PostEretico (III) – di Antonio Scavone

[ANTONIO SCAVONE]

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Post Eretico (III)

Lorem ipsum ignotum
ad facturum defectum est…

…res extensa, vindemiatio prima, il dolcetto d’Alba, i veneti gentili, sì siòr, i cori delle gite domenicali, quel mazzolin di fiori, la corsa nei sacchi, una giostra fanciullesca che non voleva girare controvento, che non sapeva girare contromano, l’odore di sacrestia, il profumo delle panche di faggio, quadri sacri vie crucis miracoli, rumori ovattati, scarpacce nere svolazzi di sottane nere soggoli di celluloide, manacce imbiancate dal chiarore dell’abside, sinite pargulos, ambarabà ciccì-cocò, barzellette di uno spasso lugubre che facevano ridere per restare adolescenti a trent’anni, le scampagnate sulla collina a cercar funghi inseguir farfalle guardare il mare da lontano senza farsi il bagno trovare l’aldilà, piccolo mondo antico dei cartoni animati, la dolce ala della giovinezza per dar pregio alla purezza, contro il tempo che avanzava, contro il sesso che si affacciava, sposarsi per aver bambini ma innamorarsi era fuori luogo, esulava, il tanfo di chiuso di vecchio di stanco accompagnava i boys già pùberi col pelo abbondante, le girls non erano contemplate se non come sorelle, caste ovviamente, si parlava d’altro perlopiù, il muretto era di là da venire, non che fosse migliore, il verbo svelato sotto metafora e il primato del sacrificio fuori, non tutti si riscoprivano nazzareni, più che un fastidio era un dolce inganno la religione, poi divenne un peso, per chi ce l’ha la fede è un sollievo un rifugio una speranza, cosa invece per chi l’amministra non è dato sapere, oh il buon tempo andato, don Camillo e Peppone, gli anni cinquanta, la legge Scelba, gli anni santi, e poi i sessanta, il governo Tambroni, la rivolta di Genova, anche allora, un papa contadino e padano, vedesse ora, il Vaticano Secondo, utinam, gli anni settanta, il centrosinistra, l’esecuzione di Moro e la grazia per Cirillo, camorra allo scoperto e in trattative, la terza forza del do ut des in arrivo, qualche intrigo troppo intricato, lo Ior, Marcinkus, Calvi, Sindona, l’indifeso Ambrosoli, le frequenze dell’aere, uomini delle brigate rosse, la mafia che riduce e azzera lo stato, Dalla Chiesa silenzio, preti solitari e controcorrente Puglisi Diana, saranno esseni, ci vuole una svolta che sia duratura e non effimera e occasionale, troppa sinistra nuoce, la fine di Enrico, requiescat, rimettersi al passo cum grano salis, adeste fideles, è tempo di spirito, tornare al lito liturgico dell’ortodossia, la controriforma si annuncia gloriosa e finale, una cosa i praticanti ben altra i ministri della pratica spirituale, il tempo scappa in avanti, si secolarizza, ecclesie globali bussano alle porte delle aspettative, venghino signori venghino, nessun trucco tutto alla luce del sole, parrocchie erranti, congreghe, confraternite, arciconfraternite, beni disponibili e indisponibili nelle comunicazioni di massa e nella globalizzazione, certo un po’ di paura per una diminutio, percezione di un timore, cosa mai faranno e vorranno quelli che si inginocchiano come tappeti arrotolati e si abluiscono e guardano alla pietra nera, il primato allora non dev’essere conferito a chi partecipa e ascolta ma a chi organizza e parla, il muezzin non è un mestiere, è così da sempre, oggi lo è per saecula saeculorum, gli officianti si adeguano alle cariche mezze e alte che pensano ai benefici politici ottenibili, all’indefettibile sacralità della dottrina, al mandato erga omnes del soglio santo, non possiamo non dirci cristiani ma dirsi cristiani è solo la quinta elementare, oltre, dentro, res intensa, non sono consentite fughe in avanti ma ritorni all’ossequio, pillole volontà e troncamenti che non si perpetrino, si perderebbe il corpus l’animus lo spiritus, si resterebbe scoperti nei canoni e poco importa se l’ideologia da giovannea è diventata manichea, i fondamenti avranno pure diritto di albergare oltretevere se no che fondamentalismo si potrebbe contrapporre e di fatto poi sarebbe, bisogna rifondare anche loro le gerarchie, niente scale per salire e scendere, sono bandìte invidie e gelosie da chierici, che tutto sia inteso e rifatto a monadi, a finestre, dove ognuno guarda ognuno, vigili dirimpettai come in alveari circolari, osservatori cauti e ineffabili, voyeurs morali, la spia che mi amava, si è parte del mondo e il mondo è