Pelle – di Antoine Emaz

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“Ce monde est sale de bêtise, d’injustice et de violence; à mon avis, le poète ne doit pas répondre par une salve de rêves ou un enchantement de langue; il n’y a pas à oublier, fuir ou se divertir. Il faut être avec ceux qui se taisent ou qui sont réduits au silence. J’écris donc à partir de ce qui reste vivant dans la défaite et le futur comme fermé.”

(Antoine Emaz – Entretien, Scherzo 12-13, été 2001)

 

soleil tranquille
dérive de la lumière
petit pan de mur blanc
on est toujours au bord
mais le blanc du petit pan
existe
aussi
de toutes ses forces

Da: Antoine Emaz, Peau, Encres de Djamel Meskache, Saint-Benoît-Du-Sault (Indre), Éditions Tarabuste, 2008.

 

TROP, 1 (18.09.05)

*

 

fine settimana ancora
a corto di respiro senza ragione
nel giardino
tutto è in perfetta quiete

ci si inoltra
nel blu del cielo il pruno
quel che resta dell’estate quasi svanito
ogni giorno
meno luminoso

normale

 

*

 

on marche

les yeux n’accrochent pas
ils glissent
sur les marguerites d’automne

un malaise

on se sait pourquoi

comme une fêlure fine
un aigu faible
dans le silence
du dimanche

 

si va avanti

gli occhi incapaci di aggrapparsi
scivolano
sulle margherite d’autunno

un malessere

non si sa perché

una specie di ferita sottile
uno stridere flebile
nel silenzio
domenicale

 

*

 

si potrebbe
ascoltare della musica
accendere lo schermo
parlare a qualcuno
si potrebbe
scrivere a un amico
preparare la cena
leggere le avvertenze
si potrebbe
bere il caffè freddo
sbucciare le patate
organizzare la settimana
concedersi un riposo
cambiare le lenzuola
si potrebbe
tagliare le rose sfiorite
fare una passeggiata
caricarsi una pipa
si potrebbe
fare un bagno
vedere il notiziario sindacale
lavare le stoviglie
spolverare
si potrebbe
fare i conti

ma si resta lì

 

*

 

essere

giardino

nessuna paura

 

*

 

“Quando un soldato, o un operaio, o chiunque, si lamenta
della sua sofferenza, che li si metta a far niente.”

nessuna angoscia del vuoto

è proprio
il vuoto
è
ancora la luce
negli occhi
sulle foglie

 

*

 

una ruota priva di memoria
e il silenzio della città

soltanto una campana che batte l’ora

di tempo ne rimane
nelle parole il corpo
la passata stagione
gialla e dolce

si coltiva questo tepore

l’aria respira

tutto è al suo posto tranquillamente

 

*

 

la morte
qui e ora
pensarla non è un obbligo

aspetterà un poco
la conosciamo

abbiamo letto con attenzione

“sindrome coronarica acuta anteriore senza abbassamento del segmento ST, con troponina elevata, per contrastare la quale il paziente è stato inizialmente trattato con anti-GPIIbIIIa, e in seguito ha effettuato una coronarografia che ha evidenziato una coronarite tritonculare grave in presenza di una lunga stenosi irregolare di tutta l’IVA iniziale e mediana, senza lesioni sul condotto laterale Rentrop 2 a partire dalla coronaria destra. Formazione di un evidente ramo diagonale a livello della zona stenosizzata. Stenosi prossimale della circonflessa con stenosi ostiale di ognuno dei due rami marginali al condotto; e infine si evidenzia una stenosi al 60% della CD3 e una stenosi accentuata sulla membrana della laterale sul bordo destro.”

abbiamo letto

aspetterà

 

*

 

soleil tranquille

dérive de la lumière

petit pan de mur blanc

on est toujours au bord

mais le blanc du petit pan
existe
aussi
de toutes ses forces

 

sole tranquillo

luce che sfuma

sezione di muro bianco

si è sempre sul limitare

ma il bianco del muro
esiste
anche lui
con tutte le sue forze

 

*

 

non si torna indietro

nessuna voglia nessuna propensione

nient’altro

nessun desiderio di procedere oltre

consultare l’agenda

prevedere

nulla

 

*

 

seul
on ne se porte pas si mal
sans être vraiment léger

cela tient à cet air
qui aide

comme de la tendresse
diffuse la lumière
enrobe

bien sûr on ne va pas
en rester là

on sera rejoint

et ça s’en ira comme le reste
dans l’évier du soir
on le sait

reste que c’est

 

da solo
non si sta poi così male
anche in assenza di vera leggerezza

sarà per quest’aria
che aiuta

che come tenerezza
diffonde la luce
ricopre

sicuramente non si potrà
restare qui per sempre

saremo raggiunti

e si sa
tutto svanirà come ogni cosa
giù per lo scarico della sera

come ogni cosa che è

 

