Rosa Pierno – Su Breviario di novembre di Alessandra Conte

[ROSA PIERNO]

conteNota critica su “Breviario di novembre” di Alessandra Conte.

Dovremo lasciare cadere sassolini dalle mani mentre percorriamo le pagine del libro di Alessandra Conte “Breviario di Novembre”, poiché all’ingresso una luce sinistra ci ha avvisati che niente è come appare e che potremo facilmente perdere l’orientamento proprio mentre leggiamo di letti di noce e di rondoni. Il voltafaccia non è insito solo nell’aspetto delle terrene cose, ma anche nei ruoli e il testo che si mostra in forma di preghiera è una supplica che Conte rivolge a dio, ma che al contempo pretende sia lo stesso dio a rivolgerle. E non solo un dio potente dominatore dei nostri miseri esiti, ma un dio incapace e impotente che a sua volta chiede di essere soccorso. Lo scarto tra favola e preghiera, tra ordine impartito e ordine desiderato è di quelli che fanno agghiacciare. Un desiderio inesausto di liberarsi dall’ente, dall’ideale, dal metafisico, di ricondursi all’orizzonte conosciuto, alla terra su cui si vuole cadere a corpo morto, e a cui ci si vuole assimilare senza residui, in un’appartenenza che colmi i fossati e i baratri, anziché scavarli, come, invece, li scava l’idea di dio. Quasi come fosse questa sola a creare dissidio. Un’idea irrelata, senza origine e senza possibilità di dispersione: una’idea che condanna all’inaderenza col mondo. Che non si voglia perdere nulla, nemmeno una cicatrice al dito medio e, con essa, nemmeno il tempo in cui se la si è procurata, estende i lembi del tempo fino all’inverosimile, rendendo ardita una condivisione sulla sola scorta della ragione. “Dammi le parole cifrate, ma le più / chiare possibile, per costruire / la mia teogonia”.

Se si debba aderire o meno a tale recidiva insistenza su un mondo che si vorrebbe privo di qualsiasi rimando a un senso “altro”, non è risposta che ci interessa dare, quanto il percorrere comunque quello che Alessandra con tanta insistita pervicacia ci chiede di considerare. D’altronde, è la stessa Alessandra che cambia continuamente le carte sul tavolo: e se preghiera alla madonna deve servire a sgravarci “Siano esse caldaie nobili / di suites imperiali”. Come non pensarla una provocazione per ottenere un segno da colui che così ostinatamente è individuato come interlocutore? Non è forse già insito in tale schema interlocutorio il mancato responso? Ecco, i piccoli sassi, che ci eravamo procurati, avvertiti dai medesimi versi, ci servono ora a guadagnare l’uscita. La pacatezza della sua limpida voce che ci ricorda un’atmosfera da antiche mura medioevali – con quei termini che intarsiano come pietre di fiume la lamina d’oro della sua preghiera, ora scopriamo che sono proprio quei sassi che stiamo usando per difenderci: “Trecento le invocazioni / – perdute le sessantacinque / necessarie – che rivolgo a te, / dio madre cane benedetto /animale ignorante”. Non si dipaneranno battaglia, scontro, bisogno, necessità. La sua voce si sovrapporrà a se stessa, echeggiando a lungo nelle nostre orecchie e, come non crederlo, nelle orecchie di chi non la ascolta.

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Testi da: Alessandra Conte, Breviario di novembre, prefazione di Stefano Guglielmin, Rimini, Raffaelli Editore, 2009.

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La suora bambola chiama
nel suo letto di noce che sale
con le pareti che si perdono
ancora più in alto, dove i rondoni
gridano e circondano di voli
i morti, fatti di scritture
e guano seccato.
I muri di Galugnano esalano
foglie di tabacco e voci
di donna grossa,
che gioca a domino con le lupe
e vince, e ha già perso.

*

Prega per dio e gli ammalati,
signore, e a quelli che perdono
sangue dal naso – che le do
del lei o del voi, se volete –
per noi e loro tutti,
tutti i genitori, che sono nell’astro
del tempo per condizione innata;
tutti: i giusti e gli schizogeni tra loro.
Prega gli iperparadossi
che si rendano materia, e
prega coloro che li confondono
per cosa possibile, che si ravvedano.

