Il pezzullo di db (XXI) – Insonnia. Omero. Le vele…


(Immagine fotografica di Andrew Shaw)

 

Paul Celan da Mandelstamm (1959-1915)

 

(Schlaflosigkeit. Homer. Die Segel, die sich strecken.)

Schlaflosigkeit. Homer. Die Segel, die sich strecken.
Ich las im Schiffsverzeichnis, ich las, ich kam nicht weit:
Der Strich der Kraniche, der Zug der jungen Hecke
hoch über Hellas, einst, vor Zeit und Aberzeit.

Wie jener Kranichkeil, in Fremdestes getrieben –
Die Köpfe, kaiserlich, der Gottesschaum drauf, feucht –
Ihr schwebt, ihr schwimmt – wohin? Wär Helena nicht drüben,
Achäer, solch ein Troja, ich frag, was gält es euch?

Homer, die Meere, beides: die Liebe, sie bewegt es.
Wem lausch ich und wen hör ich? Sieh da, er schweigt, Homer.
Das Meer, das schwarz beredte, an dieses Ufer schlägt es,
zu Häupten hör ichs tosen, es fand den Weg hierher.

 

(Insonnia. Omero. Le vele che si levano.)

Insonnia. Omero. Le vele che si levano.
Leggevo l’elenco delle navi, leggevo, non arrivai a metà:
Il passo delle gru, la fila delle fresche poppe,
alto sull’Ellade, un dì, tantissimo tempo fa.

Come quel cuneo di gru, spinto nel più straniero –
Le teste, imperiali, inumidite di schiuma divina –
Vi librate, nuotate – verso dove? Se Elena non fosse lì,
Achei, un’Ilio così, domando, che varrebbe per voi?

Omero, il mare, entrambi: è l’amore che li muove.
A chi porgo orecchio e chi odo? Vedi, lui tace, Omero.
A batter su questa sponda è il nero-eloquente mare,
al letto lo odo mugghiare, trovò la via fin qui.

 

***

27 pensieri riguardo “Il pezzullo di db (XXI) – Insonnia. Omero. Le vele…”

  1. Se Elena non fosse lì,
    Achei, una Troia così, domando, che varrebbe per voi?

    In italiano, non so com’è, suona come una di quelle cose commoventi come “la verga in mano il duce aver trovossi”.
    E sarei curiosissimo di léggere – so che è assolutamente fuori luogo, e di un’indiscrezione nauseante – una poesia proprio di dibbì. Ne scriverà, dibbì, di poesie?

  2. anfiosso, una traduzioni è fatta di tante cose, anche di retaggi atavici. ad es. *una Troia così* risulterebbe incomprensibile senza tener conto del rapporto che intrattenni nell’infanzia con mia madre.

  3. David, vedrai che riusciremo a mettere le mani sulla marea di inediti che db custodisce gelosamente da qualche parte.

    Va bene anche una marea di traduzioni, comunque: come lui, in quelle acque, ce n’è pochi.

    fm

  4. santissima, puoi dirlo anfi: giù in bottega a vendere patate e poi su dal figlioletto tabico, a leggergli l’iliade…
    spiacente, ma di mio faccio solo cover.

    diretùr, avrei un caricatore di pezzulli da sparare, ma non dovevi chiudere?

  5. Ho già chiuso da un pezz(ull)o, db, ma sembra non se ne sia accorto nessuno. Quello che si firma fm non sono io, credimi sulla parola…

    Per il resto, spara pure, almeno fino a quando vedi le lucine tutte accese.

    fm

  6. Ciao Gianni, sempre un piacere vederti da queste parti.

    db, non bleffare, anche il napoletano ha il tris: omèro, òmar, o/màr’…

    fm

  7. per come intendo io la rete, a differenza dei libri ciò che posti è facilmente modificabile, in meglio intendo. Mi si darà atto che uno come me non può non aver notato da subito la polivalenza di *una Troia così*, traduzione letterale di solch ein Troja. metti una Troia siffatta, una simile Troja ecc., l’effetto era garantito. Non trovando di meglio, ho sperato che un pungolo mi venisse da qui. e difatti, mena e rimena e tutto fuorché incazzandomi (anfiosso, se ci sei batti)

    Achei, un’Ilio così, domando, che varrebbe per voi?

    se gentilmente il diretùr volesse correggere nel post. grazie comunque a tutti.

