La scrittura sorgiva dei poeti di “Anterem” – di Stefano Guglielmin

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Poema per una terra – Sebastiano Aglieco

[SEBASTIANO AGLIECO]

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Ho sempre pensato a una rifondazione / uno stato della parola / in cui le cose emergono dalle loro trame / per un avvicendamento del sonno / i pensieri in una riva asciutta / ossa indelebili / cantilena di un popolo intero.

Tutto sarà restituito / nel suo unico pensiero / un flusso di sangue / che chiede una costrizione / un figlio dagli occhi duri / emersi dalle macerie.

Pagheremo lo sconforto ai vivi / e le parole si ammutineranno.

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Lorenzo Carlucci – Note su “A ogni cosa il suo nome” di Francesco Tomada

copertina_tomadaCosa c’è nel museo di Auschwitz // ci sono scarpe abbastanza da calzarne i piedi / di una intera generazione // occhiali per vedere tutti i panorami d’Europa // valigie per milioni / di possibili ritorni a casa // tutti questi oggetti sono rimasti uguali a prima / il nome sulle etichette il fango secco sulle suole / solo una cosa è andata avanti / – non posso chiamarlo proprio vivere – // c’è una stanza intera di capelli / sono ingrigiti sul pavimento aspettando i giovani di allora / che nella vecchiaia / non li hanno mai raggiunti //

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Non si può imporre una lingua – di Fabio Franzin

trota_salmonataMentre dalle mie parti (profondo Nord-Ovest) le edicole sono tutte un fiorire di locandine che annunciano l’imminente uscita (“in vista dell’adeguamento dei programmi scolastici“!) del primo vocabolario e della prima grammatica del dialetto di un paesone della zona, Fabio Franzin invia a un quotidiano delle sue parti (profondo Nord-Est) questa lettera che, com’era prevedibile, si sono guardati bene dal pubblicare. Perché? Suvvia, non malignate, non siate i soliti sovversivi, la ragione è molto semplice: mancanza di tempo. Infatti, sono tutti occupati a stampare le locandine che annunciano l’imminente uscita… etc. etc. etc… del primo vocabolario e della prima grammatica… etc. etc. etc. (fm)

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La carne e il respiro – di Flavio Ermini

[FLAVIO ERMINI]

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Nella sua ossessione di vivere la poesia come separazione totale dal mondo degradato che lo ospita, il poeta non dà tregua alla parola: le usa di continuo violenza per “strapparla” all’usura del suo impiego quotidiano, per estraniarla ai suoi significati consueti ed “elevarla”, come vuole Stefan George, «a sfera radiosa». Il lavoro del poeta conduce verso la liberazione della lingua dai grumi contingenti, fino al recupero del fantasma di una purezza poetica universale, dove rinasca un rapporto di necessità fra le res e i nomina. Fino al silenzio. Che sarà detto in modo tale da portarlo attraverso la parola poetica all’ascolto./p>

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Serie del ritorno – di Stefano Massari

2007_Koerner_Jesaja_P800_D001Bisogna leggere questi versi. Hanno un’urgenza mortale, hanno la tensione di chi compie un atto decisivo, un atto oscuro e antico dove si intrecciano salvezza e catastrofe. Bisogna credere, letteralmente, a ognuna di queste parole. Portano con sé un urlo, ce l’hanno addosso, sono infestate dall’urlo dei morti. Perché questo è un libro scritto vicino alla morte. Con improvvise rinascite, barlumi, terre felici. La morte sembra dettarlo a viva voce. L’addio è incessante. La parola è tempestosa. Chiede, invoca, comanda, crolla. Tutto avviene sul bordo dei pozzi. Una minaccia ignota la insegue, la spinge nelle vie buie del mondo e della mente, come in certe pagine russe, dove l’assoluto si sfiora nel grido e nella bestemmia, come in certe imprecazioni notturne dei Karamazov, dove l’assassino più infame legge nelle linee della mano una strana pietà. Continua a leggere Serie del ritorno – di Stefano Massari

Pelle – di Antoine Emaz

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“Ce monde est sale de bêtise, d’injustice et de violence; à mon avis, le poète ne doit pas répondre par une salve de rêves ou un enchantement de langue; il n’y a pas à oublier, fuir ou se divertir. Il faut être avec ceux qui se taisent ou qui sont réduits au silence. J’écris donc à partir de ce qui reste vivant dans la défaite et le futur comme fermé.”

