Poesie inedite di Renata Morresi

La folle divisione
non sorprende il pubblico
ondeggiare, la polla dove
ci ammassiamo per la secca.

Continua a leggere Poesie inedite di Renata Morresi

Annunci

Quignard e la lezione di Sainte Colombe – di Giuseppe Zuccarino

[GIUSEPPE ZUCCARINO]

Quignard e la lezione di Sainte Colombe

Lo stretto rapporto di Pascal Quignard con la musica è cominciato presto, fin dall’infanzia, in ossequio a una lunga tradizione. Suo padre proviene infatti da una famiglia di organisti, attivi nel Württemberg e nell’Alsazia. Il giovane Pascal ha imparato così a suonare vari strumenti: pianoforte, organo, violino, violoncello. Assai più tardi, il suo profondo interesse per il campo musicale lo ha portato a presiedere (fra il 1991 e il 1993) un importante gruppo orchestrale, Le Concert des Nations, diretto da Jordi Savall, e a fondare nel 1992 con François Mitterrand il Festival d’opéra et de théâtre baroques di Versailles. Tutto ciò, naturalmente, non gli ha impedito di dedicarsi nel contempo a un’intensa e prestigiosa attività letteraria, che lo ha portato ad essere considerato, e non solo in Francia, come uno dei maggiori narratori contemporanei. Continua a leggere Quignard e la lezione di Sainte Colombe – di Giuseppe Zuccarino

Mostra di Peter Flaccus a Bari – di Rosa Pierno

Mostra di Peter Flaccus a Bari
presso la Galleria d’arte Contemporanea Ninni Esposito
dal 28.11.2009 al 10.01.2010

Su quello che del tutto istintivamente definiremmo asola di cielo procurata da banchi di nuvole che si stiano minacciosamente addensando, segni galleggiano in primo piano, o meglio, su un piano la cui posizione non è individuabile. Quasi parrebbe che stia fra noi e il cielo, il piano scritto, ma osservando tali segni ce li sentiamo impressi sulla pelle: noi stessi divenuti tavola di cera. Scritti, evidentemente, dal nostro sguardo, essi sono mobili, ingovernabili, non stanno fermi, escono dal nostro campo visivo, non sono leggibili…

Continua a leggere Mostra di Peter Flaccus a Bari – di Rosa Pierno

Poesie di Gregor Podlogar

“Qui a Lubiana – mi ha scritto qualche giorno fa Gregor Podlogar – è come fosse primavera in anticipo, per questo tutto accade in maniera più semplice, oltre a ciò sono diventato padre per la seconda volta, il mio secondo figlio si chiama Jurij, adesso la vita familiare sta al primo posto, beh, le ore notturne e quelle del pranzo le dedico a me stesso, scrivo, ordino, cancello, spedisco lettere…” Gregor si è dimenticato di dire che gira la città in bicicletta, non può non farlo, almeno io lo immagino sempre così, sfrecciando per le vie della capitale slovena, dribblando i passanti, senza fiatone, senza riposo. Come senza fiatone e senza riposo è la sua poesia, versi densi, approcci di pensieri che scardinano le distanze ed i tempi: siamo a Lubiana ma anche a Manhattan, siamo ora ma anche un milione di secondi più vicini. Pochi poeti come Podlogar rappresentano così bene una città viva, giovane, abituata a confrontarsi con esperienze diverse, capace di percorrere (ed a volte precorrere) il mondo e di ritornare senza alcuna supponenza, solo con la voglia di mettere su carta alcuni versi, che comunque resteranno. (Michele Obit)

Continua a leggere Poesie di Gregor Podlogar

Il Parlar Franco – Una rivista militante

EDITORIALE (Numero 8/9)

