Silenzio, parla il regime: il fascismo in diretta porta a porta

Anarchist flag

Con un attacco concentrico ai massimi organi di garanzia dell’ordinamento costituzionale, la P2 ha rotto gli indugi e preso formalmente possesso dello stato. ll tutto tra mezzanotte e l’una di giovedì 8 ottobre 2009, in diretta televisiva.

Tranne un sussulto di dignità ad opera dell’unica donna presente alla solenne cerimonia, gli officianti tutti, a cominciare dal gran maggiordomo di corte, non hanno battuto ciglio di fronte alla virulenta delegittimazione della Corte Costituzionale (un covo di pericolosi comunisti) e della Presidenza della Repubblica, colpevole del reato più grave: non aver convinto i componenti della Consulta a dare parere favorevole a una legge palesemente anticostituzionale ed eversiva.

RebStein si adegua subito al nuovo corso e, come potete vedere dalla testata, presenta le sue credenziali agli agenti addetti alla sorveglianza della rete: una bandiera bianca in segno di resa, i colori sociali della squadra del cuore del capo e un deferente messaggio di saluto al nuovo ducio:

ORA E SEMPRE RESISTENZA

***

28 pensieri su “Silenzio, parla il regime: il fascismo in diretta porta a porta”

  1. Siamo nati con la Costituzione repubblicana e antifascista: mobilitiamo la coscienza, la memoria e l’impegno. Si può scrivere e parlare ma cerchiamo di tornare a essere quello che eravamo: attenti e propositivi.

    Un saluto di libertà (e non sembri cosa da niente).

    Antonio

  2. ieri sera ho visto e sentito, é stato uno spettacolo vergognoso e di uno squallore indicibile.
    (non é che mi presti qualche bandierina da mettere da me?)
    lo sai che ci sono e credo che nonostante la loro vigliacca arroganza, siamo in tanti.

    un abbraccio.

  3. L’offesa gratuita a Rosy Bindi è stata squallida, ma lei si è difesa con maestria. Peccato che nessun uomo presente abbia battuto ciglio di fronte a quell’attacco personale.
    Sull’anima fascista di Berlusconi abbiamo oramai pochi dubbi. Come il suo avo politico, ha viaggiato dal socialismo al punto in cui si trova ora.

    Colgo l’occasione per complimentarmi per il blog, lo seguo da molto tempo con frequenza e piacere.
    Saluti.

  4. La P2 ha preso formalmente possesso dello stato tra la mezzanotte e la una di Giovedi’ 8 Ottobre 2009 in diretta tv? Non direi proprio.
    E’ da trenta anni che se n’e’ impossessata.
    Ed e’ un fatto culturale piuttosto che costituzionale: non lo ha fatto – infatti – con riforme e quisquilie simili, ma lo ha fatto con una standardizzazione del pensiero critico degli italiani ridotti a qualcosa di impalpabile, sfuggente, non definibile. Un vuoto di coscienza popolare, insomma.
    Lo diceva un Pasolini sempre trenta anni fa: un profeta.
    E se si pensa che quest’ultimo in alcuni blog e’ persino dileggiato e disprezzato , allora, si capisce bene cosa puo’ capitare oggi in questo paese.
    Il gioco e’ fatto e la notte e’ sempre piu’ nera.

    Sergio Rufo.

    1. Sono pienamente d’accordo, ho voluto sintetizzare in quell’avverbio (“formalmente”) il senso del percorso che tu ricostruisci.

      fm

  5. Cari tutti, mi unisco nel ribadire la vergogna.
    All’arroganza bisogna opporre l’intelligenza e quella attenzione e propositività di cui parla Antonio.

    Grazie Francesco e un caro saluto con abbraccio ai commentatori che mi hanno preceduta.

    jolanda

  6. credo che dovremmo cercare di ridefinire i concetti di “popolo” e di “dittatura”. anche la sinistra si trova in difficoltà nel gestire queste categorie politiche. Nel frattempo, il populismo impazza e così il clima da guerra civile imminente.

