PostEretico (II) – di Antonio Scavone

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[ANTONIO SCAVONE]
[La prima parte qui…]

Post Eretico (II)

Lorem ipsum ignotum
ad facturum defectum est…

     [relata refero: …la storia è vecchia voi la intendete come consapevolezza psicologica esistenziale persino assistenziale e invece i tempi sono cambiati, chi ce l’ha ce l’ha e chi non ce l’ha si è tolto un peso, non è nemmeno un òpscional, tutt’al più è un modo di dire, guarda che nemmeno la chiesa la usa più, i conti oggi si fanno con gli introiti pubblicitari e cosa vuoi che cambino quattro sciacquette nel consesso generale, tette e culi se ne sono sempre visti oggi magari più invitanti e burrosi però ammazza che forme che intimità da scoprire, non sarà certo la fine del mondo se si è allentata la tensione, quelli che ce l’avevano non ci sono più e quelli che dovrebbero rappresentarla si sono imboscati te lo dico io, vivi e lascia godere, la giuà d vivr, old fèscion, d darc sàid ov d mùn, oggi piccì significa personal compiùter e quand’è che fai l’àpgred, parlare bisogna parlare si capisce, anche il papa lo vedi cerca di adeguarsi, si brancola nel buio e chi se ne frega non ce lo metti, un trentenne cosa vuoi che sappia o ricordi o immagini, il suv è molto più importante del sud, la mafia è quella che è, i braccianti agricoli adesso hanno l’agriturismo, ché non lo sai, Rocco Scotellaro credimi sarebbe pure lui contento, e poi senti diamoci un taglio, ma quante altre nottate vorresti che passassero, ci avete rotto i cosiddetti, la polenta le langhe il biondo Tevere ma ci sei o ci fai, questo è passatismo bello e buono, si revisiona perché il campo è aperto ormai e non per sete di potere, semmai rinnovamento equilibrio sociale, con tutti i gaudenti che aspettano condoni e privilegi d’accordo ma scusa e tutti i perdenti che ancora aspirano, guarda te dove sei arrivato, cane sciolto macché in pratica emarginato un due di briscola, se a quarantacinque-quarantasei anni non hai ancora la seconda casa non sei nessuno e figùrati se non hai neppure la prima, bisogna cogliere le opportunità a tempo e a luogo, scendere dai castelli in aria e cominciare a costruire la propria libertà e compagnia bella, allora allora, allora sim sala bim, carramba che sorpresa, cacchio non perdete occasione di lamentarvi, sapete dire solo no e scaricate come sempre la colpa sugli altri, questa è la vostra democrazia la vostra propaganda, saremo anche tra gli ultimi nel panorama mondiale ma la creatività te la sei scordata, il genio dove lo metti e non venirmi a parlare della solita ricerca scientifica che è una bufala, pèrdono tempo con le provette per non far nascere i bambini, per far morire al più presto chi deve già morire, e non è pulizia etnica questa, testamento biologico me cojoni, degrado etico ’sta mazza, riscattatevi piuttosto dai vostri orrori domestici, mastro lindo e lysoform casa vi bramano, vergogna vergogna, vergognatevi, e fate lingua in bocca con chi sentenzia, guarda che la vita agra si risolve col viagra, è così è così caro mio, arrivati a una certa età non puoi più delegare stupidamente, devi farlo convinto e devi accettare la realtà, voi che della realtà ne avete fatto un vanto e un vangelo con tutte le debite distanze, si va si viene ci si incontra ci si