Due grandi linee hanno essenzialmente orientato l’impostazione de “Il Parlar franco” nei suoi precedenti fascicoli: l’approfondimento della produzione neo-volgare in area romagnola; una evidenziata attenzione verso i processi di pensiero che l’hanno caratterizzata in congiunzione con le altre realtà dialettali e, più in generale, con la poesia italiana a cavallo tra il secondo Novecento e il nuovo secolo. Implicitamente è stato proprio il dinamismo insito in quest’ordine a convincerci di dover trasferire le analisi e insomma il campo di rilevazione da un dichiarato e circoscritto riferimento locale alla volta di un ambito culturale più vasto. Continua a leggere Il Parlar Franco – Una rivista militante

Nel nome di Basaglia – di Ivan Crico


(Il gruppo Mani in Pasta)

A Gorizia, nel nome di Basaglia: di poesia, cibo, condivisione

     I sogni, spesso, scompaiono con il risveglio. A volte invece trovano, nello spazio del risveglio interiore, nel lampo della visione, un terreno adatto a farli diventare fiori colorati ma dalla breve vita oppure alberi dai lunghi rami che si spingono dentro i cieli di anni, secoli, millenni. I sogni di Basaglia, come certe piante che crescono tra le fenditure della pietra di dirupi abissali, sono arrivati molti anni fa in una terra difficile, dal suolo indurito dal sangue di migliaia di giovani e dal gelo di confini irreali, com’è quella di Gorizia. E tenacemente, da allora, sferzati dalla pioggia e dai venti dei pregiudizi, dei luoghi comuni, hanno iniziato a crescere e fiorire. Continua a leggere Nel nome di Basaglia – di Ivan Crico

La foglia, l’albero, la nuvola, il fumo – di Antonio Scavone

[ANTONIO SCAVONE]

La foglia, l’albero, la nuvola, il fumo

     “La foglia tornava all’albero e la nuvola al ramo”… potrebbe essere il primo verso di una poesia, o una di quelle frasi un po’ campate in aria che si presentano, non richieste né sollecitate da emozioni, alla nostra mente o al nostro umore mentre per esempio aspettiamo un treno, un figlio che esca da scuola, o la chiamata di un turno per un appuntamento, una visita, un responso. Potrebbe essere una di quelle frasi che non avremmo mai pensato di compitare, e che tuttavia giudichiamo necessaria, come se ne avessimo bisogno per ricavarne un’utilità. E, difatti, pur quando la vediamo apparire sull’irreale e fittizio desktop della nostra mente e ne avvertiamo immediatamente l’estraneità e l’incongruenza, non ce la sentiamo di cestinarla, anzi continuiamo a guardarla, a leggerla, infine a pronunciarla in sordina, forse per capire se davvero ci appartiene, così insolita ed eccentrica. Continua a leggere La foglia, l’albero, la nuvola, il fumo – di Antonio Scavone

L’orizzonte non lascia scampo – Gabriela Fantato

teresa_maresca01
(Opera pittorica di Teresa Maresca)

Da: Il tempo dovuto. Poesie (1996-2005), prefazione di Mauro Ferrari, Roma, Editoria&Spettacolo, 2005.

La città sparita

Forse è sparita nel cappotto
o in sandali d’estate
la strada che teneva stretta
l’infanzia nel cuscino.
Non c’è più l’acqua dei navigli dove
ci s’incontrava a notte
in un presente tutto da smontare.

E’ l’insonnia a riparare il danno?

Continua a leggere L’orizzonte non lascia scampo – Gabriela Fantato

Sono qui solo a scriverti – di Lorenzo Carlucci

03

Nota critica di Giorgio Bonacini

Tante e indeterminate sono le modalità con cui la poesia misura la sua efficacia linguistica e concettuale, ma tutte tendono a spostare, decentrandolo, il centro conoscitivo che l’esperienza del pensiero (di chi scrive e di chi legge) si propone di attuare. Nei testi di Carlucci si assiste a una concentrazione di senso in cui la possibilità del dire non eccede mai la sua necessità e la sua appartenenza al fare poetico. Ma ciò non significa affatto che ci si trovi in presenza di una scrittura, per così dire, dal respiro corto: quella che affiora è una precisa coscienza del limite in cui la parola viene a trovarsi. Continua a leggere Sono qui solo a scriverti – di Lorenzo Carlucci