    1. Stefano, quando penso a ipotesi “di sinistra”, penso a forme di resistenza dal basso che sono quanto di più lontano immaginabile rispetto alla smunta opposizione parlamentare (una vera e propria stampella del regime) e ad alcuni settori di quella extraparlamentare (degli utili idioti: “utili” a chi, è facile immaginarlo).

      fm

  7. Dice bene qualcuno a volere redifinire il concetto di popolo o di dittatura.
    Nel primo caso – almeno in italia – trattasi di un equivoco: per ri-definire un concetto bisogna prima avere la sostanza di tale concetto, in questo caso, il popolo. Ma data l’evidente assenza ( in)giustificata di quest’ultimo sui territori nazionali, non corriamo nessun pericolo a sbagliar nuove ri-definizioni, semmai corriamo il rischio di rasentare il ridicolo a “nominar” cosa la’ dove non c’e’.
    Del resto Garibaldi, come si sa, prese un omerico abbaglio.
    Per il secondo caso – la dittatura – il pericolo e’ inesistente: un insieme di teste sotto-vuoto non hanno bisogno di controllo.
    Gli dai il contentino e si auto controllano da soli: magari in qualche centro commerciale a comprare il supermegagalattico nuovo decoder.
    E’ questa la nuova rivoluzione : nuovi canali!!!

    Sergio Rufo

  8. Mi permetto di insistere ancora su un concetto: è chiaro che hai ragione su tutto quello che scrivi, caro fm, ma se si votasse oggi la situazione politica sarebbe la stessa. Del resto chiunque avesse un minimo di sale in zucca lo sapeva bene già prima…
    Quando sento in tv “ma allora Lei dà degli stupidi a venticinque milioni di italiani che hanno votato Berlusconi”, io credo che senza falsi buonismi si dovrebbe rispondere di sì, almeno gran parte di loro lo sono. Non vuole essere un insulto, ma la constatazione dei risultati che abbiamo sotto gli occhi, di questo guardare ad un piccolo tornaconto personale immediato senza capire tutto quello che contemporaneamente viene tolto, e che in qualche modo bisognerà pagare.

    ft

  9. Caro ft, non chiedo elezioni o escamotages istituzionali che lascerebbero intatta la sostanza delle cose, i.d., un regime ormai ben radicato: chiedo la costruzione di un’alternativa totale – etica, politica, culturale, sociale: umana – all’ordine esistente ed imperante: e questa, per quanto mi riguarda, non può essere rappresentata – in nessun modo e a nessun titolo – dai partiti dell’attuale opposizione parlamentare.

    fm

  10. SONO FELICE DI NON FARE USO DI TELEVISIONE. Ho ascoltato e visto ora il degrado, la mancanza di rispetto, l’incapacità al dialogo e l’incapacità di giudizio con cui certuni praticano un mandato.Se quella è libertà allora si è oscurato già tutto.ferni

  11. caro fm, è questo il punto: “chiedo la costruzione di un’alternativa totale – etica, politica, culturale, sociale: umana – all’ordine esistente ed imperante”. Lo penso anche io.

    ft

  12. Penso alle parole usate contro Rosy Bindi, penso alle sue (del ducetto) quote rosa, e penso anche però che più della metà della popolazione italiana residente, è di sesso femminile (oltre 30 milioni). Un paese che potrebbe dunque ancora esprimere un rigurgito di dignità anche solo da parte delle donne, magari dopo aver spaccato per tempo il maledetto schermo che, come ieri sera in tutti i tg, continua a mostrare un “uomo profondamente e ingiustamente perseguitato da una congiura di toghe, ermellini e comunisti; ma che continuerà vivaddio a mantenere il suo impegno con gli itagliani (leggasi itagliani)”; la nostra tivù di stato (1° e 2° canale, alle 20,00 e 20,30) che non ha ricordato una sola volta agli itagliani – mentre mandava in onda per lunghi minuti “l’uomo iniquamente offeso” e la sua corte corifea e costernata – che quelli che dovevano sentirsi realmente offesi e traditi erano proprio loro.

  13. Non ho dormito due notti sconvolto dall’offesa alla Rosi Bindi. E nemmeno riesco piu’ a mangiare: spero che mi passi.
    D’altra canto mi consolo: da 15 anni a questa parte , invece, dall’avvento di Mago Merlino Berlusconi sulla scena politica italiana, dormo sogni tranquilli. Riposo sul guanciale della fiducia. Fiducia in un uomo politico che e’ tutto un programma soprattutto il programma del Piano di Rinascita Piduista.
    Un Piano perfettamente riuscito, basta leggerlo.
    Eh! ce ne fosse il tempo! ma gli “itagliani” sono piu’ impegnati ad indignarsi per la Bindi.
    Poverina!
    Ha ragione fm: una cultura lontana da TUTTI costoro per salvarsi!

    Sergio Rufo.