parte, fazione, razione del bene supremo cui tutti aspirano e finché la valle è fatta di lacrime le opere pie non bastano, voluntas caritas libertas as time goes by, si è religiosi per istinto e osservanti per obbedienza, ovunque è così, il culto non è roba per signorine, le maniere quand’occorre sono forti, Todo modo una volta, Torquemada forever, Sister Act in provincia, Great Brother all’acqua pazza, la voce si leva dal dolore limpida e inflessibile, non è tempo di recuperare pecorelle smarrite, chi c’è c’è, non facciamo buffonate, che si assortiscano altre greggi magari, né celebrare i figlioli prodighi già promossi, anche perché i figli parchi sono stati normalizzati, i meeting a questo servono, la famiglia è una cellula sociale non il prodotto di una fecondazione, riconquistare i legami e le intenzioni con buone leggi e con uno stato che non si metta in testa di farla da padrone, questo relativismo è insopportabile, pernicioso come la derivata di secondo grado, la gente vuole credere in quello che sente e quello che sente è una percentuale prossima al trentacinque o anche più se si abbattono steccati e ostacoli orditi da Satana, ci può essere una destra conservatrice e non reazionaria ma nel caso si prende il blocco e una sinistra riformista e non radicale ma nel caso farsi rimborsare lo scontrino, la soluzione è già nelle cose, adamantina, mettere la barra al centro e navigare a vista dove il problema affiora, si evitano salti nel buio e sbalzi di umore, la pesca può essere provvida nel lago di Tiberiade, tutti siamo democratici, persino i teocratici dicono di esserlo ma a tirar le somme è democratico chi regge il carro giù per la discesa, chi non risica ma rosica, chi è vicino al mistero e si astiene e chi è lontano dalla verità e la interpreta, chi assicura assistenza e opportunità senza chiedere preferenze perché una volta presi i voti restano, le parabole son buone per i bimbi, per i grandi ci vuole ben altro, la natura umana è sfuggente e contraddittoria, talvolta contrastata, ομουσíα o ομοίυσíα, quella iota peregrina ritorna maledetta tuttora, simile all’essenza divina o uguale ormai non fa più testo, è antichità da monaci circensi, da amanuensi saccenti ed ebbri, come li limosine d’un tempo magro, stiamo parlando di un’autorità superiore non del supermercato all’angolo, non c’è fede se non c’è culto e non c’è culto se non c’è un tribunale un segretariato una conferenza, il concilio si fa per conciliare adesso dividerebbe non è pertinente, si governa così una massa di credenti sinceramente democratici e seppure i farisei son tornati nel tempio sono stati perdonati perché contriti, gaudeamus, e seppure i mercanti hanno occupato i sagrati con le loro diavolerie di desiderio adelante Pedro si puede perché non tutti i preti abboccano e se qualcuno abbozza è per voluttà intima e segreta, Roma chiede che tutto sia equiparato, l’ora di religione è un’ora come tutte le altre con i suoi vantaggi minuti e i suoi pregi secondi, liberate le colombe, poiane e gufi già incombono, la storia non ci ha dato solo frati e taumaturghi, visioni e stimmate valgono se si palesano anche norme e direttive, non è un guazzabuglio, non è il profumo di sacro en travesti, è il diktat terrester del regno dei cieli, l’ultimatum della vita ultraterrena, l’aut-aut della fede: tu devi credere in quello che noi indichiamo come meta suprema, anche il Vangelo da qualche parte dovrà pur dirlo, chiedere conferma on line, e devi credere nella nostra autorevolezza a prescindere, ti si confeziona un habitus per la letizia e per il tormento, double face, non ti si chiede di dar conto e ragione di un comandamento, non ti si scopre coram populo, ti si crede anche se sei peccatore e il peccato è quella parte della coscienza dove tu non hai il diritto di entrare e noi il dovere di accomodarci, voi fedeli vi applicate con devozione noi con avvedutezza, prevalebimus optime, hic sunt leones, tutti sono perché esistono ma voi siete perché noi siamo…

           I clericali

***

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39 pensieri riguardo “PostEretico (III) – di Antonio Scavone”

  1. Qui un rogo in Campo dei Fiori ormai non ce lo toglie nessuno, Antonio.

    Ci si salva, almeno per il momento, perché ci ha pensato il nostro caro angelo custode, l’esimio Dott. Piero M. Arrizzo, a “prenotare” la piazza, la legna e la tanica di benzina per i prossimi giorni…

    fm

    p.s.