*

O dio rendici liberi di santificare
ogni luogo, di toccare le gonne
alla madonna e restare incolumi,
salvati dai sensi e dalle colpe,
concedi al paradiso un po’ di terra
da spargere, che sia color ocra
di muri sbriciolati,
concedi ora e per un attimo
il pigmento macinato di fresco,
da spargerci addosso tra i capelli.

*

Canto alla madonna dei tagli alle dita,
che non esca il sangue per niente,
e ogni taglio e ogni morso
non sia invalso, ma trovi ora e sempre
nelle nostre vite un posto e un dolore apposito,
che spieghi l’opaco degli occhi e tutti
i codici di avviamento postale.
Fa’ che la cicatrice al dito medio
della mano sinistra rimanga tale e quale,
ancorata al suo tempo.

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Sporgiti signore dal balcone
del corpo, donami un crepuscolo
che sia degno di questo nome,
e che io lo possa sapere.
Fammi affacciare, signore, da quel balcone,
e concedi la grazia di farmi lanciare
monete il più lontano possibile,
lungi da me le cinquanta lire,
e che il lancio non sfibri il braccio.
Dammi parole cifrate, ma le più
chiare possibile, per costruire
la mia teogonia.

*

Padre nostro donami futuro.
Sia esso devoto verso un padre
come il suonatore di sitar Mishra
che si piega ai piedi del proprio.
Fa’ che la fermezza dei risentimenti
sia la stessa al volante
affrontando la curva,
e proteggi le mie strade
dal procedere dritto.
Donami linee armoniche
e allevia le nostre vite
dalla tentazione all’angolo retto.

*

Preghiera alla madonna
delle parole di latte
che porti rimedio ai nostri caffè
che se proprio a caldaie
dovremo pensare,
che ci sgravi lo sforzo.
Siano esse caldaie nobili
di suites imperiali.

*

Madonna della neve
sorella delle parole
di latte, di un paese
dove la neve non cade;
seno bianco, tu fai
succhiare il tuo neo
premuto sulla guancia
del neonato bambino.
Coppe di seni che mostri,
a chi fa festa col vino
tra cugini e cognati,
hai benedetto il clan
degli infelici con gli occhi vuoti.

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“dio madre di terra”
ringrazia l’anima desueta
che ruba e mangia
nelle estasi, fiorisce parole
dall’horror vacui paterno.
Sfalcia i marmi
e il sentire greve,
gli aironi gli anni i semi.
L’altare.
Feconda la lingua
che lecca ruvido.

*

orazione efficacissima
per ottenere qualsiasi grazia

recitami a memoria le parole
già dette, non dette, scordate.
Ritorni il bambino alla stanza
chiedendo il vostro patrocinio
o Causa Nostrae Letitiae.
Vi ricorro – alla madre del verbo –
prostrato e così sia

*

O madre vergine delle vergini
rea dei mille peccati, crepa
il vaso e spaccalo. Tu che al salto
in lungo sul filo usi il nome
che è gioco d’azzardo, fai vacillare
la bocca parola per parola
a custodire il reliquiario
dei lemmi e dei verbi sciolti.

*

Madonna della sete madonna zitta,
incontrati alla lingua leccata.
Svezza il figlio tuo unigenito di padre
putativo. madre dei verbi non coniugati
declina persone, genere e numero
affinché possiamo chiamare, dire e fare.
Leggi i testamenti tràditi nelle lingue
che non abbiamo saputo conoscere.

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Ringrazio Rosa Pierno per aver fornito le immagini presenti nel post: “Le Carte Sante”, opera di Lia Malfermoni realizzata ispirandosi ai testi di Alessandra Conte.
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22 pensieri su “Rosa Pierno – Su Breviario di novembre di Alessandra Conte”

  1. Le immagini sono “Le Carte Sante”, che la bravissima artista vicentina Lia Malfermoni ha realizzato ispirandosi alle poesie del Breviario di novembre (ad ogni poesia corrisponde una Carta Santa). Saranno esposte dal 10 al 24 ottobre presso la Biblioteca Comunale di Dueville (Vicenza). Un saluto, GTZ

  2. Grazie, Giovanni, era l’elemento che mi mancava, non avendo avuto più la possibilità di contattare Rosa per avere ragguagli in merito.