ritrova ma per stare insieme senza malizia come boi-scàut, semplicemente con semplicità come dice la canzone la la-la-là, se poi hai una necessità ormonale impellente cioè se ti si erige e te lo puoi permettere quello è un altro discorso che c’entra, tu il sesso lo fai perché ogni lasciata è persa no, alla fine un uomo è un uomo, mica, altrimenti fai un amore plutonico si dice così, e a volte c’è pure chi resta a casa bloccato dall’imodium e può solo affacciarsi dal finestrino del bagno mentre gli altri se la spassano, ma tu lo sai che persino un torcicollo ti spoetizza, a un certo punto ti sale un magone come uno struggimento e devi sfogare esplodere provare soddisfazione perché la solitudine è una cosa illusoria, certe volte malsana principalmente per i maschi, ti senti frustrato prostrato come castrato ma questo è un volo pindarico come dite voialtri, devi darci dentro e di brutto fino in fondo, le ragasse questo vogliono, sghei e osei, pensa te agli sfortunati chiusi nelle corsie di un ospedale pubblico fatiscente cioè un làgher amministrato da un galoppino servo del sistema, degenti tanti convalescenti pochi morituri te salutan, anzi te salutant perché una graff può scappare, te saludi insomma, come la mettiamo con la salute pubblica me lo spieghi, e poi dicono che ma lasciamo perdere, ottimismo ed entusiasmo questa la ricetta, una sana libidine non ha mai offeso nessuno, non lo diceva pure fròid o iùng o come si chiamava, con feste festini festival festanti perché no, che c’è di male, e tu mi parli di forche, forse intendevi foche o m’hai capito, un bel dì vedremo se quel guerriero io fossi, no no no, la donna è mobile da sempre, su cento due hanno la peggio perché frequentano posti poco illuminati e il buio è ovviamente imprevedibile quattro magari se la vanno a cercare perché la donna si sa è femmina e quando le si attizza non ti puoi rifiutare novanta poi lavorano o dicono di farlo e si capisce dove e come ma quattro te la sbattono in faccia la verità, parlano pulito coi congiuntivi e i condizionali ma non si fanno congiungere o condizionare anzi ti guardano negli occhi con i loro occhi che sono sul serio due ciambelle di salvataggio, altroché, va da sé che ci sono donne e donne s’intende, mamme nonne zie che non titillano non provocano se non nei luoghi deputati ma ce ne sono altre, hai voglia, prendi per esempio le infelici croniche le pelle-e-ossa asciutte le grasse odorose le disturbate mentali le intellettuali ché te lo dico io dove ce l’hanno l’intelletto sempre in fregola, per caso sto esagerando non mi sembra, il dialogo è confrontarsi, se non siamo uguali almeno saremo simili, se uno vuole lavorare il lavoro lo trova, che ti credi che sia il uèlfer, non facciamo di tutt’erbe un fascio, se l’industria non tira tirerà, è venuto il tempo di liberarsi da questi atteggiamenti sfiganti da menagramo, ies vuì chèn, non fate altro che insultare e dire bugie ma la gente ha ben altro per la testa, un po’ di sole ai bambini un po’ di sballo agli adolescenti un po’ di estasi ai maturi un po’ di meritata quiescenza agli anziani, al poggio ci finiremo tutti prima o poi ma mi sa che voi prima di tutti, mettici anche il clima che è cambiato, le mezze stagioni una volta, ora una stagione sola, sì lo so all’inferno, ti pareva il solito bolscevico…]

