Quaderni di RebStein (XIII) – Enrico De Lea

scan0006Quaderni di RebStein
XIII. Ottobre 2009


Enrico DE LEA

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Enrico De Lea – Lumina Et Semina, 2008-2009
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10 pensieri su “Quaderni di RebStein (XIII) – Enrico De Lea”

  1. Bellissime, poesia alta, su cui più volte mi sono espressa e un autore che meriterebbe più attenzione, più ascolto.

    “Una nudità inconsueta dei viventi
    perviene negli anni al niente
    di alcuni mistici.”

    Un saluto a Enrico e Francesco.

  2. Enrico, non consola e non risarcisce di niente, ma te lo dico lo stesso: poco fa il cinquecentomillesimo visitatore del blog ha scaricato il tuo “Quaderno”.

    Un giorno potrai raccontarlo con *fierezza* ai tuoi nipoti. ;)

    fm

  3. Questi quaderni, caro Francesco, sono sempre più preziosi!
    Enrico è davvero bravo e quella ” Luce antica ” di Masini avvolge sapientemente versi di recupero di un’identità non solo geografica ma soprattutto umana.

    un carissimo saluto ad Enrico, a te, a Nadia.
    jolanda

  4. grazie francesco, è il segno, in primo luogo, dell’autorevolezza, del credito di questa “dimora” e del suo generoso curatore

    un grazie di cuore a Nadia ed a Jolanda

    (Nadia, lessi il tuo Taccuino: è grande poesia e fa rabbia vedere certe collane – in cui non sempre ci sono presenze ineccepibili – che escludono la poesia che si fa “cosa reale”, per preferirle il “chiacchericcio poetichese”…)

  5. Grazie, Enrico.

    Penso, comunque, che l’autorevolezza di un “luogo” dipenda unicamente dalla qualità della proposta: è quella la fanno solo gli ospiti, coi loro testi. I tuoi, in questo caso, sono valore aggiunto a conferma della regola.

    fm

    p.s.

    Sì, hai perfettamente ragione, il “Taccuino nero”, di imminente uscita, è un grandissimo libro.

  6. L’elegia della morte e dei morti legati al territorio che un tempo li ha ospitati, da vivi, e che ora li accoglie nel ventre della terra che li nasconde e li protegge allo stesso tempo, conservandone la memoria nella lapide…è l’essenza di questa poesia commista alla preghiera e al miracolo che, comunque, nella nostra tradizione sempre accompagna la dipartita: il pater noster sfuggito, Lazzaro…ricercata l’aggettivazione, pacato ed inesorabile il verso. C’è una compostezza classica che conferisce rigore formale e freddezza, accettazione, ma non distacco…un pò marmoree queste poesie, ma ciò è consono al tema.

    Rosaria Di Donato

  7. Mi sono molto piaciute, Enrico, queste poesie che si son fatte luogo di terra e memoria, di una bellezza antica e luminosa colta a piene mani e restituita, qui; infatti proprio un lascito si avverte, e una consegna, commosse, da padre a figlio, con ritualità di forma, alta; tante vite ri-tratte da un angolo di mondo e ri-deposte nella comunità eterna dei già viventi.
    Complimenti.
    Giovanni

  8. grazie Francesco, per la tua stima, spero di essere all’altezza dei tuoi ospiti, davvero di grande valore

    un grazie a Rosaria ed a Giovanni (del quale già ho assai apprezzato la misura e la tensione morale dei versi) per le loro preziose parole

    ciao, e.

  9. Questa Forma,sveglia in noi il tipo di emozione che più le è adeguato. Ma queste emozioni si confondono immediatamente con altri sentimenti, poichè la forma non dipende da una relazione tra pietra e pietra,
    bensì da una relazione tra un essere umano ed un’ altro.
    La vita è in conflitto con qualcosa che non è vita, ma siccome è in parte vita, la giudichiamo come se vita fosse.
    Leggiamo, accostando alla luce ogni frase, perchè la natura sembra averci dotati di una luce interiore, tracciando con l’ inchiostro invisibile, sulle pareti della mente, un premonizione che solo i grandi artisti vengono a confermare.
    E finiamo la lettura con una sorta di ebbrezza mista a venerazione..
    un punto di riferimento sul quale voler ritornare per attingere ancora
    un alito di quella vita.
    Enrico è tra questi grandi Artisti, grazie.
    Marlene

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