    Complimenti vivissimi all’artista.

    fm

  3. Alessandra Conte è, a mio parere, una delle dame “crudeli”, streghe bellissime e allo stesso tempo fate buone dell’attuale poesia italiana, in compagnia della Gualtieri, della Grisoni, di Maria Grazia Calandrone, di Cera Rosco, Bukovaz, della Annino… voci che sanno il dolore e la preghiera, la terra e il corpo (nella scia di quella voce unica, di quella cometa sospesa fra eros e thanatos, che è la Valduga). Di lei apprezzo la capacità di intrecciare i simboli della fiaba con quelli della dannazione. E la treccia che penzola dai suoi versi è quella che Giulietta fa cadere “dal balcone del corpo”, come dice la Anedda, cui questi versi credo, non dispiacerebbero.
    Ciao Alessandra. Un caro abbraccio a te e Gio. Con affetto. Fabio F.

  4. Sì, sono d’accordo con Fabio su questo aspetto “crudele” della scrittura di Alessandra (della sua scrittura, non di lei, ovviamente!). Una poesia ostica per certi aspetti, dura, ma al tempo stesso capace di dipanare un percorso metallico e affascinante.
    Un caro saluto ad Alessandra e fm.

    francesco t.

  5. alessandra è una poetessa dalla voce originale e già, vista la sua giovane età, inconfondibile, oltre ad essere una persona squisita e carica di humor vitale. segnalo una mia recensione al libro di alessandra sul prossimo numero di atelier. un caro saluto a tutti
    roberto

  6. Ciao FM, ti seguo da un po’ di tempo pur non essendo finora intervenuto nei dibattimenti. Trovo la tua iniziativa pregevole e alcuni degli autori proposti trovano oggi ospitalità nella mia biblioteca. Vorrei allacciare un contatto e proporti la lettura di una mia breve raccolta di poesie…

  7. Stefano, credi sia possibile spostare Dueville dalle parti della valle dell’Olona almeno per una serata? :-)

    Buona presentazione, con un mio saluto particolare ad Alessandra e Lia.

    fm

    p.s.

    Rosa è una delle firme d.o.c. della “Dimora”.

  8. Alessandra. Nadia. o intonando nenie, lamenti che suonano sacri, o con furore di Erinni, siamo nella grazia di inondante, originaria Purezza.

  9. Un sentito ringraziamentoa Rosa, che ha saputo ‘vedere’ nel libro, oltre che con chiarezza, anche con una velocità fulminante. Ogni attenta lettura è una luce che mi aiuta in questo lavoro.
    Sono commossa e onorata per come le mie parole sono state finora recepite.
    un caro saluto a tutti gli intervenuti

  10. Ciao Alessandra, grazie per l’intervento.

    Chiaramente il mio commento qua sopra, scritto prima che comparisse il tuo, era una chiosa all’intervento di Ilaria.

    fm

  11. Fabio, ti ho risposto via mail.

    Vi pregherei, comunque, per comunicazioni personali, di utilizzare lo spazio commenti alla voce “About”.

    Grazie.

    fm

  12. Molto belli, e intrisi di quella eresia che giustamente ricorda Franzin.. nelle attuali poete, non sfugge tutta la linfa di chi, ancora prima, sororali, aprì strade e tolse censure, a cavallo del secolo scorso, e secondo novecento, non solo italiano. . (Da una Insana e Rosselli, a molte davvero, e valenti. Le Donne in poesia, insomma, che tentai mappare , ma in progress, che fecero aprire analogo discorso su l’allora “Alfabeta”, o sulla antoltogia anni settanta, Feltrinelli di Porta e Siciliano, quando ancora c’era gusto di verità, coraggio nella mescolanza di generazioni, mappature verticali per nnate ed opere, senza un maggioritario, nel profondo infatti ..
    Ma, c’è ancora tanto nel tempo!Salute, Maria Pia Quintavalla

  13. …e festeggiamo anche il premio G. Gozzano, che ha visto in passato premiati autori come Franzin, Pontiggia, Bacchini, Rondoni, ecc., assegnato quest’anno a questo bel libro e a questa dotatissima esordiente. Complimenti!

  14. Bellissime queste poesie visionarie e streganti che solo adesso mi accade di incontrare.
    Grazie come sempre della proposta a Francesco e
    1000 congratulazioni per il Premio Gozzano ad Alessandra Conte (si sente che è una musicista!)
    lucetta frisa

  15. Molti Complimenti anche a Lia Malfermoni, ovviamente.
    Con la Conte ha creato un’opera di valore, davvero originale
    lucetta frisa

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