     ***###@@@ a-a-a-chi sorriderò se non a te, pittore ti voglio parlare mentre dipingi un altare, vuì àr d uòrl vuì àr d cìldren, si canta e si suona a più non possumus, si è tornati bambini ragazzi quondam balilla, dal cln a cl, si ride e si scherza perché la storia siamo noi, la cronaca sono gli altri, ay ay ay ay ay palòma, saran belli gli occhi neri saran belli gli occhi blù ma le gambe ma le gambe, le battutacce da caserma sono giambi ed epodi del trito che risorge, spoil sistem end èppi àuar, coniugare gli interventi, io lodo tu lodo egli lodo, satura tota nostra est, cicisbei incartapecoriti sono rinati, neo-con, teo-dem, due-con e quattro-senza, un’enciclica vale più di un’enciclopedia, l’epoca è maldestra, con fede e carità si rimuove, colbert e talleyrand a gogò, si cercano sosia, borghesi che non hanno preso la bastiglia ma che non possono fare a meno della pastiglia, il mondo è quello che era, il declino della scuola a kinder-garten, genitori che non vogliono un prof ma un aio pubblico e bovino, si distribuiscono a caso i dirigenti, ottime terze medie ai vertici, i ginnasiali di indiana jones insegnano alle università, i liceali di com’eravamo scrivono sui giornali, ci vuole un fisico bestiale anche se taroccato, gli armadi non avevano scheletri ma lusinghe e bonus, frizzi e lazzi, scorte di avanzi, avanzi di scorte, arancia meccanica non è poi da buttare per gli espedienti che ispira, nel calderone i fagioli son tutti buoni, il segno del comando, cucù-setté, chi viene a voi adesso, la sapete quella delle tre scimmiette, ma va’ là è vecchia, probità e trasparenza, né unti né santi, consunti, ci sono quelli che stentano e provano a risalire, sghembi e sbilenchi come vecchie glorie al raduno annuale di grappa-vino-e-ricordi, soldati pronti a tutto per la sposa la casa il mutuo, qualcuno non torna ma è per la pace, non gli sembrava vero di indossare la tuta mimetica, trasformismo da furiere, troppo giovani per fare i repubbli-chini, giusti di età per fare i repubbli-cani, la quarta sponda il sol dell’avvenire erano slogan, bisogna ripristinare un po’ d’inventiva e di buona volontà, i littoriali d’antan potrebbero al limite essere un’idea, vincevano spesso i rossi, gavetta di sopravvivenza, oggi per gli altri attestato di cittadinanza acquisita ad excludendum, no clan no destino, vetusta l’ideologia di massa, esiste e s’impone una massa senza pensieri, i quiz aiutano e gli aiutini servono, c’è chi pensa per loro, l’io sarà diviso in qualche landa ma si può facilmente ricompattare, alla lunga e alla bisogna ci si esprime a braccio a gesti a voce, intramontabili canzoni napoletane imbastardite da napoletani beceri e finti napoletani, ex di ogni dove giustificano e assolvono ogni come, pagati ripagano, ci si libera della libertà altrui, l’ignoranza non ammette la legge, lo stato è un participio passato, le dogane stanze di compensazione, dell’elmo di scipio vilipendio s’è cinto, un fratricidio è alla base della nostra cultura, diceva un tal poeta triestino, non un parricidio, contenti o abietti ci si tranquillizza, ci si sfronda di anticaglie, ci si presenta mondi al mondo, sgarrupati ma felici, viviamo tutti al di sotto ma sovra-esposti, la raccolta è differenziata, il repertorio è indifferente, l’opera omnia è già presente, tantum ergo…
Ormai si vive anche senza di lei: in illo tempore era del sé o anche di classe, absit iniuria verbis, la seconda sfumò anche per il sollecito alibi social-culturale di tali comunisti pii e reprobi, dediti a spartizioni o appannaggi, geometrie e simmetrie inattingibili, comparaggi tra fornitori e sforniti, compagno io fatico e tu magni, si invoca l’unità but who what where when why, old man river cantano gli yankee della bassa, show boat gorgheggiano quelli di ichnusa e that’s amore quelli di partenope, meno male che siamo melomani, via dunque la classe, ceto o condizione è preferibile, il sé è ancora impronunciabile, lo dicono i sondaggi, il presente è nelle mani dell’uomo, quisque faber fortunae suae, spero promitto e iuro vogliono l’infinito futuro, faremo allora delle gite al faro, visiteremo i porti di Toledo, leggeremo best-sellers come sempre sotto l’ombrellone, discuteremo chi ha fatto di fatto cadere un governo e nascerne un altro, troveremo di sicuro le nostre scappatoie, serie a formula uno moto-gp gossip, un 5+1 sarebbe già tanto, senza classe dovrà spuntare un io da coltivare, superstite o ramingo, rifonderemo ad libitum, l’avvenire porterà buoni consigli come la notte, agli insonni un tavor, ai dubitanti l’hortus conclusus, agli smaniosi sigarette e caffè, non saremo prigionieri perché già coatti, tran-tran macht frei, routine ara pacis, i poeti ci parleranno dei loro dolori, gli scrittori almanaccheranno sull’ipostasi del momento, le televisioni cureranno i nostri cuori con terapia digitale, i soldi che sono pochi o che sono quelli o che non bastano ad elevare il tuo ceto o il tuo ego saranno cautamente dilazionati, ai figli lasceremo le sudate carte, i figli ci lasceranno, unicuique suum, ça va sans dire, servirà un episodio o una voce tra la folla per rammentarci che quella che si è persa da qualche parte pur sarà…