    Prima o poi sarai chiamato a pubblicare un “PostOrtodosso”, vedrai.

  2. Natàlia, ti avviso che sei pesantemente indiziata anche tu: il tuo commento è correità, una chiara assunzione di responsabilità.

    fm

  3. Magari ero già lì lì, e avevo bisogno solo di una spintarella. Chissà. Però di fronte a queste parole:

    “la gente vuole credere in quello che sente e quello che sente è una percentuale prossima al trentacinque o anche più”

    “una volta presi i voti restano”

    “l’ora di religione è un’ora come tutte le altre con i suoi vantaggi minuti e i suoi pregi secondi”

    credo di aver visto finalmente la luce e di essere pronto per la conversione.

    Infatti, ho già telefonato al mio gommista di fiducia. Prezzi modici e cotillons, mi ha assicurato…

    fm

  4. quindi dici che non ci rinchiudono ma proprio ci danno proprio fòco!?!
    leveremo il disturbo delle arance e del tabacco, orsù e che sarà mai un rogo in quest’inferno!?
    ma lasceremo un po’ di parole, quelle restano anche bruciando i fogli e arriveranno i giorni, Francesco, arriveranno
    non sono invasata, ma convinta, che ques’ordine di cose non può durare, si sta divorando da sé
    possono distruggere, ma solo apparentemente, il fuoco vero scorre sotto terra e scoppierà come un vulcano prima o poi.
    un bacio. n.

  5. Notizie dal bidone della spazzatura (c’est à dire: voila le web 2.0).

    Poco fa ho intercettato quattro link, tre collegati a siti porno, rispettivamente alle voci “voluttà intima e segreta”, “il profumo di sacro en travesti” e “Piero M. Arrizzo”, e uno a un gioco idiota di acre odore nazista, “brucia l’eretico”, sulla scia del bestiale trastullo legaiolo “affonda il barcone”.

    Mi chiedo che cavolo ci stiamo a fare, ancora!? in questo letamaio.

    fm

  6. Quando ci sono cose da dire, bisogna che vengano dette!
    Antonio le dice e sembrano, le sue parole, dolci babà all’acido solforico.
    Alla negligenza e all’ottundimento delle coscienze, alla tracotanza celata dietro sorrisi di sberleffo, all’idiozia e al potere, all’intransigenza e allìipocrisia, questo post eretico mi sembra una calda e appassionata risposta ma anche un modo per far intendere a chi ha voglia di intendere e anche a chi questa voglia non ce l’ha perchè preferisce non prendere posizione alcuna.

    Bene, Antonio, Francesco, Natalia, se rogo dev’essere, sia!
    Ma non è detto che ci saliremo noi!!!!!!!!

    E pensare che quand’ero ragazza, ero convinta che i preti, quelli giusti, qualcuno c’è, fossero un ottimo partito da sposare!!!!!!!!!!!!!!!!!

    Vi abbraccio tutti con la mia ampiezza alare
    jolanda

  7. come dice Jolanda, ci siamo per far sentire una voce diversa e credo fermamente sia oggi un dovere, non un piacere (anche per me), ma un DOVERE.

    un bel link per te:
    http://ita.anarchopedia.org/Prima_Pagina

    per non dimenticare mai nulla e continuare un percorso di luce

    “per me l’insegnamento era parte del mio lavoro militante, l’ho sempre considerato come un momento del mio lavoro di anarchica”.
    (Luce Fabbri)
    da qui si parte, partiamo e continuiamo, mio caro Francesco.

    n.

  8. Procediamo con ordine (ovviamente con un ordine eretico):

    – il Dott. M’Arrizzo con le sue debolezze private che piange e pensa alla famiglia e si vergogna e vuole sparire… mi sembra giusto, bello, edificante: ci mancano solo la rentrée del Dott. M’Attizza e gli Arrapaho degli Squallor;

    – Natàlia sarà così solidale, maggiormente solidale, da dividere con noi le arance e le sigarette che le porteranno: sul rogo si fuma già, è vero, ma fumare di nostro volete mettere?!