*

 

prime foglie secche del glicine
che graffiano il cemento
appena la brezza si leva

lenta

a ogni istante
sentire
tutto
non si può

 

*

 

distance
mais toujours jardin
toujours dimanche
calme et bleu silence

il est temp d’y aller

le pan de mur blanc lui
continue

on s’en va

pas le choix

ne pas oublier d’emporter
la bière
les biscottes
le chocolat

 

lontananza
ma pur sempre giardino
pur sempre domenica
calma e blu silenzioso

è tempo di andare

solo il lembo di muro bianco
resiste

si va via

senza possibilità di scelta

da non dimenticare
la birra
i biscotti
il cioccolato

 

______________________________

Dedico questa sezione di una traduzione ancora in fieri del libro “Peau” di Antoine Emaz, probabilmente la prima in assoluto in lingua italiana, a Stefanu Cesari, che mi ha fatto conoscere l’opera di questo eccellente poeta francese.

______________________________

 

***

31 pensieri riguardo “Pelle – di Antoine Emaz”

  1. “Essere/giardino/nessuna paura”.

    Una straordinaria leggerezza nel dire, con poco, il tanto!
    Ma è proprio il poco, in poesia, che ci regala la libertà da un’inquietudine o l’immersione dell’essere lì: con i sensi e la mente.

    Bellissima proposta di un autore a me sconosciuto.
    Grazie Francesco.
    Ciao. Giorgio Bonacini

  2. Anche a me ha molto colpito il testo citato da Bonacini. Trovo che ci sia una pulizia in questi versi, nella loro traduzione, davvero proficua. Una scoperta interessante, e caro Francesco, sarebbe pure bello il testo a fronte. Un abbraccio caro.

  3. E’ la prima sezione di un’opera estremamente complessa e stratificata sotto l’apparente semplicità del dettato. In alcuni testi, la lingua quasi colloquiale utilizzata nasconde delle vere e proprie voragini semantiche, capaci di trasfigurare piccoli quadri di vita quotidiana in un orizzonte di sospensioni che apre la mente a una molteplicità di letture.

    Lo conosco da un anno, grazie a Stefanu Cesari, ma è un autore molto importante, con una produzione di assoluto rilievo alle spalle.

    Per il testo a fronte.
    Ho perso il file in cui avevo trascritto gli originali e devo mettermi a copiare dal libro: un po’ alla volta li aggiungo, magari a cominciare da stasera.

    Ho tradotto già in due tre modi diversi i testi che qui ho presentato…

    Un saluto a voi.

    fm

  4. Ti dirò, Natàlia, io di “metalinguistico” in questo libro non ci ho trovato niente. Ma forse mi sbaglio, e la Dott. nc ne sa sicuramente molto più di noi…

    fm

  5. bel tentativo francesco, su un poeta che (secondo me) non merita tutto questo sbattimento, ma de gustibus… :-)

    qualcosa di suo (vado a memoria) dovrebbe essere uscito su anterem.

    e forse ti può interessare questa lettura:
    http://www.nazioneindiana.com/2007/03/02/les-monstres-et-les-couillons-2/

    sul testo, se posso:

    bien sûr on ne va pas
    en rester là

    [dovrebbe voler dire qualcosa come “naturalmente non ci limiteremo a questo”]

    on sera rejoint

    et ça s’en ira comme le reste
    dans l’évier du soir
    on le sait

    reste que c’est

    [qui forse puoi provare a restare più fedele alla sintassi (comunque “scassata”) dell’originale.]

    spero che troverai non inutili queste poche osservazioni.

    ciao,

    andrea

  6. Caro Andrea, niente è inutile, almeno in questo campo, quando l’intenzione è quella di portare acqua al mulino della maggior intelligenza possibile, di un testo in questo caso.

    La scelta di tradurre il passo che citi con:

    “sicuramente non si potrà
    restare qui per sempre”

    è dettata unicamente dal fatto che “questa” soluzione (che non forza più di tanto la “lettera”, alla resa dei conti) mi permetteva (rispetto ad altre possibili, compresa quella da te proposta) di rendere, contemporaneamente, tanto il riferimento al “luogo” fisico, quanto quello alla “condizione psicologica” complessiva che è il referente immediato col quale l’autore colora il paesaggio che attraversa. Confortato, in questo, da parecchi altri testi dell’opera che vanno nella stessa direzione e, molto spesso, quasi negli stessi termini.

    Il libro a me sembra bello, così come un’altra sua opera di qualche anno fa, diversa per stile-struttura-tematiche, ma altrettanto interessante, che ho avuto modo di leggere.

