Notte – Tre inediti di Federico Zuliani

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[Qui altri testi di Federico Zuliani]

Notte

.

Prosèrpina seppellisce i propri poeti con sé
per sottrarli all’inverno della città loro

alle notti delle pattuglie, brune, agli agguati
delle poesie dedicate agli eroi, dei divani

dove dormire – meglio non tornare a casa -. Proserpina
lieve in compenso non sa che Pietroburgo

se n’è venuta a Berlino e a Milano, e quindi vaga
colle bende ancora intonse, i profumi

intatti nelle tasche gonfie del suo abito nero
dei calzoni, in cui gira in incognito

tra una pattuglia ed un’altra, un tossico
e l’Ammiragliato, in ginocchio, col suo vento freddo

che le taglia le guance, e l’ignora
mentre dice “ma me ne torno a casa”, divina

protettrice di noi che chiediamo solo
d’avere salve le mani, quando ci prenderanno.

 

*

 

.

Quando i tuoi barbari sono entrati nella mia
vita, mi sono ritrovato a vivere sotto occupazione;
ho scoperto il coprifuoco, ho appreso

a diffidare certi luoghi, certe parole.
Questi che non avevo mai visto hanno preso
possesso del mio mondo, hanno iniziato

a dare nuovi nomi, a requisire i miei giorni ultimi.
Ciò che mi era stato insegnato era oramai
una lingua proibita, e sconfitta, ed io

un bambino muto. Il mio oggi entrava
portato al passo di banconote da 100, arrotolate e di
cartelli VIETATO: ostilità a lettere maiuscole.

 

*

 

.

Nella città dove gli atroci baschi venerarono
un albero, io ho casa, con te, nei suoi boschi.
Cado a ogni passo, sento, che l’inverno non passa,

né viene. Verrà su di noi l’inflazione, e la Spagna
e una mattina ci toccherà fuggire. Avremo
infatti la guerra che ho tanto atteso.

Bruceremo i documenti, in un camino, lasceremo
in pile ordinate le monete, che abbiamo coniato
assieme: – anno quattro della Repubblica, invicta semper –

e prenderemo i loro soldi truci, qualche vestito,
i libri neutrali, tra quelli che amiamo; poeti
che hanno per unico merito saper dire ti amo. Il buio

dirà addio ad ogni nostro passo, felice,
della notte che viene, del fatto, che non torneremo.
La sconfitta è già una medaglia appuntata

ai nostri bavari, un racconto ingrato, per figli
stanchi, a cui parlare in una lingua che non è la loro.
Abbiamo perso Barcellona una mattina d’aprile.

 

***

15 pensieri su “Notte – Tre inediti di Federico Zuliani”

  1. ecco, leggo un poeta che non conosco, mai sentito nominare (a scrivere é una che non conta nulla nulla, premetto nel caso leggesse l’autore) ed é una bellissima scoperta:

    questo verso, di una verità e semplicità estrema – “VIETATO: ostilità a lettere maiuscole” -, come tutte le verità semplici, quelle osservate dagli occhi puri di un bambino, racchiude un pensiero sconfinato, in quell’urlo “vietato”, vietato… “proibito”, quel senso di chiuso che soffoca ogni libertà di volo, di pensiero, perfino alla parola ed alla sua stessa lingua che viene recintata, senza che possa esprimersi, crescere, evolversi di pari passo alla sua tradizione culturale, alla sua gente …

    Poesia di intensa rabbia espressa lucidamente senza perdere mai di tono, eppure senza eccesso di ira, densa d’un “sentido” d’amaro sdegno con punti di tenero lirismo, quasi a carezzare le sensazioni che permangono pulite, nella speranza di salvezza, redenzione nella preservazione della bellezza e della poesia, che ha come unico pregio quello di saper ancora custodire un “ti amo” …

    questo é quello che mi arriva, spero di non aver “cassato” nella lettura “cieca” e basata sul “senso”.

    febbrile, chiedo venia e vado sotto una coltre di coperte.
    n.

  2. Poeta che seguo da un po’ ed ho conosciuto tramite la rete. Lo trovo davvero interessante e “maturo” nonostante la giovane età (che non è ovviamente un’aggravante). Conto di procurarmi la raccolta dell’anno scorso che non riesco a trovare: l’autore sa darmi qualche notizia in merito? Lampi di stampa la posso ordinare nelle librerie?

    Grazie e un caro saluto

  3. “Ciò che mi era stato insegnato era oramai
    una lingua proibita, e sconfitta, ed io

    un bambino muto. Il mio oggi entrava
    portato al passo di banconote da 100, arrotolate e di
    cartelli VIETATO: ostilità a lettere maiuscole.”