    – non temere, Francesco, un PostEretico sarà scritto anche a Regina Coeli, all’Ucciardone, a Poggioreale e a San Vittore, non ci sarà purtroppo un Vassalli a farci evadere;

    – chiamato a pubblicare un PostOrtodosso, dici? Perché? C’è già un PostOrtodosso e si chiama “Papello”;

    – no, Jolanda, non ci saliremo noi sul rogo ma se dovesse capitare (e Francesco ne sa più del diavolo, ovviamente) pretenderemo la diretta televisiva sul Tg1 di Minzolini, un’intera puntata con plastico a “Porta a porta”, un’intervista a “La vita (e quindi la fine) in diretta”, una Pubblicità Regresso (è il minimo) e un invito a feste di compleanno giacché i babà all’acido solforico, ben inzuppati di rum, sono graditi da tutti;

    – gli eretici passano nei letamai e sono sempre maggioranza, Natàlia: non sei finita in moderazione, sei finita – come la maggior parte di noi – in cima al vulcano (il Vesuvio, è ovvio, che è temibile): non ci resta che esplodere ma lo stiamo facendo da un pezzo, da sempre: la lordura che ci circonda si dissolverà, si sta già dissolvendo come dici tu.

    Buon PostEretico a tutti: i vostri commenti risollevano anche quelli che non sanno di essere bovini, pedissequi e “privatamente deboli”. Quanto ai link nefasti vale il detto napoletano: “Làssa ca ‘o bastimiento va ‘nfùnno, abbasta ca mòreno ‘e zoccole” – devo tradurre?

    Ereticamente, come sempre, grazie.

    Antonio

  9. Antonio, il PostOrtodosso me l’ha chiesto anche il gommista per la conversione: cosa dici, provo a girargli il papiello?

    Ereticamente, savasandìr.

    fm

  10. Immagino che un post sul tiggì di minchiolina e un passaggio nel salotto di porco a porco sbalzerebbe il blog ai primi posti delle classifiche (?!).

    Ci farò un pensierino…

    fm

  11. Francesco, pare – ma potremmo anche essere fraintesi, si capisce, oppure diciamo di non averlo mai detto pur avendolo detto… – pare, dicevo, che il famigerato Papiello/Papello sia stato già convertito, o sulla via di Damasco per essere convertito. In ogni caso, il tuo gommista sarà illuminante. Quanto al pensierino sul tiggì e il salotto “buono” dipende dalle altre presenze: pare – anche qui come sopra – che in Bulgaria e da Putin non ci sia più nessuno. Riflettici.

    Antonio

  12. Sinceramente e da amico fraterno (del padrone di casa): come fate a pensare di essere eretici con un post anticlericale? Siamo nel 2009, non nel 1949. Oggi è eretico considerare la chiesa conoscendone la teologia e la storia anzichè i luoghi comuni delle sagrestie paesane e lo squallidume della cronaca. Volete qualcosa di fieramente ereticale con cui rischiare qualcosa di Più?
    La Chiesa cattolica è l’istotuzione mondiale più longeva, perchè a rigenerarla non sono i personaggi miserevoli che vi dimorano, ma Altro.
    Lo UAAR è una chiesina atea e ridicola.
    Il travestitismo è pura patologia, da chi lo esibisce all’utilizzatore finale.
    Berlusconi è orrido ma l’antiberlusconismo di Repubblica (De Benedetti) è fetido.
    Il secondo atteso libro di Saviamo è una pippa.
    Se non bastano questi ne ho un’altra decina.

  13. Caro Valter, il postereticismo è un esercizio del pensiero che ha come obiettivo l’abbattimento del luogocomunismo. I post andrebbero letti in sequenza, tu ti sei soffermato solo sul terzo, ma se avessi dato un’occhiata al secondo, per dire, vi avresti trovato un profetico annuncio del pieromarrazzismo. Il quarto, ad esempio (è una primizia), fa le pulci a parecchi degli idoli a cui fai riferimento.

    E poi, scusa, cosa c’entra l’UAAR? E chi ti dice che i partecipanti a questo thread, a cominciare dall’autore del pezzo, siano atei?

    Solo una considerazione, non marginale credo: il post si guarda bene dall’affrontare questioni teologiche, come puoi constatare, forse perché ne ha il massimo rispetto e le considera ben altro rispetto al clericalume e allo squallidume che tu pure stigmatizzi. Eppure, Valter, ciò non toglie che a fare la storia, quella nella quale siamo immersi quotidianamente fino al collo, fino al soffocamento e alla nausea, è proprio quest’ultimo – in uno con lo squallidume, altrettanto putrescente, dell’altra sponda.