(Antoine Emaz – Entretien, Scherzo 12-13, été 2001)

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Repertorio delle voci (II) – di Manuel Cohen

[MANUEL COHEN]

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Ci sono poeti che nella maturità piena e consapevole hanno in dono la possibilità di dire tutto, e con acquisita naturalezza o semplicità dicono l’incanto e lo stupore (e, a proposito, in tempi ormai lontani fu Remo Pagnanelli a preconizzarne parlando di poetica della sospensione e della stupefazione) dicono di una non ingenua felicità che è nelle cose, che travalica le trafitture, una serenità del vivere che va oltre le ferite, che penetra persino il lettore disincantato ben più avvezzo a scritture senza riparo.

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Gedichte (II) – Lorenzo Calogero nella traduzione di Stefanie Golisch

[STEFANIE GOLISCH]

Im Zeichen extremer Spannungen vollzieht sich das Leben des italienischen Dichters und Arztes Lorenzo Calogero ( 1910-1961). Als es ihm im März 1961 in einem dritten Versuch gelingt, seinem Leben ein Ende zu setzen, haben sich seine Kräfte längst erschöpft. Zu groß sind die körperlichen und seelischen Belastungen geworden, um ihnen länger stand zu halten. Calogero hat sich in seinem Lebenskampf, der um zwei große Themen, die Liebe und die Poesie, kreist, verausgabt und hat am Ende verloren.

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Il pezzullo di db (XXII) – Un americano a Vicenza

[db]

UN AMERICANO A VICENZA
Goffredo%20Parise%20scrive%20a%20macchinaDa circa venti giorni ogni sera una Chevrolet di color scuro, pesante e mal tenuta, sostava in prossimità delle macerie dell’antico teatro Eretenio, per ripartirne di lì a poco, veloce. Dagli anfratti delle rovine sepolte d’erbe e di salici intricati sorgevano in quei pochi istanti di sosta alcune figure di giovani che, a rapidi balzi lungo i cornicioni e le crepe, si appressavano all’automobile e vi si infilavano agili, con fischietti e risatine; quindi la Chevrolet ripartiva silenziosa in direzione dei colli. Continua a leggere Il pezzullo di db (XXII) – Un americano a Vicenza

Vertigine e misura (II) – di Marco Ercolani

[MARCO ERCOLANI]

marco ercolani
“Quando la poesia è finestra, riflette e complica il paesaggio esterno. Quando è specchio, irradia e deforma il paesaggio interno. Quando è scudo, diventa cortina al mondo e sospende la verità in una trama di finzioni. Quando è schermo, proietta una scena dove non accade niente di descrivibile. Quando è muro, diventa con sollievo la fine necessaria, nel silenzio, di ogni parola. La poesia è simultaneamente finestra, specchio, scudo, schermo, muro.”

(Da: Marco Ercolani, Vertigine e misura. Appunti sulla poesia contemporanea, nota critica di Gabriela Fantato, Milano, La Vita Felice, 2008.)

[La prima parte qui…]

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Una poesia potrebbe continuare per sempre – di Lisa Sammarco

[LISA SAMMARCO]

this ocean, humiliating in its disguises

This ocean, humiliating in its disguises / Tougher than anything. / No one listens to poetry. The ocean / Does not mean to be listened to. A drop / Or crash of water. It means / Nothing. / It / Is bread and butter / Pepper and salt. The death / That young men hope for. Aimlessly / It pounds the shore. White and aimless signals. No / One listens to poetry.
(Jack Spicer, 1964)

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Alla ricerca del romanzo – di Giuseppe Zuccarino

[GIUSEPPE ZUCCARINO]

Roland Barthes. Alla ricerca del romanzo.

Incontro con Italo CalvinoNel 1979, Roland Barthes pubblica su «Tel Quel» un testo dal titolo Délibération. In esso, esordisce dichiarando il proprio imbarazzo nei riguardi della pratica di tenere un diario. Spiega di avere iniziato a più riprese a redigerne uno, ma di essersi ogni volta bloccato abbastanza presto, a causa dei dubbi sul valore delle proprie annotazioni. Quella diaristica, a suo giudizio, è una forma di scrittura insidiosa, che risulta gradevole per la facilità, ma stenta a resistere alla rilettura: «L’impressione è cattiva: non regge, come un alimento fragile che va a male, si corrompe, diventa inappetibile da un giorno all’altro; percepisco con scoraggiamento l’artificio della “sincerità”, la mediocrità artistica dello “spontaneo”»(1). Continua a leggere Alla ricerca del romanzo – di Giuseppe Zuccarino