“Le Parole di Antonia Pozzi” – di Enzo Paci

(Antonia Pozzi)
Antonia_PozziIo penso che il tuo modo di sorridere
è più dolce del sole
su questo vaso di fiori
già un poco
appassiti –

penso che forse è buono
che cadano da me
tutti gli alberi –

ch’io sia un piazzale bianco deserto
alla tua voce – che forse
disegna viali
per il nuovo
giardino.

Enzo Paci – PAROLE DI ANTONIA POZZI (1938)

È difficile per me – e forse per tutti noi – pensare a lei senza risentire il tempo della nostra vita di allora. Quella tensione, quell’inquietudine che era nostra e che ci ha sempre dato la possibilità di vivere in un ritmo che lasciava a parte tutte le disillusioni, giovinezza forse, non pensosa certo della moda e del buon gusto letterario. Essere come si è, confessarsi. Ed è umiltà il non nascondersi in una poetica troppo ambiziosa e troppo intellettualistica.

Questo caro libro, «Parole di Antonia Pozzi», edito da Mondadori in forma privata e per una limitata divulgazione, è la testimonianza della sua umanità. Noi sentiremo che in lei Huxley, che aveva così bene compreso nella sua inconfessata inquietudine, Flaubert, su cui scrisse un bel libro che, speriamo, vedrà presto la luce, erano occasioni per fissare il senso umano della sua esperienza, i motivi in cui la sua vita ritrovava se stessa: non letteratura forse, ma non solo letteratura, e questo è ciò che di lei resta per noi indimenticabile.

Avrebbe potuto con troppa facilità trovare conferme: volle invece giuocare con se stessa con la sincerità e la follia dei puri. In fondo disprezzava tutto ciò che non diventava un momento del suo dramma: poteva perdersi in un atteggiamento, ma nel fondo sapeva accostarsi all’intimità tragica del suo limite, della sua circoscritta esistenza.

E parlo così di lei perché so che se fosse qui lo vorrebbe. Mi sembra di udire la sua voce, la sua nobiltà, così comprensiva per la mia maleducata analisi. In questo momento l’eco dei nostri colloqui è in me viva: come aveva saputo in Flaubert rendere libera ed umana quell’antinomia tra «Geist» e «Leben» che io ero solo capace di vedere nella sua astrattezza e nella sua tensione intellettualistica!

Eppure per noi non era, viva, nelle sue parole: più nel suo silenzio. Forse ha sempre taciuto ciò che era più suo e solo si ritrovava occasionalmente nella nostra inquietudine.

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

E poi – se accadrà ch’io me ne vada –
resterà qualche cosa
di me
nel mio mondo –
resterà un‘esile scia di silenzio
in mezzo alle voci –

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

La sua esile scia è oggi qui, con noi, nel suo libro.

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Tante volte ripenso
alla mia cinghia di scuola
grigia, imbrattata,
che tutta me coi miei libri serrava
in un unico nodo
sicuro.

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

E il suo «limite», il suo «sentirsi nell’esistenza»:

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

anch’io non ho radici
che leghino la mia
vita – alla terra –

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Oppure:

E in me nulla che possa
essere arso,
ma ogni ora di mia vita
ancora – con il suo peso indistruttibile
presente – nel cuore spento della notte
mi segue.

Altri parlerà della sua «poesia» in modo diverso. Antonia da me si attende questo, che io, insieme agli amici, la ricordi in un tempo che non verrà mai tradito.

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Articolo a cura di Andrea Cirolla.
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5 pensieri su ““Le Parole di Antonia Pozzi” – di Enzo Paci”

  1. Enzo Paci, allora giovane filosofo, si conferma capace di spezzare le barriere, talvolta assurde, erte tra poesia e filosofia. E coglie il senso intimo della poesia di Antonia Pozzi in modo magistrale, toccante, come l’aveva colta il poeta Vittorio Sereni, nella poesia che le dedicò…

  2. “accostarsi all’intimità tragica del suo limite” – parole perfette, per capire l’anima di un poeta che si ritrae dalla vita.
    Grazie, Marco

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