    Ciao.

    fm

  14. N.B.

    “Cosa c’entra l’UAAR?”
    La domanda è retorica: serve solo ad accentuare la serietà del post. Il “bagaglinismo”, malattia infantile dello spirito, sinceramente non mi interessa.

    fm

  15. Valter, il web, tranne rarissime eccezioni, è un letamaio non meno putrido della realtà che sta al di qua dello schermo di un pc.

    Ed è ancora più putrido, se possibile, perché ad accentuarne il livello di tossicità sono proprio molti di coloro che, a parole, vorrebbero combattere il putridume.

    Ciao, vado a vedere se trovo qualcosa da manducare.

    fm

  16. “Lo UAAR è una chiesina atea e ridicola”, scrive Binaghi.
    L’unica cosa ridicola in giro è quell’anziana e squallida travestita bavarese (una rediviva Sorrella Bandiera della sottofroceria vaticana), la signorina Nazinger, ingorda di turgidi membri virili e invidiosa dell’altrui libertà.

  17. Giorgio, da ateo: lo sbattezzo pubblico non ha niente da invidiare alla sagra dello gnocco fritto, manca solo una campagna di tesseramento porta a porta (in tutti i sensi).

    “Sottofroceria vaticana”, invece, mi sa tanto di negozio delle cose del “bel tempo andato”, un po’ come “antica gelateria del carxo”, per intenderci…

    Di quello che fa “in privato” la signorina Nazinger non me ne potrebbe importare di meno: l’importante è che non venga a dire a me cosa devo o non devo “fare”. Preferisco “sbagliare” da solo, nel caso.

    fm

  18. @ jd

    “le parabole son buone per i bimbi, per i grandi ci vuole ben altro, la natura umana è sfuggente e contraddittoria, talvolta contrastata”

    fm

    Una curiosità: sei un cavaliere jedi o jeidi? La questione non mi sembra di poco conto.

  19. Apologo Eretico: c’è chi è eretico e chi no, l’eretico professa un pensiero, l’osservante professa un pensiero, l’eretico che dev’essere sicuramente empio scompone l’analisi dalla fede per ricomporre una fede ad un’analisi (non ci sarebbero stati né apostati né protestanti né fedeli), l’osservante che dev’essere sicuramente magnanimo ma non stolido cristallizza il processo di identificazione-immanenza-trascendenza tra ciò che lo spirito-l’animo-il cuore “sente” e ciò che la mente-il libero arbitrio percepisce e “ripara”: in questo senso ultimo della “riparazione” si situa – (si va sul classico…) da Avicenna a Tommaso d’Aquino, da Gilson a Loisy – il principio fondativo che attiene alla “sublimis veritas” enunciata nell'”Esodo” che per Tommaso d’Aquino diventa la fonte di una metafisica dell’essere (ne scrisse anche George Steiner) che, guarda caso poi, regge e sorregge la struttura cognitiva e la “quiddità” spirituale (ahi, ahi, paroloni!) dell’incontro-intreccio islamico-giudaico-cristiano o, per meglio dire, arabi, ebrei e cattolici all together now. (è finito il classico, comincia il moderno corrente anno) Il PostEretico non nasce per un ghiribizzo o per guerra preventiva, nasce collaudato, ha gli occhi aperti e la mano sicura e non recede di un passo: previene e dissolve tesi e argomenti suscitati da risentimenti individuali che con l’eresia degli altri ha poco a che fare, radicandosi piuttosto in un pensiero che pensa se stesso: anche questa, a ben vedere, è un’eresia in nuce, incapsulata in una morbida ed esaltante auto-assoluzione. Fine dell’Apologo Eretico.

    Francesco, i post che pubblichi sono – prima che da te stimolati – elaborati con diligenza dai tuoi autori (tutti i tuoi autori) e poiché ti vengono inviati, tanto per restare in tema, gratis et amore Dei, godono solo di una visibilità e di un mercato virtuale e amicale. Pensa se ti chiedessero denaro: non glielo daresti, è ovvio, non ne avresti, è chiaro, ma rassicùrati non troveresti l’infelice Giuda né il ricco che domanda il prezzo per il regno dei cieli e neppure il povero che aspetta fiducioso la buona novella: solo il ladrone, Francesco, ti chiederebbe di stare… lassù. I ladroni sono una brutta razza: non sono atei né sbattezzati, non capiscono perché “sottofroceria” sia inelegante mentre “pippa” no, non si intendono di opinioni e di argomenti ma sanno la differenza tra un’opinione e un argomento, tra il furto di una gallina e quello di monete d’oro.