  14. Come ben dice Giovanni, l’attacco alla Bindi, in quei termini soprattutto, é l’ennesima offesa alla minoranza femminile in politica (che appunto nella vita, tra le altre cose, sarebbe la maggioranza della popolazione), per di più c’è da dire che tale minoranza politica già di per sé svilisce e non rappresenta l’essere donna nella nostra misera nazione. Già, perché vedersi rappresentati da una Gelmini, o una Carfagna (ne cito solo due) é già di per sé un esempio di malcostume e di perdita totale di valori oltre che del senso della misura e buon gusto.
    Quanto alla signora Bindi, dalla quale non mi sento comunque rappresentata politicamente, c’è però da dire che si tratta di ben altra donna e ben altra rappresentanza, e che quanto accaduto è realmente di un bassezza senza paragoni.
    Il punto é: ma gli itagliani se ne rendono conto? si indignano? e le donne itagliane si sono indignate per la nomina a ministro di una “carfagna” qualunque?
    NO
    Quanto ad una “rivoluzione di sdegno femminile”, ahimé, ritengo non ci sia molto da illudersi, dato che dagli anni ’80 la popolazione tutta e soprattutto la gran parte della popolazione femminile vive alimentandosi “culturalmente” di programmi televisivi che propinano un modello di vita e di donna assolutamente “deviato”, vuoto e falsamente “intraprendente”, che la rende al contrario sempre più oggetto d’uso e consumo sessuale.
    io non mi aspetto nulla di buono.

  15. o, semplicemente, ci sono donne che né bindi, né carfagna, né turco, né forma partitica di governo.
    della partecipazione attiva – senza passare per le commissioni pari opportunità – avete sentito parlare?
    ecco, donna o uomo che sia, è piena resistenza.
    un po’ come quel popolo del “que se vayan todos!”

  16. Bisogna ritornare al celebre discorso di Saint John Perse davanti ad un Hitler inferocito: la ferma, pacata, saggia, incrollabile adesione ai principi della democrazia, della civiltà, della cultura, del rispetto dei diritti di ogni uomo contro la barbarie di chi sa dire soltanto “io” perché non sa, o non vuole sapere, il significato profondo di dire “noi”.

  17. Fregandomene altamente dell’offesa arrecata alla signora Bindi da Mago Merlino -infatti ho ripreso a dormire- figuriamoci se perdo tempo ad indignarmi per una Carfagna o per una Gelmini, per non parlare di qualche “rappresentanza” spettacolarmente non ben definita – donna o uomo non si sa – portata in parlamento la scorsa legislazione come vessillo dell’emancipazione culturale da quei genii di Rifondazione Comunista, tante’ vero che il parlamento italiano poteva benissimo essere oggetto di un dibattito di ufologia.
    Mi sembra noioso parlare di queste cose.
    Piuttosto sono interessanti quell’io e quel noi postati da qualcuno.
    Comprendo benissimo il senso di quell’intervento e sono d’accordo con lui, ma al contrario: in italia ( italia??) c’e’ il problema inverso. Troppi ” noi”.
    E’ tutto un noi: noi in politica e nel partito; noi nelle associazioni; noi nei circoli; noi nei centri sociali; noi nelle categorie commerciali; noi tifosi del milan o dell’inter; noi progressisti o conservatori; noi di destra o noi di sinistra ; noi del centro ( centrone???); noi scrittori; noi musicisti; noi aritisti; noi saltimbanchi.
    L’inno del noi.
    Peccato che tutti questi noi appena devono sacrificare qualcosina fuori dal loro cortiletto o scantinato in nome di un vero collettivo ( identita’ al di la’ delle parti) – allora – apriti cielo! se ne sentono di tutti i colori.
    Un arcobaleno d’insulti e d’improperi si scatena all’unisono e non contenti d’ insultarsi reciprocamente fondano ulteriori noi, dei “noini piccolini” se mi si passa il termine, e si rintanano nel loro angolino gridando anche loro – guarda un po’- il solito sloganetto da quattro soldi: rispettate i nostri diritti! ci siamo anche NOI!!!
    Un po’ quello che succede in rete , per fare un esempio. Nella letteratura o in generale nella scrittura, si e’ scatenata la guerra dei clan degli scrittori, annessi e connessi. Dove per annessi e connessi intendo dire scribacchini, scrittoruncoli, visionari, allucinati o nuovi epici, visto che vanno di moda.
    Tutti nel loro cortiletto e guai se qualcuno sconfina.
    Questa e’ L’italia: una consorteria di stampo medievale.
    Sergio Rufo

  18. Rufo, si può iniziare ad abbattere gli steccati con poco, magari utilizzando i nomi, visto che ci sono, al posto di “uno ha detto”, “qualcuno dice”. Soprattutto quando “uno” e “qualcuno” non fanno parte di nessuna consorteria e di nessun clan.