    Gli articoli della Quintane che citi li avevo letti a suo tempo, ma, sinceramente, stando almeno a “questo” lavoro, io “qui” la netta distinzione tra “pensiero” ed “emozione” non la colgo, anzi: ciò che affiora, a “pelle”, viene sempre ricondotto a un “principio di realtà” il cui collante è “pensiero”: un pensiero che si fa canto per non disperdere l’anterem emozionale a cui immediatamente si rapporta (da qui anche la “sintassi scassata” che hai notato).

    Poi, come dici tu, giustamente, “de gustibus…”

    Ciao, grazie del passaggio, è sempre bello vedere qualche “indiano” da queste parti.

    fm

  7. Poeta che suscita molte interrogazioni sul silenzio (ricordo Guillevic) ma qui c’è un’atmosfera stranita, semplice ma con una sua febbre interna, che fa respirare il lettore. Grazie, Francesco, di queste “prime edizioni” di poeti di grande interesse. Marco

  8. “sicuramente non si potrà
    restare qui per sempre”

    allora capisco meglio perché hai scelto di tradurre in questo modo, anche se continuo a pensare che ti scosti un po’ troppo, anche in altri punti delle poesie, dalla lettera (e quindi da un registro volutamente finto-colloquiale). qualche via di mezzo dovrebbe esserci, sono certo che la troverai :-)

    nathalie quintane la citavo solo per conoscenza, non intendevo attaccare il buon emaz (quintane stessa fa un discorso diverso e più articolato, per sua e nostra fortuna).

    ciao,

    andrea

  9. Caro Andrea, ogni traduzione è discutibile, forse perché alla base c’è il più “arbitrario” degli atti, quale è quello del tradurre in sé. E’ chiaro, comunque, che alle spalle c’è sempre (o ci dovrebbe essere) se non una teorica dell’esercizio, almeno una giustificazione plausibile delle scelte operate, e queste non possono non essere coerenti con il dettato e la poetica complessiva con cui ci si confronta. Ci sono delle traduzioni, “perfette” per quanto attiene alla lettera, ma assolutamente incapaci di rimandare una sola eco della risonza profonda del testo originale; così come ci sono delle scelte lessicali o sintattiche intorno alle quali si consuma l’intelligenza di generazioni di traduttori.

    E’ solo una piccola riflessione a schermo acceso, senza nessuna pretesa di esaurire un “merito” di per sé indefinibile. Ieri, ad esempio, stavo rileggendo un testo di Paul Celan e mettendo a confronto le nove traduzioni che conosco (compresa una spagnola, due francesi e una inglese): una strofa, in particolare, è stata tradotta in nove modi diversi, alcuni diametralmenti opposti tanto sul piano strutturale che su quello semantico. Ora, Emaz non è Celan, questo è certo, e io non sono nessuno dei nove studiosi di cui sopra, ma il discorso della traduzione come accumulo di approssimazioni successive resta comunque in piedi nella sua sostanziale invarianza.

    Ciao.

    fm

    p.s.

    Non era mia intenzione ridurre la tesi della Quintane a una formuletta: l’ho trasformata in una equazioncina esclusivamente per ragioni di tempo.

  10. Caro francesco, lasciamo a chi, forse pochi come me, che non hanno padronanza delle lingue straniere, la gioia di leggere versi come quelli che tu hai tradotto, versi che scivolano sulla pelle ma si abbarbicano in molti punti, là dove i pori si schiudono per accogliere la bellezza essenziale che vi ho intravisto.

    grazie! E per carità, non facciamo sulla poesia esperimenti di vivisezione.

    ti abbraccio
    jolanda

  11. Grazie, Jolanda, ma non c’è nessun problema di vivisezione testuale.
    Andrea è, nell’ordine: un carissimo amico e poeta, uno studioso, un finissimo traduttore (non solo dal francese). I suoi argomenti aggiungono valore critico al post.

    Ciao, buona giornata.

    fm

  12. Apprezzo molto la tua proposta di questo poeta così interessante anche perché sono convinta che di poeti francesi relativamente giovani di un certo valore come questo non se ne trovino poi tanti.
    I problemi della traduzione e dei traduttori sono sempre complicatissimi e si “risolvono”(si fa per dire) di volta in volta attraverso continue mediazioni e compromessi. E non si è mai- né si può esserlo- completamente soddisfatti e neppure ritenere che la traduzione che abbiamo compiuta sia veramente compiuta. Ogni traduzione continua a vivere “in attesa di giudizio”…
    Queste tue- non lo dico per amicizia e stima- mi sembrano molto adeguate e ti faccio i miei migliori complimenti in attesa di leggere tutto il libro in edizione italiana.
    lucetta

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