           La coscienza

***

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14 pensieri riguardo “PostEretico (II) – di Antonio Scavone”

  1. Carissimo Antonio,
    chissà perchè, ma questa sera mi sento una specie di nave rompi-ghiaccio.

    Eppure carne al fuoco tu ne hai messa tanta! Ma forse quelli “cotti” siamo noi, cotti da tutto il ciarpame che, con la tua insuperabile arte, ci hai messo davanti agli occhi, a memoria imperitura dei tempi “incivilissimi” che ci vedono, nostro malgrado, sguazzare nella melma più maleodorante e corrosiva, almeno per la mia memoria.
    Il tuo secondo post eretico è una summa sapiente di questa miseranda società dove a voler tentare una vita lontana dall’immondizzaio, è pressocchè impossibile visto che siamo circondati da ogni dove di veleni nascosti, spesso, dietro i denti di chi ha il sorriso facile e il fucile dietro le spalle pronto a far fuoco sui pochi, o forse di più, probi individui che non ci stanno a vedere passivamente il crollo di ciò che non sarebbe dovuto crollare.

    Veramente la mia idea iniziale era diversa dopo la lettura di questo post.
    Avrei voluto porti…diciamo…almeno una decina di domande……………….
    E se poi tu, pur non rispondendo, mi avresti citata chiedendomi un risarcimento…di circa un milione di…no, no, niente domande, anche perchè io di euro non ne ho…e poi…il tuo post è fin troppo esauriente, per fortuna, e per fortuna che ogni tanto torni e ci rammenti quello che siamo e quello che abbiamo perso. Quella COSCIENZA di cui parli, le cui tracce sono ormai deboli segni nell’animo e nel cuore dei forti, di coloro che ancora non demordono, quella coscienza, dicevo, non è una parola tanto per dire, un termine da trovare sul vocabolario, ma è una NECESSITA’ più che mai impellente tra giambi ed epodi del trito che risorge, tra mini e maxi laudi in ogni campo e dove, tra le bugie che a volte ci diciamo, tra le BUGIE più gravi che ci vengono dette.

    Grazie davvero, a te per averlo scritto, al marottiano pensiero per averlo chiesto.

    Un caldo abbraccio di rogo da questo profondo SUV, cioè…SUD ancora, e speriamo sempre, senza ponte.

    jolanda

  2. @ Jolanda

    Mi avessi fatto 10 domande e non t’avessi risposto, saremmo stati tranquillamente in quella società malavitosa che ci circonda (come ne ha accennato Francesco in una risposta) ma il guaio è che, pur non facendone parte, siamo comunque vittime del ciarpame, dei veleni, dell’arroganza fascistoide, dell’ignoranza di base eletta a motivo di orgoglio. Al di là di questo spunto, servirebbero altri post (eretici o corsari, giambici o blasfemi) per riavviare, se non altro, il processo di consapevolezza, la riappropriazione della coscienza (di sé e di… altro). Anche nel blog, come avrai notato, c’è il non-detto, il non-risposto, il non-ri-post come nella migliore tradizione del “tirare a campare” italiano. Non eravamo così, Jolanda, lo sai benissimo: i barbari sono venuti e si sono insediati: per quel che sappiamo fare torniamo a essere persone libere e civili. L’eresia non è un modo di dire e non è un vezzo: ma tu sai anche questo.

    Un abbraccio

    Antonio

  3. Antonio, quel @ jolanda mi è proprio piaciuto!

    E dunque che si scriva il terzo, il quarto e anche il quinto post eretico o corsaro che dir si voglia.

    La causa è giustssima e questi non sono più tempi per tergiversare.

    ti riabbraccio
    jolanda

  4. “L’eresia non è un modo di dire”: è la scelta consapevole di un’esistenza votata alla salvaguardia della propria coscienza e della propria libertà: coscienza e libertà che acquistano senso solo in virtù di quella tensione inappagata che ci spinge, rifiutando i “doni” del presente, verso ogni forma di “alterità”: cioè verso l’unico specchio dove acquistano senso e vita, i lineamenti precisi del vostro volto negato.

    E’ resistere al cospetto della polvere, conservando da qualche parte una goccia d’acqua.

    Anche pagando un prezzo fatto di silenzio, di rimozione, di cancellazione. Ciò che rimane, e sta, inalterabile e inafferrabile, è proprio la goccia alla quale abbiamo saputo, senza cedimenti, legare il nostro nome.

    Grazie Antonio, grazie Jolanda.

    fm

  5. nottambula sono venuta a rileggermi il *muratore interiore* e questo secondo post eretico, per dirti che ereticamente aspetto il prossimo e che ti abbraccio.
    ciao Antonio!

    *un’anarchica meravigliosa eresia, Francesco, che non si piega mai, pur volendo (e non vuole) non potrebbe.*

    buona notte *dimora*

  6. Anche il “Muratore interiore” è una forma di PostEretico: d’altra parte, bisogna cercare prima dentro se stessi la misura di una consapevolezza per esercitare poi, liberamente, l’eresia. Attualmente, nel nostro paese, come ben sappiamo, Natàlia, non è possibile esercitare né la libertà compiuta (esiste solo quella delle parole ma non dei fatti) né il primo accenno di insubordinazione. Per fortuna, in questa Dimora, è ancora salvaguardata la libertà della parola e del pensiero espresso ed è già tanto, è già molto. Un prossimo post eretico? Può darsi, visto l’andamento di quest’Italia che ha tanto bisogno di menzogne, duci, avanspettacolo, etc.etc. L’importante è resistere (grande verbo abbandonato dal lessico delle virtù civili) e resisteremo: l’importante è sapere chi siamo e cosa vogliamo e qui non c’è bisogno di ripeterlo (o no?).