    Non trovi?

    fm

  19. caro francesco leggo solo ora questo post. condivido molto la tua indignazione. tu comunque fai tanto per tenere in piedi civiltà e cultura.

  20. ciao arm… ciao fm…… sono dei vostri e ho bisogno di dirlo…. come ho bisogno di dire che tra indignazione e sconcerto trovo un luogo per credere sempre nella poesia…

  21. Ieri sera in una splendida serata a Milano in compagnia di Saramago, al teatro FrancoParenti, si e’ discusso molto del tema indignazione.
    Indignazione per uno sciagurato Berlusconi ( un politico che comperato la coscienza degli italiani senza nemmeno pagarla) ma anche dell’indignazione e dello stupore di come gli italiani abbiano permesso tutto questo.
    Alla conferenza ha partecipato anche Marco Travaglio che si e’ frenato ( per fortuna) nel condurre le domande solo in un senso politico. Piuttosto ha cercato di capire come sia possibile che in italia non si esprima piu’ da tempo immemorabile un intellettuale di uno spessore tale che dia voce ad una indipendenza di pensiero.
    Il grande scrittore portoghese ( a proposito: c’e’ qualche post dedicato a lui, qui? se c’e’, mi piacerebbe leggerlo ) ha risposto che una cultura vuota non puo’ esprimere una risposta di contenuto e dunque non puo’ manifestare un forte senso critico.
    Gli italiani meta’ sono come Berlusconi l’altra meta’ lo vuole diventare, cosi’ ha detto Saramago.
    Anche sulla nostra piccola indignazione ha fatto interessanti riflessioni: non siamo piu’ capaci di criticare e tanto meno di ridere sullo spettacolo impresentabile della politica italiana. E perche? ha aggiunto.
    Perche’ non ci osserviamo piu’ presi in una alienazione globale del proprio pensiero.
    Ha fatto un notevole parallelo tra alienazione Marxista e Manipolazione Berlusconiana. Non sembra ma c’e’ una similitudine.
    Mi ha fatto molto piacere, ieri sera, ritrovare in questo scrittore il ristoro della letteratura: scrivera’ un nuovo romanzo dal titolo Caino perche’ lui si diverte nello scrivere e spera di divertire anche noi lettori. Forse e’ questo un grande insegnamento: riavvicinarsi all’arte per ritrovare un significato oramai perso nel dibattito sull’attualita’ che si rivela, a volte, strumentale e noiosa come e’ noioso e inutile parlare sempre di Berlusconi.
    E’ significativo tutto questo come e’ significativo che a questo dire il teatro e’ esploso in uno scrosciante applauso.
    Forse e’ vero: si ricostruira’ un noi veramente noi come dice Ivan Crico ( fm, ho letto il tuo commento), nel momento che rimpariamo ad osservarci e a riscoprire qualcosa di piu’ profondo di uno schermo televisivo dove riflettiamo le nostre alienazioni.

    ” Se hai gli occhi puoi guardare
    se puoi guardare puoi osservare”

    Jose’ Saramago

    FM, di solito leggo la successione degli interventi senza memorizzare molto i nomi ma memorizzando il contenuto. E’ un mio vizio. Certamente, dato che me lo chiedi, non mi costa niente memorizzare il nome di un intervento o riferirmici direttamente, figurati, ma magari sono rimasto impressionato da quella Conservatoria Generale dell’Anagrafe dove Tutti i nomi diventavano forse uno. O forse nessuno,
    persino post-mortem.

    Sergio Rufo

  22. Sono molto d’accordo con Francesco Marotta, e con questa sua stigmatizzazione o richiamo. Ed è bello che venga da un luogo come Rebstein, che nel suo specifico ha sì la Letteratura, non la polemica politica, ma ha a fondamento di sé il valore etico e morale della cosa pubblica. Ogni uomo di buona volontà attui la resistenza ovunque: a scuola, nelle letture di poesia, negli incontri pubblici: richiami ai valori morali fondativi del nostro civile consesso repubblicano.

    Sono partecipe dell’indignazione di Giovanni Nuscis: l’offesa alla Bindi è l’offesa a tutti. Penso che ogni donna dovrebbe sentirsene ferita, e ogni essere umano…e questo pure a prescindere dalle proprie appartenenze politico culturali, o religiose. L’offesa alla Bindi indica che grado e che livello di considerazione ha della donna una cultura fascista. La regressione culturale in atto nel nostro paese investe il ruolo e la natura della donna: la si vuole esornativa, velina, di compagnia. altro che parità. Contro questa grettezza bisogna reagire, e soprattutto educare i giovani proponendo altri modelli culturali di riferimento.

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