di mielismi, ottima cosa davvero.
    Grazie a te!

  17. questo si chiama essere Scrittori con la S maiuscola ! ragionare, inventare, disquisire sulle mani e su un insetto banalissimo che qui diventa coprotagonista di quelle mani che fanno, sanno e possono fare di tutto. ecco. basta un oggetto, due oggetti (non propriamente, ma , per comodità, qui chiamiamoli oggetti) e nasce una narrazione che vola evoca fruga nel cervello , suscita emozioni, riflessioni, tutto centellinato con una potenza narrativa che qualcuno che ha vinto il premio Strega potrebbe invidiarti. sono entrata a cercare un testo di poesia da copiare sul mio blog personale e ho trovato questo brano: che faccio, copio questo o posso ‘frugare’ e trovare anche la meraviglia poetica?
    arcibravo !

    Blumy http://blog.mrwebmaster.it/blumy/ e http://viadellebelledonne.wordpress.com/

  18. Il tuo amore per la musica e la grande familiarità che hai con le sue migliori espressioni spiegano indubbiamente molto della tua scrittura. Leggerti è in fondo un ascolto, tra ritmi e sospensioni, accelerazioni e attese e della musica sai rendere la preziosa possibilità di essere condotti altrove pur restando dove si è, dentro il mondo.

  19. Blumy, qui puoi frugare a tuo piacimento, trovare e prendere quello che vuoi. Se poi ci metti un link, la cosa sarebbe gradita.

    (Posso assicurarti che non è indispensabile, comunque, visto che sono in tanti ad andar via da qui col “sacco” pieno e a non “scrollarsi” nemmeno la polvere dalle scarpe, come si dice dalle mie parti.)

    Ciao, a presto.

    fm

  20. Blumy: Ti ringrazio per i complimenti, troppo gentile davvero. Certi oggetti, certe cose mi stimolano e inizio a cercare legami con altre. Per quanto riguarda questa prosa se vuoi prenderla fai pure, come diceva Francesco abbi solo la gentillezza di mettere il link al sito, non ho nessun problema per il resto. Grazie.

    Turquoise: Se anche un minimo frammento minuscolo del piacere, della gioia che trovo nella Musica, è scivolato in ciò che scrivo ne sono felice, anzi felicissimo, e allora direi a questa Musica, come faceva von Schober “Du holde Kunst, ich danke dir dafür!” “O venerabile Arte, ti ringrazio per questo!”. Grazie :)

  21. Ad Antonio: * Lascia ch’io pianga* carissimo, * mia dura sor-te* su BACH con te. La Wassermusik di George Friedrich Haendel / necessaria al percorso del battello regale di King George on the Thames ( Water Music) è legata al celebrativo, all’ occasionale, al contingente,in una parola alla commissione/ e.. Non fa per me. Azzardo: neanche per te..
    Intendevo “La musica dell’ acqua e nell’acqua ” di John Cage. Ispirata e legata ai suoni..di natura e silenzi e fruscii e ronzii e brulicare di formiche e…polvere che il vento solleva . Noi ce la teniamo ben aderente alle suole con disappunto di Francesco che forse vorrebbe conservarla in una teca di cristallo. E ne ha ben donde! thanks a lot sincererly ad Antonio Sabino. Marlene

  22. Marlene: Ah quella Musica dell’acqua, l’equivoco dimostra ulteriormente come dopo Mahler non riesco a spingermi. Nel mio caso punto decisamente sulla Water di Haendel e già che ci sono pure sulla Fireworks, è più forte di me, non potrei mai sostituire l’una con l’altra, impazzisco letteralmente per la forte individualità che compositori come Haendel & Co. davano ad ogni singolo strumento. Un sincero grazie anche a te.

  23. Antonio: se dicessi che non mi piace Haendel sarei una gran bugiarda.
    (Non mi piacevano le commissioni.)
    Metto Bach in cima e poi Mozart, Beethoven, Listz, Schuman, Brahms,
    Mahler, e..l’elenco sarebbe troppo lungo.
    Ma anche la Musica Contemporanea ha un grande fascino.
    Quella cosidetta d’ avanguardia è molto vicina alla tua poesia.Più di quanto non immagini.
    Sono molto infedele con i miei amours ma il bello lo si trova dove c’è e quando c’è “è bello che c’è”. Il suono…. Marlene

  24. Marlene: Capisco la difficoltà di dare elenchi completi, è praticamente impossibile, spunta sempre un nuovo meraviglioso compositore nella nostra mente. Non metto in dubbio il fascino della Musica Contemporanea e ti ringrazio per l’accostamento con quella d’avanguardia. E’ vero, il bello si puo’ trovare in moltissimi luoghi, è diffuso e si diffonde come il suono.

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