Philosophy and the Mirror of Nature – Richard Rorty

k8895

Excerpts from “Philosophy and the Mirror of Nature
(A cura di Giuseppe Cornacchia, traduzione di Angelo Rendo)

Ogni funzione non ha corpo,
non subito s’afferra.
I sentimenti sono fantasmi
e il dolore,
che anticipa la mente.

A nulla servirà
salvare la storia delle idee.

Tu conosci, non un problema
ma una descrizione:
il tuo dolore è il mio.

Continua a leggere Philosophy and the Mirror of Nature – Richard Rorty

Il bello e il brutto – di Livio Borriello

Il bello e il brutto alle 11 di un mattino di questo millennio.
bacon%20Figure%20distese%20allo%20specchio

Io mi ritengo alla fin fine un cultore della bellezza, tuttavia mi sento sempre più invaso da un eccesso o un’imposizione di bellezza che mi irrita, o comunque ritengo che per arrivare alla mia idea di bellezza – perché c’è bellezza e bellezza – a un’idea di bellezza che non si confonda con la melodiosità e la levigatezza, bisogna passare per una certa bruttezza, o comunque fregarsene altamente, sbattersene, disdegnare la bellezza.

Continua a leggere Il bello e il brutto – di Livio Borriello

L’opera non perfetta (II) – di Marco Ercolani

[MARCO ERCOLANI]

763px-Vincent_Willem_van_Gogh_137

[La prima parte dell’opera qui e qui]

Pensiero-immagine

Non dobbiamo sempre pensare gli organi sensoriali come altrettante porte attraverso le quali la vita circostante penetra in noi. (Eugène Minkowski)

Continua a leggere L’opera non perfetta (II) – di Marco Ercolani

In luogo di profezia – Silvia Comoglio

arcolaio_copertine_cantionirici

Di fronte a Canti Onirici non risulta agevole mantenere quell’atteggiamento di concentrata distanza propria del vaglio critico, poiché si è in presenza di un testo capace di coinvolgere il lettore in maniera assidua, tenace, non tanto sul piano dell’emozione esistenziale, quanto su quello di un’acutissima sensibilità linguistica.
Siamo al cospetto di un’estrema attenzione nei confronti del linguaggio non fine a sé medesima, bensì in grado d’insinuarsi, di offrire elementi tali da porre in essere proficui percorsi evocativi, affascinanti itinerari che nello spunto idiomatico trovano ineffabile origine. Continua a leggere In luogo di profezia – Silvia Comoglio

Memorie masiniane

La luce antica, 1985

Gianluca Pulsoni
Intervista a Costanza e Sabina Masini

Ricordare… se si deve iniziare con un “andare indietro” nel tempo, mi piacerebbe sapere da voi se esiste un qualcosa – un gesto, una parola, una frase, una situazione particolare, un ricordo, una immagine particolare – che ri-guarda il vostro rapporto con vostro padre, a cui siete legate. Una madeleine insomma, per dirla con Proust… in maniera quasi involontaria e, tuttavia, vivissima… c’è qualcosa del genere, capace di aprire lo scrigno dei ricordi?

Ci sembra di vederlo ancora oggi in piedi davanti a quel cavalletto intento a riempire una tela gremita di tante piccole forme geometriche con una serie interminabile di colori magicamente accostati gli uni agli altri. Quei colori che invano tentavamo di suggerirgli, ma la sua mano era così rapita da quel pennello che agiva d’istinto, che non poteva soffermarsi ad accogliere alcuno stimolo esterno, il suo volto sereno e disteso ci sorrideva con affetto.

(Continua a leggere qui…)

***