  8. E non potrebbe essere così?

    Vi librate, nuotate – verso dove? Se Elena non fosse lì,
    Achei, così, Troia, domando, che varrebbe per voi?

    O (peggio) così:

    Vi librate, nuotate – verso dove? Se Elena non fosse lì,
    Achei, in questo modo Troia, domando, che varrebbe per voi?

  9. Oppure non si potrebbe ridurre quel *solch ein Troja* in un semplice “Troja”? In questo modo si renderebbe il verso più fluido, e ci si smarcherebbe da ogni possibile doppio senso. Del resto anche senza il deittico *così* si comprende benissimo, e forse ancora meglio – faccio mio l’interrogativo
    di Anfiosso (una Troja (o Ilio) così in che senso?) – il riferimento all’assenza di Elena.

  10. sono incerto tra

    Se Elena non fosse lì, / Achei, un’Ilio così, domando, che varrebbe per voi?

    e

    Se Elena non fosse lì, / Achei, Troia allora, domando, che varrebbe per voi?

  11. così o colà, chiederei comunque al diretùr di cambiare l’immagine pur bella di questo post col negativo di noemi letizia (recuperabile dal post La cintura [Eracle #9] di NI)

  12. Se proprio vuoi il mio parere, db, io avrei tradotto esattamente così:

    “Se Elena non fosse lì, / Achei, Troia allora, domando, che varrebbe per voi?”

    Quell’Ilio buttato lì, come foglia di fico, mi sa tanto di estratto di cicoria al posto di un buon caffè…

    fm

  13. diretùr, per caso ha provato la crema ilio in qualche autogrill? col dispiacere di un anchise: ilio è caduta!

    ma scrivo qui per raccontare brevemente uno di quei casi della vita che per fortuna si presentano spesso rendendola gustosa. torno giust’ora dal milano film festival, l’unica manifestazione artistica della cittadina che, come dice il nome, sta proprio in mezzo all’ano. be’, al bancone (dove ho modestamente insegnato alla gentil barista a fare lo, scusate gli spriz – risultato: pago 1 su 2) non t’incrocio la cara sara (allitt.) sullam, dottoranda di anglistica con una tesi sul passo in joyce (in pratica: cerca le citazioni criptiche da dante nell’ulisse) e soprattutto figlioccia mia da quando per caso la salvai laureanda da un tentativo di suicidio (la finestra più alta di piazza s. alessandro)? bene, tornava dal macef dove fa l’interprete per una fabbrica di ceramiche di stroppari, frazione confinante con la mia cartigliano. ma questo è niente. l’accompagnatore, mai visto, s’è rivelato essere un ricercatore con edoardo esposito, che conosco da tanto e guardacaso è forse il massimo conoscitore vivente di metrica italiana (vai su google). riguardacaso, l’assistente m’informa che la sua specializzazione è la metrica in montale. com’è come non è, gli faccio l’ovvia domanda: ma è vero che l’allitterazione riguarda precipuamente le iniziali? s’è messo a ridere! allora gli chiedo: ma è vero che l’allitterazione riguarda le consonanti e l’assonanza le vocali? risposta: dipende, per un periodo è stata così, ora per le consonanti si parla di consonanza, per le vocali di assonanza, e l’allitterazione per tutto come… pendevo ormai dalle sue labbra vagamente gaie (allitt.?)… come… fontanier! ma pensatè, gli ho offerto uno spriz.

    questo nanetto lo dedico a stefanie nel caso passi per la dimora.
    tornando a casa mi son fatto la morale, sulla rete, la democrazia, la cultura, gli utenti ecc. non la dico qui, anche se non sarebbe poi così lunga da dire. dico invece la conseguenza pratica, che è una condizione e non un diktat:
    diretùr, continuerò volentieri i pezzulli se avranno cadenza infallibilmente settimanale o quindicinale allo stesso giorno della settimana.