    Versi di forte impatto che non si dimenticano.
    Già in passato ho letto con grande interesse testi di Zuliani, sono però in colpevole ritardo nella lettura del suo libro, che ho qui, ma nel mare di cose da leggere ( e poi il lavoro, lo scrivere) sono sempre in ritardo. Conto di rimediare al più presto. Un saluto.

  4. Nadia, il libro che hai lì da leggere, Travelling South, è uno degli esordi poetici più belli che mi sia stato dato di leggere. Ed è un crimine contro la poesia tutta il fatto che sia passato quasi inosservato. In altri ambienti, fuori e dentro la rete, sarebbe stato letteralmente osannato…

    Carlucci, che di poesia capisce, è stato uno dei pochissimi ad interessarsene (io, tra l’altro, gli devo la conoscenza di questo egregio poeta).

    Natàlia, anche con la febbre mi sa che hai visto giusto. ;)

    fm

  5. Buon giorno a tutti.

    Anzitutto vorrei scusarmi per il ritardo con cui scrivo (sono soggetto a una connessione molto traballante e posso usare internet solo quando me lo concede, e tra ieri oggi non mi ha dato tregua!) ma poi vorrei soprattutto ringraziare tutti voi. Francesco per l’ospitalità, e la generosità, a tratti così grande da sembrare quasi eccessiva (!), con cui ha sempre trattato e continua a trattare il mio lavoro, e poi Lorenzo, per la sua presenza e, anche nel suo caso, per la sua generosità. Un grazie di cuore anche a Natàlia, Luca e Nadia. Non penso che pubblicherò altro per i prossimi 2-3 anni per cui c’è tutto il tempo per leggere Travelling South! Al di là degli scherzi grazie dell’attenzione, avere un pubblico, nel senso anche di soli pochi lettori con cui non si abbiano rapporti o obblighi, è una cosa rarissima e per me come scrittore, probabilmente, necessaria, necessaria a priori del atto stesso di scrivere.

    Per quanto riguarda Natàlia, e quello che dice nel suo post, devo dire che non penso ci sia un modo giusto di interpretare una poesia. Nel momento in cui chi scrive offre le proprie cose a un pubblico queste smettono di appartenergli. Diverso certo è se gli si chiede che significato avessero per lui, o cosa provasse (spesso senza riuscirci!) a dire. Per quanto riguarda per esempio il verso che citi tu “poeti / che hanno per unico merito saper dire ti amo”, senza entrare troppo in dettagli non richiesti, devo dire che non lo intendevo come un pregio, ma era piuttosto una accusa. Per il resto, sempre per parlare di come io vedo le cose, forse più che rabbia avrei detto che al momento, in questa notte che tutti viviamo sebbene pochi ne parlino e meno ancora ne scrivano, provo indignazione, sconcerto e paura, ma ora ragionerò attentamente se quello che provo sia piuttosto rabbia.

    Grazie di nuovo a tutti, davvero.

    Federico Zuliani

  6. Cara Natàlia, quello che volevo dire è che non c’è nulla di male nell’interpretare! Penso sia importante che ognuno lo faccia, e che si senta libero di farlo! Non volevo “cassare” nessuna interpretazione, e neppure invitarti a farlo. Tu non hai imposto nessuna interpretazione come unica e veritiera e quindi non c’è ragione perché io imponga la mia! Mi sono permesso di commentare quel verso che tu citavi solo a mò di esempio e perché, questo è vero, è un verso (è un preciso attacco) a cui tengo. Grazie a te piuttosto della tua lettura così attenta.

  7. Interpretare, in ogni caso, significa comunque aggiungere una possibilità all’insieme dei sensi di cui un testo è portatore. E quando la critica nasce da una lettura e da una risonanza profonda, quella possibilità è subito qualcosa di diverso e di più rispetto a una semplice ipotesi.

    Un saluto a Natàlia e a Federico.

    fm

  8. caro francesco, è vero: tu ed io siamo stati finora tra i pochissimi a occuparsi del libro di zuliani (anzi forse gli unici). ma sia lode anche a valentino ronchi che lo ha trovato (o si è fatto trovare) scelto e pubblicato
    nella collana che cura. :)

    ciao,
    lorenzo

  9. Ancora una volta Rebstein si conferma per il suo valore di ‘monitoraggio’ sul presente della poesia. Marotta mi aveva parlato di Zuliani: non posso che confermare, dal poco letto, che ci sono tutte le premesse per una splendida, a tratti originale, avventura. Mi intriga questo riuso prosodico-ritmico di morfologie della classicità, come pure la rivisitazione o riuso di miti e figure archetipiche. Ni incuriosisce pensare fin dove Zuliani potrà tornare (arrivare). Un augurio per tutto, Manuel

  10. Ciao, Lorenzo.

    Manuel, “Travelling South” è un libro che devi leggere assolutamente: ti verrà voglia di scriverne, ne sono sicuro.

    fm

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