    It’s Too Late, Blues.

    Antonio

  20. Errata corrige: laddove si dice (sic): “previene e dissolve tesi e argomenti suscitati da risentimenti individuali che con l’eresia degli altri ha poco a che fare…” deve intendersi invece: “previene e dissolve tesi e argomenti suscitati da risentimenti individuali che con l’eresia degli altri HANNO (sì, HANNO) poco a che fare, radicandosi in un pensiero che pensa se stesso…”. Il sèguito è ereticamente identico.

    Va buo’.

    Antonio

  21. Dica pure signora, son qui pronto alle lezioni che vorrà impartirmi.
    O per caso crescere significa smettere di obiettare e ironizzare su cose che non piacciono o la cui goffaggine offende la lingua?
    Le piace di più LPELS adesso che tutti i Lucignoli sono andati via e rimangono solo commenti encomiastici del bello e del belino?

  22. Cari ragazzi (?), vi prego (?), fate i bravi (?), altrimenti mi viene da piangere e mi si scioglie tutto il cerone.

    Non vorrete mica procurarmi un trauma del genere, neh?

    fm

  23. [scendiamo nella vulgata che è più consona ed elettrizzante]

    Ccà sotto nun ’nce chiòve, binà’,
    fatte cunoscere da chi nun te sàpe, rafaniè’
    e stàtte cu ’a capa ô frìsco, te fa bene
    però nun guardà’ arèto, nun te cunviene, t’avìss’allummà’?!
    T’he’ ’ntìso ’ntuppàto, nun ’nce penzà’, chello passa,
    siente a mme, nun lèggere, futtaténne, fa ll’òmmo serio,
    fa’ ’o stròlego, scrive ’e poesie, sòna ’a chitarra,
    allìscia ’a ’àtta, fàtte ’na sciamméria
    e nun fa’ ’o ’nzìpeto, nun fa’ ’o dispiaciuto, ’o ’ntussecato,
    ’n’òmmo comm’a tte ca se mette a ffa’ ’o zeza, jà’,
    nun ’nce pozzo maje credere, nun sta bbene
    e chi si’, Ferravilla?
    Tu si’ giovane, si’ bravo, allicapisce ’a storia e ’a filosofia
    tu nun guàrde ’nfaccia a nisciuno pure si nisciuno te guarde
    tu nun si’ ’na mulignana perza sott’uòglio,
    tu quanno ’ratte cu ’e manelle pe’ scavà’
    tu càcce ’o sspìreto,
    e che te crìde ca ch’era?
    Jà’, nun fa’ ’o spiggiùso, ccà sìmmo tutte pataterne,
    pure ’e picuòzze comm’a tte
    torna a’ scòla e scrive ’ncopp’’a lavagna c’’o gesso:
    “Vuje a mme nun me facìte fesso!”
    ’A fa ’mmòcca, dincéllo!
    E te passe tutte cose, binà’:
    ’o spicchietto, ’e gallarìe d’’e zoccole,
    ’e pippe, ’e pìscemmano
    ’e puòste ce nun te piàceno…
    Va’, binà’, ’a marònna t’accumpagne e quanno passa ’a marònna
    nun fa’ ’o samenta, nun ll’aizà’ ’a vesta,
    ’Mmaculata chesto nun s’’o mmèreta
    dincéllo a ’e cumpagnielle tuoje: “A mme nun m’’a ffa’ nisciuno!”
    E nun t’appardià’ cu ll’amico tujo, c’’o frato tujo ’e Nucera
    ca già abbastantamente t’ha sullevato e te sulleva
    nun fa’ ‘e cufecchie pure cu isso
    nunn ‘e puo’ ffa’ cu tte quante, ‘o fra’
    e quanno nun può durmì’, binà’, pienze
    pienze a quann’ìre piccerìllo, a quanno te lassàveno ô scuro:
    oj, pure tu te vaje truvanno e nun te saje cercà’
    pe’ tte ’nce vò’ ’nu cafè sospeso, chillo ca se lasse
    a’ ggente scunusciuta, a’ ggente ca sàpe addo’ s’è perza
    ma pe’ schiattiglia nun ‘o ddice e maje ‘o diciarrà.
    Salutàmmo ‘a stanza.

    Andonio Petito

    [e con questo ho chiuso]

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