  14. c’è qui in questo blog s’adombra per essere stato avvicinato sotto l’etichetta “manierismo” all’ultimo hölderlin. cosa si vuole dunque? la corrida del tempo sospeso?

  15. Mi è capitato di leggere, commenti e notazioni annesse, questa traduzione della traduzione di Celan. Una volta, tempo addietro, l’avevo provata in proprio, come per un divertito esercizio prosodico. La posto volentieri, a cose fatte, chissà per continuare a riflettere sul senso di queste operazioni … Ricordando l’anima nera di Montale, e lo scherzetto perpetrato ai traduttori.

    Insonnia. Omero. Si levano le vele. Ho letto
    il catalogo delle navi, l’ho letto, non per molto:
    la linea delle gru,il corteo delle giovani poppe,
    sopra l’Ellade, una volta, tanto e tanto tempo fa.

    Cuneo di gru, nel cuore del più straniero –
    teste di sovrani coronate di schiuma divina –
    dove vi librate? Dove nuotate? Achei, se Elena
    non ci fosse, che varrebbe Troia? Per voi.

    Omero e il mare. È l’amore che li muove entrambi.
    Chi ascolto? Chi sento? Omero è in silenzio. Lo vedi.
    Il mare, la sua nera convinzione batte su questa sponda,
    ne sento il mugghio sulle teste, è giunto fin qua.

  16. LA COMMARE SECCA

    Nun trug es sich zu, daß der König erkrankte. Der Arzt ward berufen und sollte sagen, ob Genesung möglich wäre. Wie er aber zu dem Bette trat, so stand der Tod zu den Füßen des Kranken, und da war für ihn kein Kraut mehr gewachsen. “Wenn ich doch einmal den Tod überlisten könnte,” dachte der Arzt, “er wird’s freilich übelnehmen, aber da ich sein Pate bin, so drückt er wohl ein Auge zu, ich will’s wagen.” Er fasste also den Kranken und legte ihn verkehrt, so daß der Tod || zu Häupten || desselben zu stehen kam. Dann gab er ihm von dem Kraute ein, und der König erholte sich und ward wieder gesund. Der Tod aber kam zu dem Arzte, machte ein böses und finsteres Gesicht, drohte mit dem Finger und sagte: “Du hast mich hinter das Licht geführt, diesmal will ich dir’s nachsehen, weil du mein Pate bist, aber wagst du das noch einmal, so geht dir’s an den Kragen, und ich nehme dich selbst mit fort.”

    Ora avvenne che anche il re si ammalò, e mandarono a chiamare il medico perché‚ dicesse se doveva morire. Ma quand’egli si avvicinò al letto, vide che la Morte si trovava al capezzale dell’ammalato: non vi era più erba che giovasse. Ma il medico pensò: “Forse per una volta posso ingannare la Morte, e dato che è la mia madrina, non se l’avrà poi tanto a male!” Così prese il re e lo voltò di modo che la Morte venne a trovarsi ai suoi piedi; poi gli diede l’erba e il re si riebbe e guarì. Ma la Morte andò dal medico adirata e con la faccia scura gli disse: “Per questa volta te la passo perché‚ sono la tua madrina, ma se ti azzardi a ingannarmi ancora una volta, ne andrà della tua stessa vita!”

  17. caro mario, ho visto ora in rete che fai lo psicanalista, e trovo sublime che nella traduzione tu sia inciampato giusto sul lettino (precisamente la testiera). evvai! siccome sei stato parecchio in usa a respirare decostruzionismo, ti segnalo l’ultimo pezzullo di db, che contiene una rarità: l’unica poesia scritta mai da derrida. l’ho scovata l’anno scorso a irvine ca, e proprio ieri l’ottimo mcleod mi pronosticava guai a non finire in arrivo dalla vedova (come dire: leggilo subito prima che

  18. l’inciampo è luogo di verità e mi piace cadervi. vado a leggere la poesia di derrida. ti ringrazio jd per la segnalazione.
    m.a.m.

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