    Ti abbraccio, Natàlia.

    Antonio

  7. I braccianti che oggi hanno (davvero?) l’agriturismo è una di quelle falsificazioni della verità e della storia, del costume e dei modi di dire, che ogni propaganda di un certo tipo (per esempio quella attuale della classe dirigente) distribuisce al “popolo”. Non mette conto che sia o possa essere vero, quello che conta è che un’aberrazione di questo tipo sia pronunciata e, nei fatti, convalidata dall’assenso compiacente, dal silenzio dispersivo. I “contadini del Sud” di Rocco Scotellaro sono stati lentamente esautorati e la forza-lavoro che abbiamo perso viene allegramente risarcita con le ipotesi di un agriturismo da riscatto, giusto per diventare ricchi e famosi.

    Un saluto, Antonio

  8. Antonio, il link “propagandistico” è sfuggito al controllo. Quando me ne sono accorto, ho deciso di lasciarlo, per dare un’idea della fine che fanno, nel tritacarne webbico, le nostre parole.

    Tempo fa, una mia poesia contenente la parola “vagina” attirò nello spam parecchie decine di link a siti pornografici…

    fm

  9. Ciao Antonio
    Questo tuo scritto lo trovo geniale, spiazzante, vertiginoso e coinvolgente; altri aggettivi si potrebbero aggiungere ma in sintesi è questo che tutto l’insieme comunica.
    Il riuscire a concentrare in poche pagine come la realtà si presenta ai nostri occhi oggi, non è un’impresa facile: si comincia col cinismo di alcuni soggetti ( io ho imparato a mie spese a conoscerli) che riuniscono in sè tutto il peggio che può esserci nell’animo umano, con la loro falsa cortesia, il loro snobismo da quattro soldi ed il loro sfoggio di altezzosi quanto inutili comportamenti che spesso rivelano una totale povertà interiore di fondo.
    C’è tutto un mondo che viene messo in risalto: governi che cadono, sfilate di modelli di donne tra l’essere perbene e l’essere… come di uomini senza spina dorsale o che mal soportano la solitudine ( questa è una nostra prerogativa tutta maschie) e la mancanza del sesso ( pure quello prima o poi finisce…e beh che buò fà) e poi c’è il mondo mediatico che con tutte le sue diavolerie ci ha come drogato e via quindi con sigarette, caffè e anseolitici vari e tutto ciò per far si che…la coscienza venga soffocata, anninentata o alla meno peggio assopita.
    Un abbraccio Antonio e complimenti per questa riflessione a perdifiato sulla nostra maledetta e negletta realtà dove sembra non esserci più posto per un abbraccio sincero ed un sorriso rigenerante…però finchè ci sarà qualcuno che scuoterà le coscienze come hai fatto tu forse ancora qualche speranza?….

  10. Grazie, Domenico, per il tuo commento e per le parole (rabbia, indignazione, riscatto) che il PostEretico ti suggerisce e ti stimola. Stiamo vivendo una stagione “all’inferno” ma, sembra strano, più che angeli, abbiamo bisogno di dèmoni utili e compatibili per fronteggiare quanto ci accade. Le riflessioni sono, perlopiù, amare ma, come tu hai messo in evidenza, c’è qualcosa da portare avanti: la coscienza e non il solito turbamento che alla fine ci schiaccia nella solitudine e nell’assuefazione. No, bisogna indignarsi e progettare un riscatto, se non un risarcimento, ti pare?

    Un abbraccio

    Antonio

  11. Sacrosante parole Antonio e viviamo anche noi la nostra saison en enfer di Rimbaudiana memoria ed infatti credo che per difendersi dai lupi ci voglia l’aiuto di qualche demone, affiancato comunque da qualche angelo certo non chiassoso come il seguace di lucifero, almeno per non trovarci posseduti completamente. Si infine bisogna andare avanti comunque ed il riscatto deve essere sempre una proggettualità da tenere sempre uin mente.

    Ancora un abbraccio amico mio

  12. Quanta amara verità, carissimo Antonio, questo tuo post eretico!

    Quante più notizie ascolto di questa italietta da strapazzo, tanto più penso a quella COSCIENZA di cui parli, a quella goccia d’acqua cui accenna francesco contro la polvere che ci viene in faccia.

    vi abbraccio entrambi
    jolanda

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